USS001 - Chile, Santiago
-Che sorpresa vederti qui a Santiago, Victor!-
-Violeta, e che piacere per me! Se hai un po’ di tempo libero, capiti proprio al momento giusto-
-Per cosa?-
-Hai voglia di accompagnarmi? Sto andando in Avenida Andrés Bello per vedere un edificio del quale ho avuto notizie dalla mia amica Elisa Gutierrez-
-Cosa c’è di speciale in quell’edificio?-
-Lo speciale sta in alcuni di coloro che vi abitano e la mia curiosità nei loro confronti scaturisce da quel mio istinto per l’archeologia che anche tu conosci. Allora, cosa decidi?-
-Mi hai incuriosito, Victor. Vengo con te-
-Ed eccoci arrivati, Violeta. Dunque, l’edificio che abbiamo davanti a noi è abitato da molte persone. Di queste, la maggioranza condivide quelle regole che ormai quasi tutti noi condividiamo-
-A quali regole ti riferisci?-
-Anch’essi ritengono, ad esempio, di avere la responsabilità esclusiva del proprio bene e del proprio male. Come noi, infatti, sono convinti che sia impossibile immaginare un ordine morale in cui una persona faccia il male o il bene ed un’altra ne abbia a soffrire o a godere, giacché bene e male, felicità e infelicità dipendono esclusivamente dalla Proairesi, sono entità proairetiche-
-È proprio così. È una vera meraviglia esserci liberati da millenni di ideologie aberranti!-
-Pertanto ritengono anche che chi, essendo capace di usare correttamente la diairesi, ha una Proairesi atteggiata secondo la natura delle cose, è virtuoso, vive nel bene, gode di felicità e libertà e non ha bisogno d’altro se sa mantenersi in tale stato. Chi invece ha una Proairesi atteggiata contro la natura delle cose, essendo incapace di usare la diairesi, come sai è vizioso, vive nel male e soffre di infelicità e schiavitù se si mantiene in tale stato. Ecco, proprio in questo edificio vive ancora un piccolo gruppo di gente che si rifiuta di usare la diairesi-
-Sono pochi questi individui?-
-Fortunatamente sì; Violeta. Essi vivono nel male perchè sono convintissimi che il nostro bene e il nostro male siano entità aproairetiche e consistano nel possesso di oggetti materiali o in qualcosa che altri possono fare per noi o contro di noi. La loro vita è un indefesso affannarsi per conseguire o per evitare cose ed eventi che non sono in loro potere, ma dipendono da altri o dalla pura e semplice fortuna-
-Victor, aspettiamo di vedere entrare o uscire qualcuno e proviamo a cercare di riconoscere a quale categoria di persone appartengano-
-Non è una cattiva idea, Violeta. In effetti vedrai che bastano gesti anche minimi per capirlo-
USS002 - Burkina Faso, Ouagadougou
Il traffico in Piazza delle Nazioni Unite, nel centro di Ouagadougou, è vivace e confuso come al solito. Amadou Ouedraogo, seduto su una panchina, lo osserva e riflette sui giudizi che spingono lui a rimanere seduto e ad osservare, e gli altri a muoversi in tante direzioni diverse. Le sue riflessioni sono interrotte dall’arrivo dell’amico Blaise Kaboré, che lo saluta e si siede accanto a lui.
-Amadou, chissà com’era il traffico in questa città qualche secolo fa. Oggi nessuno usa più il petrolio per produrre energia e non riesco neppure a immaginare come dovesse essere inquinata l’aria a quei tempi-
-Sì, Blaise; siamo fortunati a questo riguardo. Ma ancora di più lo siamo perché l’uso della Diairesi è diventato ormai un uso di massa-
-Hai ragione, Amadou. Qualche secolo fa nessuno credeva la cosa possibile-
-Invece è avvenuta. Basta guardare come vivono gli uomini che abbiamo attorno-
-Cos'è cambiato, rispetto a secoli fa, nell’ambito dei loro assensi e dei loro dissensi, ossia del loro dire di sì oppure di no alle rappresentazioni che la nostra mente si forma degli avvenimenti di ogni giorno?-
-Oggi sono davvero pochi coloro i quali, quando vedono abbondanza di denaro o anche soltanto la immaginano, rimangono a bocca aperta e muggiscono un ‘sììììììì’ che sale loro in bocca dalle più intime viscere. Sono ormai delle rarità anche coloro che, vedendo una ragazza avvenente subito ammiccano: ‘Beato chi ci va a letto!’. E meno ancora sono coloro che, quando sentono parlare di onori e di cariche, si dichiarano in cuor loro senz’altro disposti a qualunque bassezza pur di raggiungere quel traguardo-
-Oggi denaro, sesso, onori non hanno più il valore che avevano una volta-
-È vero. Però, che c’è ancora qualcuno che, quando vede un altro piangere, subito si lascia andare a frasi del genere: ‘Poverino, come deve essere infelice!’-
-Oppure, quando incontra un senatore, invece di tenersene a quella distanza che sappiamo essere giusta, borbotta: ‘Beato lui!’-
-E se gli si fa incontro qualcuno povero di denaro, lo compiange e piagnucola: ‘Meschino, non hai di che mangiare!’. Tutti costoro sono gli eredi di quella che un tempo era l’immensa schiera di coloro che, non applicando la Diairesi, dicevano di sì al giudizio che i nostri beni e i nostri mali sono entità aproairetiche. Oggi invece quasi tutti noi, prima di dire di sì o di no ad una rappresentazione, la analizziamo come si deve, usando la Diairesi-
-Anche gli scettici più incalliti hanno dovuto ammettere che questa pratica quotidiana di massa ha fatto miracoli-
-Poco fa è passato qui un signore che, proprio davanti a me, ha incontrato un industriale noto per la sua ricchezza di denaro. Egli si è certamente chiesto se il denaro sia un’entità proairetica o aproairetica e deve essersi giustamente risposto che è aproairetica. Ne avrà certo concluso che il denaro non è né un bene né un male, perché l’ho visto salutare quella persona senza servilismo e senza disprezzo. Un altro, sempre qui davanti ai miei occhi, si è imbattuto in un conoscente che piangeva per la morte di un figlio. La morte è un’entità proairetica o aproairetica? La Diairesi deve avere risposto senza incertezza: ‘aproairetica’. Egli ne ha tratto la conseguenza che la morte non è né bene né male; mentre il giudizio che la morte sia un bene o un male, ecco questo è male. Ha così potuto esprimere al suo conoscente parole di conforto e di amicizia che purtroppo sono state rifiutate con rabbia. Una terza persona, una signora, ha appena incontrato uno scienziato pieno di supponenza e di boria perché gli era stato conferito il premio Nobel. Cos’è il premio Nobel? Qualcosa di proairetico o di aproairetico? Certamente aproairetico. E guardandola attentamente ho capito che rideva di cuore, dentro di sé, per l’insipienza di chi, giudicandosi uno scienziato famoso, mostrava a sproposito una fierezza tanto sdegnosa ed arrogante-
USS 003 - Switzerland, Ginevra
A Ginevra, il Rodano scorre maestoso sotto il Ponte del Mont Blanc. È piena estate. Mireille Dunant si è appena tuffata nel lago ai Bagni di Paquis e, dopo avere nuotato, è tornata a sedersi accanto alla sua amica Corinne.
-Mireille, mi chiedo quali siano oggi i principali desideri e le principali avversioni delle gente-
-Mi è stato raccontato che qualche mese fa alcuni miei lontani parenti sono andati in vacanza a Johannesburg, in Sud Africa; e là sono rimasti bloccati qualche giorno a causa di un improvviso sciopero degli aerei. Il forzato cambiamento di programmi e l’impossibilità del ritorno a Berna alla data prevista, li ha posti in una condizione di tale angoscia e prostrazione che ora hanno giurato di non mettere mai più il naso fuori di casa. Ecco, Corinne, persone come loro sono ormai delle vere rarità, giacché oggi quasi più nessuno si lascia prendere dal panico per eventi che non dipendono da lui-
-Come le lotterie e i concorsi a pronostico?-
-Esattamente. I botteghini del Lotto sono un vago ricordo del passato remoto e soltanto più in qualche sperduto cantuccio di questo paese si gioca ancora d’azzardo. Il fatto è che la vincita di un po’ di denaro non è più vista da nessuno come qualcosa che possa cambiare in meglio, dall’oggi al domani, la vita-
-La vita terrena o la vita eterna?-
-Né l’una né l’altra. Che dire di coloro che desiderano la vita eterna, l’immortalità personale? Oggi è ormai quasi impossibile trovare qualcuno che si ricordi di cosa fossero il Cristianesimo, l’Islam o l’Ebraismo-
-Qualcuno però c’è ancora?-
-Credo in Sud America. Egli rimane convinto di avere diritto alla vita eterna per promessa divina e, seppure con qualche dubbio in cuor suo, in certe occasioni frequenta dei riti che promettono di garantirgliela-
-Sai dirmi qualcosa di quali fossero le principali avversioni di quei nostri lontani antenati?-
-La stragrande maggioranza di loro era piena di acciacchi, veri ma più spesso immaginari. Essi avversavano dunque la malattia e la ritenevano senz’altro un male. Una delle loro espressioni preferite e più comuni era: ‘Basta la salute! Quando c’è la salute c’è tutto!’. Insieme alla malattia essi avversavano vivamente la solitudine e si lamentavano in continuazione del fatto che nessuno si interessasse di loro, dell’abbandono in cui dicevano di essere lasciati, di essere trascurati o di non essere abbastanza accuditi. Una cosa per la quale provavano poi particolare ribrezzo era la povertà di denaro. Per evitarla avrebbero fatto, e spesso facevano davvero, qualunque cosa; anche a scapito della parentela, della lealtà e della dignità personale-
-Quest’ultima avversione era caratteristica soltanto di chi era di condizione modesta?-
-No, soprattutto di chi viveva nell’agiatezza-
-La grande maggioranza di noi, invece, oggi la pensa diversamente-
-Sì, Corinne. Per esempio oggi i furti sono rarissimi, ma io conosco una persona che è stata recentemente derubata. Posso assicurarti che, guardando le pareti vuote e ripensando ai mobili che erano stati rubati, egli ha riflettuto sulla giustezza della legge universale che afferma: ‘Il migliore prevalga sempre sul peggiore’-
-È vero, Mireille: un corpo è più potente di un altro corpo; i più dell’uno; il ladro del non ladro-
-E ne ha concluso che il ladro era stato migliore di lui nel tenere d’occhio l’appartamento. Ma anche il ladro aveva pagato un prezzo per quei mobili. In cambio di quei mobili era diventato una persona sleale e belluina. E questo egli aveva reputato vantaggioso per lui!-
-Oggi più nessuno pagherebbe questo terribile prezzo-
-Un altro, per strada, due sere fa, è stato oggetto di ripetuti insulti e di sputi da parte una persona che, del tutto a torto e senza fondamento alcuno, si era sentita offesa da lui. Ebbene egli si è ricordato delle parole indimenticabili con le quali Epitteto bolla a fuoco l’insipienza di rispondere all’offesa con l’offesa e, grazie ad esse, ha saputo mantenersi calmo mentre l’altro dava in escandescenze-
-Triste retaggio di millenni di odio e di massacri, e luminoso esempio del modo in cui oggi quasi tutti noi reagiamo alle offese-
-Anche le manifestazioni sportive oggi non sono più occasione di passioni rissose. Tutti ormai hanno capito che è insensato parteggiare, per partito preso, per una squadra o per un’altra; e badano invece al gioco e all’abilità dei contendenti in esso. Non parteggiando, si può riconoscere ed apprezzare la bravura del vincitore, chiunque sia, senza dileggiare chi perde. C’è una frase di Epitteto che oggi è ripetuta frequentemente e che dice: ‘Apékou kai anékou’-
-La frase è in greco e la conosco bene, Mireille-
-Può essere tradotta così: ‘Astieniti e sopporta’-
-Astieniti da cosa?-
-Ovviamente dall’intemperanza-
-Sopporta che cosa?-
-Ovviamente l’intolleranza altrui-
USS 004 - Guatemala, Guatemala City
Alvarado Rosales e Alba Valladares si conoscono da molti anni, vivono entrambi a Guatemala City e il caso ha voluto che si incontrassero in Avenida de la Reforma.
-Alvarado, oggi come ieri tutti gli esseri umani respirano, si nutrono, evacuano, dormono, camminano; e sarebbe impossibile trovare, al riguardo, differenza alcuna tra di noi. Tutti proviamo lo stimolo della fame, della sete, del sonno, del sesso-
-È vero, Alba. Però è anche vero che il necessario soddisfacimento degli impulsi e delle repulsioni naturali di tutti noi è condizionato dal giudizio che bene e male consistano in oggetti esterni ed aproairetici oppure che bene e male siano entità puramente proairetiche-
-Stento a credere che ci sia stato un periodo della storia in cui gli uomini hanno creduto che bene e male fossero fuori di loro, negli oggetti esterni e aproairetici-
-Non un breve periodo, Alba. Come ben sai ci sono stati millenni interi nei quali gli esseri umani hanno pensato così-
-Poveri infelici! Che brutta vita devono avere fatto!-
-Quando si guardavano allo specchio, per esempio, tantissimi affermavano di scorgere sulla loro pelle mille imperfezioni che li giustificavano a consumare massicciamente dei prodotti che definivano ‘estetici’ e li spingevano a ricorrere alla chirurgia plastica. Vivevano nella paura di non avere cibo a sufficienza, e molti di loro erano affetti da bulimia. Abbiamo testimonianze di una cosa ancora più ridicola-
-Quale?-
-Essi ritenevano il sesso un bene, anzi il solo e supremo bene; e lo ricercavano in ogni momento e sotto qualunque forma, valutandosi tanto più fortunati e realizzati quanti più trofei potevano vantare al riguardo-
-Oggi quasi tutti siamo guidati dal giudizio che cibo e sesso non sono né bene né male, e dunque abbiamo imparato a soddisfare impulsi e repulsioni naturali in modo posato, con razionalità, senza trascuratezza-
-Anche nel comportamento verso l’ambiente ci sono grandi differenze tra adesso e allora-
-Sai essere più preciso, Alvarado?-
-La maggioranza, allora, si distingueva per la sua trascuratezza più totale al riguardo. Cartacce, lattine, bottigliette, residui di cibo, qualunque cosa capitasse loro in mano poteva tranquillamente essere abbandonata dove capitava. Respiravano a pieni polmoni i gas nocivi che inquinavano le loro città e convivevano senza alcuna apparente preoccupazione con acque e terre contaminate-
-E si è visto in quali disastri sono incorsi!-
-Salvo poi ad esigere una pulizia quasi maniacale dell’abitazione in cui vivevano ed a provare indicibile repulsione anche per il minimo granello di polvere-
-Alvarado, tutti noi siamo stati concepiti, partoriti, allevati. Tutti siamo figli o padri e madri, fratelli, sorelle, nonni e così via. Raggiunta la maggiore età, tutti abbiamo diritti politici e facciamo parte della società civile. Anche qui c’erano differenze?-
-La società civile nella quale sono nato è qualcosa in mio esclusivo potere? Sembrerà incredibile, ma la maggioranza delle persone di quei lontani tempi riteneva di sì e si affannava per costruire quella che essi erano convinti fosse la società ‘giusta’. Il risultato è stato che per guerre di religione, conflitti sociali, conflitti tra nazioni, olocausti nucleari, si sono trucidati tra di loro a miliardi-
-Davvero credevano che potesse esistere una simile società ‘giusta’?-
-Essi pensavano che bene e male, giustizia e ingiustizia, libertà e schiavitù fossero cose esterne ed aproairetiche e potessero essere incarnate da organizzazioni istituzionali. Invece oggi sappiamo con certezza che bene e male, giustizia e ingiustizia, libertà e schiavitù sono giudizi e non istituzioni, e che soltanto l’uomo singolo può essere ‘giusto’ o ‘ingiusto’, ‘libero’ o ‘schiavo’ a seconda che la sua Proairesi sia atteggiata rettamente oppure non rettamente-
-L’origine delle carneficine di quel tempo stava proprio qui, nell’errato giudizio che faceva loro porre il bene ed il male fuori di sé. Per questo non potevano che formare una massa di persone nemiche le une delle altre, pronte alla guerra, a litigare per una eredità ed a scannarsi per un tradimento-
-Proprio così, Alba. Oggi invece la stragrande maggioranza di noi pone correttamente il bene e il male nella Proairesi, e dunque siamo attrezzati per vivere e per far sentire chiara e forte la nostra voce in qualunque contesto. La società è un gioco con delle regole che vanno rispettate, e soltanto oggi siamo attrezzati per rispettarle, poiché non abbiamo più paura che possa venircene qualche male-
-Fino a quando, Alvarado?-
-Fino a quando la ragione deciderà che il gioco è ben giocato. Quando il gioco non sarà più ben giocato, lasceremo il gioco augurandoci a vicenda buona fortuna. Ma non lo lasceremo mai irragionevolmente, per mollezza o per un pretesto casuale-
Prima di lasciarla Alvarado ha regalato ad Alba un bastone da passeggio e sorridendo le ha detto: ‘Prendi, Alba; questo bastone da passeggio che ti regalo è la bacchetta di Ermete. Tutto ciò che toccherai con esso, diventerà bello. So che saprai farne buon uso’.
USS 005 - Mexico, Boca del Cielo
Senza più la compagnia di Luisa Cortès, morta di cancro ormai da molti anni, Tenoch Iturbide e Julio Zapata sono tornati a rivedere la incantata, solitaria baia di Boca del Cielo, sulla costa pacifica dello stato di Oaxaca, tra S. Bernabé e Santa Maria Colotepec.
Soli, seduti sulla sabbia, fissano, come un tempo, l’oceano davanti a loro.
-L’ultima volta che l’abbiamo vista, Luisa era seduta proprio qui, tra me e te. Tenoch, perché siamo venuti qui?-
-Perché così ci è parso, Julio-
-Le azioni di ogni essere umano a questo sono commisurate?-
-Sì, Julio, ai suoi giudizi, al suo parere-
-Ma il parere può essere o buono o cattivo-
-Certamente. Se il parere è buono, la persona è irreprensibile; se è cattivo, la persona si è punita da se stessa-
-Come, Tenoch, punita da se stessa?-
-Sì, punita da se stessa; giacché non può essere uno quello che erra ed un altro quello che viene danneggiato-
-Vuoi dire che è impossibile fare del male agli altri?-
-Proprio questo. Julio, si possono uccidere gli altri, ma la natura delle cose è tale per cui è impossibile fare loro del male. L’unico male che si può fare è quello che si fa a se stessi-
-E neppure del bene?-
-Neppure del bene. L’unico bene che si può fare è quello che si fa a se stessi-
-Tenoch, capisco che ci siamo perduti di vista da tanto tempo, ma tu dove hai vissuto? Sulla luna?-
-No, sulla terra. Tra persone che per millenni hanno creduto buono adirarsi, esasperarsi, ingiuriare, biasimare, odiare, offendere e uccidersi reciprocamente per instaurare il regno della libertà, della pace e della giustizia per tutti gli uomini-
-Ideali così grandi e terribili hanno questo inizio: il parere?-
-Questo e nient'altro. E i millenni hanno dimostrato a iosa che si è trattato di pessimi pareri. Anche l’Iliade null'altro è che rappresentazione ed uso di rappresentazioni. Parve a Paride di menar via la moglie di Menelao e parve ad Elena di seguirlo. Se dunque a Menelao fosse parso che l'essere defraudato di una simile moglie era un guadagno, cosa sarebbe accaduto?-
-Tenoch, non ci ho mai pensato…-
-Non solo sarebbe andata in malora l'Iliade, Julio; ma non ci sarebbe stata neppure l'Odissea-
USS 006 - Malaysia, Kuala Lumpur
Parlando e passeggiando a Kuala Lumpur, non lontano da dove sorgevano un tempo le celebri Petronas Towers, Jalal Sirajuddin si è improvvisamente arrestato ed ha detto all’amico Lokambo Omokoko:
-‘Sono due i giudizi che ho dovuto strappare dalla mia Proairesi: il primo era la presunzione di sapere; il secondo era la diffidenza. Presunzione di sapere è reputare di non avere bisogno di nulla. Diffidenza è concepire impossibile l’essere felici in questo mondo. Dunque il controllo dei giudizi mi ha strappato la presunzione di sapere. Quanto al vivere felicemente, e che non è faccenda impossibile, ho analizzato e cercato. Questa ricerca, a differenza di tante altre, non mi ha danneggiato. E quando non sono più stato capace di trovare procedendo con le mie mere risorse, ho ascoltato coloro che, prima di me, hanno cercato e trovato come sia fattibile usare senza impacci di desiderio e avversione, di impulso e repulsione, di assenso e di dissenso. Presunzione di sapere e sfiducia nella possibilità di vivere felicemente caratterizzano davvero l’atteggiarsi controdiairetico della Proairesi degli esseri umani’-
USS 007 - Samoa, Apia
Non lontano da Apia, su un muretto che costeggia la casa di Vailima dove visse i suoi ultimi anni e dove morì lo scrittore Robert L. Stevenson, Pou Tagaloa ha scritto:
-La felicità dell'uomo non poté, non può e non potrà mai essere stabilita per decreto da nessuna autorità o istituzione: né dal re, né della repubblica, né dello stato comunista, né dal papa-
USS 008 - Syria, Aleppo
Una sera, nella sua casa di Aleppo, Shams al-Din al-`Itaqi ha raccontato ai suoi ospiti questa favola:
-Ad una certa distanza da Bagdad, un derviscio, noto per la sua devozione, trascorreva giorni tranquilli in una piacevole solitudine. Al fine di essere ricordato nelle preghiere del sant’uomo, tutto il popolo -senza distinzione di ceto, di ricchezza, di cultura - non mancava di portargli ogni giorno provviste e doni. Perciò egli non cessava di rendere grazie a Dio e di lodarne la Provvidenza che di tanti doni lo colmava.
‘O Allah! -diceva - quanto è ineffabile la tenerezza che nutri per i tuoi servi! E se penso a quanto poco io faccio per meritare i beni che la tua generosità mi elargisce! O Re dei cieli! O Padre della natura! O Pastore degli uomini! Quali lodi sarebbero mai sufficienti per cantare degnamente la tua generosità? O Allah! Grande, grande, grande è la tua bontà verso gli uomini! E quali immense cure ti prendi di tutta l’opera tua!’
Con il cuore colmo di gratitudine, il derviscio fece dunque voto di intraprendere per la settima volta il pellegrinaggio alla Mecca. Né il pensiero di una guerra che divampava allora tra Persiani e Turchi valse a distoglierlo dall’esecuzione del suo progetto. Pieno di confidenza in Dio, si mise dunque in viaggio.
Con l’inviolabile tutela di un abito rispettato da tutti, raggiunge i luoghi della guerra e supera senza ostacoli le linee dei soldati. Lungi dall’essere molestato, riceve segni di rispetto e di venerazione prima da un esercito e poi dall’altro. Alla fine, preso dalla stanchezza, sente la necessità di trovare asilo contro i raggi di un sole ardente. Lo trova sotto la fresca ombra di un palmeto, le cui radici sono vivificate da un limpido ruscello.
In questo luogo solitario, in un silenzio interrotto soltanto dal mormorio delle acque e dal canto degli uccelli, il prediletto di Dio trova non soltanto un incantevole luogo di riposo ma anche un cibo delizioso. Non ha che da stendere la mano per cogliere datteri ed altri frutti saporosi; il ruscello gli dà modo di dissetarsi; un verde prato lo invita a godere il dolce riposo. Quando si risveglia, compie la sacra abluzione e, in un impeto di gioia, esclama: ‘O Allah! Quanto sono grandi le tue bontà per i figli degli uomini!’ Sazio, rinfrescato, pieno di vigore e di lietezza, il celestissimo uomo prosegue il cammino.
Attraversa un’amena campagna che offre al suo sguardo poggi fioriti, verdeggianti praterie, alberi carichi di frutti. S’intenerisce il cuore mirando tale spettacolo e non cessa di adorare la mano ricca e generosa della Provvidenza, che dappertutto si mostra intenta alla felicità della stirpe umana. Trova quindi l’ostacolo di un’impervia montagna.
Giunto finalmente in cima ad essa, un orribile spettacolo si presenta di colpo ai suoi occhi e il suo cuore ne rimane sbigottito. Egli vede una vasta pianura interamente devastata dal fuoco e dal ferro. La misura con lo sguardo e la vede ricoperta di centinaia di migliaia di cadaveri, resti miserabili di una sanguinosa battaglia. Le aquile, gli avvoltoi, i corvi, i lupi divoravano a gara i cadaveri. Questa vista lo gettò in una cupa meditazione. Il cielo, per uno speciale favore, gli aveva concesso il dono di comprendere il linguaggio delle bestie. Ed un lupo, rimpinzato di carne umana, nel colmo della gioia ululava: ‘O Allah! Quanto sono grandi le tue bontà per i figli dei lupi! La tua previdente saggezza manda attacchi di follia a questi uomini detestabili. Tu davvero vegli sulle tue creature e ci fornisci sontuosi banchetti. O Allah! Quanto sono grandi le tue bontà per i figli dei lupi!’-
USS 009 - Bhutan, Thimphu
A Thimphu, sotto una pioggia torrenziale e al provvisorio riparo di un tetto del tempio di Changangkha, Drugon Shigpo così si rivolgeva a Sangay Ngedup:
-Perché tu ritieni di essere un filo qualunque dei molti che formano la tunica-
-E allora?-
-E allora sei tu che devi curarti di essere simile ad altri individui, non io; come neppure un filo vuole avere qualcosa di singolare rispetto agli altri fili. Io invece decido di essere porpora, quel pochino di splendido che fa apparire anche il resto confacente e magnifico.
USS 010 - Central African Republic, Bangui
A Bangui, seduti su una panchina nei pressi nell’Ambasciata di Francia e con alle spalle il Mercato Centrale, Antoinette Bobossi Serengbe parlava con un diplomatico turco:
-Antoinette, io stimo che sia la società e solo la società a produrre i mali-
-Di quali mali intendi parlare?-
-La fame, la miseria, la tirannia, il delitto, lo sfruttamento, l’ingiustizia e cose simili-
-Sono mali per te, questi?-
-Sì-
-E dimmi: mali per chi li fa o mali per chi li riceve?-
-Mali per chi li riceve; non certo per chi li fa-
-E chi li fa?-
-L’uomo, operandoli su altri uomini. Ad esempio: il tiranno comanda e gli altri ubbidiscono-
-Se comandasse il giusto non sarebbe più tiranno; ma siccome comanda l’ingiusto è tiranno. E’ questo che vuoi dire?-
-Sì, è questo-
-Dunque tu conosci cos'è giusto e cos'è ingiusto?-
-Tutti lo conoscono-
-Fortunati voi che dite di avere queste conoscenze! Ma dimmi piuttosto: il tiranno opera l’ingiusto sugli altri. Così operando, cosa opera per sé: il giusto o l’ingiusto?-
-Non ci ho mai riflettuto, ma mi pare che operi il giusto-
-Così tu dici. E allora, chi opera il giusto non è forse felice?-
-Di ciò sono certo: chi opera il giusto non può non essere felice-
-Dunque converrai che il tiranno è felice-
-Ne convengo-
-Felice di essere tiranno; poiché, quanto a lui, egli opera il giusto. Non è dunque invidiabile la sorte del tiranno?-
-Sì, è invidiabile-
-E se dunque è invidiabile, non devi anche tu tendere a diventare come lui?-
-Ma io non voglio diventare tiranno a mia volta. Con le tue domande, filosofo, tu intorbidi le acque e vorresti farmi dire cose ch’io non voglio dire-
-Bada bene a come parli, amico mio. Non sono stata io a stabilire il principio di questa discussione. Sei stato tu, ponendo innanzi la società come generatrice di mali e il tiranno come operatore dell’ingiusto. Attraverso una catena di conseguenze logiche, io ti ho semplicemente fatto giungere alle conclusioni che erano implicite nelle tue premesse e delle quali, ora vedo, tu non ti rendevi conto. Se si pone davanti al volto di una persona uno specchio, così che quella persona vi si possa specchiare, quale colpa ha mai lo specchio se la persona, guardandosi, si ritrova brutta? Chi bisogna cambiare, allora: la persona o lo specchio? Dunque non voler fare come chi, essendo brutto e vedendosi tale nello specchio, pensasse di diventare bello spaccando lo specchio- |