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192 UNITED STATES of STOICISM |
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'Il
cosmo è un'unica sostanza e un'unica polis' USS 001 "Victor Novoa Zaldivar" Chile
-Che sorpresa vederti qui a Santiago, Victor!-
USS 002 "Amadou Ouedraogo" Burkina Faso
Il traffico in Piazza delle Nazioni Unite, nel centro di
Ouagadougou, è vivace e confuso come al solito. Amadou Ouedraogo, seduto su
una panchina, lo osserva e riflette sui giudizi che spingono lui a rimanere
seduto e ad osservare, e gli altri a muoversi in tante direzioni diverse. Le
sue riflessioni sono interrotte dall’arrivo del suo amico Blaise Kaboré, che
lo saluta e si siede accanto a lui.
USS 003 "Mireille Dunant" Switzerland
A Ginevra, il Rodano scorre maestoso sotto il Ponte del Mont
Blanc. È piena estate. Mireille Dunant si è appena tuffata nel lago ai Bagni
di Paquis e, dopo avere nuotato, è tornata a sedersi accanto alla sua amica
Corinne.
USS 004 "Alvarado Rosales" Guatemala
Alvarado Rosales e Alba Valladares vivono a Guatemala City, e
oggi il caso li ha fatti incontrare in Avenida de la Reforma.
USS 005 "Tenoch Iturbide" Mexico
Senza più la compagnia di Luisa Cortés, morta di cancro ormai
da molti anni, Tenoch Iturbide e Julio Zapata sono tornati a rivedere la
incantata, solitaria baia di Boca del Cielo, sulla costa pacifica dello
stato di Oaxaca, tra S. Bernabé e Santa Maria Colotepec.
USS 006 "Jalal Sirajuddin" Malaysia
Qualche
mese fa a Kuala Lumpur, mentre passeggiavamo non lontano dalle Petronas
Towers, Jalal Sirajuddin mi ha detto:
USS 007 "Pou Tagaloa" Samoa Non lontano da Apia, su un muretto che costeggia la casa di Vailima dove visse i suoi ultimi anni e dove morì Robert L. Stevenson, Pou Tagaloa ha scritto: -La felicità dell'uomo non può essere stabilita per decreto da nessuna autorità o istituzione: né dal re, né della repubblica, né dello stato comunista, né dal papa-
USS 008 "Shams al-Din al-‘Itaqi" Syria
Una sera, nella sua casa di Aleppo, Shams al-Din al-`Itaqi mi
raccontò questa storia:
USS 009 "Sangay Ngedup" Bhutan
Mi trovavo a Thimphu, sotto una pioggia torrenziale. Al
provvisorio riparo di un tetto del tempio di Changangkha, Drugon Shigpo così
si rivolgeva a Sangay Ngedup:
USS 010 "Antoinette Bobossi Serengbe" Central African Republic
USS 011 "Marguerite Amiel" France Conosco Marguerite da almeno vent’anni e so che sarà affascinata dal grande striscione che, tra breve, ondeggerà al vento di Parigi, in Rue de Rivoli: -Finora i filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo. Bene, per gli uomini non si tratta affatto di trasformarlo bensì di imparare com’è possibile trovare in esso la felicità-
USS 012 "Irini Diamantopoulos" Greece
È a Delo, sulla Terrazza dei Leoni, che Irini mi raccontò
questa favola che parla di tempi ormai remotissimi: Dopo altri milioni di anni, Zeus si volse di nuovo a contemplare l’universo da lui creato. E la varietà e la bellezza di ciò che il suo occhio osservava non cessavano di crescere. Compiaciuto della propria potenza e grandezza, egli appuntò ancora la sua attenzione su un piccolo pianeta chiamato ‘Terra’ e su una creatura che non aveva mai scorto prima. Notò che questa creatura aveva capacità che nessun altro animale aveva. E quando intese queste creature discorrere tra di loro, capì che esse avevano inventato il linguaggio. Allora Zeus fu preso da timore ed ebbe la certezza che prima o poi tali creature avrebbero usurpato il posto che nell’universo spettava agli Dei. Riunì dunque Zeus il Consiglio di tutte le Divinità che gli erano sottoposte e disse: ‘Prendiamo provvedimenti affinché l’uomo non diventi padrone dell’universo’. Ma subito Ermes obiettò: ‘Padre, nulla noi dobbiamo temere da queste nuove creature. Fino a che esse avranno un linguaggio, sempre lo useranno per onorarci. Infatti la nascita del linguaggio coincide con la nascita dell’idea di divinità’. Zeus non fu convinto dalle parole di Ermes e replicò: ’Chi ci assicura che gli uomini non imparino ad usare correttamente il linguaggio? E’ meglio sterminarli del tutto, così da eliminare ogni rischio’. Ares fu d’accordo con Zeus e subito si offrì per la bisogna. Ma Atena fece notare a Zeus che anche quelle strane creature erano manifestazioni del movimento di cui lui aveva informato la Materia e che dunque il distruggerle sarebbe stata quasi una ammissione di avere errato. E come poteva Zeus onnipotente essere accusato di errore? Zeus concordò con Atena e allora, dopo molto discutere tra gli Dei, fu deciso quanto segue. Ermes sarebbe sceso sulla terra e avrebbe rapito in cielo un uomo e una donna. Queste due creature sarebbero poi state poste nel Paradiso Celeste e qui osservate attentamente giorno e notte. Così fu fatto; e in breve volgere di tempo si scoprì che la straordinarietà dell’uomo dipendeva dalla straordinarietà del suo cervello. Un cervello che era capace di inventare il linguaggio ma che era anche capace di scorgerne i limiti. E questo era segno certo che gli Dei sarebbero stati prima o poi detronizzati dagli uomini. Riunì allora Zeus nuovamente il Consiglio di tutte le Divinità che gli erano sottoposte e Atena disse: ‘Per porre riparo alla tremenda minaccia che ci sovrasta propongo di togliere all’uomo ed alla donna il loro presente cervello e di sostituirlo con una protesi all’apparenza del tutto uguale. Efesto saprà bene operare alla bisogna. La differenza tra individui con la protesi ed individui con il cervello sia soltanto questa: che gli individui con la protesi non siano in grado di rendersi conto dei limiti del linguaggio; credano nella esistenza indipendente delle idee; siano dunque infelici e si pongano in eterno, senza mai trovare una risposta, queste domande: ‘Da dove veniamo? Dove andiamo? Chi siamo? Perché il Male nel mondo?’. Dotiamo anche queste due creature di una capacità generativa maggiore di quella che si trovano ora ad avere e riportiamole sulla terra’. Tutti gli Dei concordarono con il progetto di Atena, e così fu fatto. Efesto costruì le protesi, le sostituì ai cervelli e dotò l’uomo e la donna della capacità generativa proposta. Poi Ermes riportò le due creature sulla terra. Tornate sulla terra, quelle due creature senza cervello generarono una grande quantità di figli; e i figli dei loro figli si moltiplicarono in tale copia da sopravanzare rapidamente il numero degli uomini che ancora possedevano il cervello. Per lunghissimo tempo questi ultimi furono ridotti a pochi esemplari, mentre la grande massa degli esseri umani fu per millenni infelice e adorò il linguaggio. E intanto gli Dei li guardavano dall’alto e tacevano".
USS 013 "Rakiura Wakihuatanga" New Zealand In un mercatino di vecchi libri in Queen Street, ad Auckland, mi è capitato di trovare la copia di un’edizione molto antica del ‘Manuale’ di Epitteto. Il libro è appartenuto ad un Maori di nome Rakiura Wakihuatanga e la citazione manoscritta leggibile sulla prima pagina può essere tradotta così: ‘Giacché non sono eterno, no. Sono un uomo; una parte del tutto, come un'ora di un giorno. Instare io devo come l'ora e come un'ora trapassare’.
USS 014 "Gabriel Alejandro Baduel" Venezuela A Caracas, nel Parque Carabobo, Gabriel Alejandro Baduel sta guardando negli occhi Majandra Frias, ne ascolta le parole, tace e pensa: ‘Perché burlarmi di te? Perché distoglierti dalla consapevolezza dei tuoi mali? No. Intendo mostrarti l'opera della virtù, affinché impari dove cercare il profitto. Cercalo là, disgraziata Majandra, dov'è l'opera tua. E dov'è l'opera tua? Nel desiderio e nell'avversione, per non fallire il segno nell'uno e non incappare nell'oggetto dell'altra; negli impulsi e nelle repulsioni, per essere al riparo dalle aberrazioni; nella proposizione e sospensione dell'assenso, per essere al riparo dall'inganno’.
USS 015 "Dora Maria Martinez" Nicaragua Dinanzi al Teatro Nazionale ‘Rubèn Dario’, Dora è pazientemente in coda. È la prima volta che a Managua viene messa in scena una commedia di Goldoni. Giunta quasi all’ingresso del teatro, avverte alle sue spalle una specie di fruscio, al quale non fa troppo caso. Quando è ormai seduta in poltrona si accorge che dalla sua borsetta è sparito il portafoglio. Dora tira un profondo respiro e riflette sul fatto che i più hanno paura della necròsi del corpo ed escogiterebbero di tutto pur di non incappare in qualcosa di simile; ma che nulla loro importa se si necrotizza la Proairesi. Infatti, se sarà necrotizzata la lealtà, l’onestà intellettuale, il rispetto di sé e degli altri, questo lo chiamano ‘furbizia’ o addirittura ‘forza’
USS 016 "Anastasia Karakachanov" Bulgaria USS 017 "Jean Népomucène Twagiramungu" Rwanda A Kigali, un grande Memorial Centre ricorda ancora le vittime del genocidio iniziato pochi anni prima della fine del secondo millennio. Sostando dinanzi alle immagini delle fosse comuni, Faustin Mukezamfura ha chiesto a Jean Twagiramungu: -Dunque, imprese così rilevanti sono dipese da una faccenda talmente piccola?- -Faustin, quali imprese chiami così rilevanti?- -Guerre, conflitti civili, perdita di molti esseri umani, sia Tutsi che Hutu, e stermini di città- -E cos'hanno di grande questi avvenimenti?- -Nulla?- -Che ha di grande il fatto che muoiano molti buoi e molte pecore e che molte nidiate di rondini o di cicogne siano date alle fiamme e sterminate?- -Questi avvenimenti sono dunque simili a quelli?- -Similissimi. Sono andati in malora corpi di esseri umani e di buoi e di pecore. Sono state date alle fiamme stanzette di esseri umani e nidi di cicogne. Che c'è di grande o di terribile in ciò? Oppure mostrami in cosa differiscono, come dimora, la casa di un uomo ed il nido di una cicogna- -Dunque, per te, cicogna e uomo sono la stessa cosa?- -Perché dici: la stessa cosa? Quanto al corpo, sì: la stessa cosa. Eccetto che in un caso le casette sono edificate con travi, tegole e mattoni; nell'altro con rametti ed argilla. -Dunque un uomo non differisce in nulla da una cicogna?- -Non sia mai! Ma, quanto al corpo, non differisce; giacché gli stessi atomi compongono il corpo tanto dell’uno quanto dell’altra- -Per cosa dunque differisce?- -Cerca e troverai che per altro differisce. Vedi se non è per il possesso della proairesi, per il comprendere quanto fa; vedi se non è per la lealtà, il rispetto di sé e degli altri, la sicurezza nell'uso delle rappresentazioni, la razionalità- -Dov'è dunque il grande negli uomini, in bene ed in male?- -Il grande negli uomini, nel bene e nel male, sta là dove sta la loro differenza rispetto ad una cicogna: nella proairesi. Se questa differenza sarà salvaguardata, permarrà ben fortificata e non rovineranno il rispetto di sé e degli altri né la lealtà né la razionalità, allora si salva anche l’uomo. Ma se qualcosa di questa differenza va in malora e cede all'assedio, allora anche l’uomo va in malora. Le grandi faccende stanno in questo. Hitler fece qualcosa di grande quando i Tedeschi attaccarono la Polonia e scatenarono la seconda guerra mondiale? Nient'affatto! Allora venivano soltanto devastati dei nidi di cicogne. Il grande e terribile nel male avvenne ben prima e fu quando Hitler mandò in malora l'uomo rispettoso di sé e degli altri, l'uomo leale, conscio delle inviolabili leggi della natura delle cose, il cittadino del mondo. Questo è il prezzo dell’ignoranza della diairesi. Questi sono gli umani inciampi, questo è l'assedio, questo è lo sterminio: quando i retti giudizi sono demoliti, quando rovinano le differenze tra l’uomo e la cicogna. Questo è il prezzo della controdiairesi- -Qualora le donne siano dunque condotte via ed i bambini fatti prigionieri e le persone scannate, questi non sono mali?- -Donde presumi che, per chi li subisce, questi siano mali? Insegnalo anche a me!- -No; ma come fai tu a dire che, per chi li subisce, non sono mali?- -Essi sono mali per chi li fa, non per chi li subisce. Veniamo ai canoni, porta i pre-concetti. Per questo non mi stupisco mai abbastanza di quel che accade. Laddove disponiamo di giudicare pesi, non giudichiamo a casaccio. Laddove si tratta di linee rette e curve, non giudichiamo a casaccio. Insomma dove il riconoscere quanto è vero in un ambito fa per noi differenza, nessuno di noi fa mai qualcosa a casaccio. Ma dove c'è il primo e solo causativo dell'avere successo od aberrare, dell'essere felici o no, sfortunati o fortunati, qua soltanto siamo avventati e precipitosi. Da nessuna parte sappiamo vedere qualcosa simile ad una bilancia, da nessuna parte sappiamo trovare qualcosa simile ad un canone, ma: ‘qualcosa mi pare e subito dico e faccio quel che mi pare’. Giacché io e te siamo migliori di Hitler o di Stalin, così che mentre quelli, seguendo i loro pareri fanno a se stessi e sperimentano in se stessi siffatti orribili mali, a noi invece basta il parere? E quale tragedia ha altro inizio? L'Edipo di Sofocle, cos'è? Il parere di Edipo. Dunque non darsi sollecitudine alcuna di ciò, di chi lo reputi proprio? Come sono detti coloro che seguono unicamente e in tutto il loro parere, senza badare alla diairesi e all’inviolabile natura delle cose?- -Pazzi- -E tu fai qualcos'altro?-
USS 018 "Eva Strache-Nowotny" Austria La sera scende dolcemente su Salisburgo e il Salzach scorre lento sotto lo Staats-Brucke. Attraversato il ponte, Joerg Gusenbauer ed Eva Strache-Nowotny entrano nella Getreidegasse e dopo pochi passi si trovano di fronte alla casa natale di Mozart. -Eva, me lo avevi promesso. Ed io ora sono pronto ad ascoltarti e ad imparare cos’è la ‘diairesi’- -Mantengo la promessa. La diairesi è un giudizio che tu usi continuamente, anche se non te ne rendi conto. Te lo spiego nel modo più semplice possibile. Chiediti se tutto ciò che esiste è in tuo esclusivo potere, oppure se nulla di ciò che esiste è in tuo esclusivo potere, oppure se di ciò che esiste alcune cose sono in tuo esclusivo potere ed altre non lo sono. Vediamo. Essere sano od ammalarti è in tuo esclusivo potere?- -Certamente no- -Avere molto o poco denaro è in tuo esclusivo potere?- -Certamente no- -Avere un lavoro o un lavoro di un certo tipo è in tuo esclusivo potere?- -Neppure questo- -Chiediti adesso se esiste qualcosa che sia in tuo esclusivo potere. Esiste forse qualcuno che abbia il potere di farti assentire ad un’affermazione falsa?- -No, nessuno ha questo potere- -Può qualcuno costringerti a propendere verso qualcosa che ti ripugna?- -No, nessuno lo può- -Chi può forzarti a desiderare ciò che non vuoi?- -Nessuno- -Resta così dimostrato che delle cose che sono, alcune sono in tuo esclusivo potere ed altre non sono in tuo esclusivo potere. In tuo esclusivo potere sono dunque, ad esempio, valutazioni, progetti, desideri, impulsi. Tutte queste entità possono essere definite ‘proairetiche’. Non sono invece in tuo esclusivo potere cose come il corpo, il patrimonio, la reputazione, il lavoro, eccetera. Tutte queste entità possono essere definite ‘aproairetiche’- -Cos’è dunque la diairesi?- -La diairesi è il giudizio che ti fa capace di distinguere in qualunque situazione quanto è in tuo esclusivo potere e quanto invece non lo è-
-Fammi ancora un esempio-
USS 019 "Bui Xuam Khiem" Vietnam Ad Hanoi, in uno degli accoglienti giardini situati all’interno del maestoso Van Mieu Quoc Tu Giam, è conservata una lapide in marmo sulla quale è stato inciso questo pensiero di Bui Xuam Khiem: ‘Per questo è brutto per l'uomo iniziare ed esaurirsi laddove lo fanno anche le creature sprovviste di ragione. Ma piuttosto egli deve iniziare di qua ed esaurirsi su ciò su cui si esaurì nel nostro caso la natura. Ed essa si esaurì in noi su conoscenza di principi generali, comprensione dell'uso delle rappresentazioni e il tragittarsela in armonia con la natura delle cose. Vedete dunque di non morire senza essere stati spettatori di ciò’.
USS 020 "Beatrix Van Dillen" Netherlands -Qualora uno abbia nella vita il posto che gli spetta, non sta a bocca aperta per le cose di fuori. Jan, cosa vuoi che ti accada? Io mi accontento se desidererò ed avverserò secondo la natura delle cose; se userò impulso e repulsione come sono nata per fare; e poi proposito, progetto, assenso. Perché dunque mi cammini davanti come se avessi ingoiato uno spiedo?- -Beatrix, te l’ho ripetuto tante volte. Io voglio il premio Nobel. Io voglio che quanti incontro mi ammirino e, seguendomi, mi acclamino gridando: ‘Oh, che grande scrittore!’- -Chi sono costoro dai quali vuoi essere ammirato? Non sono coloro dei quali sei solito dire che sono imbecilli? E dunque? Vuoi essere ammirato dagli imbecilli?- I rintocchi delle campane della Westerkerk inondano lo Herengracht di una Amsterdam ancora assonnata, mentre Jan Peter Balkenhorst e Beatrix Van Dillen prendono strade diverse.
USS 021 "Ratu Laisenia Iloilovatu" Fiji Seduti sul pavimento di un ‘bure’ di Nadi, tutti sono riuniti attorno alla grande scodella di legno piena di yaqona. Ognuno ne berrà usando, a turno, un guscio di noce di cocco tagliato a metà. -Sì, e mi colano pure i mocci dal naso!- borbotta con voce lamentosa Sitiveni -Per cos'hai dunque le mani? Non è anche per pulirti il naso?- lo rimbrotta Ratu -Ma è ragionevole un ordine del mondo nel quale esistono anche i mocci? Non sarebbe migliore un mondo senza mocci?- -Certamente peggiore di quello presente e vero, il quale prevede, dandotene la facoltà e i mezzi, che tu ti smocci invece di incolparlo di assenza di razionalità. Pulisciti, dunque, e poi bevi senza prendertela con l’ordine del mondo- Sitiveni Lesavua non risponde e pare non sentire. Se ne sta seduto a occhi bassi, muto, tremante, con la Proairesi fissa ad implorare che non gli succedano alcune cose; mentre per quelle che gli capitano sempre si rammarica, piange, geme e bestemmia.
USS 022 "Traian Tariceanu" Romania So io quali parole mi disse Mircea Basescu, che ora è Prefetto a Brasov, quando passò di qui di ritorno dal suo esilio volontario. Inveiva contro la sua vita precedente e professava che, in futuro, non si sarebbe industriato per altro che per tragittarsela in quiete e dominio sullo sconcerto per il resto dei suoi giorni. ‘Giacché’, diceva, ‘quanto mi resta ancora da vivere?’- -Ed io gli ripondevo: ‘Non lo farai. Al contrario, appena fiutata l’aria di Bucarest dimenticherai tutto questo. E se troverai pure un modo qualunque per rientrare nel giro dei cosiddetti politici, io ti dico che farai di tutto per farti largo e ne ringrazierai Dio- -Traian, mi diceva lui, se saprai che io ho di nuovo posto anche un solo piede nella merda della politicheria, allora concepisci pure di me le cose peggiori che vuoi!- -Or dunque, che fece il buon Mircea? Ancor prima di arrivare a Bucarest gli recapitarono certe lettere. Lui, presane conoscenza, si scordò di tutti quei propositi e, orbene, ha accumulato una carica sopra l'altra. Vorrei stargli vicino ora -ma non troppo vicino- per richiamargli alla memoria i discorsi che faceva quand'era di passaggio qui a Timisoara e dirgli: ‘Quanto sono più raffinato indovino di te!’-
USS 023 "Josefina Victoria Ngonda" Angola Il mercato Roque Santeiro, popolato ogni giorno da un milione di persone, è il più grande di Luanda e il più grande di tutta l’Africa. Josefina Victoria Ngonda e Angelita Muachicungo fanno compostamente la fila davanti a una panetteria. -Ne sei persuasa o no, Angelita?- -Ne sono persuasa- -Pertanto, qualora facciamo qualcosa non rettamente, da oggi in poi non chiameremo in causa altro che il giudizio in base al quale la facemmo, e quel giudizio proveremo ad estirpare e recidere più che un tumore o un ascesso del corpo- -E allo stesso modo sarà un giudizio la causa di ciò che effettuiamo rettamente- -É così. Pertanto non daremo più la colpa di qualche nostro male né al vicino di casa, né al marito, né ai figli; persuase che tutti noi effettuiamo qualcosa unicamente se lo reputiamo vantaggioso. Infatti, quanto al reputare o non reputare siamo unici signori noi e non gli oggetti esterni- -E' proprio così, Josefina- -Quindi da oggi null'altro sopravvederemo o indagheremo; né il denaro, né il lavoro, né la casa, né la salute, né la pace, né la guerra, ma i nostri giudizi riguardo a ciascuna di queste cose- -Lo auspico, e personalmente farò un esame dei miei giudizi- -Che poi questo non sia affare di un'ora sola o di un giorno, siamo tutte e due d’accordo- A pochi passi, donne con tinozze di plastica colorata vendono di tutto ai margini della strada.
USS 024 "Odumegwu Maiturare" Nigeria -Una volta conosciuta la natura delle cose, bisogna venire ad educarsi all’uso della diairesi non per cambiare le premesse (giacché ciò non ci è dato né è meglio), ma perché stando le cose intorno a noi come stanno, noi teniamo la nostra intelligenza conciliata agli avvenimenti. Habu, è forse sensato fuggire la relazione con le persone?- -E com'è possibile, Odumegwu? È del tutto insensato- -Stando con loro, cambiarle?- -E chi ci da questo potere?- -Nessuno. Dunque cosa dobbiamo fare, quale accorgimento dobbiamo trovare per convivere con esse?- -Dobbiamo trovare un accorgimento tale che esse faranno quanto loro pare e noi nondimeno staremo in accordo con la natura delle cose- -Hai detto bene, Habu. Invece tu sei indolente e trovi sempre un’occasione per dispiacerti. Se sei solo, chiami questo isolamento; se stai con altre persone, le chiami insidiose e traditrici. Biasimi i tuoi genitori, umìli i tuoi figli, inveisci contro i tuoi fratelli, denigri i tuoi vicini. Se rimani solo dovresti invece chiamare questo quiete e libertà, e ritenerti simile agli dei. Stando fra molti, poi, non dovresti chiamare questo folla né trambusto né spiacevolezza, ma festa e sagra, e così tutto accogliere con compiacimento- -Hodumegwu, qual è dunque il castigo per coloro che non accettano la natura delle cose?- -Lo stare come stanno. Uno si dispiace di essere solo? Ecco che si ritiene in isolamento. Un figlio si dispiace dei genitori? Ecco che si ritiene sfortunato e piange. Un genitore si dispiace dei figli? Ecco che si amareggia e geme. Non c’è bisogno di prigione. La sua prigione è essere dov’è. Giacché vi è suo malgrado, e dove uno è suo malgrado quella è per lui prigione- Sul carcere di Lagos scende la sera. Per Habu Obasanjo e Odumegwu Maiturare sarà lunga la notte.
USS 025 "Magdalena Tolima Diaz" Colombia -Giacché libero è colui cui tutto accade secondo Proairesi e che nessuno può impedire- -L’hai detto, Magdalena. Dunque la libertà è demenza- -Non sia mai, Cesar! Demenza e libertà non sono affatto la stessa cosa- -Ma io voglio che succeda tutto quello che reputo debba succedere ed in qualunque modo lo reputerò- -Tu sei pazzo, tu vaneggi. Tu vuoi che accada quanto hai reputato a casaccio. Questo non soltanto non è libertà, ma è la cosa più brutta di tutte. Come fai con i caratteri dell'alfabeto? Decidi di scrivere il nome ‘Buenaventura’ come vuoi tu?- -No, mi viene insegnato come disporre le lettere dell’alfabeto in modo che la parola ‘Buenaventura’ sia scritta come si deve- -Che cosa facciamo con le note musicali?- -Allo stesso modo- -Cosa facciamo, in generale, laddove è in gioco un'arte od una scienza?- -Facciamo la stessa cosa- -E’ così, altrimenti di nessun valore sarebbe l'avere scienza di qualcosa, se ciò si acconciasse alle decisioni casuali di ciascuno di noi. Qui dunque, soltanto su quanto è massimo e sommamente dominante, sulla libertà, ti è lecito e possibile volere a casaccio, come capita? Nient'affatto! Ma educarsi ad usare la diairesi significa esattamente imparare a disporre ciascuna cosa così come accade. E come accade? Come è dettato dalla natura delle cose. E la natura delle cose è tale che vi sono caldo e freddo, profusione e penuria, virtù e vizio e tutte le opposizioni siffatte per l'armonia dell'intero…- Una frazione di secondo dopo, Magdalena Tolima Diaz è esanime sull’asfalto della Calle 20 di Bogotà e l’automobile che l’ha investita fugge via veloce. Cesar Choco Velez non si è ancora reso conto di cosa sia successo.
USS 026 "Jebel al-Akhdar" Oman Ritto dinanzi al portone del Forte di Jalali, Said fissa il massiccio Jebel al-Akhdar ed ha il dono di intenderne l’impetuosa e possente voce. -Said, quando tu smani ed aduli coloro che sono in posizioni di potere, stai rappresentando te stesso come un insieme di visceri, di budella e di coglioni. Se conoscessi l’infelicità, l’interiore miseria di coloro al cui posto vorresti essere, cambieresti i tuoi giudizi al riguardo- -Intendi parlare di Re, Sultani, Presidenti, alti Ufficiali e così via e così via, scendendo sino al piccolo Direttore di banca? Il prezzo che si paga per arrivare là è l’infelicità e la miseria interiore?- -Dal più grande al più piccolo è esattamente questo, Said. E devi giudicare non una fortuna bensì una vera disgrazia lo smaniare per prendere il loro posto. Perciò di quanto essi possono fare, tu non devi impensierirti affatto. Di quanto importa davvero a te, sappi che nulla di questo essi possono fare- Il sole è ormai alto su Mascate. Il turno di guardia di Said Bin Taimur è finito e il vento che scendeva dal Jebel al-Akhdar si è calmato del tutto.
USS 027 "Annikki Kuosmanen" Finland In una modesta casetta nei dintorni di Rovaniemi, proprio sul Circolo Polare Artico, Annikki Kuosmanen sta mettendo a letto la sua piccola Elina e, per farla addormentare dolcemente, le canta questa ninna-nanna: -‘Riguardo al corpo, gioia cara, tu sei una parte dell'intero. Ma quanto alla ragione, per nulla sei peggiore degli dei né più piccola di loro. Giacché la grandezza della ragione non è determinata dalla lunghezza né dall'altezza, ma dai giudizi’-
USS 028 "Ali Hashemi Behbahani" Iran Un centinaio di persone sono riunite nella Hosseiniye Ershad per ascoltare Ali Hashemi Behbahani che parla della ‘Natura delle cose’. Ali sta dicendo che ‘l’uomo vive libero non quando vuole che accadano, quando e come ha deciso lui, tali e talaltre cose che non sono in suo esclusivo potere, bensì quando ha imparato ad aderire a ciò che accade, e che non è in suo esclusivo potere, secondo che accade. Non bisogna fraintendere questa affermazione come una equiparazione di libertà a ‘passività’ o ‘rinuncia’. L’individuo inizia il suo cammino di libertà allorquando capisce la natura delle cose ossia impara a distinguere tra ciò che dipende esclusivamente da lui e ciò che non dipende esclusivamente da lui. Volere cose che non dipendono esclusivamente da noi è come voler vincere in qualunque gioco ed ogni volta che si gioca. Ma, perbacco, l’uomo libero ‘delibera’ -senza poter essere impedito da alcuno- che ogni accadimento si verifichi in armonia con la natura delle cose….’ Improvvisamente si odono grida provenire dalla Shariati Avenue e subito dopo nella sala fanno irruzione tre individui, due dei quali sono armati. Uno si ferma all’ingresso della sala e con un Kalshnikov minaccia i presenti. Gli altri due si dirigono velocemente verso il tavolo dietro il quale Ali sta parlando. Uno dei due cava dalla tasca un foglio e legge qualcosa di cui si fa in tempo ad intendere soltanto ‘In nome di…’ mentre il resto è già coperto dal fragore del colpo di pistola del terzo individuo che fa esplodere la testa di Ali. Così Kajar Muzaffar ha raccontato i fatti di Teheran.
USS 029 "Manuel Enrique Villafuerte" Ecuador A Guayaquil, centinaia di grosse iguane vivono pacificamente in centro città nel Parque Seminario, all’incrocio tra le Avenidas Chile e 10 de Agosto. Come tanti altri, Manuel Enrique Villafuerte e Xavier Cifuentes hanno portato con sé un po’ di cibo, che servirà a far scendere le iguane dagli alberi sui cui rami più alti esse passano di preferenza le ore più calde della giornata. -Che splendido rettile è l’iguana! Manuel, nessuna di loro ha mai bisogno di farsi più bella di quel che naturalmente è, mentre io non sono mai soddisfatto di come sono- -Xavier, riconosci innanzitutto chi sei e adornati in conseguenza. Tu non sei un’iguana ma un essere umano: cioè una creatura mortale atta ad usare le rappresentazioni logicamente. -Cos'hai dunque di singolare rispetto all’iguana? La creatura?- -No, anche l’iguana è una creatura- -Il mortale?- -No, anche l’iguana è mortale- -L'usare le rappresentazioni?- -No, anche l’iguana usa le rappresentazioni. Cosa vuol dire ‘logicamente’?- -In modo ammissibile con la natura delle cose e perfettamente- -Soltanto la logicità ho di singolare, ossia una Proairesi capace di distinguere tra ciò che è in mio esclusivo potere e ciò che non lo è? Questa devo adornare ed abbellire?-
USS 030 "Lev Nikolaevic Vronskij" Russia -Lev Nikolaevic, cosa dispone la natura delle cose?- -Che tu, Anna, sia felice e serena- -Come posso essere felice e serena?- -Desiderando il bene ed avversando il male- -E qual è il mio bene?- -Ottenere ciò che desideri e non cadere in ciò che avversi- -Come posso ottenere ciò che desidero e non cadere in ciò che avverso?- -Imparando a distinguere ciò che dipende esclusivamente da te e ciò che non dipende esclusivamente da te- -Sono possibili comportamenti contro la natura delle cose?- -Sì, sono possibili- -Lev Nikolaevic, quando ci si comporta contro la natura delle cose?- -Quando si sbaglia nella distinzione fondamentale, ossia quando si giudicano come dipendenti esclusivamente da noi cose che non dipendono esclusivamente da noi e viceversa- -Che cosa accade, allora?- -Che noi non otteniamo ciò che desideriamo e che cadiamo in ciò che avversiamo- -Ma io ho pur sempre desiderato il mio bene ed avversato il mio male!- -Certamente. Il fatto è che ti sei ingannata su quale fosse il tuo bene e quale fosse il tuo male. Come ben vedi, infatti, invece di libertà e felicità hai ottenuto infelicità e schiavitù- -E questo la natura delle cose non lo dispone?- -No. La natura delle cose è assoluta, invariante e valida per tutti senza distinzione, qui a San Pietroburgo come dovunque. Siamo noi ad essere relativi ad essa. La tua infelicità è semplicemente il segno tangibile che tu hai tentato di violarla. Ecco il comportamento contro la natura delle cose. -E fino a quando sarò infelice?- -Fino a quando non ti renderai conto dell’errore logico nel quale sei caduta- Dopo avere baciato ancora una volta Anna Arkàdievna, Lev Nikolaevic è scomparso nella penombra della notte estiva.
USS 031 "Kavita Krishnamurthy" India Quella mattina arrivava fino agli spalti del Forte di Diu un tenue e non sgradevole profumo di pesce in essiccazione. Affacciati sull’Oceano Indiano dall’alto del bastione di San Giorgio, Kavita Krishnamurthy e Muktananda Paswan guardavano lontano. -Muktananda, dimmi: gli uomini nascono o sono immortali e sempre gli stessi dai tempi più remoti?- -Nascono, Kavita- -E muoiono o sono immortali?- -Muoiono- -E dimmi ancora: la tua nascita è dipesa da te o da qualcun altro?- -Non è dipesa da me, bensì da mio padre e da mia madre- -E tu sei nato quando hai voluto oppure no?- -No. Né prima, né durante, né subito dopo la nascita mi rendevo conto di ciò che accadeva- -Dunque la tua nascita è qualcosa che non è dipeso da te e della quale tu non sei responsabile?- -E’ così- -Ed il comportamento dei tuoi genitori è stato un comportamento naturale oppure no?- -Sì, è stato un comportamento naturale, poiché è secondo natura avere figli- -Dimmi ora, Muktananda: gli uomini muoiono per una causa di morte sola o per molte?- -Per moltissime: chi di vecchiaia, chi per una malattia, chi per un incidente qualunque, chi di propria mano si suicida- -Tralasciando per ora il caso dei suicidi, dimmi: il permanere tu in vita è cosa che dipende esclusivamente da te oppure no?- -Capisco ora chiaramente che non dipende esclusivamente da me, ma che è alla mercé di moltissimi accidenti- -E coloro che muoiono compiono forse, morendo, qualche male?- -No, non compiono alcun male, giacché nessuno desidera per sé il male- -E se il morire è inevitabile, non diremo forse che morire è secondo la natura delle cose?- -Vedo chiaramente che lo è- -Dunque l’accettare la morte da parte del morente è comportamento secondo la natura o contro la natura delle cose?- -Secondo natura- -Ed ora riassumiamo: non dipendono esclusivamente da noi né la nostra nascita né la nostra morte. Noi siamo creature della natura, la quale prima ci organizza alla vita e poi ci destruttura e disorganizza con la morte. Cosa c’è di strano o di malvagio in ciò? Non facciamo noi la stessa cosa in ogni opera di edificazione? Adesso dimmi: in quanto creature della natura siamo contenuti in essa oppure la conteniamo?- -Kavita, e come potrebbe il contenuto contenere il contenitore? E’ evidente che noi siamo parte della natura e non la natura parte di noi- -Dunque vivere contro la natura delle cose, cosa significa?- -Mi rendo ora conto che significa giudicare dipendente esclusivamente da noi ciò che non lo è ed indipendente da noi ciò che invece dipende esclusivamente da noi- -Ed il vivere secondo la natura delle cose, cosa significa?- -L’opposto- -Ed ora dimmi: non abbiamo noi un criterio semplice e allo stesso tempo certissimo per riconoscere in ogni momento, in noi stessi e tra gli altri esseri umani, chi vive secondo la natura delle cose e chi contro questa natura?- -Kavita, questa è una domanda di fronte alla quale mi tremano le gambe!- -Tranquillizzati. A patto che si sappia riconoscere la felicità distinguendola, per esempio, dalla semplice allegria; ripensa a quanto abbiamo detto e vedrai che i frutti del vivere secondo la natura delle cose sono felicità e libertà, mentre i frutti del vivere contro la natura delle cose sono infelicità e schiavitù. Possiamo, dunque, essere certi che chi è felice sta vivendo secondo la natura delle cose e che chi è infelice, al contrario, sta vivendo contro la natura delle cose. Non ti pare?- -Sì, pensandoci bene devo ammettere che è proprio così-
USS 032 "Anders Kjaersgaard" Denmark -Ophelia, come hai potuto vedere, qualche città è ancora governata secondo questo principio: ‘Fa questo, non fare quello; se no, ti getterò in prigione’. Non è così che si governano degli esseri ragionevoli- -Anders, mio principe, e come si governano degli esseri ragionevoli?- -Gli esseri ragionevoli, qui a Helsingor, si governano secondo questo principio: ‘Faccio così come la natura delle cose ha stabilito. Se non farò così, sarò danneggiato e subirò una perdita’- -Quale perdita?- -Nessun’altra se non il non fare quel che mi spetta; il rovinare in me l’uomo leale, rispettoso di sé e degli altri, equilibrato. Dove potrei mai cercare una perdita maggiore della perdita di questi beni?- -Cosa ha stabilito la natura delle cose e quali sono i beni dell’animo?- -Ophelia, Ophelia! Bene è per l’animo ottenere ciò che esso desidera e non incorrere in ciò che avversa; accettare ciò che è secondo la natura delle cose e rifiutare ciò che non lo è; assentire al vero e dissentire dal falso. Si presentino all’animo libertà, nobiltà, rispetto di sé e degli altri, equilibrio e l’animo non potrà non riconoscerli come suoi beni e gioirne-
USS 033 "Ashttor Grimsson" Iceland -Secondo te, Ashttor, l’essere umano è per natura buono o malvagio?- -Gudjon, questa è un’impostazione illuminista. Rousseau ed altri affermano che l’essere umano è buono per natura, mentre i loro oppositori affermano il contrario. Così posto, il confronto non può portare che all’insulto reciproco- -Tu rifiuti questa impostazione?- -La trovo fuorviante e la rifiuto- -Ne proponi una alternativa?- -Io suggerisco di impostare il discorso in quest’altro modo. Diremo che esiste una natura umana, se troveremo qualcosa rispetto a cui tutti i comportamenti degli esseri umani di qualunque cultura sono invarianti, così come la velocità della luce nel vuoto è indipendente dalla velocità della sorgente luminosa e riflette la natura del campo elettromagnetico naturale- -Tu credi che questo qualcosa esista?- -Ne sono certo- -Me ne puoi parlare?- -Ti interessa davvero?- -Sì, moltissimo- -Questo qualcosa si può sintetizzare così: qualunque individuo di qualunque cultura intende ottenere ciò che desidera e non incappare in ciò che avversa. Conosci qualcuno che intende vivere provando dolore, provando paura, invidia, compassione?- -Ho girato tutto il mondo e non conosco alcun individuo simile- -Chi aspira a vivere come ha deliberato, senza essere costretto né impedito né forzato?- -Ashttor, proprio questo è il sogno di tutti- -È così, Gudjon. Davvero di tutti noi, a qualunque cultura antropologica apparteniamo. Se ne deduce, dunque, che tutti gli esseri umani aspirano per natura delle cose alla libertà, ossia che è la natura umana a disporre che noi siamo ed agiamo da uomini liberi- -E la differenza tra i buoni e i cattivi, dove sta?- -È semplice: buoni saranno coloro che sanno conservarsi liberi e felici, cattivi saranno tutti gli infelici e gli schiavi- -E si può essere felici anche se si vive a Reykjavik, dove abbiamo soltanto quattro ore di luce al giorno in inverno e, d’estate, notti chiare quasi come il giorno?- -Hai la forza di immaginarlo?-
USS 034 "Diotima
Karume" Tanzania
-Dove stanno, allora, il
bene e il male?-
-Stanno in ciò che è
proairetico, ossia nei giudizi e nei progetti che abbiamo riguardo al sesso;
ed è qui che dobbiamo essere particolarmente cauti, giacché qui sono in
gioco la nostra libertà e la nostra felicità-
USS 035 "Iyob Afworki" Eritrea In quel tempo, la compagnia eritrea del capitano Aradom era stata inviata nei dintorni di Badme per il recupero di munizioni abbandonate da truppe etiopiche. L’imperizia nel prelievo delle munizioni aveva causato un’esplosione, con la conseguente morte dell’inesperto soldato eritreo e il ferimento di altri. Si era trattato di un incidente, e tutta la compagnia ne era al corrente. Tuttavia il capitano, per evitare di assumersi le proprie responsabilità, decise di attribuire la colpa dell’accaduto ad anonimi attentatori locali e fece catturare 10 civili etiopici scelti a caso. Nel corso di un sommario interrogatorio, tutti gli ostaggi si dichiararono, ovviamente, innocenti. Insultati e malmenati, gli ostaggi furono allora costretti a scavare una fossa comune per la loro ormai imminente fucilazione. Concluso lo scavo, gli ostaggi etiopici furono schierati con le spalle alla fossa e i soldati eritrei si posizionarono in fila davanti a loro con i fucili puntati. A questo punto, tra la sorpresa generale, il soldato eritreo Iyob Afworki fece due passi innanzi e, uscito dalla fila, affermò ad alta voce di essere il solo responsabile dell’accaduto, che gli ostaggi erano innocenti e che dovevano essere immediatamente liberati. Il capitano Aradom non poté fare altro che liberare i prigionieri etiopici e procedere alla fucilazione di Iyob. Davanti al plotone di esecuzione il capitano, con fare marziale, inveiva: -Iyob, non lotti più per la liberazione del tuo popolo?- -E come siamo nati per farlo? gli rispondeva fermo Iyob. Siamo nati per farlo da uomini liberi, generosi, rispettosi di sé e degli altri. Giacché quale altra creatura arrossisce? Quale altra creatura, se non l’uomo, ha la rappresentazione di ‘vergognoso’?- Il cadavere di Iyob Afworki giacque a lungo insepolto, là, tra i sassi.
USS 036 "Lygia Kraag-Keteldijk" Suriname A Paramaribo, ospite in una elegante casa ottocentesca della Waterkrant Straat affacciata sul fiume, ho chiesto a Lygia Kraag-Keteldijk: -Se nessuno degli oggetti esterni e nessuna entità aproairetica è bene o male, esiste per l’uomo il ‘Bene-in-sé’?- -Certamente esso esiste- -E come possiamo definirlo?- -‘Bene-in-sé’ è per l’uomo il retto uso delle rappresentazioni. Sono i retti giudizi della Proairesi che gli permettono di tragittarsela in armonia con la natura delle cose. E’ il possesso della scienza del vivere bene-
USS 037 "Dakole Daissala" Cameroon Le acque del lago Nyos occupano il cratere di un antico vulcano e sono sature di anidride carbonica che fuoriesce, per lenta e continua attività, dalle rocce alla base del cratere. Il lago è profondo più di duecento metri e l’acqua degli strati inferiori è supersatura di anidride carbonica. Una notte, un improvviso e non ancora chiarito fenomeno ha innescato la rapida risalita in superficie di acque profonde supersature di gas, con conseguente rilascio nell’atmosfera di milioni di tonnellate di anidride carbonica. Essendo questo gas più denso dell’aria, esso ha formato uno strato spesso circa cinquanta metri che è sceso lungo le pareti del cratere ad una velocità compresa tra i venti e i cinquanta chilometri all’ora. Nel raggio di ventitré chilometri molte migliaia di persone e di animali non hanno più avuto sufficiente ossigeno da respirare e sono morte per asfissia. Partito dalla città portuale di Douala, sono salito con Dakole Daissala fino a Wum e di qui fino al lago Nyos. -Dakole, cos’è successo quella notte?- -Era notte fonda, con pioggia e forte vento. Tutti dormivano. Improvvisamente io sono stato risvegliato da uno strano boato. Poco dopo ho sentito mia figlia sbuffare in modo anomalo, terribile. Mi sono alzato per andare verso il suo letto, ma sono caduto svenuto. Quando ho riaperto gli occhi era giorno ed ho visto con sorpresa i miei pantaloni macchiati di rosso. Sono riuscito a stento ad entrare nella stanza di mia figlia e vedendola ancora nel letto ho pensato che stesse dormendo. Invece era già morta da parecchio tempo. Nel mio villaggio di Subum non c’era più traccia di vita. Uomini e animali sono stati colti nel sonno e sono tutti morti dov’erano. La stessa sorte era toccata ai villaggi di Kam, di Cha e di Nyos. Non so come ho fatto ad arrivare fino a Wum- -E poi?- -Col cuore colmo e le lacrime agli occhi devo ammettere che l’esistenza, considerata semplicemente come tale, è una entità aproairetica, non è né un bene né un male, giacché non è in mio esclusivo potere. La mia, come quella di mia figlia, come qualunque altra esistenza, è nelle mani di un passante pazzo, di un accidente qualunque. È vero che gli esseri umani si danno, entro certi limiti, garanzie reciproche di non aggressione e provvedono, mediante istituzioni opportune, alla giustizia scambievole. Ma ciò non cambia la natura delle cose. La mia esistenza dipende da eventi naturali quali la pioggia, il raccolto, il cibo, una eruzione vulcanica…-
USS 038 "Alleius Nigidius Sura" Algeria Non è stato facile arrivarci, ma il risultato è valso la fatica spesa. Le strade della piccola Kabilia sono in cattive condizioni, i ponti sono stretti, le indicazioni quasi inesistenti. Lasciata Jijel si giunge a Texenna. Da Texenna, si sale al colle di Tibahirane e successivamente si attraversano Ferjioua ed El Eulma. Gli ultimi venti chilometri di percorso sono molto dissestati e i ponti senza spallette. Situata a ridosso del Gebel Ghorf Aissa ben Zir, a circa novecento metri di altezza, ecco finalmente Djémila. Djémila è il nome moderno di una antica colonia romana per veterani, fondata verso la fine del I° secolo d.C. sotto l’impero di Nerva. I resti della città sono monumentali ed ancora eccezionalmente ben conservati. Qui, ripulendo delicatamente certi vecchi marmi abbandonati nei pressi dello stupendo Teatro, con grandissima difficoltà ho potuto leggere una iscrizione latina che ho tradotto come segue: -‘La libertà non è una condizione sociale ma uno stato del nostro animo e consiste precisamente nel non essere nell’errore, nel rispettare la natura delle cose. Che senso ha il parlare di ‘società libera’? Soltanto quello di maleducare dei sudditi. Ha senso invece, e senso pieno, il parlare di ‘uomo libero’, di ‘uomini liberi’- L’iscrizione, cosa molto rara, porta il nome del dedicatario: un veterano romano di nome Alleius Nigidius Sura.
USS 039 "Phan Thong Phonnahaxay" Laos Nel biglietto che avevo ricevuto dal mio amico, che chiamerò Phan Thong Phonnahaxay, era scritto soltanto questo: ‘Trovati dopodomani a mezzogiorno a Luang Prabang, nei pressi del Haw Kham e sta’ con il naso per aria. Aspettati sorpresa. Phan’. Mi sono mosso volentieri da Vientiane e non ho avuto difficoltà a raggiungere Luang Prabang. Luang Prabang è una cittadina molto piccola alla confluenza dei fiumi Mekong e Ou. Ricca di templi, rappresenta ancora oggi una eccezionale fusione di architettura tradizionale e strutture urbane realizzate dai coloni europei nei secoli scorsi. Ci sono arrivato la mattina molto presto ed ho avuto agio di assistere alla quotidiana questua dei monaci buddhisti che, vestiti con le loro tuniche arancione e a piedi scalzi, percorrono le vie ricevendo in dono dalla popolazione del riso ed altri cibi. Fidandomi della promessa di Phan, a mezzogiorno ero, con il naso all’insù, nei pressi dell’ex Palazzo Reale. Ad un certo punto si è sentito nell’aria un leggero ronzio e poi si è visto un piccolo Chessna avvicinarsi seguendo il percorso del Mekong. L’aereo ha fatto alcuni giri a bassa quota e poi ha sganciato qualcosa che svolazzando lentamente nell’aria si è rivelato essere una nuvola di manifestini. Uno di questi è venuto a posarsi proprio davanti ai miei piedi. Come tante altre persone, l’ho raccolto e l’ho letto. Senza recare altre indicazioni esso diceva così: ‘Uomini felici, salve! La libertà dell’uomo coincide con i suoi retti giudizi; ‘è’ i suoi retti giudizi sulla natura delle cose e la sua invarianza’. Ho sorriso ed ho levato le braccia in segno di saluto, ma ormai il piccolo aereo aveva preso la direzione sud ed era quasi sparito alla mia vista.
USS 040 "Iyasu Hailé Selassié" Ethiopia È imminente la pubblicazione, ad Addis Abeba, un nuovo giornale intitolato ‘AddisTimes’. La redazione e la proprietà hanno molto civilmente discusso sul motto da inserire nella testata del giornale. Alla fine è prevalsa la proposta di Iyasu Hailé Selassié. L’AddisTimes uscirà così con questo motto: -‘Essere uomini liberi significa avere retti giudizi sulla natura delle cose’-
USS 041 "Kristina Halvorsen" Norway -Kristina, ci troviamo in capo al mondo e se non capiamo qui certe cose, allora non le capiremo mai- -Sii più preciso, Torstein. Cosa intendi dire?- -Ti faccio un esempio. Io non capisco cosa significhi l’espressione: ‘desiderare secondo natura’ ed ‘avversare secondo natura’ e perché alcuni continuino ad usarla- -Ecco, questa è una domanda ottima ed adatta al luogo in cui troviamo. Se prima non si è in grado di definire in modo univoco il termine ‘natura’, l’espressione ‘fare qualcosa secondo natura’ non ha alcun significato, è del tutto priva di contenuto. Rimane il generico ‘fare’, ma allora qualunque ‘fare’ è ‘secondo natura’ per il semplice fatto che qualunque ‘fare’ è contenuto nella ‘natura’. – -E i filosofi si erano fermati lì?- -Si, tutti ad eccezione degli Stoici. Secondo gli Stoici non esiste alcun comportamento umano che possa essere definito più o meno ‘naturale’ di un altro, così come non esistono, nell’ambito dei fenomeni fisici, degli spazi né dei tempi più ‘naturali’ di altri- -Tu mi spaventi, Krista. Eravamo davvero in balia di pazzi e di assassini?- -Certo, Torstein. La miseria della filosofia ci metterebbe proprio in balia di costoro, se non ci fossero stati gli Stoici- -E cos’hanno detto di tanto importante?- -Gli Stoici sono stati i soli ad abbandonare il concetto di ‘natura’ ed a chiedersi se esista davvero una entità invariante rispetto alla quale tutti i comportamenti umani sono relativi- -E l’hanno trovata?- -Sì, l’hanno trovata- -Questa entità ha un nome?- -Il suo nome è ‘natura delle cose’- -Mio Dio, ne avevo sentito parlare dalla mia amica Kavita Krishnamurthy, ma non avevo mai dato troppa importanza alla cosa. Solo adesso mi rendo conto del mio sbaglio- -Ripetiamolo. Il termine ‘natura’, come abusato correntemente, è un semplice sinonimo di ‘insieme’, di ‘tutto’, e non ci fa fare un solo passo avanti nella comprensione dei nostri comportamenti. Facendo così si spacciano come ‘naturali’ quelli che invece sono dei semplici ‘modelli culturali’. Se è privo di senso parlare di ‘natura’, soltanto gli Stoici, e tra di essi Epitteto in particolare, affermano però con estrema decisione che esiste una ‘natura delle cose’ e che questa è invariante, inviolabile e valida per tutti senza eccezioni. La ‘natura delle cose’ è la loro essenziale bipartizione in cose che sono in nostro esclusivo potere ed in cose che non sono in nostro esclusivo potere. Dunque ciò che è fondamentale imparare è quale sia la natura delle cose- -E qual è la natura delle cose?- -La natura delle cose è tale che alcune di esse sono in nostro esclusivo potere mentre altre non sono in nostro esclusivo potere. In nostro esclusivo potere sono concezione, impulso, desiderio, avversione e, in una parola, quanto è opera nostra. Non sono in nostro esclusivo potere il corpo, il denaro, la reputazione, il lavoro e, in una parola, quanto non è opera nostra. Le cose in nostro esclusivo potere sono per natura libere, non soggette ad impedimenti, non soggette ad impacci; mentre le cose non in nostro esclusivo potere sono deboli, serve, soggette ad impedimenti, allotrie- -Kristina, che succede a chi impara e rispetta la natura delle cose?- -Ne ottiene in premio la felicità- -E i pochi di noi che ignorano ancora la natura delle cose?- -Torstein, quello che hanno già in abbondanza: l’infelicità- La mezzanotte era passata da parecchio. Dalla collinetta del Nordkapp, Kristina e Torstein vedevano il sole stagliarsi ancora intero all’orizzonte e scintillare intramontato sull’oceano. |