192 UNITED STATES of STOICISM

 

'Il cosmo è un'unica sostanza e un'unica polis'

USS 001  "Victor Novoa Zaldivar"   Chile

-Che sorpresa vederti qui a Santiago, Victor!-
-Violeta, e che piacere per me! Se hai un po’ di tempo libero, capiti proprio al momento giusto-
-Per cosa?-
-Hai voglia di accompagnarmi? Sto andando in Avenida Andrés Bello per vedere un edificio del quale ho avuto notizie dalla mia amica Elisa Gutierrez-
-Cosa c’è di speciale in quell’edificio?-
-Lo speciale sta in coloro che vi abitano. Allora, cosa decidi?-
-Mi hai incuriosito, Victor. Vengo con te-
-Ed eccoci arrivati, Violeta. Dunque, l’edificio che abbiamo davanti a noi è abitato da molte persone, alcune delle quali si sono date delle regole davvero interessanti-
-Quali sono queste regole?-
-Esse ritengono, ad esempio, di avere la responsabilità esclusiva del proprio bene e del proprio male. Infatti, sono convinte che sia impossibile immaginare un ordine morale in cui una persona faccia il male o il bene ed un’altra ne abbia a soffrire o a godere. Secondo loro, bene e male dipendono esclusivamente dalla Proairesi, sono entità proairetiche-
-Che meraviglia!-
-Pertanto esse ritengono che chi, essendo capace di usare correttamente la diairesi, ha una Proairesi atteggiata secondo la natura delle cose, è virtuoso, vive nel bene, gode di felicità e libertà e non ha bisogno d’altro se sa mantenersi in tale stato. Chi invece ha una Proairesi atteggiata contro la natura delle cose, essendo incapace di usare la diairesi, è vizioso, vive nel male e soffre di infelicità e schiavitù se si mantiene in tale stato-
-Sono poche queste persone?-
-In questo edificio, purtroppo sì; Violeta. La grande maggioranza degli abitanti della casa appartiene invece alla categoria di coloro che vivono nel male. Essi, infatti, sono convintissimi che il nostro bene e il nostro male siano entità aproairetiche e consistano nel possesso di oggetti materiali e in qualcosa che altri possono fare per noi o contro di noi. La loro vita è un indefesso affannarsi per conseguire o per evitare cose ed eventi che non sono in loro potere, ma dipendono da altri o dalla pura e semplice fortuna-
-Victor, aspettiamo di vedere entrare o uscire qualcuno e proviamo a cercare di riconoscere a quale categoria di persone appartengono-
-Non è una cattiva idea. Spesso bastano gesti minimi per capirlo-

 

USS 002  "Amadou Ouedraogo"   Burkina Faso

Il traffico in Piazza delle Nazioni Unite, nel centro di Ouagadougou, è vivace e confuso come al solito. Amadou Ouedraogo, seduto su una panchina, lo osserva e riflette sui giudizi che spingono lui a rimanere seduto e ad osservare, e gli altri a muoversi in tante direzioni diverse. Le sue riflessioni sono interrotte dall’arrivo del suo amico Blaise Kaboré, che lo saluta e si siede accanto a lui.
-Amadou, chissà com’era il traffico in questa città qualche secolo fa. Oggi nessuno usa più il petrolio per produrre energia e non riesco neppure a immaginare come doveva essere inquinata l’aria a quei tempi-
-Sì, Blaise; siamo fortunati a questo riguardo. Ma ancora di più lo siamo perché l’uso della Diairesi è diventato ormai un uso di massa-
-Hai ragione, Amadou. Qualche secolo fa nessuno credeva la cosa possibile-
-Invece è avvenuta. Basta guardare come vivono gli uomini che abbiamo attorno-
-Cos'è cambiato, rispetto a secoli fa, nell’ambito dei loro assensi e dei loro dissensi, ossia del loro dire di sì oppure di no alle rappresentazioni che la nostra mente si forma degli avvenimenti di ogni giorno?-
-Oggi sono proprio pochi coloro i quali, quando vedono abbondanza di denaro o anche soltanto la immaginano, rimangono a bocca aperta e muggiscono un ‘sììììììì’ che sale loro in bocca dalle più intime viscere. Sono ormai delle rarità anche coloro che, vedendo una ragazza avvenente subito ammiccano: ‘Beato chi ci va a letto!’. E meno ancora sono coloro che, quando sentono parlare di onori e di cariche, si dichiarano in cuor loro senz’altro disposti a qualunque bassezza pur di raggiungere quel traguardo-
-Oggi denaro, sesso, onori non hanno più il valore che avevano una volta-
-È vero, però, che c’è ancora qualcuno che, quando vede un altro piangere, subito si lascia andare a frasi del genere: ‘Poverino, come deve essere infelice!’-
-Oppure, quando incontra un parlamentare, invece di tenersene a giusta distanza, borbotta: ‘Beato lui!’-
-E se gli si fa incontro qualcuno povero di denaro, lo compiange e piagnucola: ‘Meschino, non hai di che mangiare!’. Tutti costoro sono gli eredi di quella che un tempo era l’immensa schiera di coloro che, non applicando la Diairesi, dicevano di sì al giudizio che i nostri beni e i nostri mali sono entità aproairetiche. Oggi invece quasi tutti noi, prima di dire di sì o di no ad una rappresentazione, la analizziamo come si deve, usando la Diairesi-
-Anche gli scettici più incalliti hanno dovuto ammettere che questa pratica quotidiana di massa ha fatto miracoli-
-Poco fa è passato qui un signore che, proprio davanti a me, ha incontrato un industriale noto per la sua ricchezza di denaro. Egli si è certamente chiesto se il denaro sia una entità proairetica o aproairetica e deve essersi giustamente risposto che è aproairetica. Ne avrà certo concluso che il denaro non è né un bene né un male, perché l’ho visto salutare quella persona senza servilismo e senza disprezzo. Un altro, sempre qui davanti ai miei occhi, si è imbattuto in un conoscente che piangeva per la morte di un figlio. La morte è un’entità proairetica o aproairetica? La Diairesi deve avere risposto senza incertezza: ‘aproairetica’. Egli ne ha tratto la conseguenza che la morte non è né bene né male; mentre il giudizio che la morte sia un bene o un male, ecco questo è male. Ha così potuto esprimere al suo conoscente parole di conforto e di amicizia che purtroppo sono state rifiutate con rabbia. Una terza persona, una signora, ha appena incontrato uno scienziato pieno di supponenza e di boria perché gli era stato conferito il premio Nobel. Cos’è il premio Nobel? Qualcosa di proairetico o di aproairetico? Certamente aproairetico. E guardandola attentamente ho capito che rideva di cuore, dentro di sé, per l’insipienza di chi, giudicandosi uno scienziato famoso, mostrava a sproposito una fierezza tanto sdegnosa ed arrogante-

 

USS 003  "Mireille Dunant"   Switzerland

A Ginevra, il Rodano scorre maestoso sotto il Ponte del Mont Blanc. È piena estate. Mireille Dunant si è appena tuffata nel lago ai Bagni di Paquis e, dopo avere nuotato, è tornata a sedersi accanto alla sua amica Corinne.
-Mireille, mi chiedo quali siano oggi i principali desideri e le principali avversioni delle gente-
-Mi è stato raccontato che qualche mese fa alcuni miei lontani parenti sono andati in vacanza a Johannesburg, in Sud Africa; e là sono rimasti bloccati qualche giorno a causa di un improvviso sciopero degli aerei. Il forzato cambiamento di programmi e l’impossibilità del ritorno a Berna alla data prevista, li ha posti in una condizione di tale angoscia e prostrazione che ora hanno giurato di non mettere mai più il naso fuori di casa. Ecco, Corinne, persone come loro sono ormai delle vere rarità, giacché oggi quasi più nessuno si lascia prendere dal panico per eventi che non dipendono da lui-
-Come le lotterie e i concorsi a pronostico?-
-Esattamente. I botteghini del Lotto sono un vago ricordo del passato remoto e soltanto più in qualche sperduto cantuccio di questo paese si gioca ancora d’azzardo. Il fatto è che la vincita di un po’ di denaro non è più vista da nessuno come qualcosa che possa cambiare in meglio, dall’oggi al domani, la vita-
-La vita terrena o la vita eterna?-
-Né l’una né l’altra. Che dire di coloro che desiderano la vita eterna, l’immortalità personale? Oggi è ormai quasi impossibile trovare qualcuno che si ricordi di cosa fossero il Cristianesimo, l’Islam o l’Ebraismo-
-Qualcuno però c’è ancora?-
-Credo in Sud America. Egli rimane convinto di avere diritto alla vita eterna per promessa divina e, seppure con qualche dubbio in cuor suo, in certe occasioni frequenta dei riti che promettono di garantirgliela-
-Sai dirmi qualcosa di quali fossero le principali avversioni di quei nostri lontani antenati?-
-La stragrande maggioranza di loro era piena di acciacchi, veri ma più spesso immaginari. Essi avversavano dunque la malattia e la ritenevano senz’altro un male. Una delle loro espressioni preferite e più comuni era: ‘Basta la salute! Quando c’è la salute c’è tutto!’. Insieme alla malattia essi avversavano vivamente la solitudine e si lamentavano in continuazione del fatto che nessuno si interessasse di loro, dell’abbandono in cui dicevano di essere lasciati, di essere trascurati o di non essere abbastanza accuditi. Una cosa per la quale provavano poi particolare ribrezzo era la povertà di denaro. Per evitarla avrebbero fatto, e spesso facevano davvero, qualunque cosa; anche a scapito della parentela, della lealtà e della dignità personale-
-Quest’ultima avversione era caratteristica soltanto di chi era di condizione modesta?-
-No, soprattutto di chi viveva nell’agiatezza-
-La grande maggioranza di noi, invece, oggi la pensa diversamente-
-Sì, Corinne. Per esempio oggi i furti sono rarissimi, ma io conosco una persona che è stata recentemente derubata. Posso assicurarti che, guardando le pareti vuote e ripensando ai mobili che erano stati rubati, egli ha riflettuto sulla giustezza della legge universale che afferma: ‘Il migliore prevalga sempre sul peggiore’-
-È vero, Mireille: un corpo è più potente di un altro corpo; i più dell’uno; il ladro del non ladro-
-E ne ha concluso che il ladro era stato migliore di lui nel tenere d’occhio l’appartamento. Ma anche il ladro aveva pagato un prezzo per quei mobili. In cambio di quei mobili era diventato una persona sleale e belluina. E questo egli aveva reputato vantaggioso per lui!-
-Oggi più nessuno pagherebbe questo terribile prezzo-
-Un altro, per strada, due sere fa, è stato oggetto di ripetuti insulti e di sputi da parte una persona che, del tutto a torto e senza fondamento alcuno, si era sentita offesa da lui. Ebbene egli si è ricordato delle parole indimenticabili con le quali Epitteto bolla a fuoco l’insipienza di rispondere all’offesa con l’offesa e, grazie ad esse, ha saputo mantenersi calmo mentre l’altro dava in escandescenze-
-Triste retaggio di millenni di odio e di massacri, e luminoso esempio del modo in cui oggi quasi tutti noi reagiamo alle offese-
-Anche le manifestazioni sportive oggi non sono più occasione di passioni rissose. Tutti ormai hanno capito che è insensato parteggiare, per partito preso, per una squadra o per un’altra; e badano invece al gioco e all’abilità dei contendenti in esso. Non parteggiando, si può riconoscere ed apprezzare la bravura del vincitore, chiunque sia, senza dileggiare chi perde. C’è una frase di Epitteto che oggi è ripetuta frequentemente e che dice: ‘Apékou kai anékou’-
-La frase è in greco e la conosco bene, Mireille-
-Può essere tradotta così: ‘Astieniti e sopporta’-
-Astieniti da cosa?-
-Ovviamente dall’intemperanza-
-Sopporta che cosa?-
-Ovviamente l’intolleranza altrui-

 

USS 004  "Alvarado Rosales"   Guatemala

Alvarado Rosales e Alba Valladares vivono a Guatemala City, e oggi il caso li ha fatti incontrare in Avenida de la Reforma.
-Alvarado, tutti gli esseri umani respirano, si nutrono, evacuano, dormono, camminano; e sarebbe impossibile trovare, al riguardo, differenza alcuna tra di noi. Tutti proviamo lo stimolo della fame, della sete, del sonno, del sesso-
-È vero, Alba. Però è anche vero che il necessario soddisfacimento degli impulsi e delle repulsioni naturali di tutti noi è condizionato dal giudizio che bene e male consistano in oggetti esterni ed aproairetici oppure che bene e male siano entità puramente proairetiche-
-C’è stato un periodo della storia umana in cui qualcuno ha creduto che bene e male fossero fuori di loro, negli oggetti esterni e aproairetici?-
-Non brevi periodi, Alba. Ci sono stati millenni interi nei quali gli esseri umani hanno pensato così-
-Poveri infelici! Che brutta vita devono avere fatto!-
-Quando si guardavano allo specchio, per esempio, tantissimi affermavano di scorgere sulla loro pelle mille imperfezioni che li giustificavano nel consumo massiccio di prodotti che definivano ‘estetici’ e nel ricorso alla chirurgia plastica. Vivevano nella paura di non avere cibo a sufficienza, col risultato che moltissimi di loro erano affetti da bulimia. Abbiamo testimonianze di una cosa ancora più ridicola-
-Quale?-
-Essi ritenevano il sesso un bene, anzi il solo e supremo bene; e lo ricercavano in ogni momento e sotto qualunque forma, valutandosi tanto più fortunati e realizzati quanti più trofei potevano vantare al riguardo-
-Oggi quasi tutti siamo guidati dal giudizio che cibo e sesso non sono né bene né male, e dunque abbiamo imparato a soddisfare impulsi e repulsioni naturali in modo posato, con razionalità, senza trascuratezza-
-Anche nel comportamento verso l’ambiente ci sono grandi differenze tra adesso e allora-
-Sai essere più preciso, Alvarado?-
-La maggioranza, allora, si distingueva per la sua trascuratezza più totale al riguardo. Cartacce, lattine, bottigliette, residui di cibo, qualunque cosa capitasse loro in mano poteva tranquillamente essere abbandonata dove capitava. Respiravano a pieni polmoni i gas nocivi che inquinavano le loro città e convivevano senza alcuna apparente preoccupazione con acque e terre contaminate-
-E si è visto in quali disastri sono incorsi!-
-Salvo poi ad esigere una pulizia quasi maniacale dell’abitazione in cui vivevano ed a provare indicibile repulsione anche per il minimo granello di polvere-
-Alvarado, tutti siamo stati concepiti, partoriti, allevati. Tutti siamo figli o padri e madri, fratelli, sorelle, nonni e così via. Raggiunta la maggiore età, tutti abbiamo diritti politici e facciamo parte della società civile. Anche qui c’erano differenze?-
-La società civile nella quale sono nato è qualcosa in mio esclusivo potere? Sembrerà incredibile, ma la maggioranza delle persone di quei lontani millenni riteneva di sì e si affannava per costruire quella che essi erano convinti fosse la società ‘giusta’. Il risultato è stato che per guerre di religione, conflitti sociali, conflitti tra nazioni, olocausti nucleari, si sono trucidati tra di loro a miliardi-
-Davvero credevano che potesse esistere una simile società ‘giusta’?-
-Essi pensavano che bene e male, giustizia e ingiustizia, libertà e schiavitù fossero cose esterne ed aproairetiche e potessero essere incarnate da organizzazioni istituzionali. Invece oggi sappiamo con certezza che bene e male, giustizia e ingiustizia, libertà e schiavitù sono giudizi e non istituzioni, e che soltanto l’uomo singolo può essere ‘giusto’ o ‘ingiusto’, ‘libero’ o ‘schiavo’ a seconda che la sua Proairesi sia atteggiata rettamente oppure non rettamente-
-L’origine delle carneficine di quel tempo stava proprio qui, nell’errato giudizio che faceva loro porre il bene ed il male fuori di sé. Per questo non potevano che formare una massa di persone nemiche le une delle altre, pronte alla guerra, a litigare per una eredità ed a scannarsi per un tradimento-
-Proprio così, Alba. Oggi invece la stragrande maggioranza di noi pone correttamente il bene e il male nella Proairesi, e dunque siamo attrezzati per vivere e per far sentire chiara e forte la nostra voce in qualunque contesto. La società è un gioco con delle regole che vanno rispettate, e soltanto oggi siamo attrezzati per rispettarle, poiché non abbiamo più paura che possa venircene qualche male-
-Fino a quando, Alvarado?-
-Fino a quando la ragione deciderà che il gioco è ben giocato. Quando il gioco non sarà più ben giocato, lasceremo il gioco augurandoci a vicenda buona fortuna. Ma non lo lasceremo mai irragionevolmente, per mollezza o per un pretesto casuale-
Prima di lasciarla Alvarado ha regalato ad Alba un bastone da passeggio e sorridendo le ha detto: ‘Prendi, Alba; questo bastone da passeggio che ti regalo è la bacchetta di Ermete. Tutto ciò che toccherai con esso, diventerà bello. So che saprai farne buon uso’.

 

USS 005  "Tenoch Iturbide"   Mexico

Senza più la compagnia di Luisa Cortés, morta di cancro ormai da molti anni, Tenoch Iturbide e Julio Zapata sono tornati a rivedere la incantata, solitaria baia di Boca del Cielo, sulla costa pacifica dello stato di Oaxaca, tra S. Bernabé e Santa Maria Colotepec.
Soli, seduti sulla sabbia, fissano, come un tempo, l’oceano davanti a loro.
-L’ultima volta che l’abbiamo vista, Luisa era seduta proprio qui, tra me e te. Tenoch, perché siamo venuti qui?-
-Perché così ci è parso, Julio-
-Le azioni di ogni essere umano a questo sono commisurate?-
-Sì, Julio, ai suoi giudizi, al suo parere-
-Ma il parere può essere o buono o cattivo-
-Certamente. Se il parere è buono, la persona è irreprensibile; se è cattivo, la persona si è punita da se stessa-
-Come, Tenoch, punita da se stessa?-
-Sì, punita da se stessa; giacché non può essere uno quello che erra ed un altro quello che viene danneggiato-
-Vuoi dire che è impossibile fare del male agli altri?-
-Proprio questo. Julio, si possono uccidere gli altri, ma la natura delle cose è tale per cui è impossibile fare loro del male. L’unico male che si può fare è quello che si fa a se stessi-
-E neppure del bene?-
-Neppure del bene. L’unico bene che si può fare è quello che si fa a se stessi-
-Tenoch, capisco che ci siamo perduti di vista da tanto tempo, ma tu dove hai vissuto? Sulla luna?-
-No, sulla terra. Tra persone che per millenni hanno creduto buono adirarsi, esasperarsi, ingiuriare, biasimare, odiare, offendere e uccidersi reciprocamente per instaurare il regno della libertà, della pace e della giustizia per tutti gli uomini-
-Ideali così grandi e terribili hanno questo inizio: il parere?-
-Questo e nient'altro. E i millenni hanno dimostrato a iosa che si è trattato di pessimi pareri. Anche l’Iliade null'altro è che rappresentazione ed uso di rappresentazioni. Parve a Paride di menar via la moglie di Menelao e parve ad Elena di seguirlo. Se dunque a Menelao fosse parso che l'essere defraudato di una simile moglie era un guadagno, cosa sarebbe accaduto?-
-Tenoch, non ci ho mai pensato…-
-Non solo sarebbe andata in malora l'Iliade, Julio; ma non ci sarebbe stata neppure l'Odissea-

 

USS 006  "Jalal Sirajuddin"   Malaysia

Qualche mese fa a Kuala Lumpur, mentre passeggiavamo non lontano dalle Petronas Towers, Jalal Sirajuddin mi ha detto:
-‘Sono due i giudizi che ho dovuto strappare dalla mia Proairesi: il primo era la presunzione di sapere; il secondo era la diffidenza. Presunzione di sapere è reputare di non avere bisogno di nulla. Diffidenza è concepire impossibile l’essere felici in questo mondo. Dunque il controllo dei giudizi mi ha strappato la presunzione di sapere. Quanto al vivere felicemente, e che non è faccenda impossibile, ho analizzato e cercato. Questa ricerca, a differenza di tante altre, non mi ha danneggiato. E quando non sono più stato capace di trovare procedendo con le mie mere risorse, ho ascoltato coloro che, prima di me, hanno cercato e trovato come sia fattibile usare senza impacci di desiderio e avversione, di impulso e repulsione, di assenso e di dissenso. Presunzione di sapere e sfiducia nella possibilità di vivere felicemente caratterizzano davvero l’atteggiarsi controdiairetico della Proairesi degli esseri umani’-

 

USS 007  "Pou Tagaloa"   Samoa

Non lontano da Apia, su un muretto che costeggia la casa di Vailima dove visse i suoi ultimi anni e dove morì Robert L. Stevenson, Pou Tagaloa ha scritto:

-La felicità dell'uomo non può essere stabilita per decreto da nessuna autorità o istituzione: né dal re, né della repubblica, né dello stato comunista, né dal papa-

 

USS 008  "Shams al-Din al-‘Itaqi"   Syria

Una sera, nella sua casa di Aleppo, Shams al-Din al-`Itaqi mi raccontò questa storia:
-Ad una certa distanza da Bagdad, un derviscio, noto per la sua devozione, trascorreva giorni tranquilli in una piacevole solitudine. Al fine di essere ricordato nelle preghiere del sant’uomo, tutto il popolo -senza distinzione di ceto, di ricchezza, di cultura - non mancava di portargli ogni giorno provviste e doni. Perciò egli non cessava di rendere grazie a Dio e di lodarne la Provvidenza che di tanti doni lo colmava.
‘O Allah! -diceva - quanto è ineffabile la tenerezza che nutri per i tuoi servi! E se penso a quanto poco io faccio per meritare i beni che la tua generosità mi elargisce! O Re dei cieli! O Padre della natura! O Pastore degli uomini! Quali lodi sarebbero mai sufficienti per cantare degnamente la tua generosità? O Allah! Grande, grande, grande è la tua bontà verso gli uomini! E quali immense cure ti prendi di tutta l’opera tua!’
Con il cuore colmo di gratitudine, il derviscio fece dunque voto di intraprendere per la settima volta il pellegrinaggio alla Mecca. Né il pensiero di una guerra che divampava allora tra Persiani e Turchi valse a distoglierlo dall’esecuzione del suo progetto. Pieno di confidenza in Dio, si mise dunque in viaggio.
Con l’inviolabile tutela di un abito rispettato da tutti, raggiunge i luoghi della guerra e supera senza ostacoli le linee dei soldati. Lungi dall’essere molestato, riceve segni di rispetto e di venerazione prima da un esercito e poi dall’altro. Alla fine, preso dalla stanchezza, sente la necessità di trovare asilo contro i raggi di un sole ardente. Lo trova sotto la fresca ombra di un palmeto, le cui radici sono vivificate da un limpido ruscello.
In questo luogo solitario, in un silenzio interrotto soltanto dal mormorio delle acque e dal canto degli uccelli, il prediletto di Dio trova non soltanto un incantevole luogo di riposo ma anche un cibo delizioso. Non ha che da stendere la mano per cogliere datteri ed altri frutti saporosi; il ruscello gli dà modo di dissetarsi; un verde prato lo invita a godere il dolce riposo. Quando si risveglia, compie la sacra abluzione e, in un impeto di gioia, esclama: ‘O Allah! Quanto sono grandi le tue bontà per i figli degli uomini!’ Sazio, rinfrescato, pieno di vigore e di lietezza, il celestissimo uomo prosegue il cammino.
Attraversa un’amena campagna che offre al suo sguardo poggi fioriti, verdeggianti praterie, alberi carichi di frutti. S’intenerisce il cuore mirando tale spettacolo e non cessa di adorare la mano ricca e generosa della Provvidenza, che dappertutto si mostra intenta alla felicità della stirpe umana. Trova quindi l’ostacolo di un’impervia montagna.
Giunto finalmente in cima ad essa, un orribile spettacolo si presenta di colpo ai suoi occhi e il suo cuore ne rimane sbigottito. Egli vede una vasta pianura interamente devastata dal fuoco e dal ferro. La misura con lo sguardo e la vede ricoperta di centinaia di migliaia di cadaveri, resti miserabili di una sanguinosa battaglia. Le aquile, gli avvoltoi, i corvi, i lupi divoravano a gara i cadaveri. Questa vista lo gettò in una cupa meditazione. Il cielo, per uno speciale favore, gli aveva concesso il dono di comprendere il linguaggio delle bestie. Ed un lupo, rimpinzato di carne umana, nel colmo della gioia ululava: ‘O Allah! Quanto sono grandi le tue bontà per i figli dei lupi! La tua previdente saggezza manda attacchi di follia a questi uomini detestabili. Tu davvero vegli sulle tue creature e ci fornisci sontuosi banchetti. O Allah! Quanto sono grandi le tue bontà per i figli dei lupi!’-

 

USS 009  "Sangay Ngedup"   Bhutan

Mi trovavo a Thimphu, sotto una pioggia torrenziale. Al provvisorio riparo di un tetto del tempio di Changangkha, Drugon Shigpo così si rivolgeva a Sangay Ngedup:
-Perché?-
-Perché tu ritieni di essere un filo qualunque dei molti che formano la tunica-
-E allora?-
-Allora sei tu che ti dai cura di essere simile agli altri individui, non io; come neppure un filo vuole avere qualcosa di singolare rispetto agli altri fili. Io invece decido di essere porpora, quel pochino di splendido che fa apparire anche il resto confacente e magnifico. Perché dunque mi dici che devo assomigliare ai più? E come sarò ancora porpora?-

 

USS 010  "Antoinette Bobossi Serengbe"   Central African Republic
A Bangui, seduti su una panchina nei pressi nell’Ambasciata di Francia e con alle spalle il Mercato Centrale, ho colto queste battute di un dialogo in lingua sangho tra Antoinette e un diplomatico turco.  
-Ma io stimo che sia la società e solo la società a produrre i mali-
-Di quali mali intendi parlare?-
-La fame, la miseria, la tirannia, il delitto, lo sfruttamento, l’ingiustizia e cose simili-
-Sono mali per te, questi?-
-Sì-
-E dimmi: mali per chi li fa o mali per chi li riceve?-
-Mali per chi li riceve; non certo per chi li fa-
-E chi li fa?-
-L’uomo, operandoli su altri uomini. Ad esempio: il tiranno comanda e gli altri ubbidiscono-
-Se comandasse il giusto non sarebbe più tiranno; ma siccome comanda l’ingiusto è tiranno. E’ questo che vuoi dire?-
-Sì, è questo-
-Dunque tu conosci cosa è giusto e cosa è ingiusto?-
-Tutti lo conoscono-
-Fortunati voi che dite di avere queste conoscenze! Ma dimmi piuttosto: il tiranno opera l’ingiusto sugli altri. Così operando, cosa opera per sé: il giusto o l’ingiusto?-
-Non ci ho mai riflettuto, ma mi pare che operi il giusto-
-Così tu dici. E allora, chi opera il giusto non è forse felice?-
-Di ciò sono certo: chi opera il giusto non può non essere felice-
-Dunque converrai che il tiranno è felice-
-Ne convengo-
-Felice di essere tiranno; poiché, quanto a lui, egli opera il giusto. Non è dunque invidiabile la sorte del tiranno?-
-Sì, è invidiabile-
-E se dunque è invidiabile, non devi anche tu tendere a diventare come lui?-
-Ma io non voglio diventare tiranno a mia volta. Con le tue domande, filosofo, tu intorbidi le acque e vorresti farmi dire cose ch’io non voglio dire-
-Bada bene a come parli, amico mio. Non sono stata io a stabilire il principio di questa discussione. Sei stato tu, ponendo innanzi la società come generatrice di mali e il tiranno come operatore dell’ingiusto. Attraverso una catena di conseguenze logiche, io ti ho semplicemente fatto giungere alle conclusioni che erano implicite nelle tue premesse e delle quali, ora vedo, tu non ti rendevi conto. Se si pone davanti al volto di una persona uno specchio, così che quella persona vi si possa specchiare, quale colpa ha mai lo specchio se la persona, guardandosi, si ritrova brutta? Chi bisogna cambiare, allora: la persona o lo specchio? Dunque non voler fare come chi, essendo brutto e vedendosi tale nello specchio, pensasse di diventare bello spaccando lo specchio-

 

USS 011  "Marguerite Amiel"   France

Conosco Marguerite da almeno vent’anni e so che sarà affascinata dal grande striscione che, tra breve, ondeggerà al vento di Parigi, in Rue de Rivoli:

-Finora i filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo. Bene, per gli uomini non si tratta affatto di trasformarlo bensì di imparare com’è possibile trovare in esso la felicità-

 

USS 012  "Irini Diamantopoulos"   Greece

È a Delo, sulla Terrazza dei Leoni, che Irini mi raccontò questa favola che parla di tempi ormai remotissimi:
"Milioni di anni dopo avere creato l’universo, l’onnipotente Zeus si volse un giorno a considerare la varietà delle creature che lo popolavano. E considerando tale varietà e trovandola quasi infinita, il Dio se ne compiacque. E compiacendosi a un tempo della propria potenza e saggezza, disse: ‘Tutto ciò che la mia mente ha creato sia sacro e tutto ciò che è uscito dalla mia mano sia ben fatto. Il movimento che io infusi nella Materia quando dapprima la concepii, poiché ha dato così buoni frutti, continui in eterno’. E guardate le piante della terra e gli animali che popolavano le sue acque, Zeus finalmente passò ad altri pensieri e ad altre cure.

Dopo altri milioni di anni, Zeus si volse di nuovo a contemplare l’universo da lui creato. E la varietà e la bellezza di ciò che il suo occhio osservava non cessavano di crescere. Compiaciuto della propria potenza e grandezza, egli appuntò ancora la sua attenzione su un piccolo pianeta chiamato ‘Terra’ e su una creatura che non aveva mai scorto prima. Notò che questa creatura aveva capacità che nessun altro animale aveva. E quando intese queste creature discorrere tra di loro, capì che esse avevano inventato il linguaggio. Allora Zeus fu preso da timore ed ebbe la certezza che prima o poi tali creature avrebbero usurpato il posto che nell’universo spettava agli Dei.

Riunì dunque Zeus il Consiglio di tutte le Divinità che gli erano sottoposte e disse: ‘Prendiamo provvedimenti affinché l’uomo non diventi padrone dell’universo’. Ma subito Ermes obiettò: ‘Padre, nulla noi dobbiamo temere da queste nuove creature. Fino a che esse avranno un linguaggio, sempre lo useranno per onorarci. Infatti la nascita del linguaggio coincide con la nascita dell’idea di divinità’. Zeus non fu convinto dalle parole di Ermes e replicò: ’Chi ci assicura che gli uomini non imparino ad usare correttamente il linguaggio? E’ meglio sterminarli del tutto, così da eliminare ogni rischio’. Ares fu d’accordo con Zeus e subito si offrì per la bisogna. Ma Atena fece notare a Zeus che anche quelle strane creature erano manifestazioni del movimento di cui lui aveva informato la Materia e che dunque il distruggerle sarebbe stata quasi una ammissione di avere errato. E come poteva Zeus onnipotente essere accusato di errore? Zeus concordò con Atena e allora, dopo molto discutere tra gli Dei, fu deciso quanto segue. Ermes sarebbe sceso sulla terra e avrebbe rapito in cielo un uomo e una donna. Queste due creature sarebbero poi state poste nel Paradiso Celeste e qui osservate attentamente giorno e notte. Così fu fatto; e in breve volgere di tempo si scoprì che la straordinarietà dell’uomo dipendeva dalla straordinarietà del suo cervello. Un cervello che era capace di inventare il linguaggio ma che era anche capace di scorgerne i limiti. E questo era segno certo che gli Dei sarebbero stati prima o poi detronizzati dagli uomini.

Riunì allora Zeus nuovamente il Consiglio di tutte le Divinità che gli erano sottoposte e Atena disse: ‘Per porre riparo alla tremenda minaccia che ci sovrasta propongo di togliere all’uomo ed alla donna il loro presente cervello e di sostituirlo con una protesi all’apparenza del tutto uguale. Efesto saprà bene operare alla bisogna. La differenza tra individui con la protesi ed individui con il cervello sia soltanto questa: che gli individui con la protesi non siano in grado di rendersi conto dei limiti del linguaggio; credano nella esistenza indipendente delle idee; siano dunque infelici e si pongano in eterno, senza mai trovare una risposta, queste domande: ‘Da dove veniamo? Dove andiamo? Chi siamo? Perché il Male nel mondo?’. Dotiamo anche queste due creature di una capacità generativa maggiore di quella che si trovano ora ad avere e riportiamole sulla terra’. Tutti gli Dei concordarono con il progetto di Atena, e così fu fatto. Efesto costruì le protesi, le sostituì ai cervelli e dotò l’uomo e la donna della capacità generativa proposta. Poi Ermes riportò le due creature sulla terra.

Tornate sulla terra, quelle due creature senza cervello generarono una grande quantità di figli; e i figli dei loro figli si moltiplicarono in tale copia da sopravanzare rapidamente il numero degli uomini che ancora possedevano il cervello. Per lunghissimo tempo questi ultimi furono ridotti a pochi esemplari, mentre la grande massa degli esseri umani fu per millenni infelice e adorò il linguaggio. E intanto gli Dei li guardavano dall’alto e tacevano".

 

USS 013  "Rakiura Wakihuatanga"   New Zealand

In un mercatino di vecchi libri in Queen Street, ad Auckland, mi è capitato di trovare la copia di un’edizione molto antica del ‘Manuale’ di Epitteto. Il libro è appartenuto ad un Maori di nome Rakiura Wakihuatanga e la citazione manoscritta leggibile sulla prima pagina può essere tradotta così:

‘Giacché non sono eterno, no. Sono un uomo; una parte del tutto, come un'ora di un giorno. Instare io devo come l'ora e come un'ora trapassare’.

 

USS 014  "Gabriel Alejandro Baduel"   Venezuela

A Caracas, nel Parque Carabobo, Gabriel Alejandro Baduel sta guardando negli occhi Majandra Frias, ne ascolta le parole, tace e pensa: ‘Perché burlarmi di te? Perché distoglierti dalla consapevolezza dei tuoi mali? No. Intendo mostrarti l'opera della virtù, affinché impari dove cercare il profitto. Cercalo là, disgraziata Majandra, dov'è l'opera tua. E dov'è l'opera tua? Nel desiderio e nell'avversione, per non fallire il segno nell'uno e non incappare nell'oggetto dell'altra; negli impulsi e nelle repulsioni, per essere al riparo dalle aberrazioni; nella proposizione e sospensione dell'assenso, per essere al riparo dall'inganno’.

 

USS 015  "Dora Maria Martinez"   Nicaragua

Dinanzi al Teatro Nazionale ‘Rubèn Dario’, Dora è pazientemente in coda. È la prima volta che a Managua viene messa in scena una commedia di Goldoni. Giunta quasi all’ingresso del teatro, avverte alle sue spalle una specie di fruscio, al quale non fa troppo caso. Quando è ormai seduta in poltrona si accorge che dalla sua borsetta è sparito il portafoglio. Dora tira un profondo respiro e riflette sul fatto che i più hanno paura della necròsi del corpo ed escogiterebbero di tutto pur di non incappare in qualcosa di simile; ma che nulla loro importa se si necrotizza la Proairesi. Infatti, se sarà necrotizzata la lealtà, l’onestà intellettuale, il rispetto di sé e degli altri, questo lo chiamano ‘furbizia’ o addirittura ‘forza’

USS 016  "Anastasia Karakachanov"   Bulgaria
In compagnia di Anastasia Karakachanov, Ivan Stanishev sta guardando le cupole della Cattedrale dell’Assunzione della Vergine dorate dal sole che splende su Varna. Ivan ha una grande ammirazione per Anastasia e forse prova per lei qualcosa che va anche al di là dell’ammirazione. C’è un po’ di incertezza nella sua voce, quando finalmente le chiede:
-Anastasia, cos’è la ‘Proairesi’? Qui qualcuno ha ancora dei dubbi in proposito-
-Cos’è la Proairesi? Ti rispondo subito. Chiediti qual è la facoltà che ti fa aprire o chiudere gli occhi dinanzi a certi spettacoli. È forse l’occhio stesso, la tua facoltà visiva? Certamente no. Quale facoltà ti spinge ad ascoltare o ad evitare l’ascolto di certi discorsi? È forse l’orecchio in quanto tale, la tua facoltà uditiva? Certamente no. L’occhio aperto non fa altro che vedere. Ma se tu debba guardare il marito di qualcuna e come lo debba guardare, chi lo dice? L’orecchio non fa altro che sentire. Ma se diventi indiscreta e ficcanaso oppure rimani indifferente ad un discorso, chi lo dice? Se devi fidarti oppure diffidare di certe promesse, chi lo dice? Ecco, a dirlo è proprio la tua ‘Proairesi’. Essa non è altro che la facoltà logica, razionale, tua, mia, di tutti gli esseri umani, quando sia considerata come facoltà autoteoretica, inasservibile, insubordinabile, capace di usare le rappresentazioni e di comprenderne l’uso ed alla quale tutte le altre facoltà umane sono subordinate-

USS 017  "Jean Népomucène Twagiramungu"   Rwanda

A Kigali, un grande Memorial Centre ricorda ancora le vittime del genocidio iniziato pochi anni prima della fine del secondo millennio. Sostando dinanzi alle immagini delle fosse comuni, Faustin Mukezamfura ha chiesto a Jean Twagiramungu:

-Dunque, imprese così rilevanti sono dipese da una faccenda talmente piccola?-

-Faustin, quali imprese chiami così rilevanti?-

-Guerre, conflitti civili, perdita di molti esseri umani, sia Tutsi che Hutu, e stermini di città-

-E cos'hanno di grande questi avvenimenti?-

-Nulla?-

-Che ha di grande il fatto che muoiano molti buoi e molte pecore e che molte nidiate di rondini o di cicogne siano date alle fiamme e sterminate?-

-Questi avvenimenti sono dunque simili a quelli?-

-Similissimi. Sono andati in malora corpi di esseri umani e di buoi e di pecore. Sono state date alle fiamme stanzette di esseri umani e nidi di cicogne. Che c'è di grande o di terribile in ciò? Oppure mostrami in cosa differiscono, come dimora, la casa di un uomo ed il nido di una cicogna-

-Dunque, per te, cicogna e uomo sono la stessa cosa?-

-Perché dici: la stessa cosa? Quanto al corpo, sì: la stessa cosa. Eccetto che in un caso le casette sono edificate con travi, tegole e mattoni; nell'altro con rametti ed argilla.

-Dunque un uomo non differisce in nulla da una cicogna?-

-Non sia mai! Ma, quanto al corpo, non differisce; giacché gli stessi atomi compongono il corpo tanto dell’uno quanto dell’altra-

-Per cosa dunque differisce?-

-Cerca e troverai che per altro differisce. Vedi se non è per il possesso della proairesi, per il comprendere quanto fa; vedi se non è per la lealtà, il rispetto di sé e degli altri, la sicurezza nell'uso delle rappresentazioni, la razionalità-

-Dov'è dunque il grande negli uomini, in bene ed in male?-

-Il grande negli uomini, nel bene e nel male, sta là dove sta la loro differenza rispetto ad una cicogna: nella proairesi. Se questa differenza sarà salvaguardata, permarrà ben fortificata e non rovineranno il rispetto di sé e degli altri né la lealtà né la razionalità, allora si salva anche l’uomo. Ma se qualcosa di questa differenza va in malora e cede all'assedio, allora anche l’uomo va in malora. Le grandi faccende stanno in questo. Hitler fece qualcosa di grande quando i Tedeschi attaccarono la Polonia e scatenarono la seconda guerra mondiale? Nient'affatto! Allora venivano soltanto devastati dei nidi di cicogne. Il grande e terribile nel male avvenne ben prima e fu quando Hitler mandò in malora l'uomo rispettoso di sé e degli altri, l'uomo leale, conscio delle inviolabili leggi della natura delle cose, il cittadino del mondo. Questo è il prezzo dell’ignoranza della diairesi. Questi sono gli umani inciampi, questo è l'assedio, questo è lo sterminio: quando i retti giudizi sono demoliti, quando rovinano le differenze tra l’uomo e la cicogna. Questo è il prezzo della controdiairesi-

-Qualora le donne siano dunque condotte via ed i bambini fatti prigionieri e le persone scannate, questi non sono mali?-

-Donde presumi che, per chi li subisce, questi siano mali? Insegnalo anche a me!-

-No; ma come fai tu a dire che, per chi li subisce, non sono mali?-

-Essi sono mali per chi li fa, non per chi li subisce. Veniamo ai canoni, porta i pre-concetti. Per questo non mi stupisco mai abbastanza di quel che accade. Laddove disponiamo di giudicare pesi, non giudichiamo a casaccio. Laddove si tratta di linee rette e curve, non giudichiamo a casaccio. Insomma dove il riconoscere quanto è vero in un ambito fa per noi differenza, nessuno di noi fa mai qualcosa a casaccio. Ma dove c'è il primo e solo causativo dell'avere successo od aberrare, dell'essere felici o no, sfortunati o fortunati, qua soltanto siamo avventati e precipitosi. Da nessuna parte sappiamo vedere qualcosa simile ad una bilancia, da nessuna parte sappiamo trovare qualcosa simile ad un canone, ma: ‘qualcosa mi pare e subito dico e faccio quel che mi pare’. Giacché io e te siamo migliori di Hitler o di Stalin, così che mentre quelli, seguendo i loro pareri fanno a se stessi e sperimentano in se stessi siffatti orribili mali, a noi invece basta il parere? E quale tragedia ha altro inizio? L'Edipo di Sofocle, cos'è? Il parere di Edipo. Dunque non darsi sollecitudine alcuna di ciò, di chi lo reputi proprio? Come sono detti coloro che seguono unicamente e in tutto il loro parere, senza badare alla diairesi e all’inviolabile natura delle cose?-

-Pazzi-

-E tu fai qualcos'altro?-

 

USS 018  "Eva Strache-Nowotny"   Austria

La sera scende dolcemente su Salisburgo e il Salzach scorre lento sotto lo Staats-Brucke. Attraversato il ponte, Joerg Gusenbauer ed Eva Strache-Nowotny entrano nella Getreidegasse e dopo pochi passi si trovano di fronte alla casa natale di Mozart.

-Eva, me lo avevi promesso. Ed io ora sono pronto ad ascoltarti e ad imparare cos’è la ‘diairesi’-

-Mantengo la promessa. La diairesi è un giudizio che tu usi continuamente, anche se non te ne rendi conto. Te lo spiego nel modo più semplice possibile. Chiediti se tutto ciò che esiste è in tuo esclusivo potere, oppure se nulla di ciò che esiste è in tuo esclusivo potere, oppure se di ciò che esiste alcune cose sono in tuo esclusivo potere ed altre non lo sono. Vediamo. Essere sano od ammalarti è in tuo esclusivo potere?-

-Certamente no-

-Avere molto o poco denaro è in tuo esclusivo potere?-

-Certamente no-

-Avere un lavoro o un lavoro di un certo tipo è in tuo esclusivo potere?-

-Neppure questo-

-Chiediti adesso se esiste qualcosa che sia in tuo esclusivo potere. Esiste forse qualcuno che abbia il potere di farti assentire ad un’affermazione falsa?-

-No, nessuno ha questo potere-

-Può qualcuno costringerti a propendere verso qualcosa che ti ripugna?-

-No, nessuno lo può-

-Chi può forzarti a desiderare ciò che non vuoi?-

-Nessuno-

-Resta così dimostrato che delle cose che sono, alcune sono in tuo esclusivo potere ed altre non sono in tuo esclusivo potere. In tuo esclusivo potere sono dunque, ad esempio, valutazioni, progetti, desideri, impulsi. Tutte queste entità possono essere definite ‘proairetiche’. Non sono invece in tuo esclusivo potere cose come il corpo, il patrimonio, la reputazione, il lavoro, eccetera. Tutte queste entità possono essere definite ‘aproairetiche’-

-Cos’è dunque la diairesi?-

-La diairesi è il giudizio che ti fa capace di distinguere in qualunque situazione quanto è in tuo esclusivo potere e quanto invece non lo è-

-Fammi ancora un esempio-
-Dimmi: la casa che abbiamo dinanzi è qualcosa di proairetico o di aproairetico?-
-Aproairetico-
-La venerazione che hai per la musica di Mozart è qualcosa di proairetico o di aproairetico?-
-Proairetico-
-Ecco: per darmi queste risposte hai usato la diairesi-

 

USS 019  "Bui Xuam Khiem"   Vietnam

Ad Hanoi, in uno degli accoglienti giardini situati all’interno del maestoso Van Mieu Quoc Tu Giam, è conservata una lapide in marmo sulla quale è stato inciso questo pensiero di Bui Xuam Khiem: ‘Per questo è brutto per l'uomo iniziare ed esaurirsi laddove lo fanno anche le creature sprovviste di ragione. Ma piuttosto egli deve iniziare di qua ed esaurirsi su ciò su cui si esaurì nel nostro caso la natura. Ed essa si esaurì in noi su conoscenza di principi generali, comprensione dell'uso delle rappresentazioni e il tragittarsela in armonia con la natura delle cose. Vedete dunque di non morire senza essere stati spettatori di ciò’.

USS 020  "Beatrix Van Dillen"   Netherlands

-Qualora uno abbia nella vita il posto che gli spetta, non sta a bocca aperta per le cose di fuori. Jan, cosa vuoi che ti accada? Io mi accontento se desidererò ed avverserò secondo la natura delle cose; se userò impulso e repulsione come sono nata per fare; e poi proposito, progetto, assenso. Perché dunque mi cammini davanti come se avessi ingoiato uno spiedo?-

-Beatrix, te l’ho ripetuto tante volte. Io voglio il premio Nobel. Io voglio che quanti incontro mi ammirino e, seguendomi, mi acclamino gridando: ‘Oh, che grande scrittore!’-

-Chi sono costoro dai quali vuoi essere ammirato? Non sono coloro dei quali sei solito dire che sono imbecilli? E dunque? Vuoi essere ammirato dagli imbecilli?-

I rintocchi delle campane della Westerkerk inondano lo Herengracht di una Amsterdam ancora assonnata, mentre Jan Peter Balkenhorst e Beatrix Van Dillen prendono strade diverse.

 

USS 021  "Ratu Laisenia Iloilovatu"  Fiji

Seduti sul pavimento di un ‘bure’ di Nadi, tutti sono riuniti attorno alla grande scodella di legno piena di yaqona. Ognuno ne berrà usando, a turno, un guscio di noce di cocco tagliato a metà.

-Sì, e mi colano pure i mocci dal naso!- borbotta con voce lamentosa Sitiveni

-Per cos'hai dunque le mani? Non è anche per pulirti il naso?- lo rimbrotta Ratu

-Ma è ragionevole un ordine del mondo nel quale esistono anche i mocci? Non sarebbe migliore un mondo senza mocci?-

-Certamente peggiore di quello presente e vero, il quale prevede, dandotene la facoltà e i mezzi, che tu ti smocci invece di incolparlo di assenza di razionalità. Pulisciti, dunque, e poi bevi senza prendertela con l’ordine del mondo-

Sitiveni Lesavua non risponde e pare non sentire. Se ne sta seduto a occhi bassi, muto, tremante, con la Proairesi fissa ad implorare che non gli succedano alcune cose; mentre per quelle che gli capitano sempre si rammarica, piange, geme e bestemmia.

 

USS 022  "Traian Tariceanu"   Romania

So io quali parole mi disse Mircea Basescu, che ora è Prefetto a Brasov, quando passò di qui di ritorno dal suo esilio volontario. Inveiva contro la sua vita precedente e professava che, in futuro, non si sarebbe industriato per altro che per tragittarsela in quiete e dominio sullo sconcerto per il resto dei suoi giorni. ‘Giacché’, diceva, ‘quanto mi resta ancora da vivere?’-

-Ed io gli ripondevo: ‘Non lo farai. Al contrario, appena fiutata l’aria di Bucarest dimenticherai tutto questo. E se troverai pure un modo qualunque per rientrare nel giro dei cosiddetti politici, io ti dico che farai di tutto per farti largo e ne ringrazierai Dio-

-Traian, mi diceva lui, se saprai che io ho di nuovo posto anche un solo piede nella merda della politicheria, allora concepisci pure di me le cose peggiori che vuoi!-

-Or dunque, che fece il buon Mircea? Ancor prima di arrivare a Bucarest gli recapitarono certe lettere. Lui, presane conoscenza, si scordò di tutti quei propositi e, orbene, ha accumulato una carica sopra l'altra. Vorrei stargli vicino ora -ma non troppo vicino- per richiamargli alla memoria i discorsi che faceva quand'era di passaggio qui a Timisoara e dirgli: ‘Quanto sono più raffinato indovino di te!’-

 

USS 023  "Josefina Victoria Ngonda"   Angola

Il mercato Roque Santeiro, popolato ogni giorno da un milione di persone, è il più grande di Luanda e il più grande di tutta l’Africa. Josefina Victoria Ngonda e Angelita Muachicungo fanno compostamente la fila davanti a una panetteria.

-Ne sei persuasa o no, Angelita?-

-Ne sono persuasa-

-Pertanto, qualora facciamo qualcosa non rettamente, da oggi in poi non chiameremo in causa altro che il giudizio in base al quale la facemmo, e quel giudizio proveremo ad estirpare e recidere più che un tumore o un ascesso del corpo-

-E allo stesso modo sarà un giudizio la causa di ciò che effettuiamo rettamente-

-É così. Pertanto non daremo più la colpa di qualche nostro male né al vicino di casa, né al marito, né ai figli; persuase che tutti noi effettuiamo qualcosa unicamente se lo reputiamo vantaggioso. Infatti, quanto al reputare o non reputare siamo unici signori noi e non gli oggetti esterni-

-E' proprio così, Josefina-

-Quindi da oggi null'altro sopravvederemo o indagheremo; né il denaro, né il lavoro, né la casa, né la salute, né la pace, né la guerra, ma i nostri giudizi riguardo a ciascuna di queste cose-

-Lo auspico, e personalmente farò un esame dei miei giudizi-

-Che poi questo non sia affare di un'ora sola o di un giorno, siamo tutte e due d’accordo-

A pochi passi, donne con tinozze di plastica colorata vendono di tutto ai margini della strada.

 

USS 024  "Odumegwu Maiturare"   Nigeria

-Una volta conosciuta la natura delle cose, bisogna venire ad educarsi all’uso della diairesi non per cambiare le premesse (giacché ciò non ci è dato né è meglio), ma perché stando le cose intorno a noi come stanno, noi teniamo la nostra intelligenza conciliata agli avvenimenti. Habu, è forse sensato fuggire la relazione con le persone?-

-E com'è possibile, Odumegwu? È del tutto insensato-

-Stando con loro, cambiarle?-

-E chi ci da questo potere?-

-Nessuno. Dunque cosa dobbiamo fare, quale accorgimento dobbiamo trovare per convivere con esse?-

-Dobbiamo trovare un accorgimento tale che esse faranno quanto loro pare e noi nondimeno staremo in accordo con la natura delle cose-

-Hai detto bene, Habu. Invece tu sei indolente e trovi sempre un’occasione per dispiacerti. Se sei solo, chiami questo isolamento; se stai con altre persone, le chiami insidiose e traditrici. Biasimi i tuoi genitori, umìli i tuoi figli, inveisci contro i tuoi fratelli, denigri i tuoi vicini. Se rimani solo dovresti invece chiamare questo quiete e libertà, e ritenerti simile agli dei. Stando fra molti, poi, non dovresti chiamare questo folla né trambusto né spiacevolezza, ma festa e sagra, e così tutto accogliere con compiacimento-

-Hodumegwu, qual è dunque il castigo per coloro che non accettano la natura delle cose?-

-Lo stare come stanno. Uno si dispiace di essere solo? Ecco che si ritiene in isolamento. Un figlio si dispiace dei genitori? Ecco che si ritiene sfortunato e piange. Un genitore si dispiace dei figli? Ecco che si amareggia e geme. Non c’è bisogno di prigione. La sua prigione è essere dov’è. Giacché vi è suo malgrado, e dove uno è suo malgrado quella è per lui prigione-

Sul carcere di Lagos scende la sera. Per Habu Obasanjo e Odumegwu Maiturare sarà lunga la notte.

 

USS 025  "Magdalena Tolima Diaz"   Colombia 

-Giacché libero è colui cui tutto accade secondo Proairesi e che nessuno può impedire-

-L’hai detto, Magdalena. Dunque la libertà è demenza-

-Non sia mai, Cesar! Demenza e libertà non sono affatto la stessa cosa-

-Ma io voglio che succeda tutto quello che reputo debba succedere ed in qualunque modo lo reputerò-

-Tu sei pazzo, tu vaneggi. Tu vuoi che accada quanto hai reputato a casaccio. Questo non soltanto non è libertà, ma è la cosa più brutta di tutte. Come fai con i caratteri dell'alfabeto? Decidi di scrivere il nome ‘Buenaventura’ come vuoi tu?-

-No, mi viene insegnato come disporre le lettere dell’alfabeto in modo che la parola ‘Buenaventura’ sia scritta come si deve-

-Che cosa facciamo con le note musicali?-

-Allo stesso modo-

-Cosa facciamo, in generale, laddove è in gioco un'arte od una scienza?-

-Facciamo la stessa cosa-

-E’ così, altrimenti di nessun valore sarebbe l'avere scienza di qualcosa, se ciò si acconciasse alle decisioni casuali di ciascuno di noi. Qui dunque, soltanto su quanto è massimo e sommamente dominante, sulla libertà, ti è lecito e possibile volere a casaccio, come capita? Nient'affatto! Ma educarsi ad usare la diairesi significa esattamente imparare a disporre ciascuna cosa così come accade. E come accade? Come è dettato dalla natura delle cose. E la natura delle cose è tale che vi sono caldo e freddo, profusione e penuria, virtù e vizio e tutte le opposizioni siffatte per l'armonia dell'intero…-

Una frazione di secondo dopo, Magdalena Tolima Diaz è esanime sull’asfalto della Calle 20 di Bogotà e l’automobile che l’ha investita fugge via veloce. Cesar Choco Velez non si è ancora reso conto di cosa sia successo.

 

USS 026  "Jebel al-Akhdar"   Oman

Ritto dinanzi al portone del Forte di Jalali, Said fissa il massiccio Jebel al-Akhdar ed ha il dono di intenderne l’impetuosa e possente voce.

-Said, quando tu smani ed aduli coloro che sono in posizioni di potere, stai rappresentando te stesso come un insieme di visceri, di budella e di coglioni. Se conoscessi l’infelicità, l’interiore miseria di coloro al cui posto vorresti essere, cambieresti i tuoi giudizi al riguardo-

-Intendi parlare di Re, Sultani, Presidenti, alti Ufficiali e così via e così via, scendendo sino al piccolo Direttore di banca? Il prezzo che si paga per arrivare là è l’infelicità e la miseria interiore?-

-Dal più grande al più piccolo è esattamente questo, Said. E devi giudicare non una fortuna bensì una vera disgrazia lo smaniare per prendere il loro posto. Perciò di quanto essi possono fare, tu non devi impensierirti affatto. Di quanto importa davvero a te, sappi che nulla di questo essi possono fare-

Il sole è ormai alto su Mascate. Il turno di guardia di Said Bin Taimur è finito e il vento che scendeva dal Jebel al-Akhdar si è calmato del tutto.

 

USS 027  "Annikki Kuosmanen"   Finland

In una modesta casetta nei dintorni di Rovaniemi, proprio sul Circolo Polare Artico, Annikki Kuosmanen sta mettendo a letto la sua piccola Elina e, per farla addormentare dolcemente, le canta questa ninna-nanna:

-‘Riguardo al corpo, gioia cara, tu sei una parte dell'intero. Ma quanto alla ragione, per nulla sei peggiore degli dei né più piccola di loro. Giacché la grandezza della ragione non è determinata dalla lunghezza né dall'altezza, ma dai giudizi’-

 

USS 028  "Ali Hashemi Behbahani"   Iran

Un centinaio di persone sono riunite nella Hosseiniye Ershad per ascoltare Ali Hashemi Behbahani che parla della ‘Natura delle cose’. Ali sta dicendo che ‘l’uomo vive libero non quando vuole che accadano, quando e come ha deciso lui, tali e talaltre cose che non sono in suo esclusivo potere, bensì quando ha imparato ad aderire a ciò che accade, e che non è in suo esclusivo potere, secondo che accade. Non bisogna fraintendere questa affermazione come una equiparazione di libertà a ‘passività’ o ‘rinuncia’. L’individuo inizia il suo cammino di libertà allorquando capisce la natura delle cose ossia impara a distinguere tra ciò che dipende esclusivamente da lui e ciò che non dipende esclusivamente da lui. Volere cose che non dipendono esclusivamente da noi è come voler vincere in qualunque gioco ed ogni volta che si gioca. Ma, perbacco, l’uomo libero ‘delibera’ -senza poter essere impedito da alcuno- che ogni accadimento si verifichi in armonia con la natura delle cose….’

Improvvisamente si odono grida provenire dalla Shariati Avenue e subito dopo nella sala fanno irruzione tre individui, due dei quali sono armati. Uno si ferma all’ingresso della sala e con un Kalshnikov minaccia i presenti. Gli altri due si dirigono velocemente verso il tavolo dietro il quale Ali sta parlando. Uno dei due cava dalla tasca un foglio e legge qualcosa di cui si fa in tempo ad intendere soltanto ‘In nome di…’ mentre il resto è già coperto dal fragore del colpo di pistola del terzo individuo che fa esplodere la testa di Ali.

Così Kajar Muzaffar ha raccontato i fatti di Teheran.

 

USS 029  "Manuel Enrique Villafuerte"   Ecuador 

A Guayaquil, centinaia di grosse iguane vivono pacificamente in centro città nel Parque Seminario, all’incrocio tra le Avenidas Chile e 10 de Agosto. Come tanti altri, Manuel Enrique Villafuerte e Xavier Cifuentes hanno portato con sé un po’ di cibo, che servirà a far scendere le iguane dagli alberi sui cui rami più alti esse passano di preferenza le ore più calde della giornata.

-Che splendido rettile è l’iguana! Manuel, nessuna di loro ha mai bisogno di farsi più bella di quel che naturalmente è, mentre io non sono mai soddisfatto di come sono-

-Xavier, riconosci innanzitutto chi sei e adornati in conseguenza. Tu non sei un’iguana ma un essere umano: cioè una creatura mortale atta ad usare le rappresentazioni logicamente.

-Cos'hai dunque di singolare rispetto all’iguana? La creatura?-

-No, anche l’iguana è una creatura-

-Il mortale?-

-No, anche l’iguana è mortale-

-L'usare le rappresentazioni?-

-No, anche l’iguana usa le rappresentazioni. Cosa vuol dire ‘logicamente’?-

-In modo ammissibile con la natura delle cose e perfettamente-

-Soltanto la logicità ho di singolare, ossia una Proairesi capace di distinguere tra ciò che è in mio esclusivo potere e ciò che non lo è? Questa devo adornare ed abbellire?-

 

USS 030  "Lev Nikolaevic Vronskij"   Russia

-Lev Nikolaevic, cosa dispone la natura delle cose?-

-Che tu, Anna, sia felice e serena-

-Come posso essere felice e serena?-

-Desiderando il bene ed avversando il male-

-E qual è il mio bene?-

-Ottenere ciò che desideri e non cadere in ciò che avversi-

-Come posso ottenere ciò che desidero e non cadere in ciò che avverso?-

-Imparando a distinguere ciò che dipende esclusivamente da te e ciò che non dipende esclusivamente da te-

-Sono possibili comportamenti contro la natura delle cose?-

-Sì, sono possibili-

-Lev Nikolaevic, quando ci si comporta contro la natura delle cose?-

-Quando si sbaglia nella distinzione fondamentale, ossia quando si giudicano come dipendenti esclusivamente da noi cose che non dipendono esclusivamente da noi e viceversa-

-Che cosa accade, allora?-

-Che noi non otteniamo ciò che desideriamo e che cadiamo in ciò che avversiamo-

-Ma io ho pur sempre desiderato il mio bene ed avversato il mio male!-

-Certamente. Il fatto è che ti sei ingannata su quale fosse il tuo bene e quale fosse il tuo male. Come ben vedi, infatti, invece di libertà e felicità hai ottenuto infelicità e schiavitù-

-E questo la natura delle cose non lo dispone?-

-No. La natura delle cose è assoluta, invariante e valida per tutti senza distinzione, qui a San Pietroburgo come dovunque. Siamo noi ad essere relativi ad essa. La tua infelicità è semplicemente il segno tangibile che tu hai tentato di violarla. Ecco il comportamento contro la natura delle cose.

-E fino a quando sarò infelice?-

-Fino a quando non ti renderai conto dell’errore logico nel quale sei caduta-

Dopo avere baciato ancora una volta Anna Arkàdievna, Lev Nikolaevic è scomparso nella penombra della notte estiva.

 

USS 031  "Kavita Krishnamurthy"   India

Quella mattina arrivava fino agli spalti del Forte di Diu un tenue e non sgradevole profumo di pesce in essiccazione. Affacciati sull’Oceano Indiano dall’alto del bastione di San Giorgio, Kavita Krishnamurthy e Muktananda Paswan guardavano lontano.

-Muktananda, dimmi: gli uomini nascono o sono immortali e sempre gli stessi dai tempi più remoti?-

-Nascono, Kavita-

-E muoiono o sono immortali?-

-Muoiono-

-E dimmi ancora: la tua nascita è dipesa da te o da qualcun altro?-

-Non è dipesa da me, bensì da mio padre e da mia madre-

-E tu sei nato quando hai voluto oppure no?-

-No. Né prima, né durante, né subito dopo la nascita mi rendevo conto di ciò che accadeva-

-Dunque la tua nascita è qualcosa che non è dipeso da te e della quale tu non sei responsabile?-

-E’ così-

-Ed il comportamento dei tuoi genitori è stato un comportamento naturale oppure no?-

-Sì, è stato un comportamento naturale, poiché è secondo natura avere figli-

-Dimmi ora, Muktananda: gli uomini muoiono per una causa di morte sola o per molte?-

-Per moltissime: chi di vecchiaia, chi per una malattia, chi per un incidente qualunque, chi di propria mano si suicida-

-Tralasciando per ora il caso dei suicidi, dimmi: il permanere tu in vita è cosa che dipende esclusivamente da te oppure no?-

-Capisco ora chiaramente che non dipende esclusivamente da me, ma che è alla mercé di moltissimi accidenti-

-E coloro che muoiono compiono forse, morendo, qualche male?-

-No, non compiono alcun male, giacché nessuno desidera per sé il male-

-E se il morire è inevitabile, non diremo forse che morire è secondo la natura delle cose?-

-Vedo chiaramente che lo è-

-Dunque l’accettare la morte da parte del morente è comportamento secondo la natura o contro la natura delle cose?-

-Secondo natura-

-Ed ora riassumiamo: non dipendono esclusivamente da noi né la nostra nascita né la nostra morte. Noi siamo creature della natura, la quale prima ci organizza alla vita e poi ci destruttura e disorganizza con la morte. Cosa c’è di strano o di malvagio in ciò? Non facciamo noi la stessa cosa in ogni opera di edificazione? Adesso dimmi: in quanto creature della natura siamo contenuti in essa oppure la conteniamo?-

-Kavita, e come potrebbe il contenuto contenere il contenitore? E’ evidente che noi siamo parte della natura e non la natura parte di noi-

-Dunque vivere contro la natura delle cose, cosa significa?-

-Mi rendo ora conto che significa giudicare dipendente esclusivamente da noi ciò che non lo è ed indipendente da noi ciò che invece dipende esclusivamente da noi-

-Ed il vivere secondo la natura delle cose, cosa significa?-

-L’opposto-

-Ed ora dimmi: non abbiamo noi un criterio semplice e allo stesso tempo certissimo per riconoscere in ogni momento, in noi stessi e tra gli altri esseri umani, chi vive secondo la natura delle cose e chi contro questa natura?-

-Kavita, questa è una domanda di fronte alla quale mi tremano le gambe!-

-Tranquillizzati. A patto che si sappia riconoscere la felicità distinguendola, per esempio, dalla semplice allegria; ripensa a quanto abbiamo detto e vedrai che i frutti del vivere secondo la natura delle cose sono felicità e libertà, mentre i frutti del vivere contro la natura delle cose sono infelicità e schiavitù. Possiamo, dunque, essere certi che chi è felice sta vivendo secondo la natura delle cose e che chi è infelice, al contrario, sta vivendo contro la natura delle cose. Non ti pare?-

-Sì, pensandoci bene devo ammettere che è proprio così-

 

USS 032  "Anders Kjaersgaard"   Denmark

-Ophelia, come hai potuto vedere, qualche città è ancora governata secondo questo principio: ‘Fa questo, non fare quello; se no, ti getterò in prigione’. Non è così che si governano degli esseri ragionevoli-

-Anders, mio principe, e come si governano degli esseri ragionevoli?-

-Gli esseri ragionevoli, qui a Helsingor, si governano secondo questo principio: ‘Faccio così come la natura delle cose ha stabilito. Se non farò così, sarò danneggiato e subirò una perdita’-

-Quale perdita?-

-Nessun’altra se non il non fare quel che mi spetta; il rovinare in me l’uomo leale, rispettoso di sé e degli altri, equilibrato. Dove potrei mai cercare una perdita maggiore della perdita di questi beni?-

-Cosa ha stabilito la natura delle cose e quali sono i beni dell’animo?-

-Ophelia, Ophelia! Bene è per l’animo ottenere ciò che esso desidera e non incorrere in ciò che avversa; accettare ciò che è secondo la natura delle cose e rifiutare ciò che non lo è; assentire al vero e dissentire dal falso. Si presentino all’animo libertà, nobiltà, rispetto di sé e degli altri, equilibrio e l’animo non potrà non riconoscerli come suoi beni e gioirne-

 

USS 033  "Ashttor Grimsson"   Iceland

-Secondo te, Ashttor, l’essere umano è per natura buono o malvagio?-

-Gudjon, questa è un’impostazione illuminista. Rousseau ed altri affermano che l’essere umano è buono per natura, mentre i loro oppositori affermano il contrario. Così posto, il confronto non può portare che all’insulto reciproco-

-Tu rifiuti questa impostazione?-

-La trovo fuorviante e la rifiuto-

-Ne proponi una alternativa?-

-Io suggerisco di impostare il discorso in quest’altro modo. Diremo che esiste una natura umana, se troveremo qualcosa rispetto a cui tutti i comportamenti degli esseri umani di qualunque cultura sono invarianti, così come la velocità della luce nel vuoto è indipendente dalla velocità della sorgente luminosa e riflette la natura del campo elettromagnetico naturale-

-Tu credi che questo qualcosa esista?-

-Ne sono certo-

-Me ne puoi parlare?-

-Ti interessa davvero?-

-Sì, moltissimo-

-Questo qualcosa si può sintetizzare così: qualunque individuo di qualunque cultura intende ottenere ciò che desidera e non incappare in ciò che avversa. Conosci qualcuno che intende vivere provando dolore, provando paura, invidia, compassione?-

-Ho girato tutto il mondo e non conosco alcun individuo simile-

-Chi aspira a vivere come ha deliberato, senza essere costretto né impedito né forzato?-

-Ashttor, proprio questo è il sogno di tutti-

-È così, Gudjon. Davvero di tutti noi, a qualunque cultura antropologica apparteniamo. Se ne deduce, dunque, che tutti gli esseri umani aspirano per natura delle cose alla libertà, ossia che è la natura umana a disporre che noi siamo ed agiamo da uomini liberi-

-E la differenza tra i buoni e i cattivi, dove sta?-

-È semplice: buoni saranno coloro che sanno conservarsi liberi e felici, cattivi saranno tutti gli infelici e gli schiavi-

-E si può essere felici anche se si vive a Reykjavik, dove abbiamo soltanto quattro ore di luce al giorno in inverno e, d’estate, notti chiare quasi come il giorno?-

-Hai la forza di immaginarlo?-

 

USS 034  "Diotima Karume"   Tanzania
-
Dunque, Diotima, lo stimolo sessuale è proairetico o aproairetico?-
-Aproairetico-
-In argomento, allora, cos’è proairetico?-
-Il giudizio che si ha di questo stimolo e che lo trasforma in un impulso: che esso sia conveniente o sconveniente, piacevole o spiacevole, utile o non utile; e quindi il progetto di come soddisferemo o non soddisferemo questo stimolo naturale-
-Nella cultura in cui io sono nato, chi parla di sensi umani ne elenca soltanto cinque. I nostri cinque sensi sarebbero: gusto, tatto, udito, olfatto e vista-
-Ridley, e le sensazioni legate al sesso? Quella del sesso non è una sensazione?-
-Sì, Diotima, e anche gradevolissima; quando il sesso sia fatto come si deve-
-Ma forse voi ne avete paura e per questo la annoverate tacitamente tra le sensazioni delle quali non si può parlare. Se ne sapeste parlare, forse non avreste né psicanalisi né pornografia-
-Hai accennato allo stimolo e all’impulso sessuale. Dimmi ancora, Diotima: le sensazioni sessuali sono proairetiche o aproairetiche?-
-Aproairetiche-
-Al riguardo, cos’è proairetico allora?-
-Ridley, proairetico è il giudizio che si ha di queste sensazioni, che esse siano convenienti o sconvenienti, piacevoli o spiacevoli, utili o non utili-
-E l’orgasmo è proairetico o aproairetico?-
-Aproairetico; tant’è vero che nel rapporto sessuale a volte non viene raggiunto. Puoi semplificare così. Lo stimolo sessuale, che in un certo senso rappresenta l’inizio del rapporto sessuale, è aproairetico. L’orgasmo, che qui assumiamo rappresentare il culmine del rapporto sessuale, è aproairetico. Ad essere proairetico è, seppur detto assai impropriamente, tutto ciò che sta in mezzo. Come nella vita: la nascita è aproairetica; la morte è aproairetica e in mezzo c’è la nostra esistenza-

-Dove stanno, allora, il bene e il male?-
-Siccome bene e male sono entità proairetiche, esse non possono stare né nello stimolo né nelle sensazioni sessuali, allo stesso modo che bene e male stanno nella nostra esistenza e non nella nascita né nella morte-
-E dove stanno allora?-

-Stanno in ciò che è proairetico, ossia nei giudizi e nei progetti che abbiamo riguardo al sesso; ed è qui che dobbiamo essere particolarmente cauti, giacché qui sono in gioco la nostra libertà e la nostra felicità-
-Cosa sono allora stimolo e sensazioni sessuali?-
-Stimolo e sensazioni sessuali sono entità che possono essere definite come ‘né bene né male’, come entità ‘indifferenti’-
-E se io faccio dello stimolo sessuale e dell’orgasmo, insomma del sesso, un ‘bene’?-
-Ridley, se tu fai dello stimolo e dell’orgasmo sessuale un ‘bene’ sei mosso da un errato giudizio, giacché poni il bene in qualcosa di aproairetico. Questo significa che tu rifiuti la diairesi ed usi la controdiairesi. L’uso permanente della controdiairesi ti porterà inevitabilmente alla schiavitù e all’infelicità, in quanto il ‘bene’ sesso ti diventerà certamente, prima o poi, irraggiungibile o ripugnante-
-E se invece io faccio del sesso un ‘male’?-
-Anche qui sei mosso da un errato giudizio, speculare al precedente. Sarai certamente, prima o poi, perseguitato da atroci e immonde fantasie o sogni che chiamerai, come accadeva in tempi remoti, ‘le tentazioni di Sant’Antonio’-
-Bene è il giudizio: il sesso non è né bene né male. Male è il giudizio che ci fa smaniare per esso come bene o come male. Diotima, si può allora dire così?-
-Esattamente, Ridley. Hai detto benissimo. Dunque il piacere sessuale va sottomesso ai doveri umani di libertà, di nobiltà, di rispetto di sé e degli altri. Esso va usato secondo la sua natura, che è quella di servitore, di ministro, affinché promuova il nostro slancio al bene, ci tenga in accordo con la natura delle cose, stimoli il coraggio di diventare quello che siamo: uomini liberi, nobilmente generosi, rispettosi di sé e degli altri. Il piacere sessuale non ha natura di signore e padrone: è un ottimo servitore ma è un pessimo padrone. Esso ci serve per vivere, ma noi non viviamo per lui- 
Era incredibile la tranquillità di Diotima Karume distesa lì, in pieno sole, su un coloratissimo Kanga, sulla spiaggia di Amans. Accanto a lei, lo sguardo di Ridley Pitt era perso su grosse navi che entravano e uscivano dal porto di Dar es Salaam.

 

USS 035  "Iyob Afworki"   Eritrea

In quel tempo, la compagnia eritrea del capitano Aradom era stata inviata nei dintorni di Badme per il recupero di munizioni abbandonate da truppe etiopiche. L’imperizia nel prelievo delle munizioni aveva causato un’esplosione, con la conseguente morte dell’inesperto soldato eritreo e il ferimento di altri. Si era trattato di un incidente, e tutta la compagnia ne era al corrente. Tuttavia il capitano, per evitare di assumersi le proprie responsabilità, decise di attribuire la colpa dell’accaduto ad anonimi attentatori locali e fece catturare 10 civili etiopici scelti a caso. Nel corso di un sommario interrogatorio, tutti gli ostaggi si dichiararono, ovviamente, innocenti. Insultati e malmenati, gli ostaggi furono allora costretti a scavare una fossa comune per la loro ormai imminente fucilazione. Concluso lo scavo, gli ostaggi etiopici furono schierati con le spalle alla fossa e i soldati eritrei si posizionarono in fila davanti a loro con i fucili puntati.

A questo punto, tra la sorpresa generale, il soldato eritreo Iyob Afworki fece due passi innanzi e, uscito dalla fila, affermò ad alta voce di essere il solo responsabile dell’accaduto, che gli ostaggi erano innocenti e che dovevano essere immediatamente liberati. Il capitano Aradom non poté fare altro che liberare i prigionieri etiopici e procedere alla fucilazione di Iyob. Davanti al plotone di esecuzione il capitano, con fare marziale, inveiva:

-Iyob, non lotti più per la liberazione del tuo popolo?-

-E come siamo nati per farlo? gli rispondeva fermo Iyob. Siamo nati per farlo da uomini liberi, generosi, rispettosi di sé e degli altri. Giacché quale altra creatura arrossisce? Quale altra creatura, se non l’uomo, ha la rappresentazione di ‘vergognoso’?-

Il cadavere di Iyob Afworki giacque a lungo insepolto, là, tra i sassi.

 

USS 036  "Lygia Kraag-Keteldijk"   Suriname

A Paramaribo, ospite in una elegante casa ottocentesca della Waterkrant Straat affacciata sul fiume, ho chiesto a Lygia Kraag-Keteldijk:

-Se nessuno degli oggetti esterni e nessuna entità aproairetica è bene o male, esiste per l’uomo il ‘Bene-in-sé’?-

-Certamente esso esiste-

-E come possiamo definirlo?-

-‘Bene-in-sé’ è per l’uomo il retto uso delle rappresentazioni. Sono i retti giudizi della Proairesi che gli permettono di tragittarsela in armonia con la natura delle cose. E’ il possesso della scienza del vivere bene-

 

USS 037  "Dakole Daissala"   Cameroon

Le acque del lago Nyos occupano il cratere di un antico vulcano e sono sature di anidride carbonica che fuoriesce, per lenta e continua attività, dalle rocce alla base del cratere. Il lago è profondo più di duecento metri e l’acqua degli strati inferiori è supersatura di anidride carbonica. Una notte, un improvviso e non ancora chiarito fenomeno ha innescato la rapida risalita in superficie di acque profonde supersature di gas, con conseguente rilascio nell’atmosfera di milioni di tonnellate di anidride carbonica. Essendo questo gas più denso dell’aria, esso ha formato uno strato spesso circa cinquanta metri che è sceso lungo le pareti del cratere ad una velocità compresa tra i venti e i cinquanta chilometri all’ora. Nel raggio di ventitré chilometri molte migliaia di persone e di animali non hanno più avuto sufficiente ossigeno da respirare e sono morte per asfissia.

Partito dalla città portuale di Douala, sono salito con Dakole Daissala fino a Wum e di qui fino al lago Nyos.

-Dakole, cos’è successo quella notte?-

-Era notte fonda, con pioggia e forte vento. Tutti dormivano. Improvvisamente io sono stato risvegliato da uno strano boato. Poco dopo ho sentito mia figlia sbuffare in modo anomalo, terribile. Mi sono alzato per andare verso il suo letto, ma sono caduto svenuto. Quando ho riaperto gli occhi era giorno ed ho visto con sorpresa i miei pantaloni macchiati di rosso. Sono riuscito a stento ad entrare nella stanza di mia figlia e vedendola ancora nel letto ho pensato che stesse dormendo. Invece era già morta da parecchio tempo. Nel mio villaggio di Subum non c’era più traccia di vita. Uomini e animali sono stati colti nel sonno e sono tutti morti dov’erano. La stessa sorte era toccata ai villaggi di Kam, di Cha e di Nyos. Non so come ho fatto ad arrivare fino a Wum-

-E poi?-

-Col cuore colmo e le lacrime agli occhi devo ammettere che l’esistenza, considerata semplicemente come tale, è una entità aproairetica, non è né un bene né un male, giacché non è in mio esclusivo potere. La mia, come quella di mia figlia, come qualunque altra esistenza, è nelle mani di un passante pazzo, di un accidente qualunque. È vero che gli esseri umani si danno, entro certi limiti, garanzie reciproche di non aggressione e provvedono, mediante istituzioni opportune, alla giustizia scambievole. Ma ciò non cambia la natura delle cose. La mia esistenza dipende da eventi naturali quali la pioggia, il raccolto, il cibo, una eruzione vulcanica…-

 

USS 038  "Alleius Nigidius Sura"   Algeria

Non è stato facile arrivarci, ma il risultato è valso la fatica spesa. Le strade della piccola Kabilia sono in cattive condizioni, i ponti sono stretti, le indicazioni quasi inesistenti. Lasciata Jijel si giunge a Texenna. Da Texenna, si sale al colle di Tibahirane e successivamente si attraversano Ferjioua ed El Eulma. Gli ultimi venti chilometri di percorso sono molto dissestati e i ponti senza spallette. Situata a ridosso del Gebel Ghorf Aissa ben Zir, a circa novecento metri di altezza, ecco finalmente Djémila.

Djémila è il nome moderno di una antica colonia romana per veterani, fondata verso la fine del I° secolo d.C. sotto l’impero di Nerva. I resti della città sono monumentali ed ancora eccezionalmente ben conservati. Qui, ripulendo delicatamente certi vecchi marmi abbandonati nei pressi dello stupendo Teatro, con grandissima difficoltà ho potuto leggere una iscrizione latina che ho tradotto come segue:

-‘La libertà non è una condizione sociale ma uno stato del nostro animo e consiste precisamente nel non essere nell’errore, nel rispettare la natura delle cose. Che senso ha il parlare di ‘società libera’? Soltanto quello di maleducare dei sudditi. Ha senso invece, e senso pieno, il parlare di ‘uomo libero’, di ‘uomini liberi’-

L’iscrizione, cosa molto rara, porta il nome del dedicatario: un veterano romano di nome Alleius Nigidius Sura.

 

USS 039  "Phan Thong Phonnahaxay"   Laos

Nel biglietto che avevo ricevuto dal mio amico, che chiamerò Phan Thong Phonnahaxay, era scritto soltanto questo: ‘Trovati dopodomani a mezzogiorno a Luang Prabang, nei pressi del Haw Kham e sta’ con il naso per aria. Aspettati sorpresa. Phan’. Mi sono mosso volentieri da Vientiane e non ho avuto difficoltà a raggiungere Luang Prabang. Luang Prabang è una cittadina molto piccola alla confluenza dei fiumi Mekong e Ou. Ricca di templi, rappresenta ancora oggi una eccezionale fusione di architettura tradizionale e strutture urbane realizzate dai coloni europei nei secoli scorsi. Ci sono arrivato la mattina molto presto ed ho avuto agio di assistere alla quotidiana questua dei monaci buddhisti che, vestiti con le loro tuniche arancione e a piedi scalzi, percorrono le vie ricevendo in dono dalla popolazione del riso ed altri cibi.

Fidandomi della promessa di Phan, a mezzogiorno ero, con il naso all’insù, nei pressi dell’ex Palazzo Reale. Ad un certo punto si è sentito nell’aria un leggero ronzio e poi si è visto un piccolo Chessna avvicinarsi seguendo il percorso del Mekong. L’aereo ha fatto alcuni giri a bassa quota e poi ha sganciato qualcosa che svolazzando lentamente nell’aria si è rivelato essere una nuvola di manifestini. Uno di questi è venuto a posarsi proprio davanti ai miei piedi. Come tante altre persone, l’ho raccolto e l’ho letto. Senza recare altre indicazioni esso diceva così:

‘Uomini felici, salve! La libertà dell’uomo coincide con i suoi retti giudizi; ‘è’ i suoi retti giudizi sulla natura delle cose e la sua invarianza’.

Ho sorriso ed ho levato le braccia in segno di saluto, ma ormai il piccolo aereo aveva preso la direzione sud ed era quasi sparito alla mia vista.

 

USS 040  "Iyasu Hailé Selassié"   Ethiopia

È imminente la pubblicazione, ad Addis Abeba, un nuovo giornale intitolato ‘AddisTimes’. La redazione e la proprietà hanno molto civilmente discusso sul motto da inserire nella testata del giornale. Alla fine è prevalsa la proposta di Iyasu Hailé Selassié. L’AddisTimes uscirà così con questo motto:

-‘Essere uomini liberi significa avere retti giudizi sulla natura delle cose’-

 

USS 041  "Kristina Halvorsen"   Norway

-Kristina, ci troviamo in capo al mondo e se non capiamo qui certe cose, allora non le capiremo mai-

-Sii più preciso, Torstein. Cosa intendi dire?-

-Ti faccio un esempio. Io non capisco cosa significhi l’espressione: ‘desiderare secondo natura’ ed ‘avversare secondo natura’ e perché alcuni continuino ad usarla-

-Ecco, questa è una domanda ottima ed adatta al luogo in cui troviamo. Se prima non si è in grado di definire in modo univoco il termine ‘natura’, l’espressione ‘fare qualcosa secondo natura’ non ha alcun significato, è del tutto priva di contenuto. Rimane il generico ‘fare’, ma allora qualunque ‘fare’ è ‘secondo natura’ per il semplice fatto che qualunque ‘fare’ è contenuto nella ‘natura’. –

-E i filosofi si erano fermati lì?-

-Si, tutti ad eccezione degli Stoici. Secondo gli Stoici non esiste alcun comportamento umano che possa essere definito più o meno ‘naturale’ di un altro, così come non esistono, nell’ambito dei fenomeni fisici, degli spazi né dei tempi più ‘naturali’ di altri-

-Tu mi spaventi, Krista. Eravamo davvero in balia di pazzi e di assassini?-

-Certo, Torstein. La miseria della filosofia ci metterebbe proprio in balia di costoro, se non ci fossero stati gli Stoici-

-E cos’hanno detto di tanto importante?-

-Gli Stoici sono stati i soli ad abbandonare il concetto di ‘natura’ ed a chiedersi se esista davvero una entità invariante rispetto alla quale tutti i comportamenti umani sono relativi-

-E l’hanno trovata?-

-Sì, l’hanno trovata-

-Questa entità ha un nome?-

-Il suo nome è ‘natura delle cose’-

-Mio Dio, ne avevo sentito parlare dalla mia amica Kavita Krishnamurthy, ma non avevo mai dato troppa importanza alla cosa. Solo adesso mi rendo conto del mio sbaglio-

-Ripetiamolo. Il termine ‘natura’, come abusato correntemente, è un semplice sinonimo di ‘insieme’, di ‘tutto’, e non ci fa fare un solo passo avanti nella comprensione dei nostri comportamenti. Facendo così si spacciano come ‘naturali’ quelli che invece sono dei semplici ‘modelli culturali’. Se è privo di senso parlare di ‘natura’, soltanto gli Stoici, e tra di essi Epitteto in particolare, affermano però con estrema decisione che esiste una ‘natura delle cose’ e che questa è invariante, inviolabile e valida per tutti senza eccezioni. La ‘natura delle cose’ è la loro essenziale bipartizione in cose che sono in nostro esclusivo potere ed in cose che non sono in nostro esclusivo potere. Dunque ciò che è fondamentale imparare è quale sia la natura delle cose-

-E qual è la natura delle cose?-

-La natura delle cose è tale che alcune di esse sono in nostro esclusivo potere mentre altre non sono in nostro esclusivo potere. In nostro esclusivo potere sono concezione, impulso, desiderio, avversione e, in una parola, quanto è opera nostra. Non sono in nostro esclusivo potere il corpo, il denaro, la reputazione, il lavoro e, in una parola, quanto non è opera nostra. Le cose in nostro esclusivo potere sono per natura libere, non soggette ad impedimenti, non soggette ad impacci; mentre le cose non in nostro esclusivo potere sono deboli, serve, soggette ad impedimenti, allotrie-

-Kristina, che succede a chi impara e rispetta la natura delle cose?-

-Ne ottiene in premio la felicità-

-E i pochi di noi che ignorano ancora la natura delle cose?-

-Torstein, quello che hanno già in abbondanza: l’infelicità- 

La mezzanotte era passata da parecchio. Dalla collinetta del Nordkapp, Kristina e Torstein vedevano il sole stagliarsi ancora intero all’orizzonte e scintillare intramontato sull’oceano.