| READING EPICTETUS |
'Come riesce evidente che non vi è altra filosofia così idonea a servire da fondamento per la tua vita come questa nella quale, dopo tanto cercare, ora ti sei imbattuto!' (RE001) Esistono giudizi crudi e sereni che salvano gli animi e giudizi consolatori che li perdono. Parole crude e serene che fanno uomini liberi e favole consolatorie che fanno schiavi stolti.(RE002) La sostituzione dell’intellettualismo Socratico-stoico con il volontarismo Agostiniano-scotiano, comporta la sostituzione dei ‘retti giudizi’ con la ‘buona volontà’. Non si è più capaci di affermare con franchezza che ‘pace è in terra agli uomini di retti giudizi’, ma si riesce soltanto più a biascicare il vago augurio che ‘pace sia in terra agli uomini di buona volontà’. (RE003) Com’è naturale constatare che la sopravvivenza del fanciullino dipende dal soddisfacimento dei suoi bisogni ad opera di altre persone, e della madre in particolare; così per l’individuo rimasto mentalmente fanciullino pare naturale constatare una sorta di proprio ‘prolungamento nelle cose’ sotto forma di possesso o di potere. Ma il fanciullino è, per natura, destinato a svezzarsi. Orbene, le religioni e le ideologie caratterizzano da millenni una fase storica della cultura umana nella quale masse sterminate di individui negano a se stessi non soltanto la possibilità ma la pensabilità del raggiungimento di retti giudizi su di sé e sul mondo e della definizione razionale degli ambiti entro i quali ha senso parlare di bellezza, di felicità e di libertà. Se tanto la ‘rivelazione’ religiosa quanto la ‘rivoluzione’ sociale sono ormai diventate inservibili quali pretesi emancipatori del genere umano, soltanto chi vive secondo i principi dell’intellettualismo socratico e dello stoicismo antico vive già ora in questa dimensione. Dove sta l’uomo? L’uomo sta nei suoi giudizi, non nelle sue fantasie sentimentaloidi.(RE004) Scena dell’uomo, visto di spalle, che mostra ad un bimbo seduto accanto a lui su un ciglione di prato, le nuvole; e gli spiega che il formarsi, il definirsi e poi lo scomparire della nuvola equivale al nascere e al morire dell’uomo. (RE005) Scena di Odisseo legato all’albero della nave, ossia alla virtù/diairesi, che ode il canto delle Sirene che offrono ‘pseudocultura’ (o ‘conoscenza’ secondo che dice Cicerone nel ‘De Finibus’ Libro V, § 49) (RE006) Scena di Gige che scopre il cavallo di bronzo ed il magico anello (secondo che dicono Cicerone nel ‘De Officiis’ Libro III § 38 e, prima di lui, Platone nella ‘Repubblica’ Libro II § 359c) con ciò che ne segue… Questo per dire e ribadire che il solo male che è possibile fare è quello che si fa a se stessi. (RE007) Accade nell’adolescenza che il giovane scopra, dopo una lenta preparazione inconscia o semiconscia, in verità confusamente ma fulmineamente, di essere portatore di scelta morale o, meglio, di Proairesi. Ciò che qui intendo sottolineare è che la scoperta della vera possibilità del suicidio coincide con la scoperta precedente. Anche se spesso il giovane scopre la possibilità del suicidio senza rendersi conto di avere scoperto in realtà la propria Proairesi. (RE008) "Cos'è per natura capace di intralciare la facoltà visiva? La Proairesi e l'aproairetico. Lo stesso vale per la facoltà uditiva, ed è allo stesso modo per la facoltà espressiva". Epitteto ‘Diatribe’ 2,23,19 supra. "Ma cos’è per natura capace di intralciare la Proairesi? Nulla di aproairetico bensì essa, quando sia pervertita, se stessa". Epitteto 'Diatribe' 2,23,19 infra. (RE009) "Così è se vuoi essere un filosofo quale si deve, uno perfetto, conseguente con i tuoi giudizi. Se no, in nulla differirai da noi detti Stoici; giacché anche noi altro diciamo e altro facciamo. Noi diciamo cose belle e facciamo cose brutte; tu invece sarai stato pervertito della perversione opposta, dal momento che hai brutti giudizi e fai cose belle". Epitteto 'Diatribe' 3,7,17-18 Ecco un complimento per gli Epicurei! Allo stesso modo, io soglio far notare che i Sofisti parlavano bene e razzolavano male, mentre Socrate parlava male e razzolava bene. (RE010) Il giovane, in quanto giovane di esperienza, tende ad associare alla figura dell’individuo più maturo al quale si affida -o viene affidato- allorché fa il suo primo ingresso nel mondo del lavoro, un’autorità che dal ‘mestiere’ si espande anche alle cose della ‘vita’. Grave errore. ‘Competenza tecnica’ non ha nulla a che fare con ‘saggezza di vita’. Non perché così non possa essere per ‘damnatio naturalis’ ma perché società del nostro tipo non hanno interesse all’unità delle due cose. Eppure è certo che il giovane di buona indole soltanto con intima e mesta rassegnazione accetterà pian piano la realtà dei fatti. (RE011) Quando noi ci adiriamo violentemente contro o spasimiamo perdutamente per qualcuno o qualcosa non mostriamo, con ciò stesso, di avere posto 'fuori di noi' il bene o il male? E dov’è, dice, la 'punizione' che sempre accompagna l’azione umana ingiusta? Ma è proprio lì, è esattamente nell’ira che ci scuote o nel folle amore che ci consuma, nell’essere noi fuori di noi! (RE012) Alessandro, un giovane di nobilissima natura, dopo avere letto Epitteto, mi ha confidato: "Grandiodelfirmamento, perché nessuno, ripeto nessuno, mi parlava così allorché, adolescente, io 'cercavo' con avidità e serietà immensa? Tutti, tutti mi parlavano invece di Cristo -che Dioloabbiaingloria- e di Marx con annessi nipotini –che riposinoinpaceecosìsia-. Passai anni dietro ricerche dalle quali non poteva sortire alcunché".(RE013) Nobiltà, allora, non è essere ricchi di denaro bensì avere ragione bastante a garantirci dalla superbia e dall’ostentazione se si è ricchi di denaro e dalla paura e dall’afflizione se si è poveri di denaro. E dunque che differenza c’è, secondo Proairesi, tra un 'ricco superbo' ed un 'povero pauroso'? (RE014) “ Giacché brutto non è non avere da mangiare, ma non avere ragione bastante a farci dominare paura ed afflizione”. Epitteto ‘Diatribe’ 3,24, 116Dunque, allo stesso modo, non è vergognoso e turpe avere di che mangiare, bensì il non avere ragionamenti bastanti a garantirci dalla superbia e dalla ostentazione per avere di che mangiare. -La 'superbia' è definibile come opinione esagerata di sé, delle proprie capacità e dei propri meriti, che esteriormente si manifesta con un’ostentazione d’altera superiorità e di disprezzo per gli altri- -L’ 'ostentazione' è definibile come l’atto di mostrarsi intenzionalmente con affettazione e sussiego all’attenzione altrui per vanteria, ambizione od altro-
(RE015) “Mostrami
invece di avere fatto qualche esame e prestato sollecitudine ai tuoi giudizi. E
poiché adesso navighi verso Roma per il fatto di essere Patrocinatore dei
cittadini di Cnosso, e non ti adegui a rimanere a casa avendo le onorificenze
che avevi, ma smani per qualcuna più grande e più notoria; ebbene, quando
navigasti così in nome di un esame dei tuoi giudizi e, se ne hai qualcuno
insipiente, per espellerlo?” Epitteto ‘Diatribe’ 3,9,6
(RE016) “Tu
suppellettili d'oro, ma di terracotta la ragione, i giudizi, gli assensi, gli
impulsi, i desideri”. Epitteto ‘Diatribe’ 3,9,18.
(RE017)
L’amicizia
non può mai costituirsi a spese dell’amor di sé, e nessuna amicizia può basarsi
sull’interesse comune dei due amici per la salvaguardia o per il possesso di un
‘bene’ esteriore (che bene non è ma è, per natura delle cose, un ‘indifferente’
o ‘udetero’). Infatti, tolto dal caso l’udetero, sparisce l’amicizia. (RE018) Beato è colui che può affermare con lealtà: "Mi riconosco finalmente in colui che sono stato fin dall'adolescenza, uno stoico antico". (RE019) Mara si è raccontata così: 'L’ambiente in cui sono nata ha cercato di fare di me –ed io stessa vi ho alacremente lavorato- dapprima una cristiana. Iddio sa con quanta sincerità mi sia sforzata di credere che ‘Gesù è il figlio di Dio’. Questa fase si è esaurita negli anni che vanno dal ’68 al ’72. Poi una marxista. Questa seconda fase si accavalla comunque alla precedente, giacché inizia tra il ’60 e il ’61 e si esaurisce tra l’85 ed il ’90. Volete sapere perché apprezzassi tanto, nei primi anni Sessanta, lo studio delle opere di Teilhard de Chardin? Oggi so perché e posso rispondere: ‘Perché era il più ‘materialista’ degli spiritualisti’. E perché trovassi così interessanti, negli anni ’68-‘70 gli scritti di Edoarda Masi? ‘Perché a me appariva come la più ‘stoica’ dei nostri marxisti’. (RE020) Lo stoicismo non può che essere un frutto per individui maturi.
(RE021)
Il
giovane di buone qualità, finché non si guadagna da vivere, sognerà di fare di
questo mondo un mondo di ‘buoni’. Quando si guadagna da vivere, si sposa, ha dei
figli, sognerà di fare di questo mondo un mondo di ‘giusti’. Quando la sua
nobile natura e le sorti della vita lo mettano in condizione di guardare con
sufficiente distacco ed obiettività a sé ed agli altri, non sognerà più alcunché
per gli altri -non per delusione o sfiducia ma perché non crederà più alla
possibilità che esista un ordine morale in cui qualcuno fa il bene od il male ed
un altro ne gode o scapita- e baderà unicamente ad essere e rimanere ‘libero’. (RE022) Libertà significa saper mutare non le cose (che o non mutano affatto o mutano per fenomeni complessi che noi non dominiamo) bensì il nostro animo (che invece può mutare). (RE023) Libero non è chi pretende di cambiare gli altri, ma chi li sa accettare così come sono: e da questa libertà scaturisce la contentezza. (RE024) Cesare ha creduto per lungo tempo che lo scopo proprio di quella che comunemente si chiama ‘politica’, fosse di dare agli esseri umani la felicità e che insomma la sua infelicità ‘individuale’ dipendesse dall’esistenza di una buona o cattiva società intorno a lui. Di qui la lotta e l’odio attivo verso i responsabili, ai suoi occhi, dell’organizzazione sociale; fossero essi il direttore del LIGB, Adriano Buzzati-Traverso o l’allora ministro democristiano degli Interni Franco Restivo; ecc…ecc... Questo era il significato da dare alla frase ‘La felicità è il Socialismo’, che egli rammentava di avere scritto in una lettera indirizzata a Grazia, intorno al ’74-’75. (RE025) La verità è questa: ‘La felicità è qui, solo che tu lo disponga’.
(RE026)
Esistono
degli ‘invarianti’ nel comportamento umano? Certamente. E il principale consiste
in ciò: ciascun individuo si comporta sempre nel modo che a lui pare procurargli
un vantaggio, una utilità, un bene. Questo è il motivo per cui il ‘relativismo’
radicale va applicato alla molteplicità di (chiamiamole così) ‘cose’ che possono
apparire all’individuo vantaggi o beni ma non al giudizio che lo spinge a
cercarle o sceglierle.
(RE027)
Quelli
che io chiamo ‘invarianti’ non sono altro che le ‘prolessi’ o ‘pre-concetti’ di
Epitteto (Capitolo 22 del Libro I° delle ‘Diatribe’) e degli Stoici. (RE028) L’uomo vive libero non quando vuole che accadano tali e tali cose quando e come ha deciso lui, bensì quando ha imparato ad aderire a ciò che accade secondo che accade. Non bisogna fraintendere questa affermazione e crederla una equiparazione di libertà a ‘passività’ o a ‘rinuncia’. L’individuo inizia il suo cammino di libertà allorquando distingue tra ciò che dipende esclusivamente da lui e ciò che non dipende esclusivamente da lui. Volere cose che non dipendono da noi è come voler vincere ogni volta che si gioca al Lotto. Ci rinuncio. Guadagnerò infatti, ad ogni mancata giocata, la posta non spesa. E mi accontento. Che senso avrebbe comportarsi altrimenti? La figura simbolica che meglio interpreta l’individuo ‘schiavo’ è quella del giocatore d’azzardo, frequentatore abituale di casinò e luoghi simili. Ma, perbacco, l’uomo libero ‘delibera’ –senza poter essere impedito da alcuno- che ogni accadimento che lo riguarda si verifichi in armonia con la natura delle cose. (RE029) L’atteggiamento servile di tante persone nei riguardi dei cosiddetti ‘potenti’ è una misura infallibile del valore che esse danno alla loro Proairesi. (RE030) Più una persona dà peso alle cose esterne, più si mostrerà servile nei confronti di chi queste cose esterne ed aproairetiche può dare o togliere. (RE031) “Chi di noi, giust'appunto, non può parlare a regola d'arte di beni e di mali? Dire che delle cose che sono alcune sono beni, altre mali, altre indifferenti; che beni sono le virtù e quanto partecipa delle virtù; mali, le cose opposte; indifferenti, la ricchezza di denaro, la salute del corpo, la reputazione?” Epitteto ‘Diatribe’ 2,9,15 (RE032) “Può l'aberrazione essere di uno ed il male di un altro? -No-” Epitteto ‘Diatribe’ 2,13,18
(RE033) “E
dunque? Non danneggerò chi mi danneggia? Innanzitutto vedi cos'è danno e
ricordati di quanto sentisti dire dai filosofi. Infatti se il bene è nella
Proairesi ed il male allo stesso modo nella Proairesi, scruta se quel che dici
non è qualcosa del genere: "E dunque? Siccome quello danneggiò se stesso
commettendo un'ingiustizia contro di me, io non danneggerò me stesso commettendo
un'ingiustizia contro di lui?" Perché dunque non ci rappresentiamo qualcosa di
siffatto ed invece laddove vi sarà qualche menomazione corporale o patrimoniale,
là danno; e laddove la menomazione riguarderà la Proairesi, nessun danno? A chi
è ingannato o commette ingiustizia non viene mal di testa o mal d'occhi o la
sciatica né perde il fondo. E noi null'altro vogliamo che questo. Se poi avremo
la Proairesi rispettosa di sé e degli altri e leale oppure sfacciata e sleale,
su questo non siamo neppur vicini a litigare eccetto che a scuola soltanto e
finché sono discorsetti. Perciò appunto facciamo profitto finché sono
discorsetti ed al di fuori di essi neppure il menomo”. Epitteto ‘Diatribe’
2,10,24-30
(RE034)
Cos'è
l'aberrazione? Chi ruba aberra perchè fa ad altri quel che non vuole sia fatto a
sé, ossia non fa ad altri quel che vuole per se stesso. Chiaro no? (RE035) “Questi giudizi li lascio ad altri. Io ho analizzato la faccenda da tutti i punti di vista. Nessuno ha potestà su di me”. Epitteto ‘Diatribe’ 4,7,16
(RE036) “Peraltro
che ti aspetti? Che uno si distorni da se stesso e dal proprio peculiare utile?
E l'appropriarsi di chi si è, come sarà ancora unico e medesimo fondamento per
tutti?” Epitteto ‘Diatribe’ 1,19,15
(RE037) “E
dunque? Qualora vi siano sotto giudizi d'altra specie sull'aproairetico come
bene e male, è del tutto necessario accudire i tiranni. E magari soltanto i
tiranni e non i loro camerieri! Come una persona diventa istantaneamente
addirittura saggia qualora Cesare la faccia capo del suo cesso! Come subito
diciamo: ‘Felicione mi ha parlato con tanta saggezza!’ Io disporrei che fosse
buttato fuori dal merdaio, affinché di nuovo lo reputassi stolto”. Epitteto
‘Diatribe’ 1,19,16-18
(RE038) “Giacché
dove saranno l'‘io’ ed ‘il mio’, là è necessario che propenda la creatura. Se
nella carne, che là sia il dominante; se nella Proairesi, che sia nella
Proairesi; se negli oggetti esterni, in questi”. Epitteto ‘Diatribe’ 2,22,19 (RE039) “A che cosa devo dunque fare attenzione? Innanzitutto a quei principi universali; quelli tenere a portata di mano; non dormire e non alzarsi, non bere e non mangiare, non conferire con persone sprovvisto di quelli: che nessuno è signore di una Proairesi altrui e che soltanto in questa stanno il bene ed il male. Dunque nessuno è signore né di procacciarmi il bene né di precingermi del male, ma io solo ho potestà su di me a questo riguardo”. Epitteto ‘Diatribe’ 4,12,7-8
(RE040)
Chi
è l’uomo stoico? E’ l’uomo che ha retti giudizi su ciò che dipende
esclusivamente da noi, su ciò che non dipende esclusivamente da noi, su ciò che
è fonte di bene e di male individuale –la Proairesi-, e su ciò che non lo è –le
cose esterne ed aproairetiche, gli indifferenti-. Di tutto ciò è rimasta
esplicita nella coscienza popolare questa unica immagine: stoico è chi sopporta
il dolore fisico. (RE041) Due individui discutono, poi litigano, poi si uccidono. Qual era la materia del contendere? Uno dei due poneva il suo bene nel possesso di una certa cosa esteriore che l’altro voleva sottrargli, ponendo anch’egli in essa il proprio bene. Capita di essere chiamati a schierarsi o con l’uno o con l’altro. Ma come posso io schierarmi, se entrambi pongono il bene là dove esso non è? Se entrambi non hanno retti giudizi sull’utile, sulla libertà, sulla verità? In che cosa si distinguono i due? (RE042) “Come posso ancora avere retti giudizi se non mi accontento di essere chi sono ma sono tutto terrorizzato per il sembrare?” Epitteto ‘Diatribe’ 4,6,24 (RE043) “E qual è la legge divina? Serbare il peculiare, non pretendere l'allotrio ma usare quanto è dato, non bramare quanto non è dato; sottraendosi qualcosa, restituirlo con scioltezza ed immantinente, riconoscenti per il tempo dell'uso, se vuoi non chiamare la balia e la mamma”. Epitteto 'Diatribe' 2,16,28 (RE044) “Drizza una volta il collo come allontanato dalla servitù; abbi l'audacia di levare lo sguardo a Zeus e dire: orbene, usami per quanto disporrai; cointelligo con te; sono tuo pari; nulla schivo di quanto reputi; dove disponi, conduci; del vestito che disponi, cingi. Disponi che io occupi cariche, sia un privato cittadino, rimanga, vada in esilio, sia povero di denaro, sia ricco di denaro? Per tutto questo io parlerò in tua difesa di fronte alle genti; mostrerò qual è la natura di ciascuna". Epitteto ‘Diatribe’ 2,16,41-43
(RE045)
Non
dite dunque mai più che l’uomo è costituito di una parte mortale (il corpo) ed
una immortale (l’anima); bensì che l’essere umano è costituito di una parte
mortale (l’animo) ed una immortale (il corpo nei suoi atomi).
(RE046)
Dove
sta l’uomo? L’uomo sta nei suoi giudizi, non nelle sue fantasie o nei suoi
sogni. (RE047) Cicerone traduttore di Platone. In 'Tusculanae disputationes' Libro I° § 97-99, Cicerone traduce pari pari dalla 'Apologia di Socrate' di Platone, dal capo 40C alla fine. (RE048) “Riconosci innanzitutto chi sei e così adornati. Sei un essere umano: cioè una creatura mortale atta ad usare le rappresentazioni logicamente. Cos'è il logicamente? Ammissibilmente con la natura delle cose e perfettamente. Cos'hai dunque di singolare? La creatura? No. Il mortale? No. L'usare le rappresentazioni? No. La logicità hai singolare: questa adorna ed abbellisci". Epitteto ‘Diatribe’ 3,1,25-26 (RE049) Chi è l’uomo? L’uomo è un animale mortale capace di usare le rappresentazioni in modo razionale. (RE050) “Io siffatto sono quale la porpora nella toga. Non sollecitarmi ad essere simile agli altri e non lagnarti della natura delle cose perché mi fece differente dagli altri". Epitteto ‘Diatribe’ 3,1,23 (RE051) “Perché non sei un pezzo di carne né peli, ma Proairesi: se avrai questa bella allora sarai bello”. Epitteto ‘Diatribe’ 3,1,40
(RE052)
Chi
siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Qual è lo scopo della vita? ecc. ecc.
(RE053) -Prudenza
è la virtù che consente di distinguere il bene dal male e fa operare secondo
retta ragione. (RE054) Non ci sarà mai pace là dove non c’è Diairesi. Non c’è pace senza Diairesi.
(RE055) “Tu
soltanto ricordati di quella diairesi grazie alla quale si definisce quanto è in
tuo esclusivo potere e quanto non lo è. Non pretendere mai alcunché di allotrio.
Tribuna e prigione sono, l'una e l'altra, un posto; la tribuna, elevato; la
prigione, miserabile. Ma la proairesi può essere custodita pari, se pari
disporrai di custodirla, nell'uno e nell'altro posto. Ed allora saremo emuli di
Socrate, qualora possiamo scrivere in prigione dei peani”. Epitteto ‘Diatribe’
2, 6,24-27 (RE056) Tutte le menti umane propriamente intese sono governate dalle stesse leggi, la principale delle quali è questa: approvare il vero, disapprovare il falso, sospendere il giudizio davanti al dubbio; desiderare il bene, avversare il male, non desiderare né avversare ciò che non è né bene né male. Questo è il solo concetto di ‘natura’ razionalmente sostenibile. Esso equivale al concetto di ‘campo’ in fisica. O ancora: è un invariante. (RE057) “Orsù, facciamo di serbare, su questo materiale, la mia Proairesi in accordo con la natura delle cose”. Epitteto ‘Diatribe’ 3,4, 9
(RE058) -Cosa
dispone la natura delle cose?- (RE059) -Dimmi:
gli uomini nascono o sono immortali e sempre gli stessi dai tempi più remoti?- (RE060) Niente male, come esempio di vita vissuta contro la natura delle cose, quella di Frédéric Moreau, il protagonista della 'Educazione sentimentale' di Flaubert. (RE061) Se gli esseri umani sono, e lo sono, nuvolette di materia destinate a tornare all’egualitarismo radicale della morte, non è questo tempo della vita il tempo delle differenze? Se non ora, quando? (RE062) -Che
gusto c’è a dominare sugli esseri umani?-
(RE063)
In
margine ad Epitteto ‘Diatribe’ Libro III°, Capitolo 7, intitolato “Al Correttore
delle città libere, che era epicureo”.
(RE064)
Ancora
in margine ad Epitteto ‘Diatribe’ Libro III, Capitolo 7.
(RE065) -Ma io
sono ricco di denaro- (RE066) Non si accetti mai di discutere ‘Se l’essere umano sia per natura buono o malvagio’, secondo l’impostazione illuministica. Rousseau ed altri affermano che l’essere umano è buono per natura, mentre i loro oppositori affermano il contrario. Così impostato, il confronto non può portare che all’insulto reciproco. Si imposti invece il discorso in quest’altro modo. Diremo che esiste una natura umana o ‘campo’, se troveremo qualcosa rispetto alla quale tutti i comportamenti degli umani di qualunque cultura sono invarianti, così come la velocità della luce nel vuoto è indipendente dalla velocità della sorgente luminosa e riflette la struttura del ‘campo’ elettromagnetico naturale. Orbene questo qualcosa esiste e dunque siamo autorizzati a parlare di ‘campo’ o natura umana. Questo qualcosa può essere formulato così: qualunque individuo di qualunque cultura intende ottenere ciò che desidera e non intende cadere in ciò che avversa. Chi intende infatti vivere provando dolore, provando paura, invidia, compassione? Nessuno. Chi aspira a vivere come ha deliberato, senza essere costretto né impedito né forzato? Tutti, integralmente tutti noi, a qualunque cultura antropologica apparteniamo. Dunque tutti gli individui aspirano per natura delle cose alla libertà, ossia è la natura umana a disporre che noi siamo ed agiamo da uomini liberi.
(RE067)
Non si imposti mai il discorso sulla libertà in modo astratto, così
come si vede fare nei cosiddetti dibattiti ‘politici’ o nei ‘talk-show’, laddove
uno dice: ‘Io mi batto per la libertà’ e l’altro replica: ‘No, tu non ti batti
per la libertà, sono io che mi batto per la vera libertà’; ‘No, la tua è falsa…’
ecc. ecc. Gli individui da nulla, gli sciocchi, i demagoghi e gli insipienti
fanno così. Chiediamoci invece: ‘Chi ha mai deliberato il proprio male?’
Nessuno! ‘Chi sempre delibera il proprio bene?’ Tutti!
(RE068)
Un certo individuo sa molte cose, è uno scienziato famoso, si chiama
addirittura Adriano Buzzati-Traverso. Ciò significa forse che questo individuo
sia esperto nell’arte del vivere bene? Guarda come vive e lo saprai! (RE069) Io soglio affermare che per essere infelici ci vuole uno strenuo impegno. E non è così? Certo che è così. Ci vuole costanza nel conservare errati giudizi a dispetto di tutti i buoni insegnamenti. E come può accadere ciò? Accade perché è spezzato in noi il collegamento tra felicità/infelicità ed atti di giudizio. Noi crediamo che la nostra infelicità sia causata dagli oggetti esterni e rechi l’impronta della loro stessa inevitabilità. Abbiamo perso il senso della verità seguente: non la morte mi fa infelice, bensì l’errato giudizio che la morte sia un male.
(RE070)
“E come siamo nati per farlo? Da uomini liberi, generosi, rispettosi
di sé e degli altri. Giacché quale altra creatura arrossisce, quale coglie la
rappresentazione di vergognoso? A questo subordina il piacere come ministro,
come servitore, affinché ci provochi dello slancio, affinché presieda alle
nostre opere secondo la natura delle cose”. Epitteto ‘Diatribe’ 3,7,27-28
(RE071)
Noi
non possiamo non ammettere di essere incondizionatamente, radicalmente liberi di
assentire e di dissentire, di desiderare e di avversare, di accettare e di
rifiutare. E siccome tutti gli esseri umani godono delle incondizionate libertà
sopraddette, tutti gli esseri umani, a qualunque cultura appartengano, sono
dotati di Proairesi. Per qualunque essere umano, bene è ottenere ciò che
desidera, male è incorrere in ciò che avversa. Le tre leggi del ‘campo’ umano
sono allora le seguenti:
(RE072)
‘A velle ad posse non valet consequentia’. (RE073) Nel primo ambito, nell’ambito di ciò che è Proairetico, possono esistere soltanto contraddizioni ma non opposizioni. Nel secondo ambito, nell’ambito di ciò che è aproairetico, possono esistere soltanto opposizioni ma non contraddizioni. (RE074) Se è vero, come è vero, che le passioni sono giudizi, allora non bisogna scandalizzarsi quando ribadisco che esistono i geni, i neuroni, le sinapsi, i neurotrasmettitori, gli ormoni, et cetera et cetera.
(RE075)
Come si prospetta dunque a noi la dottrina degli oggetti esterni ed
aproairetici? Nessuno degli oggetti esterni è un bene e neppure un male.
Smaniare per un oggetto esterno equivale a credere dipendente esclusivamente da
noi ciò che non lo è; equivale cioè ad usare la Controdiairesi con nostro sicuro
danno: infatti, non ottenendolo siamo afflitti; ottenendolo siamo portati a
credere che la Diairesi possa essere violata impunemente e così ci avviamo senza
saperlo a futuri disastri.
(RE076)
Nessuno
degli oggetti esterni è un bene e neppure un male. Tuttavia non è indifferente
l’uso che ne facciamo, in quanto questo uso dipende esclusivamente da noi. (RE077) Alla fine degli anni ’60, il problema veniva posto in questi termini: “La scienza è neutrale” contro “La scienza non è neutrale”. La maggior parte dei ricercatori del LIGB di Napoli sosteneva la tesi della neutralità della scienza, la maggior parte dei non-ricercatori sosteneva la tesi della non-neutralità della scienza. Io, Bruno d’Udine e Mario Pepe organizzammo sull’argomento un burrascoso seminario che fu condotto da Francesco Ciafaloni. Fu quello un dibattito nel quale nessuno si accorgeva che, sotto mentite spoglie, il problema vero da affrontare era il seguente: “La conoscenza scientifica in senso tecnico è un bene di per se stessa?” Oggi, e soltanto oggi, conosco la soluzione del problema.
(RE078)
Se nessuno degli oggetti esterni ed aproairetici è bene o male,
esiste per l’uomo il ‘Bene-in-sé’? Certamente esso esiste. ‘Bene-in-sé’ è per
l’uomo il retto uso delle rappresentazioni. Sono i retti giudizi della Proairesi
che gli permettono di spassarsela in armonia con la natura delle cose. Questo
significa possedere la scienza del vivere bene.
(RE079)
Il primo ‘campo’ è il campo di ciò che è Proairetico. In questo
valgono le tre leggi che ho citato, ed esse sono invarianti rispetto a qualunque
cultura umana.
(RE080)
Nel secondo ‘campo’, ossia nel campo delle cose che non dipendono
esclusivamente da noi, dove non vi sono che opposizioni tra giudizi di individui
diversi e dove il contrasto non è superabile ‘mentalmente’, cos’altro sarà a
decidere sul prevalere dell’uno o dell’altro giudizio se non il caso ed i
rapporti di forza bruta? Gli esseri umani, con i loro giudizi non-retti, sono
dunque ‘inimicizie viventi’.
(RE081)
Il
‘bambino’ come età dell’oro dell’essere umano? (RE082) Una possibile definizione della guerra è questa: guerra è la situazione in cui un gruppo di esseri umani pone istituzionalmente ed in modo esplicito la propria vita nelle mani di un altro gruppo di esseri umani. (RE083) La vita di per sé non è né un bene né un male, giacché non dipende esclusivamente da me. La mia vita è nelle mani di un passante pazzo, di un accidente qualunque. Gli esseri umani si danno garanzie reciproche di non aggressione e provvedono mediante istituzioni opportune alla giustizia scambievole. Ma ciò non cambia la natura delle cose. La mia vita può dipendere anche da eventi naturali quali la pioggia, il raccolto, il cibo, ecc… nessuno dei quali è comunque, di per sé, bene o male.
(RE084)
Soltanto ciò che dipende esclusivamente da me può essere bene o male
per me. Soltanto per atti di pensiero dei quali ho la responsabilità esclusiva
posso parlare di male e di bene. Lì sta la mia libertà, in una Proairesi che è,
per natura delle cose, inasservibile e insubordinabile. (RE085) Sembra quasi che chi critica il mio modo di pensare lo faccia perché ne trae la conclusione che il perfetto stoico non agirebbe più, non farebbe più nulla. Ma questo timore è infondato. Cesseranno forse di agire, secondo la loro specificità, tutte le cause naturali ed umane che hanno agito fino ad allora? Certamente no! E’ come se temessimo che il tempo atmosferico non cambi più perché abbiamo imparato a fare delle perfette previsioni a due o tre giorni! Non ci sarebbero più tifoni, uragani, tempeste ed alluvioni?
(RE086)
Mi
si chiede: -Qual è dunque il tuo fine, l’oggetto dei tuoi propositi?- (RE087) Amici miei, la ‘solidarietà’ di cui tanto cianciate e dietro la quale vi nascondete nella speranza di perpetuare i vostri loschi traffici, si dovrebbe in verità chiamare assai più propriamente ‘retorica del piagnisteo’.
(RE088)
La libertà non è una condizione sociale ma uno stato del nostro
animo e consiste precisamente nel non essere nell’errore, nel rispettare la
natura delle cose.
(RE089)
Proposta di sceneggiatura. (RE090) Noi studiamo per vivere nobilmente, noi lavoriamo per vivere nobilmente, noi amiamo per vivere nobilmente. Noi non viviamo né per studiare, né per lavorare, né per amare.
(RE091) ‘Intellettualismo socratico’ ossia ‘Retti giudizi’ contro il
‘Volontarismo cristiano’, contro ‘La buona volontà’. Socrate ed Epitteto contro
Agostino e Duns Scoto. (RE092) Insomma io penso e sento come uno stoico antico. Che ci faccio io, in mezzo a questa società che pensa e sente tanto altramente? (RE093) La libertà dell’uomo coincide con i suoi retti giudizi, ‘è’ i suoi retti giudizi sulla natura delle cose e la sua invarianza. (RE094) Essere uomini liberi significa avere retti giudizi sulla natura delle cose. (RE095) La Diairesi è il supergiudizio che dichiara: ‘Delle cose che sono, alcune sono in nostro esclusivo potere, altre non sono in nostro esclusivo potere’.
(RE096)
La conoscenza del bene comporta la necessaria disposizione di esso.
Il che significa che non si può conoscere il bene senza disporlo. Dunque la
libertà non consiste affatto nella possibilità di scegliere tra il bene ed il
male. E dalla ignoranza di ciò nasce il falso problema del libero/servo
arbitrio. Giacché qualunque individuo fa sempre e soltanto ciò che gli appare
come bene.
(RE097) -Non dunque la vita è un bene, ma il vivere nobilmente- (RE098) La virtù è conoscenza di ciò che è importante e di ciò che non lo è, così come l’ ’andrèia’ è la scienza di ciò che è temibile e di ciò che non lo è (Platone, Protagora 360D). Dunque virtù è possesso del giudizio Diairetico, ossia retto uso della Proairesi, uso conforme a quello che ne fa il sapiente.
(RE099)
Tutti siamo individui ‘proairetici’ (o ‘proairesizzati’, o ‘dotati
di Proairesi’) epperò possiamo usare la Proairesi rettamente o non-rettamente.
(RE100)
Chi afferma di avere retti giudizi e poi dedica la sua vita al ‘lavoro’,
alla ‘famiglia’, alla ‘patria’, a ‘Dio’ non è credibile. Quale lavoro? Quale
famiglia? Quale patria? Quale Dio?
(RE101)
L’individuo che vive di errati giudizi accusa sempre gli altri e le
forze esterne della propria infelicità. Colui che ha iniziato a rettificare i
propri giudizi accusa della sua infelicità principalmente se stesso. L’uomo che
vive di retti giudizi ha cessato di essere infelice. (RE102) Non sono le cose o gli altri esseri umani ad avere potere su di noi. E’ il giudizio che noi abbiamo sulle cose e sugli altri individui a dare od a togliere loro potere su di noi. (RE103) Cos’è la Diairesi? La Diairesi è il supergiudizio che sa separare ciò che è in mio esclusivo potere da ciò che non lo è. (RE104) Cos’è la Proairesi? La Proairesi è la facoltà logica degli esseri umani in quanto facoltà che può atteggiarsi Diaireticamente oppure Controdiaireticamente. (RE105) Dove sta la saldissima base delle guerre e delle religioni? Nei giudizi non-retti di grandi masse di esseri umani.
(RE106)
Olimpia. Dinanzi all’Apollo che è nel Museo. (RE107) “Orsù dunque, veniamo ai punti ammessi. Libero è l'uomo non soggetto ad impedimenti, cui le faccende sono a portata di mano come decide. Invece, chi è possibile impedire o costringere od intralciare o sbattere in qualcosa suo malgrado, è servo. Chi non è soggetto ad impedimenti? Chi non prende di mira nulla di allotrio. Cos'è allotrio? Ciò che non è in nostro esclusivo potere avere o non avere od avere con certe qualità od in un certo stato. Pertanto allotrio è il corpo, allotrie sono le parti del corpo, allotrio è il patrimonio. Se dunque ti struggerai per qualcuna di queste cose come tua peculiare, pagherai il fio che merita chi prende di mira l'allotrio. Questa strada conduce alla libertà, questa sola è scampo dalla servitù: poter dire una volta con l'animo intero *Conducimi, o Zeus, e proprio tu o Fato, là dove sono stato da voi una volta ordinato*”. Epitteto ‘Diatribe’ 4, 1,128-131 (RE108) “-‘Ma mi sono ritirato dal tale e lui se ne duole’- E perché ritenne peculiare l'allotrio? Perché quando si rallegrava scorgendoti, non calcolava che sei mortale, che puoi metterti in viaggio? Perciò appunto paga il fio della sua propria stupidità. E tu in cambio di che cosa lo fai? Perché ti singhiozzi addosso? O neppure tu studiasti queste faccende, ma come quelle femminette che non valgono nulla, stavi con tutto ciò di cui ti rallegravi come se avessi potuto starci per sempre: i posti, le persone, i trastulli? Ed ora ti siedi a singhiozzare perché non scorgi le medesime persone e non ti trastulli nei medesimi luoghi ? Giacché questo meriti, di essere più meschino dei corvi e delle cornacchie che han potestà di spiccare il volo dove vogliono, edificare i nidi altrove, trapassare pelaghi senza gemere né bramare i primi. -Sì, ma lo sperimentano perché sono sprovvisti di ragione.- Dunque dagli dei ci è stata data una ragione di sfortuna ed infelicità, affinché siamo dei meschini e piangiamo di continuo? O vuoi che tutti siano immortali, che nessuno si metta in viaggio ma che rimaniamo inradicati come vegetali? Se poi qualcuno degli intimi si metterà in viaggio, che sediamo a singhiozzare e, se verrà di nuovo, che balliamo ed applaudiamo come i bimbi?”. Epitteto 'Diatribe' 3,24, 4-8
(RE109) ‘Se l’animo è arrivato a disprezzare i beni della fortuna…’ (Da
Seneca ‘De Beneficiis’ LibroVII° Capitolo 1,§ 7. Citato in M. Pohlenz ‘Stoa’
Vol. II° pag. 98).
(RE110)
Si tratta di una partita a carte. Ci sono delle regole. Come posso
sapere quali carte avrò? Non di questo devo preoccuparmi, non di barare; bensì
di servirmi con abilità delle carte che mi sono capitate. E’ un gioco che
prevede un vincente ed un perdente. (RE111) Nei giochi come il gioco del calcio, ‘proairetikòn’ è la decisione di calciare o non calciare la palla. ‘Aproàireton’ è che la palla entri in rete oppure no. Sarò dunque cauto nella decisione di calciare o non calciare in porta la palla, in quanto ciò dipende da me. Sarò invece coraggioso riguardo al risultato della partita, in quanto questo non dipende soltanto da me. (RE112) Il caso del fumatore che 'vuole' smettere di fumare ma non smette (ad esempio il signor Zeno Cosini) è un modello di comportamento che valida pienamente l’intellettualismo socratico.
(RE113)
Ancora e sempre a proposito della sostituzione dell’intellettualismo
Socratico-stoico con il volontarismo Agostiniano-scotiano, ossia della
sostituzione dei ‘retti giudizi’ con la ‘buona volontà’; e del fatto che non si
dice più ‘Pace è in terra agli uomini di retti giudizi’ bensì ‘Pace sia in terra
agli uomini di buona volontà’. (RE114) Un’altra prova della validità dell’intellettualismo socratico ci viene fornita dai suicidi. Nessuno concederà, infatti, che sia un ‘istinto naturale’ quello che spinge un individuo ad uccidersi. Cos’è, allora, a spingerlo? Solo e sempre un giudizio, un atto razionale che indica la propria morte come un bene. Il suicida oltrepassa lo stereotipo che la vita sia un bene e la morte sia un male. E nelle condizioni concrete del suo stato sceglie ciò che per lui è il meglio in quel momento. Ci sono tantissimi tipi diversi di suicidi e non ci è dato di generalizzarne i moventi. Possiamo però affermare con certezza che identico è lo scopo del suicida e del non suicida: fare ciò che gli appare bene. (RE115) Le ingiurie, il turpiloquio contro l’avversario presuppongono il giudizio di poter fare del male a qualcuno, ossia la realtà di quel ‘prolungamento’ fuori di noi, sulle e nelle cose. E mostra anche che si nutre questo giudizio: ‘Io posso subire danno dalle ingiurie di un altro’. (RE116) Esseri umani imbecilli! Voi fate differenza tra aggredito ed aggressore e non vi accorgete che coloro di cui parlate giudicano entrambi il bene ed il male essere cose esterne ed aproairetiche. Esseri umani imbelli! Siete ciechi e poi chiamate me a schierarmi dalla parte dell’aggredito o dell’aggressore, quando nessuno dei due sa che bene e male stanno soltanto nella Proairesi! Esseri umani vili! Per chi sa e vive che solo bene è la virtù, male soltanto il vizio e che tutto il resto è indifferente, come può esservi ancora luogo a violenza, sopraffazione, guerra? Che cosa ho io a che fare con voi? (RE117) Dicevano gli antichi: ‘Fai del bene ai tuoi amici e fai del male ai tuoi nemici’. Dice il Vangelo di Gesù: ‘Amate i vostri nemici’. Dopo i primi e prima del secondo, dice lo Stoico: ‘Tu non hai nemici’.
(RE118)
Il
sostantivo ‘hybris’ venne a significare, nella lingua greca, un assalto
immotivato, non provocato, contro una persona fisica od il suo status sociale,
con l’intenzione certa di causarne la pubblica umiliazione. (RE119) Le retrovie del pensiero? Ribadisco che al mondo non esistono né male né bene al di fuori della Proairesi. Essi sono infatti un modo di atteggiarsi della nostra Proairesi e sono dunque suoi giudizi. Altro che Inferno e Paradiso! Altro che Iperuranio! (RE120) Noi possiamo ‘conoscere’ semplicemente perché vi è congruità tra geni ad hoc nel DNA umano e ambiente esterno. Insomma la conoscenza razionale non è una scintilla che provenga da un altro mondo. La Materia eterna, increata, dotata di movimento, unica sostanza ed unica causa delle cose, origina e trae da se stessa tutto ciò. E quando essa avrà, caso mai, raggiunto livelli di complessità ancora superiori (chi afferma che l’uomo debba rappresentare il termine del processo?) trarrà da se stessa facoltà che neppure possiamo immaginare.
(RE121)
Una delle prove della esistenza di Dio viene addotta a
partire dalla ‘constatazione’ dell’ordine dell’universo. Si dice: ‘Come è
possibile che tutto ciò accada a caso, quando una casa bene ordinata non si
regge neppure per un poco senza la presenza del suo padrone? ecc…ecc…’ Anche
Epitteto condivide ed impiega spesso questo tipo di argomento.
(RE122)
Desiderare ‘secondo natura’ ed avversare ‘secondo natura’
significa desiderare secondo la natura di ciò che viene giudicato come un bene,
ossia desiderare od avversare soltanto dopo avere accertato se la natura di ciò
che ci appare come bene o male è tale da rientrare nell’ambito delle cose che
dipendono da noi oppure non dipendono da noi. Per dirla in modo ancora più
corretto: significa desiderare ed avversare ‘secondo la natura delle cose’. (RE123) Che ne rimane allora, tanto per dire, della comunissima filosofia della lamentela e del piagnisteo? Chi si lamenta, manifesta con ciò stesso di non saper desiderare secondo la natura delle cose e quindi di desiderare contro la natura delle cose. E dove starà l’infelicità? Non certo nell’’oggetto’ del desiderio.
(RE124)
Dice la Controdiairesi: ‘Tutto è in mio potere’ oppure ‘Niente è in
mio potere’. (RE125) Possiamo anche tranquillamente ammettere che la Materia sia una certa disposizione, un ‘pòs éxon’ dell’energia. (RE126) Non confondete spirito con energia. Per ‘spirito’ è preferibile intendere unicamente quella qualità della Materia che affiora negli esseri viventi. (RE127) Vincere una cattiva abitudine di pensiero è impresa molto più grande dell’impresa di vincere una guerra mondiale. E’ molto più difficile vincere una cattiva abitudine di pensiero che vincere una guerra mondiale. (RE128) All’Università tu imparerai come si scrive la parola ‘Dione’. Altra cosa è sapere quando la si deve scrivere. Questo, nessuna Università te lo potrà mai insegnare. Saper scrivere ‘Dione’ equivale a possedere la Pseudocultura; sapere quando scriverlo equivale a possedere la Cultura. (RE129) Psicolutore, psicoluzione, psicheleutero. (RE130) ‘Rubate, rubate, ma la felicità non la trovate!’
(RE131)
Il capo 4 del
Paragrafo 18 del ‘Dipinto su tavola di Cebete’ recita così:
(RE132) …Ed egli liberava gli
animi. Egli era diventato un liberatore di animi. Animi liberati. (RE133) Cos’altro è Cultura se non il saldo possesso della Diairesi? Infatti la scienza vera di come poter non patire alcun male nella vita è proprio la Diairesi.
(RE134)
Definiscimi un asino.
‘L’asino è un animale mortale capace di usare le rappresentazioni’.
(RE135)
Tutti gli esseri umani
hanno la comprensione dell’uso delle rappresentazioni, ossia sono Proairetici.
Ma la Proairesi può atteggiarsi Diaireticamente o Controdiaireticamente. Il
bambino ha scarsa comprensione dell’uso delle rappresentazioni, e parte da una
situazione di uso prevalente della Controdiairesi. (RE136) La traccia certa che l’essere umano si è schiacciato sull’animale è la sua ‘infelicità’. Quando una persona è permanentemente scontenta di sé ed è infelice, ebbene egli non usa la Diairesi e non si comporta razionalmente. (RE137) Chi è filosofo? Come afferma Epitteto in ‘Diatribe’ Libro 4, Capitolo 8,§ 6: ‘Filosofo è ‘o anamàrtetos’, colui che è libero dall’errore’.
(RE138)
In margine ad Epitteto
‘Diatribe’ Libro 4, Capitolo 1,§ 153.
(RE139)
Proposte di
sceneggiatura: ‘L’uomo che ride’.
(RE140)
Voi dunque vedete
quanto sia semplice la soluzione. Il motto proprio del greco classico era
‘Beneficare gli amici e nuocere ai nemici’. (RE141) La moderna ricerca scientifica non è la scienza di Socrate, non è la scienza del vivere bene, non è quello che cercavo. Facciano altri scelte diverse: auguro loro tutta la fortuna possibile. Quanto a me, non ho dubbi: io sto con Socrate.
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