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La datazione
dell'opera
Scritto in greco da un autore che ci rimane sconosciuto, è ormai certo che
questo ‘dialogo’ altamente drammatico risalga al I° secolo dopo Cristo. Il suo
impianto è stoico-cinico, ed il Cebete di cui si parla nel titolo nulla ha a
che fare con il personaggio che compare nel ‘Fedone’ di Platone.
Il
significato dell’opera
…… [
3.1 ] “Ebbene per Zeus, dissi io, se non ti capita d’avere qualche altro
impegno pressante, esponilo anche a noi. Siamo, infatti, assai smaniosi di
ascoltare di che storia si tratta”
“Forestieri, rispose, non lo ricuserò. Ma innanzi tutto dovete ascoltare
questo, che la spiegazione contiene in sé qualcosa di pericoloso”
“Quale pericolo? chiesi io” “Che
se presterete attenzione, continuò lui, e capirete quanto vi si dice, sarete
uomini saggi e felici; altrimenti diventerete stolti ed infelici,
amareggiati ed incolti esseri umani e vivrete male. [ 3.2 ] La spiegazione
assomiglia, infatti, all’enigma che la Sfinge proponeva alle persone. Se uno
lo capiva, si salvava; ma se non lo capiva, periva per opera della Sfinge.
Le cose stanno allo stesso modo anche nel caso di questa spiegazione.
Giacché la Stoltezza è per le persone una Sfinge. [ 3.3 ] Il dipinto su
tavola allude enigmaticamente a quanto è bene, a quanto è male ed a quanto
non è né bene né male nella vita. E se uno non capisce queste cose, perisce
per opera della Stoltezza; non in una sola volta, come chi moriva divorato
dalla Sfinge, ma rovinato poco per volta nel corso dell’intera esistenza,
come i condannati ad una punizione perenne. [ 3.4 ] Se uno invece riconosce
queste cose è la Stoltezza, all’opposto, a perire; mentre lui si salva e
diventa beato e felice per tutta la vita. Prestate dunque attenzione e non
fraintendete” [ 4.1
] “Per Eracle, se le cose stanno così, che grande smania ci hai messo
addosso!” “E
stanno proprio così, disse lui”
“Esponici quindi al più presto il significato della storia e, siccome
siffatta è la ricompensa, noi ti presteremo un’attenzione non superficiale”
[ 4.2
] Raccolta dunque una bacchetta, l’anziano signore la protese verso la
pittura e disse: “Vedete questo recinto?”……
E’ arduo capire ‘Il
dipinto su tavola di Cebete’ se non si ha familiarità con la mia traduzione
(accessibile su questo stesso sito
www.epitteto.it) dell’opera di Epitteto. I concetti di ‘proairesi’ e di
‘diairesi’, di ‘cultura’ (cioè di ‘educazione alla diairesi’) e di
‘pseudocultura’ (cioè di ‘educazione a tutte le altre conoscenze’), di
‘essere umano’ e di ‘uomo’, di ‘felicità’ e di ‘infelicità’, di ‘virtù’ e di
‘vizio’, di ‘bene’, di ‘male’ e di ‘udetero’ trovano qui un’efficacia
pittorica di straordinaria attualità, nella spiegazione che un anziano
signore dà ad un gruppo di forestieri del significato di un dipinto su
tavola visibile in un antico tempio di Crono.
IL DIPINTO SU TAVOLA DI CEBETE
nuovamente tradotto
da
Franco Scalenghe
[ 1.1 ]
Passeggiavamo
per caso nel recinto sacro a Crono, considerando molti e diversi doni
votivi. Dinanzi al tempio era dedicato anche un dipinto su tavola, con una
strana pittura raffigurante storie assai particolari che non riuscivamo a
congetturare quali mai fossero. [ 1.2 ] Il dipinto non ci
sembrava raffigurare né una città né un accampamento, ma un recinto
contenente al proprio interno altri due recinti, uno più grande ed uno più
piccolo. Nel primo recinto vi era un portale, e presso di esso appariva
sostare molta folla. [ 1.3 ] All’interno del recinto si vedeva uno stuolo di
donne. Sul portone era fermo un vecchio, il quale faceva dei cenni come
ingiungendo qualcosa alla folla che entrava. [ 2.1 ] Eravamo incerti sul
significato della storia e ci interrogavamo l’un l’altro da un po’ di tempo
quando un anziano signore, che stava accanto a noi, disse: “Forestieri, non
provate nulla di straordinario se siete incerti sull’interpretazione da dare
a questa pittura. Pochi, anche tra la gente del posto, sanno quale sia il
significato della storia. [ 2.2 ] Il dono votivo non è, infatti, di un
cittadino di qui ma di un forestiero, un uomo intelligente e di
straordinaria sapienza, emulo in teoria ed in pratica della vita Pitagorica
e Parmenidea, il quale venne qui molto tempo fa e dedicò sia questo recinto
sacro sia la pittura a Crono” [ 2.3
] “Ma quest’uomo, dissi io, tu l’hai conosciuto di persona?” “E l’ho anche ammirato,
disse lui, per molto tempo quando ero più giovane. Giacché era solito
discorrere di molti e seri argomenti; ed allora io lo ascoltai più volte
raccontare il significato di questa storia”
[ 3.1 ] “Ebbene per Zeus,
dissi io, se non ti capita d’avere qualche altro impegno pressante, esponilo
anche a noi. Siamo, infatti, assai smaniosi di ascoltare di che storia si
tratta”
“Forestieri, rispose, non lo ricuserò. Ma innanzi tutto dovete ascoltare
questo, che la spiegazione contiene in sé qualcosa di pericoloso”
“Quale pericolo? chiesi io” “Che
se presterete attenzione, continuò lui, e capirete quanto vi si dice, sarete
uomini saggi e felici; altrimenti diventerete stolti ed infelici,
amareggiati ed incolti esseri umani e vivrete male. [ 3.2 ] La spiegazione
assomiglia, infatti, all’enigma che la Sfinge proponeva alle persone. Se uno
lo capiva, si salvava; ma se non lo capiva, periva per opera della Sfinge.
Le cose stanno allo stesso modo anche nel caso di questa spiegazione.
Giacché la Stoltezza è per le persone una Sfinge. [ 3.3 ] Il dipinto su
tavola allude enigmaticamente a quanto è bene, a quanto è male ed a quanto
non è né bene né male nella vita. E se uno non capisce queste cose, perisce
per opera della Stoltezza; non in una sola volta, come chi moriva divorato
dalla Sfinge, ma rovinato poco per volta nel corso dell’intera esistenza,
come i condannati ad una punizione perenne. [ 3.4 ] Se uno invece riconosce
queste cose è la Stoltezza, all’opposto, a perire; mentre lui si salva e
diventa beato e felice per tutta la vita. Prestate dunque attenzione e non
fraintendete” [ 4.1
] “Per Eracle, se le cose stanno così, che grande smania ci hai messo
addosso!” “E
stanno proprio così, disse lui”
“Esponici quindi al più presto il significato della storia e, siccome
siffatta è la ricompensa, noi ti presteremo un’attenzione non superficiale”
[ 4.2 ] Raccolta dunque
una bacchetta, l’anziano signore la protese verso la pittura e disse: “Vedete questo recinto?” “Lo
vediamo”
“Dovete innanzi tutto sapere che questo luogo si chiama Vita. E la gran
folla che sosta presso il portale è la folla di coloro che stanno per fare
ingresso nella Vita. [ 4.3 ] Il vecchio fermo in alto con un foglio di
papiro in una mano e che con l’altra indica qualcosa, si chiama Genio. Egli
ingiunge a coloro che fanno ingresso cosa debbono fare quando siano entrati
in Vita, ed indica loro quale strada debbono percorrere se intendono
salvarsi nella Vita” [ 5.1
] “Quale strada intima di percorrere e come? chiesi io” “Vedi
presso il portale, rispose lui, un seggio, posto nel luogo in cui la folla
fa il suo ingresso e sul quale siede una femmina dipinta in modo da apparire
suadente e che ha in mano una coppa?” [ 5.2
] “La vedo, dissi io. E chi è?” “Si
chiama Inganno, rispose, ed induce in errore tutti gli esseri umani” “E
cosa effettua costei?” “A
coloro che fanno ingresso nella Vita dà a bere la sua propria facoltà” [ 5.3
] “Cos’è questa bevanda?”
“Errore, disse, ed Ignoranza” “E
poi cosa accade?” “Dopo
avere bevuto questa bevanda procedono verso la Vita” “Ma
tutti bevono l’errore oppure no?” [ 6.1
] “Tutti lo bevono, rispose; alcuni di più, altri di meno. E vedi ancora,
all’interno del portale, uno stuolo di altre femmine che hanno aspetti
d’ogni genere?” “Le
vedo” [ 6.2
] “Si chiamano Opinioni, Smanie, Piaceri. Quando la folla fa il suo ingresso
esse balzano su, si avvinghiano a ciascuno e lo menano via” “E
dove li menano?”
“Alcune menano gli esseri umani alla salvezza, rispose; altre invece li
menano alla perdizione per opera dell’Inganno” “Caro
amico, che sgradevole pozione è quella di cui parli!” [ 6.3
] “Tutte però, aggiunse, professano di condurre all’ottimo e ad una vita
felice e vantaggiosa. E costoro, a causa dell’ignoranza e dell’errore che
hanno bevuto dalla coppa dell’Inganno, non trovano quale sia la vera strada
nella Vita ma vanno errando a casaccio, come puoi vedere osservando coloro
che hanno fatto il loro ingresso prima, i quali vanno in giro dove capita” [ 7.1
] “Li vedo, dissi. E chi è quella donna che appare essere come cieca e
pazza, e che se ne sta ritta sopra una pietra rotonda?” “Si
chiama Fortuna, rispose. E non è soltanto cieca e pazza ma anche sorda” [ 7.2
] “Quale funzione ha?” “Si
aggira dappertutto, rispose, e ghermisce gli averi di alcuni per darli ad
altri. Poi a questi stessi subito di nuovo sottrae ciò che ha dato e lo dà
al altri, a casaccio ed in modo instabile. Perciò anche quel segno svela
bene la sua natura” [ 7.3
] “Quale segno? chiesi io” “Il
fatto che sta ritta sopra una pietra rotonda” “E
questo cosa significa?”
“Significa che il suo dare non è né sicuro né saldo. Qualora uno si fidi di
lei ne nascono grandi e dure delusioni” [ 8.1
] “Ma cosa vuole questa gran folla che le sta intorno, e come si chiamano
costoro?” “Si
chiamano Sconsiderati. Ciascuno di essi chiede per sé le cose che la Fortuna
getta” “Come
mai non hanno tutti un aspetto simile, ma alcuni appaiono rallegrarsi mentre
altri hanno le mani protese e sono scoraggiati?” [ 8.2
] “Quelli che appaiono rallegrarsi e ridere, rispose, sono coloro che hanno
ricevuto qualcosa da lei, e questi la chiamano buona Fortuna. Quelli che
appaiono singhiozzare sono invece coloro ai quali la Fortuna ha sottratto
ciò che aveva prima dato, e questi al contrario chiamano lei cattiva
Fortuna” [ 8.3
] “Quali sono le cose che la Fortuna dà e per le quali coloro che le
ricevono si rallegrano, mentre coloro che le perdono singhiozzano?” “Sono
quelle, rispose, che alla massa degli esseri umani sembrano essere beni”
“Quali sono questi beni?” [ 8.4
] “La ricchezza di denaro, evidentemente; e la fama, la stirpe nobile, la
figliolanza, il potere tirannico, il potere regale e quant’altre cose
somigliano a queste” “Ma
come? Questi non sono beni?” “Di
questo, disse, potremo discutere in seguito. Ora stiamo al significato della
storia” “Va
bene” [ 9.1
] “Come oltrepassi con lo sguardo questo portale, vedi più in alto un altro
recinto e ferme, fuori del recinto, delle femmine acconciate come sono
solite acconciarsi le prostitute?”
“Certamente” “Esse
si chiamano una Non padronanza di sé, l’altra Dissolutezza, l’altra
Insaziabilità, l’altra ancora Adulazione” [ 9.2
] “Perché sono ferme lì?”
“Perché spiano, disse, coloro che hanno ricevuto qualcosa dalla Fortuna” “E
poi cosa accade?” “Esse balzano su queste
persone e vi si avvinghiano, le adulano, le urgono a rimanere presso di loro
dicendo che avranno una vita piacevole, indolore e priva di patimenti. [ 9.3
] E se uno si lascia persuadere da queste femmine ad entrare da Lascivia, il
trastullo sembra piacevole fino a che solletica l’individuo, poi non più.
Giacché qualora ritorni in sé, costui si accorge che non era lui a mangiare
da Lascivia ma che era Lascivia a mangiare vivo e ad oltraggiare lui. [ 9.4
] Perciò, quando abbia speso tutto quanto aveva ricevuto dalla Fortuna, è
costretto a fare da servo a queste femmine, a soggiacere ad esse in tutto, a
comportarsi indecentemente, a fare per causa loro ogni sorta di azione
dannosa come frodare, derubare templi, spergiurare, tradire, depredare e
quant’altre azioni somigliano a queste. Quando poi a costoro venga meno ogni
risorsa, queste femmine li consegnano alla Punizione” [ 10.1 ] “Quale figura è
la Punizione?”
“Vedi, disse, un po’ dietro e sopra di loro come una piccola porticina ed un
luogo angusto ed oscuro?”
“Certamente” “E
non ti sembra che ci siano anche delle femmine laide, sozze e rivestite di
cenci?” [
10.2 ] “Certamente”
“Queste dunque, rispose, si chiamano: quella che ha la frusta, Punizione;
quella che ha il capo chino tra le ginocchia, Afflizione; quella che si
strappa i capelli, Doglia” [
10.3 ] “Chi è quest’altro che sta accanto ad esse, quest’uomo deforme, magro
e nudo; e chi è l’altra che è insieme con lui ed è, come lui, laida e
magra?” “Lui
si chiama Rammarico, rispose, lei Prostrazione; e sono fratello e sorella. [
10.4 ] A questi dunque egli è consegnato e con questi convive in continua
punizione. Di qua, poi, è gettato in un’altra dimora, quella
dell’Infelicità, e qui trascorre il resto della vita in totale infelicità, a
meno che il Ripensamento non s’imbatta in lui venendogli incontro dalla sua
propria proairesi” [
11.1 ] “E poi cosa accade se gli viene incontro il Ripensamento?” “Lo
cava fuori dei mali e gli raccomanda un’altra Opinione, quella che conduce
alla vera Educazione ed insieme a quella che si chiama Pseudoeducazione” [
11.2 ] “E poi cosa accade?” “Se
egli accetta l’Opinione in quanto lo conduce alla vera Educazione, rispose,
purificato da essa si salva e diventa beato e felice nella vita. Se no,
viene di nuovo indotto in errore dalla stessa Opinione in quanto lo conduce
alla Pseudoeducazione” [
12.1 ] “Per Eracle! Che altro gran pericolo è questo. E qual è, chiesi io,
la figura della Pseudoeducazione?” “Vedi
quell’altro recinto?” [
12.2 ] “Certamente, dissi io” “E
vedi fuori del recinto, presso l’ingresso, ferma una femmina che appare
molto pulita e ben ordinata?”
“Certamente” [
12.3 ] “Le masse di gente avventata, disse, chiamano costei Educazione, ma
essa non è la vera Educazione bensì la Pseudoeducazione. Comunque quando
coloro che si salvano decidano di venire alla vera Educazione, innanzi tutto
si presentano qui” “C’è
un’altra strada che conduce alla vera Educazione?” “C’è,
rispose” [
13.1 ] “Chi sono gli uomini che vanno su e giù all’interno del recinto?”
“Sono, disse, gli ingannati amanti della Pseudoeducazione, i quali credono
di conversare con la vera Educazione” “E
come si chiamano?” [
13.2 ] “Si chiamano, rispose, poeti, oratori, dialettici, musicisti,
matematici, geometri, astronomi, edonisti, peripatetici, critici e
quant’altri esseri umani somigliano a questi” [
14.1 ] “E chi sono quelle donne che appaiono correre intorno a costoro,
simili nell’aspetto alle prime cioè a quelle tra le quali dicevi esservi la
Non padronanza di sé?” “Sono
proprio quelle femmine, rispose” [
14.2 ] “Dunque esse fanno ingresso anche qui?” “Si,
per Zeus! anche qui; ma raramente e non come nel primo recinto” “Ed
anche le Opinioni fanno ingresso qui? chiesi io” [
14.3 ] “Sì, giacché anche in costoro permane l’effetto della pozione che
hanno bevuto dalla coppa dell’Inganno”
“L’Ignoranza permane anche in costoro?” “Sì,
per Zeus! ed insieme all’Ignoranza permane anche la Stoltezza. E non c’è
pericolo che si separino da costoro né l’opinione né ogni restante vizio
fino a che essi, disperando ormai della Pseudoeducazione, non imbocchino la
vera strada e bevano le facoltà che li purificano. [ 14.4 ] Quando poi siano
purificati ed abbiano espulso tutti i loro mali, le opinioni, l’ignoranza ed
ogni restante vizio, allora in questo modo saranno salvi. Ma rimanendo qui
presso la Pseudoeducazione essi non ne saranno mai liberati, né alcun male
li abbandonerà per opera di questo genere di conoscenze” [
15.1 ] “Qual è la strada che porta alla vera Educazione? chiesi io” “Vedi
lassù, disse, quel luogo dove non dimora nessuno e che appare deserto?” “Lo
vedo” [
15.2 ] “Vedi anche una piccola porta e, davanti alla porta, una strada non
molto affollata sulla quale assai pochi procedono, come su una strada che
appare impervia, scabrosa e pietrosa?”
“Certamente, dissi io” [
15.3 ] “Si vedono anche un elevato colle ed una salita assai angusta con
profondi burroni da una parte e dall’altra” “Li
vedo”
“Questa è la strada, disse, che conduce alla vera Educazione” [
15.4 ] “A guardarla, è una strada davvero difficile” “E
vedi lassù sul colle una gran rupe, elevata e scoscesa tutt’intorno?” “La
vedo, dissi io” [
16.1 ] “Vedi anche due donne, dal corpo florido e vigoroso, ferme sulla rupe
e che hanno le mani protese con slancio?” “Le
vedo, dissi io; e come si chiamano?” [
16.2 ] “Una si chiama Padronanza di sé, rispose; l’altra Fortezza, e sono
sorelle”
“Perché hanno le mani protese con tanto slancio?” [
16.3 ] “Invitano, disse, quelli che si presentano in quel luogo ad avere
coraggio ed a non avvilirsi, dicendo loro che debbono ancora farsi forza
brevemente e che poi giungeranno ad una magnifica strada” [
16.4 ] “Ma quando le persone si presentino alla rupe, come fanno a salire?
Non vedo, infatti, nessuna strada portare alle due donne” “Sono
le due donne a scendere lungo il burrone ed a trascinarli lassù presso di
sé. Li esortano quindi a riposarsi. [16.5 ] Dopo un poco, danno loro forza e
coraggio professando che li introdurranno alla vera Educazione e mostrando
loro come la strada sia magnifica, piana, agevole e pulita d’ogni male, come
vedi” “E’
palese, per Zeus!” [
17.1 ] “Vedi anche, disse, davanti a quel bosco un luogo che appare
magnifico, simile ad un prato sfolgorante di luce?”
“Certamente” [
17.2 ] “E scorgi in mezzo al prato un altro recinto ed un altro portale?” “E’
così. Ma come si chiama questo luogo?” [
17.3 ] “Abitazione degli uomini felici, rispose. Qui soggiornano tutte le
Virtù e la Felicità” “Sì,
dissi io; com’è magnifico il luogo di cui parli!” [
18.1 ] “E vedi, continuò lui, che presso il portale vi è una donna con un
bel volto calmo, di media e già matura età, indossante una veste semplice e
disadorna? Essa non sta ritta sopra una pietra rotonda ma su una quadrata,
solidamente piantata in terra, [ 18.2 ] ed insieme a lei sono altre due
donne che sembrano essere sue figlie” “E’
palesemente così” “Di
queste tre donne, dunque, quella nel mezzo è la vera Educazione,
l’Educazione alla diairesi, le altre due sono la Verità e la Fiducia in se
stessi” [
18.3 ] “Perché la vera Educazione sta ritta sopra una pietra quadrata?” “E’
segno, rispose, che sicura e salda è la strada per coloro che arrivano da
lei e che sicuro è il suo dare per coloro che lo ricevono” [
18.4 ] “E quali sono le cose che l’Educazione dà?”
“Coraggio e Dominio sulla paura, disse lui” “E
cosa sono queste?” “Sono
la scienza, rispose, che permette di non sperimentare nulla di terribile
nella vita” [
19.1 ] “Per Eracle, dissi io, che magnifici doni! Ma perché sta così fuori
del recinto?” “Per
curare, rispose, coloro che si presentano e per dare loro a bere la facoltà
purificatrice. Poi quando siano purificati li conduce dalle Virtù” [
19.2 ] “Non capisco come questo accade, dissi io” “In
questo modo lo capirai, rispose. Se uno fosse per caso gravemente malato ed
andasse da un medico, questi gli farebbe dapprima espellere le cause della
malattia grazie a farmaci purificatori e così lo porterebbe poi al recupero
della salute. [ 19.3 ] Ma se il malato non ubbidisse alle sue prescrizioni,
sarebbe respinto a ragione dal medico e sarebbe distrutto dalla malattia”
“Questo lo capisco, dissi io” [
19.4 ] “Allo stesso modo, continuò, qualora uno si presenti all’Educazione
alla diairesi essa lo cura e gli dà a bere la sua propria facoltà, affinché
innanzi tutto sia purificato ed espella tutti quanti i mali con cui era
venuto qui”
“Quali mali?” [
19.5 ] “L’ignoranza e l’errore che aveva bevuto dalla coppa dell’Inganno, e
poi la cialtroneria, la smaniosità, la non padronanza di sé, il rancore,
l’avidità di denaro e tutti i restanti mali di cui si era riempito nel primo
recinto” [
20.1 ] “E quando sia purificato, l’Educazione dove lo invia?” “Lo
invia dentro il recinto, rispose, presso la Scienza e le altre Virtù”
“Quali sono queste figure?” [
20.2 ] “Vedi, disse, al di là del portale un coro di donne, e come appaiono
avvenenti ed ordinate con indosso una veste semplice e sobria? Vedi anche
come sono naturali e per nulla imbellettate come le altre?” [
20.3 ] “Le vedo, risposi. E come si chiamano?” “La
prima si chiama Scienza, disse. Le altre sono sue sorelle e si chiamano
Virilità, Giustizia, Probità, Temperanza, Disciplina, Libertà, Padronanza di
sé, Mitezza” [
20.4 ] “O carissimo, dissi io, in che grande speranza siamo!” “A
patto che capiate, disse, e procuriate di fare un abito di quanto state
ascoltando”
“Presteremo la massima attenzione a questo, dissi io”
“Pertanto, continuò, sarete salvi” [
21.1 ] “Qualora le Virtù l’abbiano preso con loro, dove lo conducono?”
“Dalla loro madre, rispose” “E
chi è?” “La
Felicità, disse” “Qual
è la figura della Felicità?” [
21.2 ] “Vedi la strada che porta a quel luogo elevato, rappresentante
l’acropoli di tutti i recinti?” “La
vedo” [
21.3 ] “Non vedi nel vestibolo un’avvenente donna di mezza età che siede
sopra un alto trono, acconciata con libertà e senza ricercatezza, ed
incoronata di una splendida corona di fiori?” “E’
palesemente così”
“Questa è la Felicità, disse” [
22.1 ] “E quando uno si presenti qui, cosa fa?” “La
Felicità lo incorona, disse, con la sua propria facoltà e così fanno le
altre Virtù, come con i vincitori delle gare più importanti” “Che
genere di gare ha vinto? chiesi io” [
22.2 ] “Le più importanti, rispose, poiché ha domato tutte le peggiori
belve, quelle che prima lo mangiavano vivo, lo castigavano, facevano di lui
un servo. Tutte queste ha vinto e scacciato lontano da sé ed è diventato
padrone di se stesso, sicché ora quelle sono asservite a lui come prima era
lui asservito ad esse” [
23.1 ] “Quali sono le belve di cui parli? Bramo vivamente sentirlo da te”
“Innanzi tutto, rispose, l’Ignoranza e l’Errore. O queste non ti sembrano
belve?” “E
belve davvero malvagie, risposi io” [
23.2 ] “Poi l’Afflizione, il Rammarico, l’Avidità di denaro, la Non
padronanza di sé ed ogni restante Vizio. Egli domina tutto ciò e non ne è
dominato, come accadeva prima” [
23.3 ] “Che belle imprese, dissi io, e che bellissima vittoria! Ma dimmi
ancora: quale facoltà ha la corona con la quale affermavi che la Felicità lo
incorona?” [
23.4 ] “La facoltà felicitante, giovanotto. Giacché chi è incoronato con
questa facoltà diventa felice e beato e non ripone le proprie speranze di
felicità in altri ma in se stesso” [
24.1 ] “Di che bella vittoria parli! E quando sia stato incoronato, cosa fa
e dove va?” [
24.2 ] “Le Virtù lo prendono con loro e lo conducono nel luogo dal quale era
prima venuto. Gli mostrano come passino male il tempo e vivano meschinamente
gli esseri umani che là soggiornano, quale naufragio sia la loro vita, come
vadano errando e siano condotti quasi in balia di nemici, chi dalla Non
padronanza di sé, chi dalla Cialtroneria, chi dalla Avidità di denaro, altri
dalla Vanagloria e chi da altri Mali. [ 24.3 ] Mali terribili, cui essi sono
avvinti e dai quali non sono capaci di affrancarsi, così da salvarsi ed
arrivare qua. Essi restano invece nello sconcerto per tutta la vita; e
questo sperimentano perché, avendo dimenticato l’ingiunzione del Genio, sono
incapaci di trovare la strada che conduce qui” [
25.1 ] “Mi sembri parlare rettamente. Ma ho ancora questa incertezza: perché
le Virtù gli mostrano il luogo dal quale era precedentemente giunto?” [
25.2 ] “Perché non sapeva precisamente, disse; perché non aveva scienza di
nessuna delle cose di là ed era in dubbio. A causa dell’ignoranza e
dell’errore che aveva bevuto, egli infatti legittimava come beni quelli che
beni non sono e come mali quelli che mali non sono; [ 25.3 ] e per questo
viveva male, come vivono male gli altri esseri umani che là soggiornano. Ora
invece che quest’uomo ha acquisito la scienza delle cose utili, lui stesso
vive bene e considera come finiscono male quegli esseri umani” [
26.1 ] “E quando abbia tutto considerato, cosa fa e dove va ancora?” “Dove
decide lui, rispose. Giacché dappertutto egli è sicuro come chi sta
nell’antro Coricio, e dovunque arrivi vivrà benissimo ed in completa
sicurezza. Tutti, infatti, lo accoglieranno lietamente, come fanno i
sofferenti con il medico” [
26.2 ] “Non ha più paura di patire qualche danno da parte di quelle donne
che dicevi essere belve?” “Non
sarà più disturbato né dalla Doglia, né dalla Afflizione, né dalla Non
padronanza di sé, né dalla Avidità di denaro, né dalla Povertà di diairesi
né da alcun altro Male. [ 26.3 ] L’uomo, infatti, le signoreggia tutte ed è
al di sopra di tutto ciò che precedentemente lo affliggeva, come coloro che
sono immuni al morso delle vipere. Proprio le vipere, che avvelenano tutti
gli altri fino a farli morire, non affliggono coloro che ne sono immuni,
poiché questi possiedono gli anticorpi contro il loro veleno. Allo stesso
modo anche quest’uomo, poiché possiede gli anticorpi contro i Mali, non ne è
più afflitto” [
27.1 ] “Mi sembri parlare bene. Ma dimmi ancora questo: chi sono coloro che
appaiono presentarsi di là dal colle? Alcuni di essi sono incoronati e fanno
cenni come d’allegrezza mentre altri, non incoronati, fanno cenni di
afflizione e sconcerto, hanno gambe e teste contuse [ 27.2 ] e sono
trattenuti da alcune donne” “Gli
incoronati sono coloro che si sono salvati pervenendo all’Educazione alla
diairesi e sono allegri per averla conseguita. [ 27.3 ] Di quelli senza
corona alcuni, avendo l’Educazione alla diairesi disperato di loro, tornano
indietro mal disposti come gente meschina mentre altri, avvilitisi e non
saliti alla Fortezza, tornano indietro a loro volta e vanno errando per
strade impervie” [
27.4 ] “E chi sono le donne che li seguono?” “Sono
Afflizioni, rispose, sono Doglie, Prostrazioni, Infamie, Ignoranze” [
28.1 ] “Stai affermando che tutti i mali li seguono?”
“Tutti i mali, per Zeus, li seguono! continuò. E qualora questi esseri
umani, nel primo recinto, si presentino a Lascivia ed alla Non padronanza di
sé, [ 28.2 ] non accusano se stessi ma si affrettano a parlar male
dell’Educazione alla diairesi e degli uomini che a lei vanno, affermando che
sono dei disgraziati, dei meschini e degli infelici i quali, abbandonata la
vita che si conduce in compagnia della Lascivia e della Non padronanza di
sé, vivono male e non fruiscono dei beni che esse dispensano” [
28.3 ] “E quali cose costoro chiamano beni?” “La
dissolutezza e la non padronanza di sé, per dirla sommariamente. Giacché
ritengono fruizione dei sommi beni il montare a modo del bestiame” [
29.1 ] “Le altre donne che si presentano di là, ilari e ridenti, come si
chiamano?” [
29.2 ] “Si chiamano Opinioni, rispose. Esse, dopo aver condotto
all’Educazione alla diairesi quanti entreranno dalle Virtù, stanno tornando
indietro per condurne altri e stanno annunziando che gli uomini da esse
prima menati lassù sono ormai diventati felici” [
29.3 ] “Ma le Opinioni, chiesi io, non fanno ingresso presso le Virtù?” “No,
rispose. Esse, giacché non è lecito ad una Opinione fare ingresso presso la
Scienza, consegnano le persone all’Educazione alla diairesi. [ 29.4 ] Poi,
quando l’Educazione alla diairesi abbia preso queste con sé, le Opinioni
tornano indietro per condurre altre persone, come navi mercantili che,
scaricato il carico, tornano indietro e rifanno il carico di altre merci” [ 30.1 ] “Mi sembra che
tu abbia spiegato queste cose davvero bene, dissi io. Ma non ci hai ancora
chiarito che cosa il Genio ingiunge di fare a coloro che fanno ingresso
nella Vita” [ 30.2 ] “Di avere
coraggio, rispose. Abbiatelo quindi anche voi, giacché io spiegherò tutto e
non tralascerò nulla” “Dici
bene, risposi io” [
30.3 ] Protesa dunque di nuovo la mano verso il dipinto
“Vedete,” disse, “quella femmina che appare essere cieca, che sta ritta
sopra una pietra rotonda e che poco fa vi dissi chiamarsi Fortuna?” “La
vediamo” [
31.1 ] “Il Genio intima, continuò, di non fidarsi di lei, di non legittimare
come salda e sicura qualunque cosa si riceva da lei e di non ritenerla come
nostra propria; [ 31.2 ] giacché nulla impedisce che queste cose ci siano
di nuovo sottratte e date ad un altro. La Fortuna è spesso solita far
questo, ed a cagione di ciò il Genio intima di essere equilibrati nei
confronti del suo dare, senza cioè rallegrarsi qualora dia e senza
scoraggiarsi qualora sottragga, senza denigrarla e senza lodarla. [ 31.3 ]
Essa infatti nulla fa con raziocinio ma tutto a casaccio e come capita, come
prima vi dissi. Per questo il Genio intima di non meravigliarsi, qualunque
siano le operazioni che essa effettua e di non diventare simili ai cattivi
banchieri. [ 31.4 ] Quando i cattivi
banchieri ricevano del denaro dalla gente, si rallegrano e lo legittimano
come loro proprio. Quando poi ne siano richiesti, fremono e credono di avere
patito un terribile torto, senza ricordare che avevano ricevuto i depositi a
patto che non vi fosse alcun impedimento a ritrasferire il deposito. [ 31.5
] Il Genio intima dunque di comportarsi allo stesso modo nei confronti di
quanto la Fortuna dà e di ricordare che essa ha natura siffatta da sottrarre
quel che ha dato, poi di ridarlo immediatamente moltiplicato, poi di seguito
di sottrarre quel che ha dato e non solo questo, ma pure quel che si aveva
prima. [ 31.6 ] Quello che dunque la Fortuna dà, il Genio intima di
prenderlo e di spicciarsi ad uscire dal primo recinto, mirando al dare saldo
e sicuro” [
32.1 ] “Qual è il dare saldo e sicuro? chiesi io”
“Quello che riceveranno dall’Educazione alla diairesi, se si salveranno
giungendo lassù da lei” “Qual
è questo dare?” [
32.2 ] “La scienza vera delle cose utili, rispose. Questo è il dare sicuro,
saldo e senza rimorsi. [ 32.3 ] Il Genio intima dunque di spicciarsi a
fuggire verso l’Educazione alla diairesi e qualora quelli che fanno ingresso
nella Vita si avvicinino a quelle femmine che anche prima dicevo chiamarsi
Non padronanza di sé e Lascivia, egli intima di spicciarsi ad allontanarsene
ed a non fidarsi per nulla di loro, fino a che non siano arrivati alla
Pseudoeducazione. [ 32.4 ] Intima quindi di trastullarsi qui qualche tempo e
di prendere dalla Pseudoeducazione, come viatico, qualunque cosa decidano di
prendere; ma poi di spicciarsi ad andarsene di qui alla volta della vera
Educazione. [ 32.5 ] Questo è quanto ingiunge il Genio. E chi fa qualcosa di
contrario a queste ingiunzioni o le fraintende, perisce malamente da
vizioso. [ 33.1 ] Forestieri, siffatta è dunque la storia dipinta sulla
tavola. Se intendete sapere ancora qualcosa su ciascuna delle figure
dipinte, io non ricuserò di rispondervi” [
33.2 ] “Stai parlando bene, dissi io. Ma il Genio, a chi fa ingresso nella
Vita, cosa intima di prendere dalla Pseudoeducazione?” “Le
cose che sembrano proficue” “E
quali sono?” [
33.3 ] “Le lettere, rispose; e, tra le altre conoscenze, quelle che anche
Platone afferma aver quasi facoltà di briglie per i giovani, affinché non
siano distratti ad altro” [
33.4 ] “Ma è necessario che chi intende giungere alla vera Educazione riceva
queste conoscenze, oppure no?” “Non
vi è nessuna necessità, rispose, quantunque esse siano proficue per venirvi
più celermente. Tuttavia queste conoscenze nulla conferiscono per diventare
migliori” [
33.5 ] “Stai affermando che queste conoscenze, dissi, non sono proficue per
far diventare gli uomini migliori?” “Sto
dicendo che è possibile agli esseri umani diventare migliori, cioè uomini,
anche senza queste conoscenze; quantunque esse pure non manchino di una
certa proficuità. [ 33.6 ] Come infatti a volte noi contribuiamo a quanto
viene detto in una discussione grazie all’opera di un interprete, anche se
non sarebbe improficuo che noi pure sapessimo parlare quella lingua, giacché
questo ci permetterebbe di capire con maggiore precisione; così nulla
impedisce agli esseri umani di diventare migliori anche senza queste
conoscenze” [
34.1 ] “Dunque quelli che possiedono queste conoscenze, quanto al diventare
migliori non sono superiori agli altri uomini?” [
34.2 ] “Come possono essere superiori, dal momento che dimostrano di essersi
ingannati sui beni e sui mali come gli altri esseri umani e sono ancora
trattenuti nel secondo recinto da ogni sorta di vizio? [ 34.3 ] Giacché
nulla impedisce di sapere le lettere e di possedere tutte le conoscenze
della Pseudoeducazione ed ugualmente di essere un ubriacone, un individuo
non padrone di sé, avido di denaro, ingiusto, traditore e, alla fine, uno
stolto” [
34.4 ] “Senza fallo è possibile vedere molti uomini siffatti”
“Quanto al diventare migliori, cioè uomini, grazie a queste conoscenze, in
che modo sono dunque costoro superiori agli altri esseri umani?” [
35.1 ] “Il tuo ragionamento dimostra che essi non sono in alcun modo
superiori. Ma qual è la causa, chiesi io, del fatto che soggiornano nel
secondo recinto come coloro che si accostano alla vera Educazione?” [
35.2 ] “E questo a che giova loro, rispose, quando è possibile vedere gente
che, provenendo dal primo recinto, dalla Non padronanza di sé e da ogni
altro Vizio, si presenta direttamente al terzo recinto, alla vera
Educazione, quella alla diairesi, lasciandosi indietro i possessori di
queste conoscenze della Pseudoeducazione? Sicché come si può ancora dire che
essi siano superiori, quando invece sono più torpidi e tardi ad imparare?” [
35.3 ] “Com’è possibile questo? chiesi io” “A
parte il resto, anche coloro che soggiornano nel secondo recinto, come
quelli che soggiornano nel primo, non sanno ciò che pretendono di sapere. E
finché hanno l’opinione di sapere è necessario che siano torpidi ad
impellere verso la vera Educazione. [ 35.4 ] E poi non vedi l’altro fatto,
cioè che le Opinioni, provenendo dal primo recinto, fanno ugualmente
ingresso presso di loro? Sicché questi non sono migliori di quelli, a meno
che anche a questi non si accompagni il Ravvedimento e si convincano di
avere non Educazione alla diairesi ma Pseudoeducazione, e che ad opera sua
sono ingannati. [ 35.5 ] Disposti tuttavia come sono, non si salverebbero
mai. Forestieri, disse, voi fate quindi così ed attenetevi a quanto detto
fino a prenderne un abito. Queste medesime cose bisogna sopravvederle spesso
e non smettere di ritenere le altre accessorie. Altrimenti ciò che avete ora
ascoltato non vi sarà di alcun pro” [
36.1 ] “Lo faremo. Ma spiegaci questo: come mai non sono beni quelli che gli
uomini ricevono dalla Fortuna; cose ad esempio come il vivere, l’essere in
salute, essere ricchi, essere applauditi, avere figliolanza, vincere, e
quant’altre cose somigliano a queste? [ 36.2 ] E come mai, a loro volta, non
sono mali le cose opposte? Quel che hai detto ci pare infatti assai
paradossale ed incredibile” “Orsù
dunque, disse, prova a rispondere secondo il tuo parere alle domande che ti
rivolgerò” [
36.3 ] “Lo farò, dissi io” “Se
uno vive male, il vivere è per lui un bene?” “Non
mi sembra, risposi io; ma un male”
“Com’è dunque un bene il vivere, continuò, se per costui è invece un male?” [
36.4 ] “Perché il vivere a me sembra un male per coloro che vivono male, ed
invece un bene per coloro che vivono bene”
“Dunque stai dicendo che il vivere è sia un male che un bene?” “Sì,
io dico così” [
37.1 ] “Non dire cose inverosimili. E’ impossibile che la stessa faccenda
sia un male ed un bene. Giacché allora la stessa faccenda sarebbe
costantemente sia giovevole che dannosa, sia da scegliersi che da fuggirsi” [
37.2 ] “Sì, è inverosimile. Ma come fa a non succedere un male a colui che
vive male? E se dunque gli succede un male, proprio il vivere è male” “Ma
il vivere ed il vivere male non sono la stessa cosa. Oppure hai un parere
diverso?”
“Senza fallo, neppure a me sembrano essere la stessa cosa” [
37.3 ] “Ad essere un male è quindi il vivere male, ma il semplice vivere non
è un male, giacché se fosse un male, a coloro che vivono bene succederebbe
un male perché comunque succede loro di vivere, il che appunto tu dici
essere un male” “Mi
sembra che tu stia dicendo il vero” [
38.1 ] “Poiché quindi avviene che vivano entrambi, sia coloro che vivono
bene sia coloro che vivono male, il vivere non potrebbe che essere né un
bene né un male. Come non è il tagliare ed il cauterizzare, nel caso degli
infermi, ad essere causa di malattia o salute ma il modo in cui si taglia;
così pure nel caso della vita, non è il vivere di per sé ad essere un male,
ma il vivere male” [
38.2 ] “E’ così” “Se
quindi le cose stanno così, considera se tu decideresti di vivere male
oppure di morire bene e virilmente” “Io,
di morire bene” [
38.3 ] “E dunque neppure il morire è un male, se spesso il morire è
preferibile al vivere” “E’
così” [
38.4 ] “Lo stesso discorso vale anche circa l’essere in salute o l’essere
malati. Giacché spesso non è utile essere in salute ma il contrario, qualora
la circostanza sia tale da renderlo preferibile” “Stai
dicendo il vero” [
39.1 ] “Orsù, anche riguardo alla ricchezza di denaro, analizziamo se è
davvero possibile considerare –come spesso è possibile vedere- che ad una
persona succeda di essere ricco di denaro ma di vivere male e meschinamente” “Per
Zeus, di uomini simili se ne possono vedere molti!” [
39.2 ] “Dunque la ricchezza di denaro non aiuta costoro a vivere bene?” “Non
pare aiutarli, giacché costoro sono insipienti” [
39.3 ] “Dunque non è la ricchezza di denaro a fare gli uomini virtuosi, ma
l’Educazione alla diairesi” “E’
verosimile” “In
conseguenza di questo discorso, neppure la ricchezza di denaro è un bene, se
appunto non aiuta quelli che l’hanno ad essere migliori” “Così
pare” [
39.4 ] “Quindi ad alcuni neppure è utile essere ricchi di denaro, qualora
non sappiano usare la ricchezza di denaro” “Mi
sembra vero”
“Dunque, come si giudicherebbe essere un bene ciò che spesso non è utile
avere?” [
39.5 ] “In nessun modo” “Se
dunque uno sa usare bene ed espertamente della ricchezza di denaro, vivrà
bene; se no, vivrà male” “Mi
sembra che tu stia dicendo una cosa verissima” [
40.1 ] “Insomma è possibile apprezzare queste cose come beni o deprezzarle
come mali, e proprio questo è ciò che sconcerta e danneggia gli esseri
umani. Qualora, infatti, le apprezzino e credano possibile essere felici
soltanto grazie ad esse, essi soggiacciono ad effettuare per causa loro
qualunque azione e non schivano anche quelle che appaiono le più empie e
vergognose. [ 40.2 ] E questo sperimentano a causa dell’ignoranza di cosa
sia il bene. Essi ignorano che un bene non nasce da mali. [ 40.3 ] Invece è
possibile vedere molte persone acquisire ricchezza di denaro con azioni
cattive e vergognose, dico ad esempio con il tradimento, con la
depredazione, l’omicidio, la delazione, la frode e molte altre azioni
depravate” “E’
così” [
41.1 ] “Se quindi nessun bene nasce da un male, com’è verosimile, e la
ricchezza di denaro nasce da cattive azioni, è necessario che la ricchezza
di denaro non sia un bene”
“Avviene così, in conseguenza di questo discorso” [
41.2 ] “Ora, poiché non è possibile acquisire la saggezza né l’operare con
giustizia attraverso le cattive azioni, allo stesso modo che non è possibile
acquisire l’operare contro la giustizia né la stoltezza attraverso le azioni
virtuose, queste due cose non possono succedere contemporaneamente alla
stessa persona. [ 41.3 ] Invece nulla impedisce che la ricchezza di denaro,
la fama, la vittoria e le restanti cose che somigliano a queste, succedano
ad una persona assieme a grandi vizi. Sicché queste cose non potrebbero
essere né beni né mali, ma soltanto la saggezza è bene, mentre la stoltezza
è male” [
41.4 ] “Mi sembra che tu abbia parlato a sufficienza, dissi io”
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