192 UNITED STATES of STOICISM

 

 

“L'afflizione di un altro è cosa altrui, la mia è mia. Io dunque farò cessare ad ogni costo la mia, giacché questo è in mio esclusivo potere. Quella altrui proverò al mio meglio, ma non proverò a qualunque costo. Se no, combatterò contro la Materia Immortale, mi contrapporrò a Zeus, mi opporrò a lui riguardo all'intero. E la mercede di questa battaglia alla Materia Immortale e di questa disobbedienza non la sborseranno ‘i figli dei figli’ ma io in persona, di notte sobbalzando tra le visioni in sogno e di giorno, preda dello sconcerto, tremante dinanzi ad ogni annuncio, con il mio dominio delle passioni dipendente da missive scritte da altri. Ne è giunta una da Roma. ‘Speriamo soltanto che non si tratti di qualche male!’ Ma che male ti può avvenire là dove non sei? Ne è giunta una dalla Grecia. ‘Solo che non sia qualche male!’ In questo modo qualunque posto può essere per te causa di cattiva fortuna. Non è sufficiente che tu sia sfortunato là dove sei; devi esserlo anche oltremare e per lettera? Le tue faccende sono sicure così? ‘E se moriranno gli amici di là?’ Che altro sarà se non che sono morti degli esseri mortali? Ma come, vuoi invecchiare ed insieme non vedere la morte di qualcuno di coloro per cui provi affetto? Dimentichi che, nel tempo lungo, è necessario succedano molti e svariati avvenimenti: che la febbre deve avere la meglio su uno, un rapinatore su un altro e un tiranno su un altro ancora? Questo è il contesto, questi sono i tuoi sodali. Freddi e calure, cibi non ben regolati, viaggi per terra e per mare, venti e svariate circostanze uno lo fanno andare in malora, un altro confinare, un altro sbattere in una ambasceria, un altro in una campagna militare. Siediti quindi terrorizzato di fronte a tutto questo, piangente, sfortunato, preda della cattiva sorte, dipendente da altro, anzi non da una sola cosa, non da due, ma da miriadi sopra miriadi".

Epitteto ‘Diatribe’ III,24,23-30

 

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USS001 - Chile, Santiago
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Che sorpresa vederti qui a Santiago, Victor!-
-Violeta, e che piacere per me! Se hai un po’ di tempo libero, capiti proprio al momento giusto-
-Per cosa?-
-Hai voglia di accompagnarmi? Sto andando in Avenida Andrés Bello per vedere un edificio del quale ho avuto notizie dalla mia amica Elisa Gutierrez-
-Cosa c’è di speciale in quell’edificio?-
-Lo speciale sta in alcuni di coloro che vi abitano e la mia curiosità nei loro confronti scaturisce da quel mio istinto per l’archeologia che anche tu conosci. Allora, cosa decidi?-
-Mi hai incuriosito, Victor. Vengo con te-
-Ed eccoci arrivati, Violeta. Dunque, l’edificio che abbiamo davanti a noi è abitato da molte persone. Di queste, la maggioranza condivide quelle regole che ormai quasi tutti noi condividiamo-
-A quali regole ti riferisci?-
-Anch’essi ritengono, ad esempio, di avere la responsabilità esclusiva del proprio bene e del proprio male. Come noi, infatti, sono convinti che sia impossibile immaginare un ordine morale in cui una persona faccia il male o il bene ed un’altra ne abbia a soffrire o a godere, giacché bene e male, felicità e infelicità dipendono esclusivamente dalla Proairesi, sono entità proairetiche-
-È proprio così. È una vera meraviglia esserci liberati da millenni di ideologie aberranti!-
-Pertanto ritengono anche che chi, essendo capace di usare correttamente la diairesi, ha una Proairesi atteggiata secondo la natura delle cose, è virtuoso, vive nel bene, gode di felicità e libertà e non ha bisogno d’altro se sa mantenersi in tale stato. Chi invece ha una Proairesi atteggiata contro la natura delle cose, essendo incapace di usare la diairesi, come sai è vizioso, vive nel male e soffre di infelicità e schiavitù se si mantiene in tale stato. Ecco, proprio in questo edificio vive ancora un piccolo gruppo di gente che si rifiuta di usare la diairesi-
-Sono pochi questi individui?-
-Fortunatamente sì; Violeta. Essi vivono nel male perchè sono convintissimi che il nostro bene e il nostro male siano entità aproairetiche e consistano nel possesso di oggetti materiali o in qualcosa che altri possono fare per noi o contro di noi. La loro vita è un indefesso affannarsi per conseguire o per evitare cose ed eventi che non sono in loro potere, ma dipendono da altri o dalla pura e semplice fortuna-
-Victor, aspettiamo di vedere entrare o uscire qualcuno e proviamo a cercare di riconoscere a quale categoria di persone appartengano-
-Non è una cattiva idea, Violeta. In effetti vedrai che bastano gesti anche minimi per capirlo-

 

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USS002 - Burkina Faso, Ouagadougou

Il traffico in Piazza delle Nazioni Unite, nel centro di Ouagadougou, è vivace e confuso come al solito. Amadou Ouedraogo, seduto su una panchina, lo osserva e riflette sui giudizi che spingono lui a rimanere seduto e ad osservare, e gli altri a muoversi in tante direzioni diverse. Le sue riflessioni sono interrotte dall’arrivo dell’amico Blaise Kaboré, che lo saluta e si siede accanto a lui.
-Amadou, chissà com’era il traffico in questa città qualche secolo fa. Oggi nessuno usa più il petrolio per produrre energia e non riesco neppure a immaginare come dovesse essere inquinata l’aria a quei tempi-
-Sì, Blaise; siamo fortunati a questo riguardo. Ma ancora di più lo siamo perché l’uso della Diairesi è diventato ormai un uso di massa-
-Hai ragione, Amadou. Qualche secolo fa nessuno credeva la cosa possibile-
-Invece è avvenuta. Basta guardare come vivono gli uomini che abbiamo attorno-
-Cos'è cambiato, rispetto a secoli fa, nell’ambito dei loro assensi e dei loro dissensi, ossia del loro dire di sì oppure di no alle rappresentazioni che la nostra mente si forma degli avvenimenti di ogni giorno?-
-Oggi sono davvero pochi coloro i quali, quando vedono abbondanza di denaro o anche soltanto la immaginano, rimangono a bocca aperta e muggiscono un ‘sììììììì’ che sale loro in bocca dalle più intime viscere. Sono ormai delle rarità anche coloro che, vedendo una ragazza avvenente subito ammiccano: ‘Beato chi ci va a letto!’. E meno ancora sono coloro che, quando sentono parlare di onori e di cariche, si dichiarano in cuor loro senz’altro disposti a qualunque bassezza pur di raggiungere quel traguardo-
-Oggi denaro, sesso, onori non hanno più il valore che avevano una volta-
-È vero. Però, che c’è ancora qualcuno che, quando vede un altro piangere, subito si lascia andare a frasi del genere: ‘Poverino, come deve essere infelice!’-
-Oppure, quando incontra un senatore, invece di tenersene a quella distanza che sappiamo essere giusta, borbotta: ‘Beato lui!’-
-E se gli si fa incontro qualcuno povero di denaro, lo compiange e piagnucola: ‘Meschino, non hai di che mangiare!’. Tutti costoro sono gli eredi di quella che un tempo era l’immensa schiera di coloro che, non applicando la Diairesi, dicevano di sì al giudizio che i nostri beni e i nostri mali sono entità aproairetiche. Oggi invece quasi tutti noi, prima di dire di sì o di no ad una rappresentazione, la analizziamo come si deve, usando la Diairesi-
-Anche gli scettici più incalliti hanno dovuto ammettere che questa pratica quotidiana di massa ha fatto miracoli-
-Poco fa è passato qui un signore che, proprio davanti a me, ha incontrato un industriale noto per la sua ricchezza di denaro. Egli si è certamente chiesto se il denaro sia un’entità proairetica o aproairetica e deve essersi giustamente risposto che è aproairetica. Ne avrà certo concluso che il denaro non è né un bene né un male, perché l’ho visto salutare quella persona senza servilismo e senza disprezzo. Un altro, sempre qui davanti ai miei occhi, si è imbattuto in un conoscente che piangeva per la morte di un figlio. La morte è un’entità proairetica o aproairetica? La Diairesi deve avere risposto senza incertezza: ‘aproairetica’. Egli ne ha tratto la conseguenza che la morte non è né bene né male; mentre il giudizio che la morte sia un bene o un male, ecco questo è male. Ha così potuto esprimere al suo conoscente parole di conforto e di amicizia che purtroppo sono state rifiutate con rabbia. Una terza persona, una signora, ha appena incontrato uno scienziato pieno di supponenza e di boria perché gli era stato conferito il premio Nobel. Cos’è il premio Nobel? Qualcosa di proairetico o di aproairetico? Certamente aproairetico. E guardandola attentamente ho capito che rideva di cuore, dentro di sé, per l’insipienza di chi, giudicandosi uno scienziato famoso, mostrava a sproposito una fierezza tanto sdegnosa ed arrogante-

 

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USS 003 -
Switzerland, Ginevra

A Ginevra, il Rodano scorre maestoso sotto il Ponte del Mont Blanc. È piena estate. Mireille Dunant si è appena tuffata nel lago ai Bagni di Paquis e, dopo avere nuotato, è tornata a sedersi accanto alla sua amica Corinne.
-Mireille, mi chiedo quali siano oggi i principali desideri e le principali avversioni delle gente-
-Mi è stato raccontato che qualche mese fa alcuni miei lontani parenti sono andati in vacanza a Johannesburg, in Sud Africa; e là sono rimasti bloccati qualche giorno a causa di un improvviso sciopero degli aerei. Il forzato cambiamento di programmi e l’impossibilità del ritorno a Berna alla data prevista, li ha posti in una condizione di tale angoscia e prostrazione che ora hanno giurato di non mettere mai più il naso fuori di casa. Ecco, Corinne, persone come loro sono ormai delle vere rarità, giacché oggi quasi più nessuno si lascia prendere dal panico per eventi che non dipendono da lui-
-Come le lotterie e i concorsi a pronostico?-
-Esattamente. I botteghini del Lotto sono un vago ricordo del passato remoto e soltanto più in qualche sperduto cantuccio di questo paese si gioca ancora d’azzardo. Il fatto è che la vincita di un po’ di denaro non è più vista da nessuno come qualcosa che possa cambiare in meglio, dall’oggi al domani, la vita-
-La vita terrena o la vita eterna?-
-Né l’una né l’altra. Che dire di coloro che desiderano la vita eterna, l’immortalità personale? Oggi è ormai quasi impossibile trovare qualcuno che si ricordi di cosa fossero il Cristianesimo, l’Islam o l’Ebraismo-
-Qualcuno però c’è ancora?-
-Credo in Sud America. Egli rimane convinto di avere diritto alla vita eterna per promessa divina e, seppure con qualche dubbio in cuor suo, in certe occasioni frequenta dei riti che promettono di garantirgliela-
-Sai dirmi qualcosa di quali fossero le principali avversioni di quei nostri lontani antenati?-
-La stragrande maggioranza di loro era piena di acciacchi, veri ma più spesso immaginari. Essi avversavano dunque la malattia e la ritenevano senz’altro un male. Una delle loro espressioni preferite e più comuni era: ‘Basta la salute! Quando c’è la salute c’è tutto!’. Insieme alla malattia essi avversavano vivamente la solitudine e si lamentavano in continuazione del fatto che nessuno si interessasse di loro, dell’abbandono in cui dicevano di essere lasciati, di essere trascurati o di non essere abbastanza accuditi. Una cosa per la quale provavano poi particolare ribrezzo era la povertà di denaro. Per evitarla avrebbero fatto, e spesso facevano davvero, qualunque cosa; anche a scapito della parentela, della lealtà e della dignità personale-
-Quest’ultima avversione era caratteristica soltanto di chi era di condizione modesta?-
-No, soprattutto di chi viveva nell’agiatezza-
-La grande maggioranza di noi, invece, oggi la pensa diversamente-
-Sì, Corinne. Per esempio oggi i furti sono rarissimi, ma io conosco una persona che è stata recentemente derubata. Posso assicurarti che, guardando le pareti vuote e ripensando ai mobili che erano stati rubati, egli ha riflettuto sulla giustezza della legge universale che afferma: ‘Il migliore prevalga sempre sul peggiore’-
-È vero, Mireille: un corpo è più potente di un altro corpo; i più dell’uno; il ladro del non ladro-
-E ne ha concluso che il ladro era stato migliore di lui nel tenere d’occhio l’appartamento. Ma anche il ladro aveva pagato un prezzo per quei mobili. In cambio di quei mobili era diventato una persona sleale e belluina. E questo egli aveva reputato vantaggioso per lui!-
-Oggi più nessuno pagherebbe questo terribile prezzo-
-Un altro, per strada, due sere fa, è stato oggetto di ripetuti insulti e di sputi da parte una persona che, del tutto a torto e senza fondamento alcuno, si era sentita offesa da lui. Ebbene egli si è ricordato delle parole indimenticabili con le quali Epitteto bolla a fuoco l’insipienza di rispondere all’offesa con l’offesa e, grazie ad esse, ha saputo mantenersi calmo mentre l’altro dava in escandescenze-
-Triste retaggio di millenni di odio e di massacri, e luminoso esempio del modo in cui oggi quasi tutti noi reagiamo alle offese-
-Anche le manifestazioni sportive oggi non sono più occasione di passioni rissose. Tutti ormai hanno capito che è insensato parteggiare, per partito preso, per una squadra o per un’altra; e badano invece al gioco e all’abilità dei contendenti in esso. Non parteggiando, si può riconoscere ed apprezzare la bravura del vincitore, chiunque sia, senza dileggiare chi perde. C’è una frase di Epitteto che oggi è ripetuta frequentemente e che dice: ‘Apékou kai anékou’-
-La frase è in greco e la conosco bene, Mireille-
-Può essere tradotta così: ‘Astieniti e sopporta’-
-Astieniti da cosa?-
-Ovviamente dall’intemperanza-
-Sopporta che cosa?-
-Ovviamente l’intolleranza altrui-

 

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USS 004 -
Guatemala, Guatemala City

Alvarado Rosales e Alba Valladares si conoscono da molti anni, vivono entrambi a Guatemala City e il caso ha voluto che si incontrassero in Avenida de la Reforma.
-Alvarado, oggi come ieri tutti gli esseri umani respirano, si nutrono, evacuano, dormono, camminano; e sarebbe impossibile trovare, al riguardo, differenza alcuna tra di noi. Tutti proviamo lo stimolo della fame, della sete, del sonno, del sesso-
-È vero, Alba. Però è anche vero che il necessario soddisfacimento degli impulsi e delle repulsioni naturali di tutti noi è condizionato dal giudizio che bene e male consistano in oggetti esterni ed aproairetici oppure che bene e male siano entità puramente proairetiche-
-Stento a credere che ci sia stato un periodo della storia in cui gli uomini hanno creduto che bene e male fossero fuori di loro, negli oggetti esterni e aproairetici-
-Non un breve periodo, Alba. Come ben sai ci sono stati millenni interi nei quali gli esseri umani hanno pensato così-
-Poveri infelici! Che brutta vita devono avere fatto!-
-Quando si guardavano allo specchio, per esempio, tantissimi affermavano di scorgere sulla loro pelle mille imperfezioni che li giustificavano a consumare massicciamente dei prodotti che definivano ‘estetici’ e li spingevano a ricorrere alla chirurgia plastica. Vivevano nella paura di non avere cibo a sufficienza, e molti di loro erano affetti da bulimia. Abbiamo testimonianze di una cosa ancora più ridicola-
-Quale?-
-Essi ritenevano il sesso un bene, anzi il solo e supremo bene; e lo ricercavano in ogni momento e sotto qualunque forma, valutandosi tanto più fortunati e realizzati quanti più trofei potevano vantare al riguardo-
-Oggi quasi tutti siamo guidati dal giudizio che cibo e sesso non sono né bene né male, e dunque abbiamo imparato a soddisfare impulsi e repulsioni naturali in modo posato, con razionalità, senza trascuratezza-
-Anche nel comportamento verso l’ambiente ci sono grandi differenze tra adesso e allora-
-Sai essere più preciso, Alvarado?-
-La maggioranza, allora, si distingueva per la sua trascuratezza più totale al riguardo. Cartacce, lattine, bottigliette, residui di cibo, qualunque cosa capitasse loro in mano poteva tranquillamente essere abbandonata dove capitava. Respiravano a pieni polmoni i gas nocivi che inquinavano le loro città e convivevano senza alcuna apparente preoccupazione con acque e terre contaminate-
-E si è visto in quali disastri sono incorsi!-
-Salvo poi ad esigere una pulizia quasi maniacale dell’abitazione in cui vivevano ed a provare indicibile repulsione anche per il minimo granello di polvere-
-Alvarado, tutti noi siamo stati concepiti, partoriti, allevati. Tutti siamo figli o padri e madri, fratelli, sorelle, nonni e così via. Raggiunta la maggiore età, tutti abbiamo diritti politici e facciamo parte della società civile. Anche qui c’erano differenze?-
-La società civile nella quale sono nato è qualcosa in mio esclusivo potere? Sembrerà incredibile, ma la maggioranza delle persone di quei lontani tempi riteneva di sì e si affannava per costruire quella che essi erano convinti fosse la società ‘giusta’. Il risultato è stato che per guerre di religione, conflitti sociali, conflitti tra nazioni, olocausti nucleari, si sono trucidati tra di loro a miliardi-
-Davvero credevano che potesse esistere una simile società ‘giusta’?-
-Essi pensavano che bene e male, giustizia e ingiustizia, libertà e schiavitù fossero cose esterne ed aproairetiche e potessero essere incarnate da organizzazioni istituzionali. Invece oggi sappiamo con certezza che bene e male, giustizia e ingiustizia, libertà e schiavitù sono giudizi e non istituzioni, e che soltanto l’uomo singolo può essere ‘giusto’ o ‘ingiusto’, ‘libero’ o ‘schiavo’ a seconda che la sua Proairesi sia atteggiata rettamente oppure non rettamente-
-L’origine delle carneficine di quel tempo stava proprio qui, nell’errato giudizio che faceva loro porre il bene ed il male fuori di sé. Per questo non potevano che formare una massa di persone nemiche le une delle altre, pronte alla guerra, a litigare per una eredità ed a scannarsi per un tradimento-
-Proprio così, Alba. Oggi invece la stragrande maggioranza di noi pone correttamente il bene e il male nella Proairesi, e dunque siamo attrezzati per vivere e per far sentire chiara e forte la nostra voce in qualunque contesto. La società è un gioco con delle regole che vanno rispettate, e soltanto oggi siamo attrezzati per rispettarle, poiché non abbiamo più paura che possa venircene qualche male-
-Fino a quando, Alvarado?-
-Fino a quando la ragione deciderà che il gioco è ben giocato. Quando il gioco non sarà più ben giocato, lasceremo il gioco augurandoci a vicenda buona fortuna. Ma non lo lasceremo mai irragionevolmente, per mollezza o per un pretesto casuale-
Prima di lasciarla Alvarado ha regalato ad Alba un bastone da passeggio e sorridendo le ha detto: ‘Prendi, Alba; questo bastone da passeggio che ti regalo è la bacchetta di Ermete. Tutto ciò che toccherai con esso, diventerà bello. So che saprai farne buon uso’.

 

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USS 005 -
Mexico, Boca del Cielo

Senza più la compagnia di Luisa Cortès, morta di cancro ormai da molti anni, Tenoch Iturbide e Julio Zapata sono tornati a rivedere la incantata, solitaria baia di Boca del Cielo, sulla costa pacifica dello stato di Oaxaca, tra S. Bernabé e Santa Maria Colotepec.
Soli, seduti sulla sabbia, fissano, come un tempo, l’oceano davanti a loro.
-L’ultima volta che l’abbiamo vista, Luisa era seduta proprio qui, tra me e te. Tenoch, perché siamo venuti qui?-
-Perché così ci è parso, Julio-
-Le azioni di ogni essere umano a questo sono commisurate?-
-Sì, Julio, ai suoi giudizi, al suo parere-
-Ma il parere può essere o buono o cattivo-
-Certamente. Se il parere è buono, la persona è irreprensibile; se è cattivo, la persona si è punita da se stessa-
-Come, Tenoch, punita da se stessa?-
-Sì, punita da se stessa; giacché non può essere uno quello che erra ed un altro quello che viene danneggiato-
-Vuoi dire che è impossibile fare del male agli altri?-
-Proprio questo. Julio, si possono uccidere gli altri, ma la natura delle cose è tale per cui è impossibile fare loro del male. L’unico male che si può fare è quello che si fa a se stessi-
-E neppure del bene?-
-Neppure del bene. L’unico bene che si può fare è quello che si fa a se stessi-
-Tenoch, capisco che ci siamo perduti di vista da tanto tempo, ma tu dove hai vissuto? Sulla luna?-
-No, sulla terra. Tra persone che per millenni hanno creduto buono adirarsi, esasperarsi, ingiuriare, biasimare, odiare, offendere e uccidersi reciprocamente per instaurare il regno della libertà, della pace e della giustizia per tutti gli uomini-
-Ideali così grandi e terribili hanno questo inizio: il parere?-
-Questo e nient'altro. E i millenni hanno dimostrato a iosa che si è trattato di pessimi pareri. Anche l’Iliade null'altro è che rappresentazione ed uso di rappresentazioni. Parve a Paride di menar via la moglie di Menelao e parve ad Elena di seguirlo. Se dunque a Menelao fosse parso che l'essere defraudato di una simile moglie era un guadagno, cosa sarebbe accaduto?-
-Tenoch, non ci ho mai pensato…-
-Non solo sarebbe andata in malora l'Iliade, Julio; ma non ci sarebbe stata neppure l'Odissea-

 

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USS 006 -
Malaysia, Kuala Lumpur

Parlando e passeggiando a Kuala Lumpur, non lontano da dove sorgevano un tempo le celebri Petronas Towers, Jalal Sirajuddin si è improvvisamente arrestato ed ha detto all’amico Lokambo Omokoko:
-‘Sono due i giudizi che ho dovuto strappare dalla mia Proairesi: il primo era la presunzione di sapere; il secondo era la diffidenza. Presunzione di sapere è reputare di non avere bisogno di nulla. Diffidenza è concepire impossibile l’essere felici in questo mondo. Dunque il controllo dei giudizi mi ha strappato la presunzione di sapere. Quanto al vivere felicemente, e che non è faccenda impossibile, ho analizzato e cercato. Questa ricerca, a differenza di tante altre, non mi ha danneggiato. E quando non sono più stato capace di trovare procedendo con le mie mere risorse, ho ascoltato coloro che, prima di me, hanno cercato e trovato come sia fattibile usare senza impacci di desiderio e avversione, di impulso e repulsione, di assenso e di dissenso. Presunzione di sapere e sfiducia nella possibilità di vivere felicemente caratterizzano davvero l’atteggiarsi controdiairetico della Proairesi degli esseri umani’-
 

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USS 007 - Samoa, Apia

Non lontano da Apia, su un muretto che costeggia la casa di Vailima dove visse i suoi ultimi anni e dove morì lo scrittore Robert L. Stevenson, Pou Tagaloa ha scritto:
-La felicità dell'uomo non poté, non può e non potrà mai essere stabilita per decreto da nessuna autorità o istituzione: né dal re, né della repubblica, né dello stato comunista, né dal papa-

 

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USS 008 -
Syria, Aleppo
Una sera, nella sua casa di Aleppo, Shams al-Din al-`Itaqi ha raccontato ai suoi ospiti questa favola:
-Ad una certa distanza da Bagdad, un derviscio, noto per la sua devozione, trascorreva giorni tranquilli in una piacevole solitudine. Al fine di essere ricordato nelle preghiere del sant’uomo, tutto il popolo -senza distinzione di ceto, di ricchezza, di cultura - non mancava di portargli ogni giorno provviste e doni. Perciò egli non cessava di rendere grazie a Dio e di lodarne la Provvidenza che di tanti doni lo colmava.
‘O Allah! -diceva - quanto è ineffabile la tenerezza che nutri per i tuoi servi! E se penso a quanto poco io faccio per meritare i beni che la tua generosità mi elargisce! O Re dei cieli! O Padre della natura! O Pastore degli uomini! Quali lodi sarebbero mai sufficienti per cantare degnamente la tua generosità? O Allah! Grande, grande, grande è la tua bontà verso gli uomini! E quali immense cure ti prendi di tutta l’opera tua!’
Con il cuore colmo di gratitudine, il derviscio fece dunque voto di intraprendere per la settima volta il pellegrinaggio alla Mecca. Né il pensiero di una guerra che divampava allora tra Persiani e Turchi valse a distoglierlo dall’esecuzione del suo progetto. Pieno di confidenza in Dio, si mise dunque in viaggio.
Con l’inviolabile tutela di un abito rispettato da tutti, raggiunge i luoghi della guerra e supera senza ostacoli le linee dei soldati. Lungi dall’essere molestato, riceve segni di rispetto e di venerazione prima da un esercito e poi dall’altro. Alla fine, preso dalla stanchezza, sente la necessità di trovare asilo contro i raggi di un sole ardente. Lo trova sotto la fresca ombra di un palmeto, le cui radici sono vivificate da un limpido ruscello.
In questo luogo solitario, in un silenzio interrotto soltanto dal mormorio delle acque e dal canto degli uccelli, il prediletto di Dio trova non soltanto un incantevole luogo di riposo ma anche un cibo delizioso. Non ha che da stendere la mano per cogliere datteri ed altri frutti saporosi; il ruscello gli dà modo di dissetarsi; un verde prato lo invita a godere il dolce riposo. Quando si risveglia, compie la sacra abluzione e, in un impeto di gioia, esclama: ‘O Allah! Quanto sono grandi le tue bontà per i figli degli uomini!’ Sazio, rinfrescato, pieno di vigore e di lietezza, il celestissimo uomo prosegue il cammino.
Attraversa un’amena campagna che offre al suo sguardo poggi fioriti, verdeggianti praterie, alberi carichi di frutti. S’intenerisce il cuore mirando tale spettacolo e non cessa di adorare la mano ricca e generosa della Provvidenza, che dappertutto si mostra intenta alla felicità della stirpe umana. Trova quindi l’ostacolo di un’impervia montagna.
Giunto finalmente in cima ad essa, un orribile spettacolo si presenta di colpo ai suoi occhi e il suo cuore ne rimane sbigottito. Egli vede una vasta pianura interamente devastata dal fuoco e dal ferro. La misura con lo sguardo e la vede ricoperta di centinaia di migliaia di cadaveri, resti miserabili di una sanguinosa battaglia. Le aquile, gli avvoltoi, i corvi, i lupi divoravano a gara i cadaveri. Questa vista lo gettò in una cupa meditazione. Il cielo, per uno speciale favore, gli aveva concesso il dono di comprendere il linguaggio delle bestie. Ed un lupo, rimpinzato di carne umana, nel colmo della gioia ululava: ‘O Allah! Quanto sono grandi le tue bontà per i figli dei lupi! La tua previdente saggezza manda attacchi di follia a questi uomini detestabili. Tu davvero vegli sulle tue creature e ci fornisci sontuosi banchetti. O Allah! Quanto sono grandi le tue bontà per i figli dei lupi!’-

 

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USS 009 -
Bhutan, Thimphu
A Thimphu, sotto una pioggia torrenziale e al provvisorio riparo di un tetto del tempio di Changangkha, Drugon Shigpo così si rivolgeva a Sangay Ngedup:
-Perché tu ritieni di essere un filo qualunque dei molti che formano la tunica-
-E allora?-
-E allora sei tu che devi curarti di essere simile ad altri individui, non io; come neppure un filo vuole avere qualcosa di singolare rispetto agli altri fili. Io invece decido di essere porpora, quel pochino di splendido che fa apparire anche il resto confacente e magnifico.

 

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USS 010 -
Central African Republic, Bangui
A Bangui, seduti su una panchina nei pressi nell’Ambasciata di Francia e con alle spalle il Mercato Centrale, Antoinette Bobossi Serengbe parlava con un diplomatico turco:
-Antoinette, io stimo che sia la società e solo la società a produrre i mali-
-Di quali mali intendi parlare?-
-La fame, la miseria, la tirannia, il delitto, lo sfruttamento, l’ingiustizia e cose simili-
-Sono mali per te, questi?-
-Sì-
-E dimmi: mali per chi li fa o mali per chi li riceve?-
-Mali per chi li riceve; non certo per chi li fa-
-E chi li fa?-
-L’uomo, operandoli su altri uomini. Ad esempio: il tiranno comanda e gli altri ubbidiscono-
-Se comandasse il giusto non sarebbe più tiranno; ma siccome comanda l’ingiusto è tiranno. E’ questo che vuoi dire?-
-Sì, è questo-
-Dunque tu conosci cos'è giusto e cos'è ingiusto?-
-Tutti lo conoscono-
-Fortunati voi che dite di avere queste conoscenze! Ma dimmi piuttosto: il tiranno opera l’ingiusto sugli altri. Così operando, cosa opera per sé: il giusto o l’ingiusto?-
-Non ci ho mai riflettuto, ma mi pare che operi il giusto-
-Così tu dici. E allora, chi opera il giusto non è forse felice?-
-Di ciò sono certo: chi opera il giusto non può non essere felice-
-Dunque converrai che il tiranno è felice-
-Ne convengo-
-Felice di essere tiranno; poiché, quanto a lui, egli opera il giusto. Non è dunque invidiabile la sorte del tiranno?-
-Sì, è invidiabile-
-E se dunque è invidiabile, non devi anche tu tendere a diventare come lui?-
-Ma io non voglio diventare tiranno a mia volta. Con le tue domande, filosofo, tu intorbidi le acque e vorresti farmi dire cose ch’io non voglio dire-
-Bada bene a come parli, amico mio. Non sono stata io a stabilire il principio di questa discussione. Sei stato tu, ponendo innanzi la società come generatrice di mali e il tiranno come operatore dell’ingiusto. Attraverso una catena di conseguenze logiche, io ti ho semplicemente fatto giungere alle conclusioni che erano implicite nelle tue premesse e delle quali, ora vedo, tu non ti rendevi conto. Se si pone davanti al volto di una persona uno specchio, così che quella persona vi si possa specchiare, quale colpa ha mai lo specchio se la persona, guardandosi, si ritrova brutta? Chi bisogna cambiare, allora: la persona o lo specchio? Dunque non voler fare come chi, essendo brutto e vedendosi tale nello specchio, pensasse di diventare bello spaccando lo specchio-

 

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USS 011 - France, Parigi

Anche Marguerite Amiel è stata affascinata dal grande striscione che ondeggia al vento di Parigi, in Rue de Rivoli, e che dice:
-Finora i filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo. Bene: per gli uomini non si tratta affatto di trasformarlo bensì di riconoscere la natura delle cose e di imparare com’è possibile trovare in esso la felicità-

 

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USS 012 - Greece, Isola di Delo

È proprio a Delo, sulla Terrazza dei Leoni, che Irini Diamantopoulos ha raccontato questa favola che parla di tempi ormai remotissimi:
‘Milioni di anni dopo avere creato l’universo, l’onnipotente Zeus si volse un giorno a considerare la varietà delle creature che lo popolavano. E considerando tale varietà e trovandola quasi infinita, il Dio se ne compiacque. E compiacendosi a un tempo della propria potenza e saggezza, disse: ‘Tutto ciò che la mia mente ha creato sia sacro e tutto ciò che è uscito dalla mia mano sia ben fatto. Il movimento che io infusi nella Materia quando dapprima la concepii, poiché ha dato così buoni frutti, continui in eterno’. E guardate le piante della terra e gli animali che popolavano le sue acque, Zeus finalmente passò ad altri pensieri e ad altre cure.
Passati altri milioni di anni, Zeus si volse di nuovo a contemplare l’universo da lui creato. E la varietà e la bellezza di ciò che il suo occhio osservava non cessavano di crescere. Compiaciuto della propria potenza e grandezza, egli appuntò la sua attenzione su un piccolo pianeta chiamato ‘Terra’ e su una creatura che non aveva mai scorto prima. Notò che questa creatura aveva capacità che nessun altro animale aveva. E quando intese queste creature discorrere tra di loro, capì che esse avevano inventato il linguaggio. Allora Zeus fu preso da timore ed ebbe la certezza che prima o poi tali creature avrebbero usurpato il posto che nell’universo spettava agli Dei.
Riunito dunque il Consiglio di tutte le Divinità che gli erano sottoposte, Zeus disse: ‘Prendiamo provvedimenti affinché l’uomo non diventi padrone dell’universo’. Ma subito Ermes obiettò: ‘Padre, nulla noi dobbiamo temere da queste nuove creature. Fino a che esse avranno un linguaggio, sempre lo useranno per onorarci. Infatti la nascita del linguaggio coincide con la nascita dell’idea di divinità’. Zeus non fu convinto dalle parole di Ermes e replicò: ’Chi ci assicura che gli uomini non imparino ad usare correttamente il linguaggio? E’ meglio sterminarli del tutto, così da eliminare ogni rischio’. Ares fu subito d’accordo con Zeus e si offrì all’istante per la bisogna. Ma Atena fece notare a Zeus che anche quelle strane creature erano manifestazioni del movimento di cui lui aveva informato la Materia e che dunque il distruggerle sarebbe stata quasi un’ammissione di avere errato. E come poteva Zeus onnipotente essere accusato di errore? Zeus concordò con Atena e allora, dopo molto discutere tra gli Dei, fu deciso quanto segue. Ermes sarebbe sceso sulla terra e avrebbe rapito in cielo un uomo e una donna. Queste due creature sarebbero poi state poste nel Paradiso Celeste e qui osservate attentamente giorno e notte. Così fu fatto; e in breve volgere di tempo si scoprì che la straordinarietà dell’uomo dipendeva dalla straordinarietà del suo cervello. Un cervello che era capace di inventare il linguaggio ma che era anche capace di scorgerne i limiti. E questo era segno certo che gli Dei sarebbero stati prima o poi detronizzati dagli uomini.
Riunì allora Zeus nuovamente il Consiglio di tutte le Divinità che gli erano sottoposte e Atena disse: ‘Per porre riparo alla tremenda minaccia che ci sovrasta propongo di togliere all’uomo ed alla donna il loro presente cervello e di sostituirlo con una protesi all’apparenza del tutto uguale. Efesto saprà bene operare alla bisogna. La differenza tra individui con la protesi ed individui con il cervello sia soltanto questa: che gli individui con la protesi non siano in grado di rendersi conto dei limiti del linguaggio; credano nella esistenza indipendente delle idee; siano dunque infelici e si pongano in eterno, senza mai trovare una risposta, queste domande: ‘Da dove veniamo? Dove andiamo? Chi siamo? Perché il Male nel mondo?’. Con l'aiuto di Afrodite, dotiamo anche queste due creature di una capacità generativa maggiore di quella che si trovano ora ad avere e riportiamole sulla terra’. Tutti gli Dei concordarono con il progetto di Atena, e così fu fatto. Efesto costruì le protesi, le sostituì ai cervelli e Afrodite dotò l’uomo e la donna della capacità generativa proposta. Poi Ermes riportò le due creature sulla terra.
Tornate sulla terra, quelle due creature senza cervello generarono una grande quantità di figli; e i figli dei loro figli si moltiplicarono in tale copia da sopravanzare rapidamente il numero degli uomini che ancora possedevano il cervello. Per lunghissimo tempo questi ultimi furono ridotti a pochi esemplari, mentre la grande massa degli esseri umani fu per millenni infelice e adorò il linguaggio. E intanto gli Dei li guardavano dall’alto e tacevano’.

 

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USS 013 - New Zealand, Auckland

Su una bancarella di un mercatino di vecchi libri in Queen Street, ad Auckland, spicca la copia di un’edizione molto antica del ‘Manuale’ di Epitteto. Il libro è certamente appartenuto ad un Maori di nome Rakiura Wakihuatanga e la citazione manoscritta leggibile sulla prima pagina può essere tradotta così:
‘Giacché non sono eterno, no. Sono un uomo; una parte del tutto, come un'ora di un giorno. Instare io devo come l'ora e come un'ora trapassare’.

 

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USS 014 - Venezuela, Caracas

A Caracas, nel Parque Carabobo, Gabriel Alejandro Baduel ha guardato negli occhi Majandra Frias, ne ha ascoltato le parole tacendo ed ha pensato: ‘Perché burlarmi di te? Perché distoglierti dalla consapevolezza dei tuoi mali? No. Intendo mostrarti l'opera della virtù, affinché impari dove cercare il profitto. Non cercarlo là dove non è. Cercalo là, disgraziata Majandra, dov'è l'opera tua. E dov'è l'opera tua? Nel desiderio e nell'avversione, per non fallire il segno nell'uno e non incappare nell'oggetto dell'altra; negli impulsi e nelle repulsioni, per essere al riparo dalle aberrazioni; nella proposizione e sospensione dell'assenso, per essere al riparo dall'inganno’.

 

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USS 015 - Nicaragua, Managua

Dinanzi al Teatro Nazionale ‘Rubèn Dario’, Dora è pazientemente in coda. È la prima volta che a Managua viene messa in scena una commedia di Goldoni. Giunta quasi all’ingresso del teatro, avverte alle sue spalle una specie di fruscio, al quale non fa troppo caso. Quando è ormai seduta in poltrona si accorge che dalla sua borsetta è sparito il portafoglio. Dora tira un profondo respiro e riflette sul fatto che i più hanno paura della necròsi del corpo ed escogiterebbero di tutto pur di non incappare in qualcosa di simile; ma che nulla loro importa se si necrotizza la Proairesi. Infatti, se sarà necrotizzata la lealtà, l’onestà intellettuale, il rispetto di sé e degli altri, questo lo chiamano ‘furbizia’ o addirittura ‘forza’.

 

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USS 016 - Bulgaria, Varna

In compagnia di Anastasia Karakachanov, Ivan Stanishev sta guardando le cupole della Cattedrale dell’Assunzione della Vergine dorate dal sole che splende su Varna. Ivan ha una grande ammirazione per Anastasia e forse prova per lei qualcosa che va anche al di là dell’ammirazione. C’è un po’ di incertezza nella sua voce, quando finalmente le chiede:
-Anastasia, cos’è la ‘Proairesi’? Qui qualcuno ha ancora dei dubbi in proposito-
-Cos’è la Proairesi? Ti rispondo subito. Chiediti qual è la facoltà che ti fa aprire o chiudere gli occhi dinanzi a certi spettacoli. È forse l’occhio stesso, la tua facoltà visiva? Certamente no. Quale facoltà ti spinge ad ascoltare o ad evitare l’ascolto di certi discorsi? È forse l’orecchio in quanto tale, la tua facoltà uditiva? Certamente no. L’occhio aperto non fa altro che vedere. Ma se tu debba guardare il marito di qualcuna e come lo debba guardare, chi lo dice? L’orecchio non fa altro che sentire. Ma se diventi indiscreta e ficcanaso oppure rimani indifferente ad un discorso, chi lo dice? Se devi fidarti oppure diffidare di certe promesse, chi lo dice? Ecco, a dirlo è proprio la tua ‘Proairesi’. Essa non è altro che la facoltà logica, razionale, tua, mia, di tutti gli esseri umani, quando sia considerata come facoltà autoteoretica, inasservibile, insubordinabile, capace di usare le rappresentazioni e di comprenderne l’uso ed alla quale tutte le altre facoltà umane sono subordinate-

 

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USS 017 - Rwanda, Kigali

A Kigali, un grande Memorial Centre ricorda ancora le vittime del genocidio iniziato pochi anni prima della fine del secondo millennio. Sostando dinanzi alle immagini delle fosse comuni, Faustin Mukezamfura ha chiesto a Jean Twagiramungu:
-Dunque, imprese così rilevanti sono dipese da una faccenda talmente piccola?-
-Faustin, quali imprese chiami così rilevanti?-
-Guerre, conflitti civili, perdita di molti esseri umani, sia Tutsi che Hutu, e stermini di città-
-E cos'hanno di grande questi avvenimenti?-
-Nulla?-
-Che ha di grande il fatto che muoiano molti buoi e molte pecore e che molte nidiate di rondini o di cicogne siano date alle fiamme e sterminate?-
-Questi avvenimenti sono dunque simili a quelli?-
-Similissimi. Sono andati in malora corpi di esseri umani e di buoi e di pecore. Sono state date alle fiamme stanzette di esseri umani e nidi di cicogne. Che c'è di grande o di terribile in ciò? Oppure mostrami in cosa differiscono, come dimora, la casa di un uomo ed il nido di una cicogna-
-Dunque, per te, cicogna e uomo sono la stessa cosa?-
-Perché dici: la stessa cosa? Quanto al corpo, sì: la stessa cosa. Eccetto che in un caso le casette sono edificate con travi, tegole e mattoni; nell'altro con rametti ed argilla.
-Dunque un uomo non differisce in nulla da una cicogna?-
-Non sia mai! Ma, quanto al corpo, non differisce; giacché gli stessi atomi compongono il corpo tanto dell’uno quanto dell’altra-
-Per cosa dunque differisce?-
-Cerca e troverai che per altro differisce. Vedi se non è per il possesso della proairesi, per il comprendere quanto fa; vedi se non è per la lealtà, il rispetto di sé e degli altri, la sicurezza nell'uso delle rappresentazioni, la razionalità-
-Dov'è dunque il grande negli uomini, in bene ed in male?-
-Il grande negli uomini, nel bene e nel male, sta là dove sta la loro differenza rispetto ad una cicogna, nella proairesi. Se questa differenza sarà salvaguardata, permarrà ben fortificata e non rovineranno il rispetto di sé e degli altri né la lealtà né la razionalità, allora si salva anche l’uomo. Ma se qualcosa di questa differenza va in malora e cede all'assedio, allora anche l’uomo va in malora. Le grandi faccende stanno in questo. Hitler fece qualcosa di grande quando i Tedeschi attaccarono la Polonia e scatenarono la seconda guerra mondiale? Nient'affatto! Allora venivano soltanto devastati dei nidi di cicogne. Il grande e terribile nel male avvenne ben prima e fu quando Hitler mandò in malora l'uomo rispettoso di sé e degli altri, l'uomo leale, conscio delle inviolabili leggi della natura delle cose, il cittadino del mondo. Questo è il prezzo dell’ignoranza della diairesi. Questi sono gli umani inciampi, questo è l'assedio, questo è lo sterminio: quando i retti giudizi sono demoliti, quando rovinano le differenze tra l’uomo e la cicogna. Questo è il prezzo della controdiairesi-
-Qualora le donne siano dunque condotte via ed i bambini fatti prigionieri e le persone scannate, questi non sono mali?-
-Donde presumi che, per chi li subisce, questi siano mali? Insegnalo anche a me!-
-No; ma come fai tu a dire che, per chi li subisce, non sono mali?-
-Essi sono mali per chi li fa, non per chi li subisce. Veniamo ai canoni, porta i pre-concetti. Per questo non mi stupisco mai abbastanza di quel che accade. Laddove disponiamo di giudicare pesi, non giudichiamo a casaccio. Laddove si tratta di linee rette e curve, non giudichiamo a casaccio. Insomma dove il riconoscere quanto è vero in un ambito fa per noi differenza, nessuno di noi fa mai qualcosa a casaccio. Ma dove c'è il primo e solo causativo dell'avere successo od aberrare, dell'essere felici o no, sfortunati o fortunati, qua soltanto siamo avventati e precipitosi. Da nessuna parte sappiamo vedere qualcosa simile ad una bilancia, da nessuna parte sappiamo trovare qualcosa simile ad un canone, ma: ‘qualcosa mi pare e subito dico e faccio quel che mi pare’. Giacché io e te siamo migliori di Hitler o di Stalin o di tanti altri dei quali conosciamo fatti e misfatti, così che mentre quelli, seguendo i loro pareri fanno a se stessi e sperimentano in se stessi siffatti orribili mali, a noi invece basta il parere? E quale tragedia ha altro inizio? L'Edipo di Sofocle, cos'è? Il parere di Edipo. Dunque non darsi sollecitudine alcuna di ciò, di chi lo reputi proprio? Come sono detti coloro che seguono unicamente e in tutto il loro parere, senza badare alla diairesi e all’inviolabile natura delle cose?-
-Pazzi-
-E tu fai qualcos'altro?-

 

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USS 018 - Austria, Salisburgo

La sera scende dolcemente su Salisburgo e il Salzach scorre lento sotto lo Staats-Brucke. Attraversato il ponte, Joerg Gusenbauer ed Eva Strache-Nowotny entrano nella Getreidegasse e dopo pochi passi si trovano di fronte alla casa natale di Mozart.
-Eva, me lo avevi promesso. Ed io ora sono pronto ad ascoltarti e ad imparare cos’è la ‘diairesi’-
-Mantengo la promessa. La diairesi è un giudizio che tu usi continuamente, anche se non te ne rendi conto. Te lo spiego nel modo più semplice possibile. Chiediti se tutto ciò che esiste è in tuo esclusivo potere, oppure se nulla di ciò che esiste è in tuo esclusivo potere, oppure se di ciò che esiste alcune cose sono in tuo esclusivo potere ed altre non lo sono. Vediamo. Essere sano od ammalarti è in tuo esclusivo potere?-
-Certamente no-
-Avere molto o poco denaro è in tuo esclusivo potere?-
-Certamente no-
-Avere un lavoro o un lavoro di un certo tipo è in tuo esclusivo potere?-
-Neppure questo-
-Chiediti adesso se esiste qualcosa che sia in tuo esclusivo potere. Può qualcuno farti assentire ad un’affermazione falsa?-
-Nessuno-
-Può qualcuno costringerti a propendere verso qualcosa che ti ripugna?-
-No, nessuno lo può-
-Chi può forzarti a desiderare ciò che non vuoi?-
-Nessuno-
-Resta così dimostrato che delle cose che sono, alcune sono in tuo esclusivo potere ed altre non sono in tuo esclusivo potere. In tuo esclusivo potere sono dunque, ad esempio, valutazioni, progetti, desideri, impulsi. Tutte queste entità possono essere definite ‘proairetiche’. Non sono invece in tuo esclusivo potere cose come il corpo, il patrimonio, la reputazione, il lavoro, eccetera. Tutte queste entità possono essere definite ‘aproairetiche’-
-Cos’è dunque la diairesi?-
-La diairesi è il giudizio che ti fa capace di distinguere in qualunque situazione quanto è in tuo esclusivo potere e quanto invece non lo è-
-Fammi ancora un esempio-
-Dimmi: la casa che abbiamo dinanzi è qualcosa di proairetico o di aproairetico?-
-Aproairetico-
-La venerazione che hai per la musica di Mozart è qualcosa di proairetico o di aproairetico?-
-Proairetico-
-Ecco: per darmi queste risposte hai usato la diairesi-

 

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USS 019 - Vietnam, Hanoi

Ad Hanoi, in uno degli accoglienti giardini situati all’interno del maestoso Van Mieu Quoc Tu Giam, è conservata una lapide in marmo sulla quale è stato inciso questo pensiero di Bui Xuam Khiem:
‘Per questo è brutto per l'uomo iniziare ed esaurirsi laddove lo fanno anche le creature sprovviste di ragione. Ma piuttosto egli deve iniziare di qua ed esaurirsi su ciò su cui si esaurì nel nostro caso la natura. Ed essa si esaurì in noi su conoscenza di principi generali, comprensione dell'uso delle rappresentazioni e il tragittarsela in armonia con la natura delle cose. Vedete dunque di non morire senza essere stati spettatori di ciò’.

 

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USS 020 - Netherlands, Amsterdam

 -Qualora uno abbia nella vita il posto che gli spetta, non sta a bocca aperta per le cose di fuori. Jan, cosa vuoi che ti accada? Io mi accontento se desidererò ed avverserò secondo la natura delle cose; se userò impulso e repulsione come sono nata per fare; e poi proposito, progetto, assenso. Perché mi cammini davanti come se avessi ingoiato uno spiedo?-
-Beatrix, te l’ho ripetuto tante volte. Io voglio il premio Nobel. Io voglio che quanti incontro mi ammirino e, seguendomi, mi acclamino gridando: ‘Oh, che grande scrittore!’-
-Chi sono costoro dai quali vuoi essere ammirato? Non sono coloro dei quali sei solito dire che sono imbecilli? E dunque? Vuoi essere ammirato dagli imbecilli?-
I rintocchi delle campane della Westerkerk inondano lo Herengracht di una Amsterdam ancora assonnata, mentre Jan Peter Balkenhorst e Beatrix Van Dillen prendono strade diverse.

 

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USS 021 - Fiji, Nadi

Seduti sul pavimento di un ‘bure’ di Nadi, tutti sono riuniti attorno alla grande scodella di legno piena di yaqona. Ognuno ne berrà usando, a turno, un guscio di noce di cocco tagliato a metà.
-Sì, e mi colano pure i mocci dal naso!- borbotta con voce lamentosa Sitiveni
-Per cos'hai dunque le mani? Non è anche per pulirti il naso?- lo rimbrotta Ratu
-Ma è ragionevole un ordine del mondo nel quale esistono anche i mocci? Non sarebbe migliore un mondo senza mocci?-
-Certamente peggiore di quello presente e vero, il quale prevede, dandotene la facoltà e i mezzi, che tu ti smocci invece di incolparlo di assenza di razionalità. Pulisciti, dunque, e poi bevi senza prendertela con l’ordine del mondo-
Sitiveni Lesavua non risponde e pare non sentire. Se ne sta seduto a occhi bassi, muto, tremante, con la Proairesi fissa ad implorare che non gli succedano alcune cose; mentre per quelle che gli capitano sempre si rammarica, piange, geme e bestemmia.

 

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USS 022 - Romania, Timisoara

Sono diventate celebri le parole che pronunciò Mircea Basescu, che ora è Prefetto a Brasov, quando passò da Timisoara di ritorno dal suo esilio volontario. Infatti, inveiva contro la vita che aveva precedentemente condotto e professava che non si sarebbe mai più industriato che per tragittarsela in quiete e dominio sullo sconcerto per il resto dei suoi giorni. ‘Giacché’, proclamava, ‘quanto mi resta ancora da vivere?’
L’amico Traiàn Tariceanu gli diceva:
-‘Non lo farai. Al contrario, appena fiutata l’aria di Bucarest dimenticherai tutto questo. E se troverai pure un modo qualunque per rientrare nel giro dei cosiddetti politici, io ti dico che farai di tutto per farti largo e ne ringrazierai Dio’-
Al che Mircea replicava:
-‘Traiàn, se saprai che io ho di nuovo posto anche un solo piede nella merda della politicheria, allora concepisci pure di me le cose peggiori che vuoi!’-
Or dunque, che fece il buon Mircea? Ancor prima di arrivare a Bucarest gli recapitarono certe lettere. Lui, presane conoscenza, si scordò di tutti quei propositi e, orbene, ha accumulato una carica sopra l'altra.
Traiàn si diverte, a volte, ad immaginare di stargli vicino -ma non troppo vicino-, per richiamargli alla memoria i discorsi che faceva quand'era di passaggio qui a Timisoara e dirgli: ‘Quanto sono più raffinato indovino di te!’

 

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USS 023 - Angola, Luanda

Il mercato Roque Santeiro, popolato ogni giorno da un milione di persone, è il più grande di Luanda e il più grande di tutta l’Africa. Josefina Victoria Ngonda e Angelita Muachicungo fanno compostamente la fila davanti a una panetteria.
-Ne sei persuasa o no, Angelita?-
-Ne sono persuasa-
-Pertanto, qualora facciamo qualcosa non rettamente, da oggi in poi non chiameremo in causa altro che il giudizio in base al quale la facemmo, e quel giudizio proveremo ad estirpare e recidere più che un tumore o un ascesso del corpo-
-E allo stesso modo sarà un giudizio la causa di ciò che effettuiamo rettamente-
-É così. Pertanto non daremo più la colpa di qualche nostro male né al vicino di casa, né al marito, né ai figli; persuase che tutti noi effettuiamo qualcosa unicamente se lo reputiamo vantaggioso. Infatti, quanto al reputare o non reputare siamo unici signori noi e non gli oggetti esterni-
-E' proprio così, Josefina-
-Quindi da oggi null'altro sopravvederemo o indagheremo; né il denaro, né il lavoro, né la casa, né la salute, né la pace, né la guerra, ma i nostri giudizi riguardo a ciascuna di queste cose-
-Lo auspico, e personalmente farò un esame dei miei giudizi-
-Che poi questo non sia affare di un'ora sola o di un giorno, siamo tutte e due d’accordo-
A pochi passi, donne con tinozze di plastica colorata vendono di tutto ai margini della strada.

 

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USS 024 - Nigeria, Lagos

-Una volta conosciuta la natura delle cose, bisogna venire ad educarsi all’uso della diairesi non per cambiare le premesse (giacché ciò non ci è dato né è meglio), ma perché stando le cose intorno a noi come stanno, noi teniamo la nostra intelligenza conciliata agli avvenimenti. Habu, è forse sensato fuggire la relazione con le persone?-
-E com'è possibile, Odumegwu? È del tutto insensato-
-Stando con loro, cambiarle?-
-E chi ci da questo potere?-
-Nessuno. Dunque cosa dobbiamo fare, quale accorgimento dobbiamo trovare per convivere con esse?-
-Dobbiamo trovare un accorgimento tale che esse faranno quanto loro pare e noi nondimeno staremo in accordo con la natura delle cose-
-Hai detto bene, Habu. Invece tu sei indolente e trovi sempre un’occasione per dispiacerti. Se sei solo, chiami questo isolamento; se stai con altre persone, le chiami insidiose e traditrici. Biasimi i tuoi genitori, umìli i tuoi figli, inveisci contro i tuoi fratelli, denigri i tuoi vicini. Se rimani solo dovresti invece chiamare questo quiete e libertà, e ritenerti simile agli dei. Stando fra molti, poi, non dovresti chiamare questo folla né trambusto né spiacevolezza, ma festa e sagra, e così tutto accogliere con compiacimento-
-Hodumegwu, qual è dunque il castigo per coloro che non accettano la natura delle cose?-
-Lo stare come stanno. Uno si dispiace di essere solo? Ecco che si ritiene in isolamento. Un figlio si dispiace dei genitori? Ecco che si ritiene sfortunato e piange. Un genitore si dispiace dei figli? Ecco che si amareggia e geme. Non c’è bisogno di prigione. La sua prigione è essere dov’è. Giacché vi è suo malgrado, e dove uno è suo malgrado quella è per lui prigione-
Sul carcere di Lagos scende la sera. Per Habu Obasanjo e Odumegwu Maiturare sarà lunga la notte.

 

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USS 025 - Colombia, Bogotà

-Giacché libero è colui cui tutto accade secondo Proairesi e che nessuno può impedire-
-L’hai detto, Magdalena. Dunque la libertà è demenza-
-Non sia mai, Cesar! Demenza e libertà non sono affatto la stessa cosa-
-Ma io voglio che succeda tutto quello che reputo debba succedere ed in qualunque modo lo reputerò-
-Tu sei pazzo, tu vaneggi. Tu vuoi che accada quanto hai reputato a casaccio. Questo non soltanto non è libertà, ma è la cosa più brutta di tutte. Come fai con i caratteri dell'alfabeto? Decidi di scrivere il nome ‘Buenaventura’ come vuoi tu?-
-No, mi viene insegnato come disporre le lettere dell’alfabeto in modo che la parola ‘Buenaventura’ sia scritta come si deve-
-Che cosa facciamo con le note musicali?-
-Allo stesso modo-
-Cosa facciamo, in generale, laddove è in gioco un'arte od una scienza?-
-Facciamo la stessa cosa-
-E’ così, altrimenti di nessun valore sarebbe l'avere scienza di qualcosa, se ciò si acconciasse alle decisioni casuali di ciascuno di noi. Qui dunque, soltanto su quanto è massimo e sommamente dominante, sulla libertà, ti è lecito e possibile volere a casaccio, come capita? Nient'affatto! Ma educarsi ad usare la diairesi significa esattamente imparare a disporre ciascuna cosa così come accade. E come accade? Come è dettato dalla natura delle cose. E la natura delle cose è tale che vi sono caldo e freddo, profusione e penuria, virtù e vizio e tutte le opposizioni siffatte per l'armonia dell'intero…-
Una frazione di secondo dopo, Magdalena Tolima Diaz è esanime sull’asfalto della Calle 20 di Bogotà e l’automobile che l’ha investita fugge via veloce. Cesar Choco Velez non si è ancora reso conto di cosa sia successo.

 

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USS 026 - Oman, Mascate

Ritto dinanzi al portone del Forte di Jalali, Said fissa il massiccio Jebel al-Akhdar ed ha il dono di intenderne l’impetuosa e possente voce.
-Said, quando tu smani ed aduli coloro che sono in posizioni di potere, stai rappresentando te stesso come un insieme di visceri, di budella e di coglioni. Se conoscessi l’infelicità, l’interiore miseria di coloro al cui posto vorresti essere, cambieresti i tuoi giudizi al riguardo-
-Intendi parlare di Re, Sultani, Presidenti, alti Ufficiali e così via e così via, scendendo sino al piccolo Direttore di banca? Il prezzo che si paga per arrivare là è l’infelicità e la miseria interiore?-
-Dal più grande al più piccolo è esattamente questo, Said. E devi giudicare non una fortuna bensì una vera disgrazia lo smaniare per prendere il loro posto. Perciò di quanto essi possono fare, tu non devi impensierirti affatto. Di quanto importa davvero a te, sappi che nulla di questo essi possono fare-
Il sole è ormai alto su Mascate. Il turno di guardia di Said Bin Taimur è finito e il vento che scendeva dal Jebel al-Akhdar si è calmato del tutto.

 

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USS 027 - Finland, Rovaniemi

In una modesta casetta nei dintorni di Rovaniemi, proprio sul Circolo Polare Artico, Annikki Kuosmanen oggi ha messo a letto la sua piccola Elina e, per farla addormentare dolcemente, le ha cantato questa ninna-nanna:

-‘Riguardo al corpo, gioia cara, tu sei una parte dell'intero. Ma quanto alla ragione, per nulla sei peggiore degli dei né più piccola di loro. Giacché la grandezza della ragione non si determina dalla lunghezza né dall'altezza, ma dai giudizi’-

 

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USS 028 - Iran, Teheran

-Un centinaio di persone sono riunite nella Hosseiniye Ershad per ascoltare Ali Hashemi Behbahani che parla della ‘Natura delle cose’. Ali sta dicendo che ‘l’uomo vive libero non quando vuole che accadano, quando e come ha deciso lui, tali e talaltre cose che non sono in suo esclusivo potere, bensì quando ha imparato ad aderire a ciò che accade, e che non è in suo esclusivo potere, secondo che accade. Non bisogna fraintendere questa affermazione come una equiparazione di libertà a ‘passività’ o ‘rinuncia’. L’individuo inizia il suo cammino di libertà allorquando capisce la natura delle cose ossia impara a distinguere tra ciò che dipende esclusivamente da lui e ciò che non dipende esclusivamente da lui. Volere cose che non dipendono esclusivamente da noi è come voler vincere in qualunque gioco ed ogni volta che si gioca. Ma, perbacco, l’uomo libero ‘delibera’ -senza poter essere impedito da alcuno- che ogni accadimento si verifichi in armonia con la natura delle cose….’
Improvvisamente si odono grida provenire dalla Shariati Avenue e subito dopo nella sala fanno irruzione tre individui, due dei quali sono armati. Uno si ferma all’ingresso della sala e con un Kalshnikov minaccia i presenti. Gli altri due si dirigono velocemente verso il tavolo dietro il quale Ali sta parlando. Uno dei due cava di tasca un foglio e legge qualcosa di cui si fa in tempo ad intendere soltanto ‘In nome di…’ mentre il resto è già coperto dal fragore del colpo di pistola del terzo individuo che fa esplodere la testa di Ali-
Così inizia la memorabile serie di articoli nei quali Kajar Muzaffar raccontò a suo tempo i fatti di Teheran. Quella corrispondenza ha fatto epoca e merita di essere continuamente ripubblicata.

 

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USS 029 - Ecuador, Guayaquil

A Guayaquil, centinaia di grosse iguane vivono pacificamente in centro città nel Parque Seminario, all’incrocio tra le Avenidas Chile e 10 de Agosto. Come tanti altri, Manuel Enrique Villafuerte e Xavier Cifuentes hanno portato con sé un po’ di cibo, che servirà a far scendere le iguane dagli alberi sui cui rami più alti esse passano di preferenza le ore più calde della giornata.
-Che splendido rettile è l’iguana! Manuel, nessuna di esse ha mai bisogno di farsi più bella di quel che naturalmente è, mentre io non sono quasi mai soddisfatto di come sono-
-Xavier, riconosci innanzitutto chi sei e adornati di conseguenza. Tu non sei un’iguana ma un essere umano: cioè una creatura mortale atta ad usare le rappresentazioni logicamente. Cos'hai dunque di singolare rispetto all’iguana? La creatura?-
-No, anche l’iguana è una creatura-
-Il mortale?-
-No, anche l’iguana è mortale-
-L'usare le rappresentazioni?-
-No, anche l’iguana usa le rappresentazioni. E cosa vuol dire ‘logicamente’?-
-Significa: in modo perfettamente ammissibile con la natura delle cose-
-Manuel, allora la mia unica singolarità è la logicità. Ossia una Proairesi capace di distinguere tra ciò che è in mio esclusivo potere e ciò che non lo è? Questa devo adornare ed abbellire?-

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USS 030 - Russia, San Pietroburgo
-
Lev Nikolaevic, cosa dispone la natura delle cose?-
-Che tu, Anna, sia felice e serena-
-Come posso essere felice e serena?-
-Desiderando il bene ed avversando il male-
-E qual è il mio bene?-
-Ottenere ciò che desideri e non cadere in ciò che avversi-
-Come posso ottenere ciò che desidero e non cadere in ciò che avverso?-
-Imparando a distinguere ciò che dipende esclusivamente da te e ciò che non dipende esclusivamente da te-
-E sono possibili comportamenti contro la natura delle cose?-
-Sì, sono possibili-
-Lev Nikolaevic, quando ci si comporta contro la natura delle cose?-
-Quando si sbaglia in quella distinzione fondamentale che si chiama diairesi, ossia quando si giudicano come dipendenti esclusivamente da noi cose che non dipendono esclusivamente da noi e viceversa-
-Che cosa accade, allora?-
-Che noi non otteniamo ciò che desideriamo e che cadiamo in ciò che avversiamo-
-Ma io ho pur sempre desiderato il mio bene ed avversato il mio male!-
-Certamente. Il fatto è, però, che ti sei ingannata su quale fosse il tuo bene e quale fosse il tuo male. Come ben vedi, infatti, invece di libertà e felicità hai ottenuto infelicità e schiavitù-
-E questo la natura delle cose non lo dispone?-
-No. La natura delle cose è assoluta, invariante e valida per tutti senza distinzione, qui a San Pietroburgo come dovunque nell’universo. Siamo noi uomini ad essere relativi ad essa. La tua infelicità è semplicemente il segno tangibile che tu hai tentato di violarla. Ecco il comportamento contro la natura delle cose.
-E fino a quando sarò infelice?-
-Fino a quando non ti renderai conto dell’errore logico nel quale sei caduta-
Dopo avere baciato ancora una volta Anna Arkàdievna, Lev Nikolaevic Vronskij è poi scivolato via nella penombra della notte estiva.

 

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USS 031 - India, Diu

Quella mattina arrivava fino agli spalti del Forte di Diu un tenue e non sgradevole profumo di pesce in essiccazione. Affacciati sull’Oceano Indiano, dall’alto del bastione di San Giorgio, Kavita Krishnamurthy e Muktananda Paswan si tenevano per mano e guardavano lontano.
-Muktananda, dimmi: gli uomini nascono o sono immortali e sempre gli stessi dai tempi più remoti?-
-Ovviamente nascono, Kavita-
-E muoiono o sono immortali?-
-Muoiono. Non ho mai sentito parlare di uomini immortali-
-E dimmi ancora: la tua nascita è dipesa da te o da qualcun altro?-
-Non è dipesa da me, bensì da mio padre e da mia madre-
-E tu sei nato quando hai voluto oppure no?-
-No. Né prima, né durante, né subito dopo la nascita mi rendevo conto di ciò che accadeva-
-Dunque la tua nascita è qualcosa che non è dipeso da te e della quale tu non sei responsabile?-
-E’ così-
-Ed il comportamento dei tuoi genitori è stato un comportamento naturale oppure no?-
-Sì, è stato un comportamento naturale, poiché è secondo natura avere figli-
-E non avere figli è un comportamento secondo natura oppure contro natura?-
-Anche non avere figli è un comportamento secondo natura, giacché avere figli non è qualcosa in nostro esclusivo potere, e la natura stessa genera individui irrimediabilmente sterili-
-Hai detto benissimo, Muktananda. Ed ora dimmi: gli uomini muoiono per una causa di morte sola o per molte?-
-Per moltissime cause: chi di vecchiaia, chi per una malattia, chi per un incidente qualunque, chi di propria mano si suicida-
-Tralasciando per ora il caso dei suicidi, dimmi: il permanere tu in vita è cosa che dipende esclusivamente da te oppure no?-
-Capisco ora chiaramente che non dipende esclusivamente da me, ma che è alla mercé di moltissimi accidenti-
-E coloro che muoiono compiono forse, morendo, qualche male?-
-No, non compiono alcun male, giacché nessuno desidera per sé il male-
-E se il morire è inevitabile, non diremo forse che morire è secondo natura?-
-Vedo chiaramente che lo è-
-Dunque l’accettare la morte da parte del morente è un comportamento secondo natura o contro natura?-
-Secondo natura-
-Così come sarebbe anche secondo natura rifiutare la morte e immaginare di poterla vincere grazie ad un’altra esistenza, questa volta immortale, in una vita ultraterrena. Ed ora riassumiamo: non dipendono esclusivamente da noi né la nostra nascita né la nostra morte. Noi siamo creature della natura, la quale prima ci organizza alla vita e poi ci destruttura e disorganizza con la morte. Cosa c’è di strano o di malvagio in ciò? Non facciamo noi la stessa cosa in ogni opera di edificazione? Adesso dimmi: in quanto creature della natura, noi siamo contenuti in essa oppure la conteniamo?-
-Kavita, e come potrebbe il contenuto contenere il contenitore? E’ evidente che noi siamo parte della natura e non la natura parte di noi-
-Dunque comunque si viva si vive secondo natura. E però capisci che si può vivere secondo la natura delle cose oppure contro la natura delle cose?-
-Cosa intendi per natura delle cose?-
-Per natura delle cose intendo la loro bipartizione empirica, constatabile, evidente, in cose che dipendono esclusivamente da noi, come i nostri giudizi e i nostri desideri, e in cose che non dipendono esclusivamente da noi, come la vita e la morte-
-Hai ragione: mi rendo ora conto sempre meglio che vivere contro la natura delle cose significa giudicare dipendente esclusivamente da noi ciò che non lo è ed indipendente da noi ciò che invece dipende esclusivamente da noi-
-Ed il vivere secondo la natura delle cose, cosa significa?-
-L’opposto-
-Ed ora dimmi: non abbiamo noi un criterio semplice e allo stesso tempo aureo, certissimo per riconoscere in ogni momento, in noi stessi e tra gli altri esseri umani, chi vive secondo la natura delle cose e chi vive contro la natura delle cose?-
-Kavita, questa è una domanda di fronte alla quale mi tremano le gambe!-
-Tranquillizzati! A patto di saper riconoscere la felicità distinguendola, per esempio, dalla semplice allegria o dalla mera contentezza per avere conseguito un qualche successo; e di saper discriminare la libertà dal semplice arbitrio, dall'estemporaneo capriccio o dalla banale assenza di apparenti costrizioni esteriori, ripensa a quanto abbiamo detto e vedrai che i frutti del vivere secondo la natura delle cose sono proprio felicità e libertà, mentre i frutti del vivere contro la natura delle cose sono infelicità e schiavitù. Possiamo, dunque, essere certi che chi è felice è un virtuoso e sta vivendo secondo la natura delle cose; mentre chi è infelice, al contrario, sta vivendo contro la natura delle cose ed è un vizioso. Non ti pare?-
-Sì, pensandoci bene devo ammettere che è proprio così-

 

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USS 032 - Denmark, Helsingor

-Ophelia, come hai potuto vedere, qualche città è ancora governata secondo questo principio: ‘Fa questo, non fare quello; se no, ti getterò in prigione’. Non è così che si governano degli esseri ragionevoli-

-Anders Kjaersgaard, mio principe, e come si governano degli esseri ragionevoli?-

-Gli esseri ragionevoli, qui a Helsingor, si governano secondo questo principio: ‘Faccio così come la natura delle cose ha stabilito. Se non farò così, sarò danneggiato e subirò una perdita’-

-Quale perdita?-

-Nessun’altra se non il non fare quel che mi spetta; il rovinare in me l’uomo leale, rispettoso di sé e degli altri, equilibrato. Dove potrei mai cercare una perdita maggiore della perdita di questi beni?-

-Cosa ha stabilito la natura delle cose e quali sono i beni dell’animo?-

-Ophelia, Ophelia! Bene è per l’animo ottenere ciò che esso rettamente desidera e non incorrere in ciò che rettamente avversa; accettare ciò che è secondo la natura delle cose e rifiutare ciò che non lo è; assentire al vero e dissentire dal falso. Si presentino all’animo libertà, nobiltà, rispetto di sé e degli altri, equilibrio e l’animo non potrà non riconoscerli come suoi beni e gioirne-

 

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USS 033 - Iceland, Reykjavik

La Laguna blu è incastonata in un frastagliatissimo campo di lava nera della penisola di Reykjanes, ad una cinquantina di chilometri da Reykjavik. Nelle vasche naturali in cui Hlynur Gudnason e Gudrun Vilhjalmsdottir sono placidamente immersi, l’acqua ha un colore azzurrino latteo e una temperatura di 38°C mentre la temperatura esterna dell’aria si aggira a stento intorno ai 2°C sopra lo zero.
-Secondo te, Hlynur, l’essere umano è per natura buono o malvagio?-
-Gudrun, questa è un’impostazione illuminista. Rousseau ed altri affermano che l’essere umano è buono per natura, mentre i loro oppositori affermano il contrario. Così posto, il confronto non può portare che all’insulto reciproco-
-Tu rifiuti questa impostazione?-
-La trovo fuorviante e la rifiuto-
-Ne proponi una alternativa?-
-Io suggerisco di impostare il discorso in quest’altro modo. Diremo che esiste una natura umana se troveremo qualcosa rispetto a cui tutti i comportamenti degli esseri umani di qualunque cultura sono invarianti, così come la velocità della luce nel vuoto è indipendente dal moto della sorgente luminosa e riflette la natura del campo elettromagnetico naturale-
-Tu credi che questo qualcosa esista?-
-Ne sono certo-
-Me ne puoi parlare?-
-Ti interessa davvero?-
-Sì, moltissimo-
-Questo qualcosa si può sintetizzare così: qualunque individuo di qualunque cultura intende ottenere ciò che desidera e non incappare in ciò che avversa. Conosci qualcuno che intende vivere provando dolore, provando paura, invidia, compassione?-
-Ho girato tutto il mondo e non conosco alcun individuo simile-
-Chi aspira a vivere come ha deliberato, senza essere costretto né impedito né forzato?-
-Hlynur, proprio questo è il sogno di tutti-
-È così, Gudrun. Davvero di tutti noi, a qualunque cultura antropologica apparteniamo. Se ne deduce, dunque, che tutti gli esseri umani aspirano per natura delle cose alla libertà, ossia che è la natura umana a disporre che noi siamo ed agiamo da uomini liberi-
-E allora, la differenza tra i buoni e i cattivi dove sta?-
-È semplice: buoni saranno coloro che sanno conservarsi liberi e felici, cattivi saranno tutti gli infelici e gli schiavi-
-E si può essere felici anche se si vive a Reykjavik, dove abbiamo soltanto quattro ore di luce al giorno in inverno e, d’estate, notti chiare quasi come il giorno?-
-Hai la forza di immaginarlo?-

 

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USS 034 - Tanzania, Dar es Salaam

-Pertanto, Diotima, negli uomini lo stimolo sessuale è proairetico o aproairetico?-
-Aproairetico-
-In argomento, allora, cos’è proairetico?-
-Il giudizio che si ha di questo stimolo e che lo trasforma in un impulso. Che esso sia conveniente o sconveniente, gradevole o sgradevole, utile o inutile. E quindi il progetto di come soddisferemo o non soddisferemo questo stimolo naturale-
-Nella cultura in cui io sono nato e cresciuto, quando si parla di sensi umani se ne elencano cinque soltanto. I nostri cinque sensi sarebbero: gusto, tatto, udito, olfatto e vista-
-Ridley, e le sensazioni legate al sesso? L’orgasmo sessuale non è una sensazione?-
-Sì, Diotima. Ed è anche gradevolissima, quando il sesso sia fatto come si deve-
-Ma forse voi ne avete paura e vergogna; e per questo la annoverate tacitamente tra le sensazioni delle quali non si può parlare. Se ne avessimo saputo parlare, forse non avremmo avuto né psicanalisi né pornografia-
-Hai accennato allo stimolo e all’impulso sessuale. Dimmi ancora, Diotima: le sensazioni sessuali sono proairetiche o aproairetiche?-
-Aproairetiche-
-Anche a questo riguardo, allora, cos’è proairetico?-
-Ridley, non posso che ripeterti quello che ho già detto. Proairetico è il giudizio che si ha di queste sensazioni: convenienti o sconvenienti, gradevoli o sgradevoli, utili o inutili e così via-
-E l’orgasmo stesso è un’entità proairetica o aproairetica?-
-Aproairetica. Tant’è vero che nel rapporto sessuale molto spesso non viene raggiunto. Possiamo semplificare il tutto in questo modo: lo stimolo sessuale che, in un certo senso, rappresenta l’inizio di questo percorso, è aproairetico. L’orgasmo, che qui assumiamo rappresentare il culmine del rapporto sessuale, è aproairetico. Ad essere proairetico è, seppur detto alquanto impropriamente, tutto ciò che sta nel mezzo. Come nella vita: la nascita è aproairetica; la morte è aproairetica e nel mezzo vi è la nostra esistenza-
-Dimmi ancora, Diotima: vi è differenza tra rapporto eterosessuale e rapporto omosessuale al riguardo?-
-Non vi è assolutamente alcuna differenza. Salvo l’ovvia e naturale differenza della possibile procreazione, la quale tuttavia non ha alcuna rilevanza per il discorso che stiamo facendo-
-Dove stanno allora il bene e il male?-
-Siccome bene e male sono entità proairetiche, esse non possono stare né nello stimolo né nelle sensazioni sessuali, allo stesso modo che bene e male stanno nella nostra esistenza e non nella nostra nascita né nella nostra morte-
-E dove stanno allora?-
-Stanno in ciò che è proairetico ossia, parlando di sesso, nei giudizi e nei progetti che abbiamo riguardo al sesso. Ed è a questo proposito che dobbiamo essere particolarmente e virtuosamente cauti giacché, dovunque si tratta di ciò che è proairetico, qui sono in gioco la nostra libertà e la nostra felicità-
-Fammi capire meglio. Cosa sono, allora, lo stimolo e le sensazioni sessuali?-
-Stimolo e sensazioni sessuali sono entità che possono essere definite come ‘né bene né male’, come entità ‘indifferenti’-
-E cosa succede se io faccio dello stimolo sessuale e dell’orgasmo, insomma del sesso, un ‘bene’?-
-Ridley, se tu fai dello stimolo e dell’orgasmo sessuale un ‘bene’ sei mosso da un errato giudizio, giacché poni il bene in qualcosa di aproairetico. Questo significa che tu rifiuti la diairesi ed usi la controdiairesi. L’uso permanente della controdiairesi ti porterà inevitabilmente alla schiavitù e all’infelicità, in quanto il ‘bene’ sesso diventerà certamente per te, prima o poi, irraggiungibile o ripugnante-
-E se invece io facessi del sesso un ‘male’?-
-Anche in questo caso saresti mosso da un giudizio scorretto, speculare al precedente. Saresti infatti certamente, prima o poi, perseguitato da immonde e atroci fantasie o sogni che chiamerai, come già accadeva in tempi remoti, le ‘Tentazioni di Sant’Antonio’-
-Bene è il giudizio: il sesso non è né bene né male. Male è il giudizio che ci fa smaniare per esso come se fosse un bene o fosse un male. Diotima, si può allora dire cosi?-
-Esattamente, Ridley: ti sei espresso perfettamente. Dunque il piacere sessuale va sottomesso ai doveri umani di libertà, di nobiltà, di rispetto di sé e degli altri. Esso va usato secondo la sua natura, che è quella di servitore, di ministro; affinché promuova il nostro slancio al bene, ci tenga in accordo con la natura delle cose, stimoli il coraggio di diventare quello che siamo: uomini liberi, nobilmente generosi, rispettosi di sé e degli altri. Vedi, il piacere sessuale non ha natura di signore e padrone: come il denaro, come il nostro aspetto esteriore, esso è un ottimo servitore ma un pessimo padrone. Ci serve per vivere, ma noi non viviamo per lui-
Era
divina la serenità che emanava dalla bellissima Diotima Karume distesa lì nuda, in pieno sole, su un coloratissimo Kanga, sulla spiaggia di Amans. Accanto a lei, lo sguardo di Ridley Pitt si era perso su grosse navi che entravano e uscivano dal porto di Dar es Salaam.

 

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USS 035 - Eritrea, Badme

In quel tempo, la compagnia di soldati eritrei comandata dal capitano Aradom era stata inviata nei dintorni di Badme per il recupero di munizioni abbandonate da truppe etiopiche. L’imperizia nel prelievo delle munizioni aveva causato un’esplosione, con la conseguente morte dell’inesperto soldato eritreo e il ferimento di altri. Si era trattato di un incidente, e tutta la compagnia ne era al corrente.
Tuttavia il capitano, per evitare di assumersi le proprie responsabilità, decise di attribuire la colpa dell’accaduto ad anonimi attentatori locali e fece catturare dieci civili etiopici scelti a caso. Nel corso di un sommario interrogatorio tutti gli ostaggi si dichiararono, come effettivamente erano, innocenti.
Insultati e malmenati nonostante la mancanza di qualunque prova a loro carico, gli ostaggi furono quindi costretti a scavare una fossa comune per la loro ormai imminente fucilazione.
Concluso lo scavo, gli ostaggi etiopici furono schierati con le spalle alla fossa e i soldati eritrei si posizionarono in fila davanti a loro con i fucili puntati.
A questo punto, tra la sorpresa generale, il soldato eritreo Iyob Afworki fece due passi innanzi e, uscito dalla fila, affermò ad alta voce di essere il solo responsabile dell’accaduto, che gli ostaggi erano innocenti e che dovevano perciò essere immediatamente liberati.
Il capitano Aradom non poté fare altro che liberare i prigionieri etiopici e procedere alla fucilazione di Iyob. Davanti al plotone di esecuzione il capitano, con fare marziale, inveiva:
-Iyob, non lotti più per la liberazione del tuo popolo?-
E Iyob, con voce ferma rispose:
-E come siamo nati per farlo, mio capitano? Siamo nati per farlo da uomini liberi, generosi, rispettosi di sé e degli altri. Giacché, come voi stessi ci avete insegnato, quale altra creatura arrossisce? Quale altra creatura, se non l’uomo, ha la rappresentazione di cos'è ‘vergognoso’?-
Il cadavere di Iyob Afworki giacque a lungo insepolto, là, tra i sassi sulle alture di Badme.

 

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USS 036 - Suriname, Paramaribo

A Paramaribo, ospite in una elegante casa ottocentesca della Waterkrant Straat affacciata sul fiume, Amadou Ouedraogo ha chiesto un giorno a Lygia Kraag-Keteldijk:
-Se nessuno degli oggetti esterni e nessuna entità aproairetica è bene o male, esiste per l’uomo il ‘Bene-in-sé’?-
-Certamente esso esiste- è stata la risposta di Lygia
-E come possiamo definirlo?-
-‘Bene-in-sé’ è per l’uomo il retto uso delle rappresentazioni. Sono i retti giudizi della Proairesi che gli permettono di tragittarsela in armonia con la natura delle cose. E’ il possesso della scienza del vivere bene-

 

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USS 037 - Cameroon, Douala

Le acque del lago Nyos occupano il cratere di un antico vulcano e sono sature di anidride carbonica che fuoriesce, per lenta e continua attività, dalle rocce alla base del cratere. Il lago è profondo più di duecento metri e l’acqua degli strati inferiori, a causa della pressione cui è sottoposta, è supersatura di anidride carbonica. Una notte, un improvviso e non ancora del tutto chiarito fenomeno ha innescato la rapida risalita in superficie di acque profonde supersature di gas, con conseguente rilascio nell’atmosfera di milioni di tonnellate di anidride carbonica. Essendo questo gas più denso dell’aria, esso ha formato uno strato spesso circa cinquanta metri che è sceso lungo le pareti del cratere ad una velocità compresa tra i venti e i cinquanta chilometri all’ora. Nel raggio di ventitrè chilometri molte migliaia di persone e di animali non hanno più avuto sufficiente ossigeno da respirare e sono morte per asfissia.
Partito da Monrovia, Varney Brumskine è giunto nella città portuale di Douala espressamente per incontrare Dakole Daissala. Con lui è poi salito fino a Wum e di qui fino al lago Nyos.
-Allora, Dakole, cos’è successo quella notte?-
-Era notte fonda, con pioggia e forte vento. Tutti dormivano. Improvvisamente io sono stato risvegliato da uno strano boato. Poco tempo dopo ho sentito mia figlia sbuffare in modo anomalo, terribile. Mi sono alzato per andare verso il suo letto, ma sono caduto svenuto. Quando ho riaperto gli occhi era giorno ed ho visto con sorpresa i miei pantaloni macchiati di rosso. Sono riuscito a stento ad entrare nella stanza di mia figlia e vedendola ancora nel letto ho pensato che stesse dormendo. Invece era già morta da parecchio tempo. Nel mio villaggio di Subum non c’era più traccia di vita. Uomini e animali sono stati colti nel sonno e sono tutti morti dov’erano. La stessa sorte era toccata ai villaggi di Kam, di Cha e di Nyos. Non so proprio come ho fatto ad arrivare fino a Wum-
-E poi?-
-E poi col cuore pieno e le lacrime agli occhi devo ammettere che l’esistenza, considerata semplicemente come tale, è un’entità aproairetica, non è né un bene né un male, giacché non è in mio esclusivo potere. La mia, come quella di mia figlia, come qualunque altra esistenza, è nelle mani di un passante pazzo, di un accidente qualunque. È vero che gli esseri umani si danno, entro certi limiti, garanzie reciproche di non aggressione e provvedono, mediante istituzioni opportune, alla giustizia scambievole. Ma ciò non cambia la natura delle cose. La mia esistenza dipende da eventi naturali quali la pioggia, il raccolto, il cibo, una eruzione vulcanica, un modesto terremoto…-

 

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USS 038 - Algeria, Djémila

Non è facile arrivarci, ma il risultato vale la fatica spesa. Le strade della piccola Kabilia sono in cattive condizioni, i ponti sono stretti, le indicazioni quasi inesistenti. Lasciata Jijel si giunge a Texenna. Da Texenna, si sale al colle di Tibahirane e successivamente si attraversano Ferjioua ed El Eulma. Gli ultimi venti chilometri di percorso sono molto dissestati e i ponti senza spallette. Situata a ridosso del Gebel Ghorf Aissa ben Zir, a circa novecento metri di altezza, ecco finalmente Djémila.
Djémila è il nome moderno di una antica colonia romana per veterani, fondata verso la fine del I° secolo d.C. sotto l’impero di Nerva. I resti della città sono monumentali ed ancora oggi eccezionalmente ben conservati. Qui, ripulendo delicatamente certi vecchi marmi abbandonati nei pressi dello stupendo Teatro, con grandissima difficoltà Rasul Quliyev ha comunque potuto leggere una iscrizione latina che ha tradotto come segue:
-La libertà non è una condizione sociale ma uno stato del nostro animo e consiste precisamente nel non essere nell’errore, nel rispettare la natura delle cose. Che senso ha il parlare di ‘società libera’? Soltanto quello di maleducare dei sudditi. Ha senso invece, e senso pieno, il parlare di ‘uomo libero’, di ‘uomini liberi’, di ‘popolo della libertà’-
L’iscrizione, cosa molto rara, porta il nome del dedicatario: un veterano romano di nome Alleius Nigidius Sura.

 

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USS 039 - Laos, Luang Prabang

Nel biglietto che Kim Kook-hwan aveva ricevuto dal suo amico Phan Thong Phonnahaxay, era scritto soltanto questo:
‘Trovati dopodomani a mezzogiorno a Luang Prabang, nei pressi del Haw Kham e sta’ con il naso per aria. Aspettati sorpresa. Phan’.
Kim, in provenienza da Seoul, già si trovava a Vientiane e non ha avuto difficoltà a raggiungere Luang Prabang. Luang Prabang è una cittadina molto piccola alla confluenza dei fiumi Mekong e Ou. Ricca di templi, ha rappresentato a lungo una eccezionale fusione di architettura tradizionale e strutture urbane realizzate dai coloni europei di molti secoli addietro. Ci è arrivato la mattina molto presto ed ha avuto agio di assistere anche alla quotidiana questua dei monaci buddhisti che, vestiti con le loro tuniche arancione e a piedi scalzi, percorrono le vie ricevendo in dono dalla popolazione del riso ed altri cibi.
Fidandosi della promessa di Phan, a mezzogiorno era, con il naso all’insù, nei pressi dell’ex Palazzo Reale. Ad un certo punto si è sentito nell’aria un leggero ronzio e poi si è visto un piccolo aereo avvicinarsi seguendo il percorso del Mekong. L’aereo ha fatto alcuni giri a bassa quota e poi ha sganciato qualcosa che svolazzando lentamente nell’aria si è rivelato essere una nuvola di manifestini. Uno di questi è venuto a posarsi proprio davanti ai suoi piedi. Come tante altre persone, Kim l’ha raccolto e l’ha letto. Senza recare altre indicazioni esso diceva così:
‘Uomini felici, salve! La libertà dell’uomo coincide con i suoi retti giudizi; ‘è’ i suoi retti giudizi sulla natura delle cose e la sua invarianza’.
Kim ha sorriso ed ha levato le braccia in segno di saluto, ma ormai il piccolo aereo aveva preso la direzione sud ed era quasi sparito alla sua vista. Si è allora guardato intorno ed ha notato che tutti coloro che avevano raccolto il manifestino, dopo averlo letto lo ripiegavano con cura e poi lo mettevano in tasca.

 

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USS 040 - Ethiopia, Addis Abeba

È imminente la pubblicazione, ad Addis Abeba, un nuovo giornale intitolato ‘AddisTimes’. La redazione e la proprietà hanno molto civilmente discusso sul motto da inserire nella testata del giornale. Alla fine è prevalsa la proposta di Iyasu Hailé Selassié. L’AddisTimes uscirà così con questo motto:

-‘Essere uomini liberi significa avere retti giudizi sulla natura delle cose’-

 

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USS 041 - Norway, Nordkapp

-Kristina, ci troviamo in capo al mondo e se non capiamo qui certe cose e certi particolari, allora non li capiremo mai-
-Sii più preciso, Torstein. Cosa intendi dire?-
-Ti faccio un esempio. Mi è difficile, se non impossibile, capire cosa significhi l’espressione: ‘desiderare secondo natura’ ed ‘avversare secondo natura’ e perché alcuni pochi continuino ad usarla-
-Ecco, questa è una domanda ottima ed adatta al luogo in cui troviamo. Se prima non si è in grado di definire in modo univoco il termine ‘natura’, le espressioni: ‘vivere secondo natura’, ‘fare qualcosa secondo natura’ non hanno alcun significato, sono del tutto prive di contenuto. Rimane il generico ‘fare’, ma allora qualunque ‘fare’ è ‘secondo natura’ per il semplice fatto che qualunque ‘fare’ è contenuto nella ‘natura’. –
-E i filosofi di un tempo si erano fermati lì?-
-Si, tutti ad eccezione degli Stoici. Secondo gli Stoici non esiste alcun comportamento umano che possa essere definito più o meno ‘naturale’ di un altro; così come non esistono, nell’ambito dei fenomeni fisici, degli spazi né dei tempi più ‘naturali’ di altri-
-Tu mi spaventi, Krista. Siamo stati davvero, per tanti secoli, in balia di pazzi e di assassini?-
-Certo, Torstein. La miseria della filosofia ci metterebbe proprio in balia di costoro, se non ci fossero stati gli Stoici-
-E cos’hanno detto di tanto importante?-
-Gli Stoici sono stati i soli ad abbandonare il concetto di ‘natura’ ed a chiedersi se esista davvero una entità invariante rispetto alla quale tutti i comportamenti umani sono relativi-
-E l’hanno trovata?-
-Sì, l’hanno trovata-
-Questa entità ha un nome?-
-Sì, il suo nome è ‘natura delle cose’-
-Mio Dio, ne avevo sentito parlare dalla mia amica Kavita Krishnamurthy, ma non avevo mai dato troppa importanza alla cosa. Soltanto adesso mi rendo conto del mio sbaglio-
-Ripetiamolo. Il termine ‘natura’, come abusato da taluni, è un semplice sinonimo di ‘insieme’, di ‘tutto’, e non ci fa fare un solo passo avanti nella comprensione dei nostri comportamenti. Facendo così si spacciano come ‘naturali’ quelli che invece sono dei semplici ‘modelli culturali’. Se è privo di senso parlare di ‘natura’, soltanto gli Stoici, e tra di essi Epitteto in particolare, hanno affermato ed affermano con estrema decisione che però esiste una ‘natura delle cose’ e che questa è invariante, inviolabile e valida per tutti senza eccezioni. La ‘natura delle cose’ è la loro essenziale bipartizione in cose che sono in nostro esclusivo potere e cose che non sono in nostro esclusivo potere. Dunque ciò che è fondamentale imparare è quale sia la natura delle cose-
-E qual è la natura delle cose? Voglio sentirlo dire da te-
-La natura delle cose è tale che alcune di esse sono in nostro esclusivo potere mentre altre non sono in nostro esclusivo potere. In nostro esclusivo potere sono concezione, impulso, desiderio, avversione e, in una parola, quanto è opera nostra. Non sono in nostro esclusivo potere il corpo, il denaro, la reputazione, il lavoro e, in una parola, quanto non è opera nostra. Le cose in nostro esclusivo potere sono per natura libere, non soggette ad impedimenti, non soggette ad impacci; mentre le cose non in nostro esclusivo potere sono deboli, serve, soggette ad impedimenti, allotrie-
-Kristina, ripetimi cosa succede a chi impara e rispetta la natura delle cose-
-Ne ottiene in premio la felicità-
-E cosa succede ai pochi di noi che si ostinano ancora ad ignorare la natura delle cose?-
-Torstein, ne ottengono quello che hanno già in abbondanza: l’infelicità-
La mezzanotte era passata da parecchio. Dalla collinetta del Nordkapp, Kristina Halvorsen e Torstein Sannhet vedevano il sole stagliarsi ancora intero all’orizzonte e scintillare intramontato sull’oceano. Un vecchio signore con una fluente barba bianca, alla sinistra di Torstein e non lontano da lui, stava togliendosi un sassolino dalla scarpa sinistra. Allora Torstein pensò a qualcosa che non disse, e ne fu sopraffatto, e gli vennero le lacrime agli occhi.

 

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USS 042 - Gabon, Libreville

A Libreville, Divingui Ogouliguende e Ivindo Mamboundou, dopo essersi incontrati nei pressi dell’Università, stanno camminando in direzione della non lontana Chiesa di S. Anna.
-Divingui, ho provato tante volte ma senza successo. Come posso persuadere mio fratello Lolo a non avercela più con me?-
-Ivindo, cos’è materiale del falegname?-
-Il legno-
-E dello scultore?-
-Il marmo, ad esempio; o il bronzo-
-E materiale dell’arte di vivere è per te la tua vita oppure la vita di qualcun altro?-
-Divingui, quello che io ti chiedo è di insegnarmi come fare per convincere mio fratello Lolo a non essere più adirato con me-
-Tu vuoi fare di una cosa per te aproairetica, ossia l’ira di tuo fratello, qualcosa che sia in tuo esclusivo potere, qualcosa di proairetico. Questo nessuno al mondo può farlo, poiché è vietato dalla natura delle cose. Ti ripeto la domanda: materiale dell’arte di vivere è per te la tua vita oppure la vita di qualcun altro?-
-Mi piacerebbe tanto che fosse anche la vita di mio fratello e non solo la mia. Cos’è dunque quella di Lolo?-
-Cos’è la vita di Lolo? È materiale dell’arte di vivere per lui, ma per te è un oggetto esterno simile ad un albero, alla salute, alla celebrità. Io non prometto a nessuno di procacciargli alberi, salute o celebrità-
-A cosa mi servi, allora?-
-Io prometto di procacciarti l’arte di vivere bene; e se non lo credi oppure non ti basta, vai da qualcun altro-
-Divingui, aiutami in qualche modo!-
-Ivindo, portami qui tuo fratello Lolo, ed io gli parlerò. Ma a te non ho più nulla da dire sulla sua ira-
Anche Annikki Kuosmanen è a Libreville e sta spingendo la carrozzina nella quale dorme beata la sua piccola Alina. Svoltato un angolo, ed ormai nei pressi della Chiesa di S. Anna, qualcuno riesce a sottrarre il portafoglio contenuto nella borsa che Annikki porta su una spalla. Se l’abile manovra non sfugge all’occhio attento di Ivindo, il ladro è però così maldestro da farsi sfuggire di mano la sua preda. Nel tentativo di raccoglierla a terra, Lolo è fulminato dallo sguardo di suo fratello Ivindo. Ivindo volge allora lo sguardo a Divingui. Divingui si arresta di colpo e batte con estremo vigore il piede destro per terra. Lolo consegna allora il portafoglio a Ivindo e, mentre il fratello lo rimette nella borsa dalla quale era stato sottratto, Lolo si avvicina a Divingui.
Tutto è stato così rapido che Annikki non si è accorta di nulla e la piccola Alina continua a dormire beata.

 

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USS 043 - Haiti, Citadelle Laferrière

-Marie-Denise, la mia fidanzata Eloise non ha voluto riconciliarsi con me. Io non riesco più a mantenere la mia proairesi in accordo con la natura delle cose, e temo che rimarrò in questo stato penoso fino a che lei non si sarà riconciliata con me-
-Mantenere la propria proairesi in accordo con la natura delle cose è impresa non da poco. Luc, non sottovalutare il fatto che, intanto, sei cosciente di avere una proairesi e che sai cosa dici quando parli di natura delle cose. Ricorda, poi, che nessuna cosa grande diventa tale in breve tempo. Neppure un grappolo d’uva matura in una notte. Se ora mi dirai: ‘Voglio un grappolo d’uva’, ti risponderò: ‘C'è bisogno di tempo’. Lascia che la vite dapprima fiorisca, poi fruttifichi, poi maturi. Il frutto di una vite non si perfeziona improvvisamente od in un'ora, e tu vuoi acquisire in pochissimo tempo e come se niente fosse il frutto della intelligenza di un uomo? Non aspettartelo neppure se fossi io a promettertelo-
Dalla sommità della Cittadella Laferrière si vedeva bene la non lontana cittadina di Cap-Haitien e l’immensa distesa blu del Mare dei Caraibi. Quel giorno, una leggera coltre di foschia impediva però a Marie-Denise Fleurinord e a Luc Mesadieu di scorgere in lontananza il profilo di Cuba.

 

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USS 044 - Egypt, Luxor

Com’è noto, le pietre parlano. La più celebre di esse è il colosso di Memnone, una delle due statue colossali del faraone Amenofi III che si trovano non lontano da Luxor, nella zona delle Necropoli Tebane. Il colosso è muto da ormai innumerabili secoli, eppure quel giorno, davanti a Iyasu Hailé Selassié, cantava.
‘Queste soltanto sono le opere della Materia Immortale? E quale canto è adeguato a lodarle o ad enumerarle? Se vi ponessimo mente, che altro dovremmo fare, insieme e singolarmente, se non inneggiare alla Materialità, dirne bene e ripercorrerne le grazie? Mentre zappiamo, ariamo, mangiamo, non bisognerebbe cantare l'inno alla Materia Immortale? ‘Grande è la Materia Immortale perché ci procurò questi strumenti coi quali lavoreremo la terra; grande è la Materia Immortale che ci ha dato le mani, l'ingestione dei cibi, i visceri, di crescere a nostra insaputa, di respirare dormendo’. Questo bisognerebbe inneggiare per ciascuno dei suoi doni e poi inneggiare l'inno più grande e più divino, perché ci diede la Proairesi, la facoltà atta alla comprensione ed all'uso metodico di questi doni. E dunque? Dacché alcuni sono ancora ciechi, non deve esserci qualcuno ad assolvere questo ufficio ed a cantare per tutti quest'inno alla Materia Immortale? Che altro posso io, vecchio zoppo, se non inneggiare alla Materia Immortale? Se fossi un usignolo farei quel che fa un usignolo; se cigno, un cigno. Ora, sono una creatura logica: bisogna che inneggi alla Materia Immortale. Questa è l'opera mia. La svolgo e, per quanto mi sarà dato, non diserterò questo posizionamento. E prego anche voi a questo medesimo canto’.
Alle spalle del colosso, nella poca ombra che essa gli regalava, appoggiato ad un bastone, Gamal el-Husayn, zoppo e cieco, cantava.

 

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USS 045 - Latvia, Riga

A Riga, il locale preferito da Tatiana Dolgopolovs e Indulis Vike-Freibergas è la Kafeinjca Balta Roze, situato nella città vecchia, all’angolo delle vie Meistaru e Kalku.
-Indulis, stavamo dicendo che siccome quanto articola il discorso è la ragione, potrebbe la ragione stessa essere o rimanere disarticolata?-
-Non può, Tatiana-
-Dunque deve essere articolata da qualcosa-
-Chiediamoci da cosa-
-È evidente che questo qualcosa che ricerchiamo sarà o la ragione stessa oppure qualcos’altro-
-Sono d’accordo-
-Ammettiamo che sia qualcos’altro. Allora questo qualcos’altro capace di articolare la ragione o è una seconda ragione oppure qualcosa che sta al di fuori della ragione. Se è una seconda ragione, diventa inevitabile chiederci che cosa articola questa seconda ragione, giacché se questa seconda ragione si autoarticola, allora significa che anche la prima ragione può autoarticolarsi. Diversamente, se ci fosse bisogno del continuo rimando ad una ragione di ordine superiore, ci troveremmo davanti ad un processo incessante e senza fine che non ci darebbe mai la ragione articolatrice ultima. Ecco perché io affermo che la ragione umana è autoteoretica-
-Tatiana, e se fosse invece qualcosa che sta al di fuori della ragione?-
-Devi innanzitutto dare uno o più nomi a questa entità-
-Alcuni, ancora oggi, lo chiamano ‘amore’ o ‘sentimento’ o ‘volontà’ o ‘rivelazione divina’ e ne fanno qualcosa di superiore alla ragione-
-Se così fosse, Indulis, la prima conseguenza è che la ragione non viene più considerata autoteoretica ma un’entità eteroteoretica-
-Ragione autoteoretica non significa ragione onnipotente?-
-Al contrario; significa ragione capace di cogliere i propri limiti e quindi di operare soltanto in quell’ambito nel quale è regina assoluta-
-Cosa intendi per ragione eteroteoretica?-
-Indulis, beviamo intanto questo caffè. Poi, per semplicità, pensa alla proairesi. Affermare che la ragione è eteroteoretica equivale a sfumare la distinzione tra ciò che è proairetico e ciò che è aproairetico fino a farla sparire. Noi non saremmo più padroni dei nostri giudizi, impulsi, desideri, ma dovremmo chiedere all’amore, al sentimento, alla volontà o alla rivelazione divina cosa giudicare buono o cattivo, cosa desiderare e cosa avversare. Sparirebbe la diairesi e la controdiairesi dominerebbe incontrastata. Bene e male diventerebbero entità al di fuori di noi, aproairetiche. Il premio e il castigo, ossia felicità e infelicità, libertà e schiavitù, cesserebbero di essere incorporati nei giudizi e nelle conseguenti azioni che compiamo e verrebbero rimandati ad un futuro in cui un giudice supremo, in un giudizio finale, premierebbe o castigherebbe. Mi fermo qui e non vado oltre-
-Non ti è piaciuto il caffè? Vuoi ordinare qualcos’altro?-
-No, il caffè mi è piaciuto e non desidero altro. Il resto lo lascio alla tua capacità di deduzione-
-A cosa pensi?-
-Al comando che Dio, secondo una antichissima leggenda riportata in un libro ebraico che, se non sbaglio si chiama Bibbia, diede ad Abramo di uccidere il figlio Isacco-
-Parliamo di oggi, di Riga, delle persone che conosciamo. Credi sia prevalente in loro, consciamente o inconsciamente, il giudizio che la ragione è autoteoretica oppure che la ragione è eteroteoretica?-
-Io non lo dirò. Guardati intorno-

 

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USS 046 - Armenia, Haghpat

Partiti da Yerevan, Andranik Khachaturyan e Mara Geghamyan si sono fermati nel villaggio di Haghpat. Il monastero Haghpatavank è il più grande e importante complesso architettonico del medioevo armeno giunto fino a noi. Esso sorge ad una decina di chilometri dalla cittadina di Alaverdi, nel nord del paese. Sulla facciata orientale della cattedrale della Santa Croce, un altorilievo scolpito nel basalto ritrae il re Smbat e il fratello Gurgen, uno di fronte all’altro, nell’atto di donare un modellino del tempio. Il primo ha in capo un turbante regale mentre il secondo ha il capo coperto da una sorta di elmetto.
-Andranik, secondo te cosa starà dicendo il re Smbat a suo fratello Gurgen nell’atto di donare un modellino della Cattedrale?-
-Mara, mi sembra chiarissimo che Smbat sta dicendo: ‘La logica è criterio e condizione del retto pensare’. Sapresti dirmi tu, adesso, cosa gli risponde Gurgen-
-Gurgen gli risponde: ‘Sarà come dici, ma la cosa più urgente è avere un lavoro, avere da mangiare e queste cose qua’-
-‘Vuoi dunque sentir parlare di questo?’ sento Smbat dire. ‘Parliamone. Ma poi non dirmi: ‘Non so se fai discorsi veri o falsi’. A quel punto io ti risponderò: ‘Vero o falso quel che dico? Lascia stare. La cosa più urgente è avere un lavoro, avere da mangiare e queste cose qua’. Per questo, credo, bisogna dare il giusto posto alla logica; appunto come sempre si preordina alla misurazione di qualcosa l'esame dell'unità di misura. Se non definiremo innanzitutto cos'è un modio e cos'è una bilancia, come potremo ancora pesare qualcosa?’-
-‘Ma tu stavi parlando della logica’, sento Gurgen protestare-
-‘Tanto più nel caso della logica’, rincara Smbat. ‘Potremo mai esprimere con precisione un pensiero senza che prima la nostra ragione abbia esatta conoscenza delle parti del discorso che userà per tradurlo in linguaggio? Come sarebbe possibile? Il proposito di andare al lavoro lo esprimi forse dicendo: ‘Non voglio venire dal tonsore’? E se hai fame dici forse:’Mi duole un callo del piede’? Così, da queste parti, fu un tempo costruita la Torre di Babele’-
-Gurgen non è convinto e ribatte: ‘Sì, ma la bilancia è uno strumento che non posso né mangiare né bere’-
-‘Ma è atta a misurare quanto mangi e quanto bevi’, incalza il re-
-‘Anche la logica è infruttuosa, perché non posso né berla né mangiarla’, sta dicendo trionfante il fratello-
-‘Se io pur ti concedessi questo’, ammette con calma Smbat, ‘bastevole è il fatto che la logica è atta a distinguere e ad esaminare il giudizio che ti spinge a dire quanto dici e, si può ben dire, a misurare e pesare qualunque discorso’-
-‘Mi viene adesso in mente che qualcuno ha detto: ‘Inizio dell'educazione è l'esame dei nomi’, ma non mi ricordo più chi sia stato. Tu te lo ricordi?’ sento Gurgen sospirare con un lampo negli occhi. E poi, Andranik? Non farmi perdere l’ultima battuta-
-Mara, l’ultima battuta è del re, che non può che concludere dicendo: ‘Anch’io l’ho dimenticato’-

 

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USS 047 - Uganda, Jinja

Yoweri Kyenjojo e Kiribige Ssebaana vivono a Jinja, sulle rive del Lago Vittoria e si guadagnano il pane offrendo gite in barca ai turisti che vogliono vedere da vicino le mitiche sorgenti del Nilo, là dove secoli fa sorgevano le Rippon Falls. Quel giorno i turisti erano pochi.
-Kibirige, molti pensano che l’impresa grande e stupefacente sia questa: capire la natura delle cose e poi diffonderne la conoscenza-
-Yoweri, se non è questa, qual è allora l’impresa grande e stupefacente?-
-Capire la natura delle cose, dire grazie a chi ci ha aiutato a capirla e seguirla in ogni situazione-
-Si può capire la natura delle cose e poi non seguirla?-
-Si può dire di avere capito la natura delle cose e poi non seguirla. Tra il dire di avere capito e l’avere capito, non pare anche a te, Kiribige, che sia grande la differenza? Se invece si è capita la natura delle cose, non si può non seguirla-
-Devo ammetterlo, Yoweri. Si può dire di avere capito, ma in realtà si giudica più utile per se stessi ben altro da quanto si dice di avere capito-
-La natura delle cose è tale per cui la sua comprensione incorpora in sé il giudizio che il seguirla in ogni circostanza ci procura il massimo bene. Dunque, una volta capita, è impossibile non seguirla-
-Cosa ha capito, allora, chi non la segue?-
-Chi non la segue, si comporta come si comporta perché la ignora; anche se afferma di averla capita-
-Qualunque sia il nostro comportamento, non si può non essere guidati da un giudizio. Yoweri, se non si segue la natura delle cose, da cosa ci si fa allora guidare?-
-Ci si fa guidare, come i bambini, dalle rappresentazioni immediate, irriflesse, non analizzate. Il bambino, standosene a bocca aperta, incespica su un sasso, cade e piange. Chi è con il bambino non censura lui ma percuote il sasso e lo chiama ‘cattivo’. Eppure quale colpa ha il sasso? Avrebbe dovuto spostarsi per impedire al bambino di inciampare?-
-Intendi dire che chi non rispetta la natura delle cose si fa guidare dalla controdiairesi?-
-Sì, è esattamente così. Giacché bamboccio in musica è il digiuno di musica, in algebra il digiuno di algebra; bamboccio in vivere è chi non è educato ad usare la diairesi-

 

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USS 048 - Niger, Timia

Da Niamey, Mamadou Issoufou è salito fino ad Agadez e di qui fino all’oasi di Timia per vedere Fatima Djermakoye. Circondata da un paesaggio vulcanico e desolato, Timia è verde e fresca: un luogo dove i pomodori seccano al sole e dove cresce il melograno.
Mamadou le ha chiesto:
-Esaminami la mano, dimmi chi sono. Fatima, dimmi cosa è scritto nel DNA umano-
Fatima gli ha preso la mano, lo ha guardato negli occhi e poi gli ha detto:
-Mamadou, tu hai una Proairesi per natura non soggetta ad impedimenti e non soggetta a costrizioni. Qui, nel DNA umano, questo è scritto. Te lo mostrerò innanzitutto nell'ambito dell'assenso. Può qualcuno impedirti di annuire al vero?-
-Nessuno lo può-

-Può qualcuno costringerti ad accettare il falso?-
-Nessuno lo può-
-Vedi che in questo ambito ciò che è proairetico l'hai non soggetto ad impedimenti, non soggetto a costrizioni, disimpacciato? Orsù, è diverso nell'ambito del desiderio e dell'impulso? Chi può vincere un impulso se non un altro impulso? Chi un desiderio ed un'avversione se non un altro desiderio ed un'altra avversione?-
Mamadou ha obiettato:
-Ma se qualcuno minaccia di uccidermi, mi costringe a fare quello che chiede-
-A costringerti, gli ha risposto Fatima, non è la minaccia, ma è il fatto che tu reputi meglio fare quanto ti viene richiesto che morire. Di nuovo, dunque, a costringerti è stato il tuo giudizio; ossia Proairesi ha costretto Proairesi. Questo trovo nella tua mano. Questo è scritto nel DNA umano. Mamadou, se lo disporrai sei libero. Se lo disporrai non biasimerai nessuno, non incolperai nessuno, tutto sarà secondo l'intelligenza tua e secondo la natura delle cose-

 

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USS 049 - Albania, Durazzo

-Mani, il tempo che ci resta è poco. Lascia stare i discorsi insensati e parliamo seriamente. Ti ripeto che per tutti gli esseri umani unico è il fondamento dell’assentire, del dissentire e del sospendere il giudizio sull’esistenza di qualcosa-
-Di quale fondamento parli?-
-Se è vero quel che dicono i filosofi, chi dice di sì all’esistenza di qualcosa lo fa perchè sperimenta che quel qualcosa esiste; chi dice di no, sperimenta che quel qualcosa non esiste; e chi sospende il giudizio sta sperimentando che l’esistenza di quel qualcosa è dubbia. Lo stesso si può dire dell'impellere e del repellere a qualcosa-
-Idayet Gjinushi, cosa significa ‘impellere’ e cosa significa ‘repellere’?-
-Significa muoversi praticamente verso qualcosa oppure allontanarsi praticamente da qualcosa. Chi impelle a qualcosa lo fa perché sperimenta che quel qualcosa gli è utile; chi repelle qualcosa lo fa perché sperimenta che quel qualcosa non gli è utile-
-È possibile ritenere una cosa utile e farne un’altra?-
-No, Mani, non è possibile. La natura delle cose vieta in modo assoluto di giudicare una cosa utile e di desiderarne un'altra, di giudicare una cosa doverosa e di impellere ad un'altra-
-Idayet, eppure io vado. I muretti di recinzione in pietra che so costruire mi faranno ricco-
-Buona fortuna, Mani. Io resto-
In partenza dal porto di Durazzo, la ‘Argjirokaster’ è una vecchia carretta mercantile di duemila tonnellate che ormai tiene il mare a fatica. Ha le murate color blu stinto e sporco di ruggine. Perde visibilmente nafta da una falla del sottochiglia. Il ponte nereggia di passeggeri che si accalcano fin sulle strutture del cassero di poppa. Una radio diffonde a volume altissimo, da chissà dove, la canzone ‘O’ sole mio’.

 

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USS 050 - Singapore, Changi

-Hanno rubato e ucciso. Sellapan, ti ripeto che sono ladri e assassini-
-E cosa vorresti fare loro, Chee Soon?-
-Non bisognerebbe che ladri ed assassini fossero soppressi?-
-La loro esistenza ti esaspera, vero? Li odi e vorresti ucciderli tutti-
-Sì-
-Vorresti uccidere anche tutti i ciechi e i sordi?-
-No, se non rubano e non uccidono-
-E ti esasperi con loro?-
-Sellapan, e perché dovrei? Non mi fanno alcun male-
-Sei capace di paragonare ciechi e sordi a ladri e assassini?-
-Cosa intendi dire? Non ti capisco-
-Sai rispondere alla domanda: chi è cieco?-
-Sicuro. Tutti lo sanno: chi è totalmente privo della vista-
-Dunque, Chee Soon, costui non ha esperienza di cosa siano la luce e i colori, giacché vive nelle tenebre-
-Così è-
-E un sordo?-
-Chi è totalmente privo dell’udito-
-E dunque costui non ha esperienza alcuna di cosa sia la musica, giacché vive nel silenzio-
-Esatto-
-E un ladro, chi è?-
-Ladro è chi ruba, chi vive di furti-
-E un assassino?-
-Chi uccide altri esseri umani-
-Ladri e assassini sono ciechi e sordi di qualcosa?-
-Sellapan, non ti capisco-
-Se io ti dicessi che ladri e assassini sono ciechi e sordi quanto all’intelligenza atta a distinguere ciò che è loro e ciò che non è loro, cosa mi risponderesti?-
-Che sono d’accordo con te-
-E se aggiungessi che, rubando e uccidendo, si dimostrano incapaci di distinguere il bene dal male?-
-Anche qui sarei d’accordo con te-
-Chee Soon, se il danno più grande deriva all’uomo dalla perdita delle cose più grandi, ad essere maggiormente danneggiati sono i ciechi e i sordi oppure i ladri e gli assassini?-
-Dove vuoi arrivare?-
-Ti ripeto la domanda sotto questa forma: cos’è più grande nell’uomo: la vista e l’udito o la proairesi?-
-La proairesi, giacché è essa che comanda alla vista e all’udito-
-Un cieco e un sordo sono forse privi della proairesi? Certamente no, ed essa può benissimo operare in modo conforme alla natura delle cose. E cosa accade a ladri ed assassini?-
-Neppure essi sono certo privi della proairesi, tant’è vero che io li ritengo pienamente responsabili delle loro azioni e per questo li ucciderei tutti-
-A me basta che tu li ritenga non privi di proairesi e responsabili delle loro azioni-
-Ma allora ci deve essere qualcosa di sbagliato nella loro proairesi se essi si comportano come si comportano-
-Dici bene. Cosa significa dunque ladri e assassini? Significa che hanno errato nel giudizio su ciò che è loro e ciò che non è loro, su ciò che è bene e ciò che è male. Essere privo della vista o dell’udito è danno maggiore o minore di quello di defraudarsi del retto uso della proairesi? Chi è malato più gravemente: un cieco e un sordo oppure un ladro e un assassino?-
-Devo ammettere che ad essere malato più gravemente è il ladro e l’assassino-
-Dunque chi erra sui beni e sui mali ha già subito la più dannosa delle perdite. Se è così, perché esasperarsi ancora con loro? Commiserali piuttosto. Mostra loro l'errore che hanno commesso e forse se ne allontaneranno! Ma se non lo scorgeranno, continueranno a farsi guidare dalla controdiairesi e ad essere ladri e assassini. Chee Soon, siamo arrivati-
Ogni mattina, Sellapan Jayakumar e Chee Soon Lee lasciano il villaggio di Changi, nei pressi dell’aeroporto internazionale che porta lo stesso nome, salgono sulla metropolitana e scendono alla fermata di Raffles Place. Sellapan lavora alla manutenzione del grattacielo che si trova in UOB Plaza Two e là si sta dirigendo. Fino a quando Chee Soon andrà, invece, verso Chinatown a caccia di portafogli di turisti?

 

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USS 051 - Afghanistan, Kabul

A Kabul, nel quartiere residenziale di Wazir Akbar Khan, Masood Pedram gestisce, con discreto successo nonostante le condizioni in cui la città vive, un commercio di tappeti di produzione locale. In compagnia di Yunus Dostan, Masood sta sorseggiando una tazza di tè e parla con l’amico.
-Masood, se proprio intendi disporti contro la natura delle cose circa i mali altrui, commisera gli esseri umani piuttosto che odiarli. Questa facoltà di offenderti e di odiare che ti è tanto cara, lasciala stare, trascurala almeno per un po’ di tempo. Non ripetere in continuazione ‘…questi maledetti ed abominevoli stupidi...’ Sei diventato improvvisamente tanto sapiente da esasperarti con altri stupidi?-
-Yunus, ma io non posso farne a meno; non ci riesco proprio a non esasperarmi. Mi piacerebbe riuscirci, ma non ci riesco. Perché, dunque, mi esaspero? Perché sono un temperamento così focoso?-
-Perché ti identifichi con gli oggetti materiali che possiedi e dimentichi che essi sono presso di te soltanto in deposito temporaneo. Perciò sei irragionevolmente infatuato di ciò che ti viene sottratto. Dunque non essere infatuato dei magnifici tappeti che vendi e non ti esaspererai con il ladro-
-Mi stai dicendo che non devo chiudere a chiave il mio magazzino?-
-Nient’affatto, Masood. La prudenza è una virtù, e avere la massima cura di ciò che la sorte ci affida temporaneamente in deposito è appunto prudenza-
-Anche la giustizia è una virtù-
-Dici bene. Ma la giustizia non è esasperazione né furore e neppure trascuratezza o accidia. Chi non è giusto ma si esaspera ed è crudele con ladri, assassini, politicanti ed altra siffatta gente in miseria di diairesi, mostra di traboccare al loro stesso modo di controdiairesi-

-Yunus, ma io non sono né ladro né assassino né politicante; io vendo soltanto tappeti!-

-Masood, considera: tu hai splendidi tappeti, il tuo vicino non ne ha. Tu hai un grande cortile e vuoi farli asciugare all'aperto. Quello non sa cos'è il bene dell'uomo ed immagina che sia avere splendidi tappeti, che è ciò che immagini anche tu. E poi pretendi che non venga e te li rubi? Tu mostri una focaccia a dei ghiottoni, la ingoi da solo, e non vuoi che quelli tentino di ghermirla? Fin quando non sarai capace di usare la diairesi, cerca di non stuzzicarli ed evita di asciugare all’aperto i tuoi tappeti in un grande cortile-

 

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USS 052 - Qatar, Doha

Nella sua poverissima casa in Rayyan Road a Doha, Mohamed Bin al-Tani tiene sempre accesa una lucerna di ferro accanto alle immagini di suo padre e sua madre, defunti da molti anni. L'altro giorno, sentito un rumore alla finestra, è accorso ed ha scoperto che la sua lucerna era sparita. Dopo un attimo di smarrimento, ha riflettuto sul fatto che la Proairesi di chi l'aveva rubata era viziata da giudizi tragicamente erronei ma certamente molto persuasivi.
E dunque? Domani, si è detto, ne troverò una di terracotta. Giacché si perde quanto si ha. ‘Ho perso il mio caffetano’. Giacché avevo un caffetano. ‘Ho mal di testa’. Ho forse mal di corna? Perché dunque fremere? Perdite e dolori sono, infatti, di quanto è anche patrimonio.

 

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USS 053 - Australia, Darwin

-Winston, ma se io resisto alle sue minacce, chi ha potere mi incatenerà-
-Cosa incatenerà, Jodeen? La gamba-
-Ma chi ha potere staccherà-
-Cosa staccherà? Il collo. Cosa non ha potere di incatenare né di staccare?-
-Dimmelo tu, Winston-
-La tua Proairesi. Per questo gli antichi prescrivevano il celebre ‘Riconosci te stesso’-
-E come si fa a riconoscere se stessi, a riconoscere chi si è?-
-Si riconosce chi si è, soprattutto quando si è posti di fronte a scelte ultimative. Jodeen, sceglierai di essere la tua gamba e il tuo collo e di svilire la tua Proairesi, oppure sceglierai di perdere la tua gamba e il tuo collo e di conservare il giusto valore alla tua Proairesi?-
-Proprio così ultimative?-
-Fortunatamente non è quasi mai così. Ci si riconosce per chi si è anche su piccoli fatti e piccole scelte, come il gettare una cartaccia in mare oppure nel cestino dei rifiuti, il rispettare o non rispettare la distanza da un faro, il continuare a fumare o smettere di fumare in presenza d’altri. La scelta in questione è piccola, ma la Proairesi è la stessa delle grandi scelte-
-È di qui che si può cominciare?-
-Proprio di qui. Se hai mal di testa, non dire ‘Povero me!’. Se hai mal d'orecchi, non dire ‘Ohimè!’. E non dico che non è concesso talvolta di sospirare, ma non di sospirare dal di dentro. Orbene, fiducioso in questi giudizi cammina ritto, libero; non confidando nella stazza del corpo, ma nella stazza della tua Proairesi-
Dopo un viaggio di tremila miglia, il supertanker ‘Krone’ è ormai in vista del porto di Darwin e tutti i marinai si preparano alle manovre per l’attracco. Winston Howard e Jodeen Carney non hanno più tempo per discutere.

 

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USS 054 - Canada, Lunenburg

La cittadina di Lunenburg, in Nova Scotia, è un tipico insediamento coloniale ed è il meglio conservato al mondo. Fondato nel 1753, ha mantenuto la sua pianta a griglia rettangolare e l’aspetto originale delle case in legno, alcune delle quali risalgono alla fine di quel secolo. Una di queste è il Lewis A. Hirtle Building, situato tra la Fox Street e la Duke Street. Oggi è in riparazione, e il falegname Gilles Harper parla sorridendo con l’architetto Melanie Layton.
-Ti rispondo subito Gilles. Nell’ambito di ciò che è aproairetico nessuno è invincibile. Un atleta può vincere molte gare, ma nessun atleta è invincibile. Questo l’ha spuntata di forza sul primo avversario assegnatogli dalla sorte. E sul secondo? Cosa accadrà se il giorno della gara egli non è al massimo della forma? Cosa accadrà se le condizioni atmosferiche gli saranno avverse? E se subirà un incidente qualunque nel corso della gara? E alle Olimpiadi?-
-Melanie, chi è dunque invincibile?-
-Chi gareggia unicamente nell’ambito di ciò che è proairetico e non si lascia frastornare da ciò che è aproairetico-
D'improvviso Gilles e Melanie tacciono, col cuore sospeso. Le pareti, le travi, i soffitti della vecchia casa, muti testimoni di centinaia di vicende, hanno cominciato lentamente a parlare:

              -Io le metto davanti del denaro-

                                                                                        -Io lo faccio corteggiare da una formosa e avvenente ragazza-

        -Io le metto nel letto un muscoloso giovanotto e poi spengo il lume-

                                                                                     -Io gli offro la celebrità-

                                                                                                                                                -Io la ingiurierò volgarmente-

                       -Io gli farò elogi sperticati-

                                                       -Io mi presenterò a braccetto con la morte-

-Ecco Gilles, mormora in un soffio Melanie, se la sua Proairesi può vincere tutto ciò, questo è per me l’atleta invincibile-

 

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USS 055 - El Salvador, San Salvador

-Ramon, se una persona che non è educata ad usare la diairesi crede, anche se così non è, di avere una superiorità su altri in qualche ambito, è del tutto necessario che sia boriosa per causa sua-
-Una persona come chi, Ana?-
-Dalla più comune alla più rara, dal manovale in su; passando attraverso portaborse, professori, politicanti, presidenti e dittatori-
-Come un tiranno?-
-Ecco, un tiranno. Ramon, cosa dice un tiranno?-
-A tutte le ore il tiranno dice: ‘Io sono il più potente di tutti’-
-E io gli chiedo: caro tiranno, cosa puoi procurarmi? Puoi procurarmi un desiderio non soggetto ad impedimenti? E come potresti, giacché tu non l'hai? Puoi procurarmi un’avversione che non incappa in quanto avversa? E come potresti, giacché tu non l'hai? Puoi procurarmi un impulso al riparo dalle aberrazioni? E come potresti, giacché neppure questo tu hai? Che cosa puoi dunque procurarmi? Dove sta il tuo potere?-
-‘Tanti hanno paura di me, tremano alle mie parole e mi accudiscono!’-
-Anch’io accudisco il piatto in cui mangio, lo lavo, lo asciugo e metto il vino in una fiaschetta. E con ciò? Il piatto e la fiaschetta sono oggetti migliori di me? No, ma mi procurano un'utilità. Per questo li accudisco. E che? Non accudisco il mio cane? Non gli netto le zampe? Non lo striglio? Non sai che ogni uomo accudisce se stesso, e te come un cane?-
-‘Bada a quello che dici!’-
-Ci sto badando. Tu, gonfio di controdiairesi e di boria, credi di avere il potere di dare e di togliere chissà cosa e di essere corteggiato per questo. Fammi vedere chi ti accudisce come uomo. Mostrami chi vuole diventare simile a te-
-‘Te ne mostro folle oceaniche, piazze piene!’-
-Bravo, tiranno. Piene di individui protervi come te, come te gonfi di controdiairesi-
-‘Se non la smetti, ti faccio troncare il collo!’-
-Dici bene. Avevo scordato che bisogna accudirti come si accudiscono la febbre e il colera ed innalzarti un altare; come a Roma, dove anticamente la Dea Febbre aveva un tempio sul colle Palatino-
A questo punto Ramon ha un soprassalto e, ridendo, bisbiglia qualcosa all’orecchio di Ana.
Ana Vilma Escobar e Ramon Zamora convivono assai felicemente in un appartamento di Avenida Las Camelias a San Salvador e ormai da molti anni non posseggono più un televisore.

 

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USS 056 - Democratic Republic of the Congo, Kinshasa

Quantunque Kinshasa offra ancora molte attrazioni, la sicurezza non è una di esse. Soldati armati e polizia, comuni in città, sono poco addestrati, saltuariamente pagati e indisciplinati. Spesso queste forze operano con arbitrio e possono rappresentare una minaccia per la popolazione, più che una protezione. A volte esse sono autrici di crimini, soprattutto rapine a mano armata. Sempre sono a caccia di bustarelle. In caso di furto o rapina, le possibilità di rivalsa legale per i danneggiati sono limitate e la certezza della legge è assente.
-Catherine, cos'è dunque a sconcertare ed atterrire i più?-
-Lokambo, sono i soldati armati, i criminali che rubano e rapinano-
-Tu dici che criminali e soldati armati sono più potenti della Proairesi? Non è così. È impossibile che quanto è libero per natura delle cose, ossia la Proairesi, sia sconcertata od impedita da qualcos'altro eccetto che da se stessa. Sono dunque i suoi stessi giudizi a sconcertarla. Giacché quando il dittatore Mobutu diceva a qualcuno ‘Ti farò incatenare la gamba’, chi teneva in onore la gamba rispondeva: ‘No, misericordia’; mentre chi invece teneva in onore la propria Proairesi diceva: ‘Se a te pare più vantaggioso, incatenala’-
-Ma come, Lokambo, non ti dai pensiero della tua gamba?-
-Quando è necessario, mi do più pensiero della mia Proairesi-
-E quando è necessario darsi più pensiero della Proairesi che della gamba?-
-A questa domanda è impossibile dare una risposta univoca, poiché ogni situazione concreta è diversa. Quello che tu stai chiedendo è, in pratica, una ricetta sempre valida che ti sgravi dalla fatica di dover pensare e scegliere personalmente. Ma questa ricetta non esiste. Proairesi e gamba non sono elementi necessariamente contrapposti ed uno non esclude l’altro. Quasi sempre si possono salvare insieme, ma a volte la scelta è inevitabile-
-E cosa accade se il tiranno rincara la dose e grida: ’Ti mostrerò che sono io il tuo signore!’?-
-Catherine, accade che gli risponderò: Tu mio signore? Che dici? La natura mi ha generato libero e tale io devo restare. O reputi che io sia venuto al mondo per essere tuo schiavo? Del mio patrimonio e del mio cadavere, invece, ti riconosco signore: prendili-
-’Sicché quando ti avvicini a me’, bercia il tiranno, ‘non è per riverirmi e accudirmi?’-
-No, io devo innanzi tutto rispetto a me stesso. Se poi vuoi che dica di dovere rispetto anche a te, ebbene dico che ti riverirò e accudirò come accudisco e riverisco una certa parte del mio corpo che non intendo adesso nominare-
In Avenue des Aviateurs un posto di blocco ha appena intimato l’alt all’auto sulla quale Lokambo Omokoko e Catherine Lumumba stanno viaggiando. Mantenendo la calma e con modi cortesi, Lokambo mostra i documenti. Catherine, seppure alquanto in ansia, è certa che la scelta di Lokambo sarà la scelta giusta.

 

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USS 057 - Iraq, Baghdad

Raccontano i giornali che a Baghdad la situazione è catastrofica, forse peggiore di quella del Libano durante la guerra civile dei lontani inizi del terzo millennio. Attentati, esplosioni, sequestri di persona, eccidi di massa sono all’ordine del giorno. Chi ha dei bambini li manda a scuola nonostante i rischi ma, una volta a casa, non li lascia più uscire se non accompagnati. Nessun quartiere è sicuro. Il passatempo preferito dai ragazzi è diventato quello di sparare con pistole giocattolo. Chi ha parenti o amici fuori di Baghdad non può far loro visita, a causa della pericolosità di qualunque viaggio. Chi non ha più speranza e ritiene non esserci più futuro per l’Iraq, ha cominciato a lasciare il paese per sfuggire alla violenza. Ma non tutti sono desiderosi di finire in un altro paese arabo, con un regime simile a quello che fu di Saddam Hussein. D’altra parte, andare in un paese occidentale è difficile e vi sono ancora enormi differenze di cultura e di tradizioni.
Samir Hammoudi trasporta derrate alimentari ai mercati di Baghdad. Egli non si interessa di politologia, non si ritiene capace di risolvere i problemi dell’Iraq e conosce a stento i nomi di alcuni ministri dell’attuale governo. Comunque, pensa, nessuno dei ministri conosce il suo nome. Oggi il suo furgone è diretto al mercato di Adhamiya, e una nuvola in cielo copre il sole e lo fa apparire bianco come la luna. Samir lo guarda attraverso il parabrezza e sa bene che si tratta di una stella la quale trasforma, ogni secondo, 564 milioni di tonnellate di idrogeno in 560 milioni di tonnellate di elio, mentre i 4 milioni di tonnellate mancanti sono trasformate in energia e generano direttamente la luce che riscalda, e riscalderà, i buoni e i cattivi di questo pianeta per altri cinque miliardi di anni circa.
Cosa dovrebbe fare il sole? Riscaldare soltanto i buoni e non i cattivi? Se il sole non lo fa, diremo che è ingiusto? E se non è ingiusto, che è egoista? Fare quello che si è nati per fare è egoismo?
Mentre il furgone sobbalza, Samir ride dentro di sé di questi interrogativi e pensa che il sole nulla ha da rimproverarsi a proposito dell’insipienza umana. Quello del sole non è egoismo. Il sole è semplicemente il sole, mentre danno e giovamento non sono che giudizi umani.
Anche per l’uomo è così. Diventare chi l'uomo davvero è per natura delle cose, significa fare l'azione più socialmente utile che si possa fare.
Samir sa mostrare un desiderio che non fallisce; un’avversione che non incappa in quanto intende evitare; un impulso conveniente, che si accorda abilmente con ciò che è doveroso; una repulsione secondo la natura delle cose, libera dall’errore; un assenso non precipitoso né sconsiderato; un dissenso meditato e fermo. Questo è anche ciò che Samir insegna pazientemente ogni giorno a suo figlio, secondo i tempi e i modi che gli sono concessi dalle circostanze esterne.
Che sia questa la grande politica della quale un tempo i giornali non parlavano mai?

 

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USS 058 - Liberia, Monrovia

-I comuni e preponderanti giudizi controdiairetici di cui è bulimica la loro Proairesi costringono, per forza di cose, i pochi tiranni grandi e il loro codazzo di piccoli tiranni, a stabilire una catena magica di merda con la quale tra di loro si riconoscono e si pascono reciprocamente-
-E con ciò? Varney, a cosa intendi riferirti?-
-Baakai, al fatto che quando si giudica che bene e male sono entità aproairetiche, allora è del tutto necessario mostrarsi servili verso chi ha potere-
-Cosa significa ‘entità aproairetiche’?-
-Significa qualunque cosa non sia in nostro esclusivo potere. Il denaro è in tuo esclusivo potere?-
-No-
-E tu lo ritieni un bene?-
-Sì-
-Eccoti su quella strada! E magari fosse necessario mostrarsi servili soltanto verso chi ha potere e non anche verso i suoi camerieri!-
-Attento a te, Varney! Bada bene che se continui così, io ti do un pugno in testa, poi arriva gente e finisci male-
-Oh, come una persona diventa istantaneamente addirittura saggia qualora il Cesare di turno la faccia capo del suo cesso! Come subito diciamo: ‘Ellen ha parlato con tanta saggezza!’ Io disporrei invece che fosse buttata fuori dal merdaio, affinché di nuovo la reputassi stolta-
-Guarda che ti ho avvertito!-
-D’accordo, Baakai. Siccome non reputi elegante parlare del presente, ti racconterò una storiella antica antica-
-Così va meglio-
-Epafrodito era un intimo dell’imperatore Nerone-
-Nerone, quello dell’incendio di Roma?-
-Sì, proprio quello. Epafrodito era ricchissimo e aveva tra i suoi schiavi un certo calzolaio di nome Felicione, che un giorno decise di vendere perché lo giudicava un poltrone e un incapace. Il caso volle che quel calzolaio, tempo dopo, fosse comprato da un tale appartenente anche lui alla cerchia dell’imperatore e che in seguito diventasse addirittura calzolaio di Nerone. Da un giorno all’altro Epafrodito cambiò opinione. Cominciò ad onorarlo e a rivolgersi a lui con ogni deferenza: ‘Prego, cosa fa il mio buon Felicione?’. Se qualcuno cercava di sapere cosa stesse facendo Epafrodito, si sentiva immancabilmente rispondere: ‘Si consiglia con Felicione su una certa faccenda’-
-Varney, ma Epafrodito non lo aveva venduto perché lo riteneva un buono a nulla?-
-Certamente. Chi dunque aveva fatto improvvisamente di Felicione una persona saggia? Ecco, questo significa avere in onore qualcos’altro che ciò che è proairetico-
Finita la pausa pranzo, Baakai Weah e Varney Brumskine si avviano a riprendere il lavoro di installazione di un nuovo e più potente radar all’aeroporto Spriggs Payne di Monrovia.

 

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USS 059 - Italy, Roma

Silvano Prosconi è stato nominato Senatore a vita per alti meriti scientifici! Tutti coloro che lo incontrano si congratulano con lui. Uno gli bacia gli occhi, un altro le guance, i portaborse gli baciano le mani. Arriva a casa e trova tutte le luci accese. Sale alla Chiesa dell’Ara Coeli per far dire da Don Ignazio Turturro una Messa di ringraziamento.
Andrea della Laura conosce bene tutta questa gente e si chiede: ‘Chi di costoro ha mai offerto un giorno di digiuno o un sacrificio qualunque per ringraziare di avere avuto un desiderio da uomo virtuoso, per avere soddisfatto un impulso secondo la natura delle cose? Giacché dove poniamo il bene, là pure rendiamo grazie per averlo conseguito’.
Andrea ricorda anche che proprio Silvano Prosconi gli parlava, molti anni addietro, del proposito di farsi cooptare in un certo collegio della Corte dei Conti. Andrea gli aveva detto:
-O uomo, lascia stare la faccenda; dilapiderai molto denaro per nulla-
-Ma coloro che scrivono contratti- aveva replicato Prosconi -scriveranno il mio nome!-
-Dunque tu sarai presente ad ogni scrittura contrattuale e ti farai avanti dicendo: state scrivendo il mio nome, state scrivendo me!? E se pure potessi essere presente a tutte, quando morirai che succederà?-
-Beh, rimarrà il mio nome!-
-Scrivilo su un sasso e rimarrà. Orsù, fuori di Roma, che menzione sopravviverà di te?-
-Ma avrò il diritto di vestire una toga e di portare un tocco bordato d’oro!-
-Silvano, se a volte smani per una corona, prendine una di rose e cingitene: apparirai più elegante-

 

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USS 060 - Argentina, Buenos Aires

Elisa Gutierrez e Ruben Carrio vivono a Buenos Aires e, per recarsi al lavoro, devono attraversare almeno due volte al giorno la Avenida 9 de Julio all’incrocio con la Avenida Indipendencia. Larga 127 metri, la Avenida 9 de Julio è ancor oggi la più grande del mondo, con tre marciapiedi centrali attrezzati a giardino e 18 linee di scorrimento del traffico automobilistico raggruppate in 4 sezioni.
Se si rispettano i semafori, per attraversarla ci vuole il tempo di questo dialogo.
-Ruben, ogni arte o facoltà è conoscitiva dei principi generali di certi oggetti specifici. E qualora essa sia conforme agli oggetti conosciuti, necessariamente diventa conoscitiva dei principi generali di se stessa, ossia autoteoretica. Qualora invece ne sia difforme, non può essere conoscitiva di se stessa-
-Elisa, fammi un esempio perché non sono sicuro di capire bene-
-Per esempio, l'arte della calzoleria si rivolge alla lavorazione di certe pelli, ma essa è totalmente altro dal materiale ‘pelli’: per questo non è conoscitiva dei principi generali di se stessa. La metallurgia, se vuoi un altro esempio, si rivolge alla lavorazione dei metalli. Ma è forse anch'essa ‘metallo’?-
-Nient'affatto!-
-Per questo non può essere conoscitiva di se stessa-
-Elisa, e cosa dici circa la ragione? La ragione non è necessaria né per vivere né per riprodursi. Dunque, per quale scopo ci è stata data dalla natura?-
-Per l'uso quale si deve delle rappresentazioni. Ed essa ragione cos'è? Un insieme di rappresentazioni d'un certo modo. Vedi che così essa è per natura delle cose anche conoscitiva dei principi generali di se stessa?-
-Autoteoretica?-
-Sì. Di nuovo, la saggezza è conoscitiva di cosa?-
-Beni, mali e di ciò che non è né bene né male-
-Ed essa cos'è?-
-Un bene-
-La stoltezza cos'è?-
-Un male-
-Vedi dunque che la saggezza, nome che diamo alla ragione che opera rettamente, diventa di necessità conoscitiva dei principi generali e di se stessa e dell'opposto? Per questo, la più grande e prima opera dell’uomo è valutare le rappresentazioni, distinguerle e non accettarne alcuna senza adeguata valutazione-
-Come siamo soliti fare con le monete, laddove siamo attenti a non accettare monete false?-
-Proprio così dovremmo fare, Ruben. Invece, quanto alla ragione, siamo soliti dormire a bocca aperta, accettando scriteriatamente la prima rappresentazione che ci salta in mente. Attento, Ruben…-

 

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USS 061 - Dominican Republic, Santo Domingo

In pieno centro di Santo Domingo, nella Avenida Maximo Gomez, un’auto fa una inversione a U. È sera e piove. L’irregolare e azzardata manovra causa un incidente nel quale sono coinvolte altre vetture. Il parabrezza di quella su cui viaggiano Leonel Albuquerque e Martina Estrella va in frantumi e i frammenti di vetro feriscono Martina al viso e alla gola. La ferita più seria è però quella all’occhio sinistro, causata da una scheggia che sembra essersi infissa nella pupilla. Fortunatamente il Centro Medico ‘Universidad Central del Este’ è situato non lontano, sulla stessa Avenida, poco oltre il Teatro Nacional.
Adesso Martina è distesa nel suo letto d’ospedale. Ha la gola fasciata e gli occhi bendati. Leonel, il quale non ha riportato che una piccola contusione alla gamba, è seduto accanto al letto e le stringe una mano.
-Ti ho portato il tuo Ipod. Martina, come stai?-
-Io sto benissimo, Leonel. Sto benissimo anche al buio. E tu?-
-La mia contusione è una sciocchezza. Sono preoccupato per il tuo occhio-
-Il mio occhio mi è stato fedele compagno per tanti anni. Oggi, forse, lo devo restituire a chi me lo diede-
-Non stai male per questo?-
-Leonel, la parziale cecità è un intralcio del corpo, non della Proairesi; se la Proairesi non lo disporrà. Una contusione è un intralcio di gamba, non di Proairesi. Se vogliamo riconoscere quanto siamo sciatti circa beni e mali e invece diligenti circa ciò che non è né bene né male, riflettiamo insieme sul come ci atteggiamo di fronte all’essere accecati e di fronte all’ingannarci su dove stiano il bene ed il male-
-Martina, ma farai tutto il possibile per non perdere l’occhio?-
-Certo che lo farò. Avrò la massima cura del mio caro e fedele compagno di tanti anni. Ma se sarò costretta a restituirlo, lo restituirò rendendo grazie per le meravigliose cose che mi ha regalato-
-E poi?-
-E poi brillerò in questa nuova circostanza. Bene la salute e l’integrità del corpo, male la parziale cecità? No, Leonel-
-E cosa allora?-
-Cosa? Vivere in salute da virtuosi è bene, vivere in salute da viziosi è male-
-Sicché è possibile trarre giovamento anche dalla parziale cecità?-
-Per la Materia Immortale, e dalla morte non è possibile? Da una storpiatura non è possibile? Sostanza del bene è l'uso quale si deve delle rappresentazioni-
-Facile a dirsi, Martina. Meno facile a comprendersi ed a praticarsi. Ciò ha bisogno di molta preparazione, molta fatica e molte lezioni-
-E dunque? Speri possibile apprendere la più grande delle arti in poco tempo?-

 

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USS 062 - Azerbaijan, Baku

-I preconcetti, Ilham, sono comuni a tutti gli esseri umani e tutti gli esseri umani, senza eccezione alcuna, giudicano che il bene è utile e da scegliersi in ogni circostanza. Quale essere umano non concorda sul fatto che ciò che è giusto è anche bello e confacente?-
-Nessuno, Rasul Quliyev. Quando nasce dunque la contrapposizione tra di noi?-
-La contrapposizione nasce quando si passa all'adattamento dei preconcetti alle situazioni specifiche, concrete. A quel punto uno dice: ‘Il petrolio di cui è ricca la regione di Baku è mio’, mentre un altro lo contesta e afferma: ‘No, il petrolio di Baku è una risorsa che deve appartenere a me’. Così nasce la contrapposizione degli individui e degli Stati gli uni gli altri. Questa fu un tempo la contrapposizione di Cristiani, Musulmani ed Ebrei, non sul fatto che quanto è sacrosanto sia da anteporre a tutto e da perseguire in ogni circostanza, ma se sia sacrosanto o sacrilego mangiare carne di maiale e bere del vino-
-Mi piacerebbe, Rasul, che tu facessi un altro esempio, come dire, meno petrolifero e meno religioso-
-Più chiaro non so; ma un esempio più nobile e adatto al palazzo degli Shirvanshahs di fronte al quale ci troviamo, certamente-
-Quale?-
-Quello di Agamennone e Achille, che è all’origine dell’Iliade. Ilham, chiamali un po’ qui in mezzo a noi…Che dici tu, Agamennone? Non deve accadere quel che è giusto e sta bene?-
-‘Certamente deve accadere’-
-E che dici tu Achille? Non gradisci che accada quel che è giusto?-
-‘Io certo sono il primo a gradirlo’-
-Adattate dunque i preconcetti! E qui inizia la contrapposizione, perché Agamennone dice:
-‘Non è giusto che io restituisca Criseide a suo padre’-
-E Achille risponde:
-‘È giusto che Agamennone restituisca Criseide a suo padre, sacerdote di Apollo-
-È evidente che uno dei due o tutti e due stanno adattando male il preconcetto di ‘giusto’ alla situazione concreta. Agamennone cerca di superare la contrapposizione e propone:
-‘Sono disposto a restituire Criseide a suo padre, ma in quel caso, dal bottino di Achille devo prendere per me Briseide’-
-E Achille risentito ribatte:
‘Tu sottrarmi Briseide, la mia innamorata?’-
-‘Sì, proprio la tua’-
-‘Dunque io solo, Achille, l’eroe più forte, devo rimanere….’-
-‘Ed io solo, il re Agamennone, non avere….’-
-Ecco, Ilham, così nasce la contrapposizione-
-Che tutti e due abbiano ragione, ossia applichino correttamente il preconcetto di giusto alla situazione concreta, è impossibile; giacché allora non vi sarebbe contrapposizione. Rimangono soltanto due possibilità: o uno dei due ha ragione, oppure tutti e due hanno torto. Rasul, tu cosa pensi?-
-Ilham, dove pone Agamennone il suo bene?-
-Nel possesso di Criseide o, in alternativa, di Briseide-
-E dove lo pone Achille?-
-Nel possesso di Briseide-
-Briseide e Criseide sono, tanto per Achille che per Agamennone, entità proairetiche o aproairetiche?-
-Aproairetiche, evidentemente-
-Ne consegue che Agamennone ed Achille identificano il loro bene e il loro male nel possesso, o meno, di entità aproairetiche. Ilham, la risposta alla tua domanda è già tutta contenuta qui. Manca soltanto un piccolo passaggio-
-Accidenti a te, Rasul! Spero di avere capito-

 

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USS 063 - Vanuatu, Port Vila

Sul lungomare di Port Vila, nell’isola di Efate, Noemi Malampa e Sylvius Kelekele sono comodamente seduti ai tavoli del Jill’s Café. Noemi, che porta al collo una treccina d’argento con una perla nera, ha scelto per sé un cocktail ‘American way’, mentre Sylvius ha preferito un Martini on the rocks. Davanti a loro, grandi girasoli e mazzi di fiori tropicali sotto alberi di papaya.
-Sylvius, cosa significa educarsi ad usare la diairesi?-
-Significa, Noemi, imparare ad adattare i naturali preconcetti di bene e di male alle situazioni particolari in modo consono alla natura delle cose-
-E qual è il modo consono alla natura delle cose?-
-La natura delle cose è tale per cui alcune di esse sono in nostro esclusivo potere mentre altre non sono in nostro esclusivo potere. Sono in nostro esclusivo potere la Proairesi e tutte le opere della Proairesi, ossia desideri e avversioni, impulsi e repulsioni, assensi e dissensi. Non sono in nostro esclusivo potere il corpo, le parti del corpo, il patrimonio, i genitori, i fratelli, i figli, la patria, e via dicendo-
-Dove porremo dunque il bene? A quali cose lo adatteremo?-
-Noemi, a quelle in nostro esclusivo potere ed esclusivamente a quelle-
-Già, ma così facendo non sono più beni la salute del corpo, l’integrità fisica, la vita e neppure i figli, i genitori, la patria! Sylvius, sono tollerabili delle affermazioni simili?-
-Va bene. Torniamo allora a porre il bene in ciò che è aproairetico. Ti chiedo: è fattibile che sia felice chi subisce danno e fallisce il bene?-
-Non è fattibile-
-E che serbi verso chi ha intorno la condotta che si deve?-
-Non è possibile-
-Noemi, dici bene che è impossibile, giacché ogni individuo è nato per conseguire il proprio utile. Se mi è utile avere un’industria, farò di tutto per ingrandirla e dunque mi sarà utile anche impadronirmi di quella del vicino e poi raggiungere, nel mercato, una posizione di monopolio. Se mi è utile avere un’automobile e non ne posseggo una, mi sarà utile anche rubarla. Di qua le insidie, le tirannie, i conflitti civili, le guerre di un tempo. Se noi poniamo la sostanza dell’utile, e dunque del bene, in ciò che è aproairetico, tutto questo inevitabilmente consegue-
-Che fare, allora?-
-Noemi, questa è ricerca degna di chi fa effettivamente filosofia ed è in travaglio di pensiero-
-Sylvius, dopo quello che mi hai detto finalmente vedo con chiarezza cos'è il bene e cos'è il male. Non sono pazza?-
-No, non sei pazza. Eppure molti secoli fa, chi poneva il bene qui, in ciò che è proairetico, veniva spesso deriso. Prima o poi arrivava sempre un vecchio coi capelli bianchi e con molti anelli d'oro alle dita il quale, dopo aver scosso la testa, ti diceva: ‘Ascoltami, figliola: si deve anche fare filosofia, ma si deve anche avere cervello: queste sono stupidaggini. Tu dai filosofi impari il sillogismo, ma cosa si debba fare, lo sai meglio tu dei filosofi’-
-E io cosa potrei rispondergli, Sylvius?-
-Digli: ‘Vecchio, perché dunque mi rimproveri se lo so?’-
-E se il vecchio bercia?-
-Digli: ‘Perdonami come perdoni gli innamorati: non sono padrona di me, sono pazza’-

 

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USS 064 - Ireland, Dublino

-Stephen, sono le circostanze difficili a mostrare gli uomini. Dunque quando ti imbatterai in una circostanza difficile ricorda che sei stato messo alle prese, come per opera di un maestro di ginnastica, con uno scabroso giovanotto-
-A quale scopo, Gerry?-
-Affinché tu possa diventare un vincitore olimpico. E, senza sudore, questo non accade. Ripeto che sarà per te una grande fortuna quella di incontrare delle circostanze difficili, a patto che tu disponga di usarle come un atleta usa quel giovanotto.
Ora noi mandiamo esploratore a Dublino proprio te, Stephen. Nessuno manda come esploratore un vile. Un vile, se soltanto sente un rumore e vede un'ombra da qualche parte, viene di corsa sconcertato a dirci che i nemici sono già alle porte. Così ora anche tu, se verrai a dirci: ‘Paurose sono le faccende a Dublino: terribile è la morte, terribile è il carcere, terribile è il discredito, terribile è la povertà di denaro: fuggite uomini, i nemici sono già qui’; ti diremo: ‘Vai via, queste paure tienile per te. Noi abbiamo sbagliato soltanto in questo: nel mandare te come esploratore’.
Trevor Godkin, inviato come esploratore prima di te in un altro paese, ci ha dato notizie ben diverse. Egli dice che la morte non è un male, giacché neppure è una vergogna e afferma che il discredito è baccano di individui pazzi. E sul dolore, sul piacere fisico, sulla povertà di denaro, quali parole ci ha detto questo esploratore! Dice che la nudità è il migliore degli abiti. Dice che la nuda terra è il più morbido dei giacigli su cui dormire. E ne porta a dimostrazione il suo coraggio, l'assenza di sconcerto, la libertà e poi il corpo splendido e scattante. ‘Nessun nemico,’ dice, ‘è vicino; tutto trabocca pace’. Come? ‘Ecco,’ dice Trevor, ‘guardatemi: sono forse stato trafitto, sono stato forse ferito, ho forse fuggito qualcuno?’
Questo è un esploratore quale si deve!
Invece James, il tuo predecessore a Dublino, dimostrandosi incapace di prescindere dalla viltà nel guardare le cose, è venuto a darci notizie diverse, dopo avere visto soltanto delle ombre-
-Gerry, come devo dunque comportarmi?-
-Stephen, cosa fai quando sbarchi da un bastimento? Rimuovi forse il timone, rimuovi forse l’ancora? Che cosa rimuovi?-
-Le mie cose: la valigia, la sacca-
-Se sai quanto è tuo, non pretenderai mai quanto è d’altri. A Dublino qualcuno ti dirà: ‘Togliti la giacca’. Tu rispondi: ecco la camicia. ‘Togliti la camicia’: ecco la maglia. ‘Togliti la maglia’: eccomi nudo. ‘Ma mi muovi invidia’. Prendi dunque l'intero corpo. Avrai ancora paura di colui contro il quale puoi scagliare il tuo corpo?-
-Gerry, ma mio padre non mi lascerà erede di nulla!-
-E con ciò? Dimentichi che niente di questo è tuo?-
-In quale senso diciamo allora che queste cose sono nostre?-
-Come il letto dell'albergo se l'albergatore, morendo, ti lascerà il letto. Ma se lo lascerà ad un altro, l’avrà quello e tu cercherai un altro giaciglio-
-E se non lo troverò?-
-Se non lo troverai, ti coricherai per terra. E fallo con fiducia, russando; memore che le tragedie hanno luogo tra i ricchi di denaro, i re, i tiranni. I re iniziano sempre dal benessere: ‘Inghirlandate i palazzi’. Poi, al terzo o al quarto atto, ecco che guaiscono: ‘Ah, Citerone, perché m'accoglievi?’. Schiavo! dove sono le corone, dov’è il tuo diadema? Non ti giovano a nulla le tue guardie del corpo? Quando a Dublino ti avvicinerai ad uno di quelli, ricordati di questi. Ricorda che ti sta davanti un personaggio tragico, non un attore ma Edipo in persona-
-Beato lui, che ha tante persone intorno con le quali passeggiare!-
-Méscolati anche tu alla folla e sarai a passeggio con molti. Ricordati comunque che la porta è sempre aperta. Non essere più vile dei bambini ma come essi, quando non gradiscono più un gioco dicono: ‘Non giocherò più’; anche tu, quando certe cose ti paiono sgradevoli, dopo avere detto: ‘Non giocherò più’, allontanati. Se però rimani, non lamentarti-

 

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USS 065 - Djibouti, Gibuti

-Moumin Guelleh, da dove arrivi? È un po’ di tempo che ti aspetto!-
-Ero poco lontano da qui, ad Ambouli. Tu sei giovane, Gouled, e non puoi ricordare quel tempo in cui, verso sera, da Gibuti si andava a fare una passeggiata in calesse fino ad Ambouli per sentire il profumo di gelsomino dei suoi giardini-
-E tu sai chi, in piazza Mahamoud Harbi, ancora prima di quel tempo, commerciava le sue partite di armi?-
-Chi?-
-Un giovane francese che ormai batteva la fiacca come poeta e faceva il contrabbandiere di armi-
-Come si chiamava?-
-Arthur Rimbaud-
-Bravo Gouled! La piazza Mahamoud Harbi è proprio qui a due passi. Voglio sedermi fuori della grande Moschea, all’ombra del minareto che la domina. Vieni con me?-
-Certo, Moumin. Devi concludere il discorso che avevi cominciato ieri-
-Mantengo fede alla mia promessa e lo faccio subito, Gouled; dicendoti che se tu non batti la fiacca né reciti una parte quando dici che il bene ed il male dell'uomo stanno nella Proairesi, mentre tutto il resto è nulla per te; perché sei ancora sconcertato, perché hai ancora paura?-
-Non riesco a farne a meno, almeno così mi pare-
-Rifletti. Su quanto noi ci industriamo, ossia sulla nostra Proairesi, nessuno ha potestà; di ciò su cui gli altri hanno potestà, di questo noi non ci impensieriamo. Che fastidi hai ancora?-
-Ma dammi istruzioni! Io vorrei delle ricette. A me succede questo: quando parlo con te, tutto mi sembra chiaro; ma quando sono solo e ho la responsabilità di scegliere, sono pieno di dubbi e scelgo sempre la cosa sbagliata-
-Che istruzioni ti devo dare, Gouled? La Materia Immortale non te le ha date? Non ti ha dato quanto è tuo non soggetto ad impedimenti e disimpacciato e le cose non tue, invece, soggette ad impedimenti ed impacciate?-
-Con quale istruzione, con quale costituzione sono dunque venuto di là?-
-Questa: serba quanto è tuo in ogni modo e non prendere di mira quanto è altrui. La lealtà è tua, l’onestà intellettuale è tua, il rispetto di sé e degli altri è tuo: chi può sottrarti ciò? Chi altro ti impedirà di usarli se non tu stesso?-
-E io come me lo impedisco?-
-Quando ti industrii per quanto non è tuo come se fosse tuo, ecco che te lo impedisci, ecco che perdi quanto è tuo. Avendo siffatti suggerimenti ed istruzioni, quali altre vuoi da me? Sono io migliore o più degno di fede della Materia Immortale?-
-Se rispetto la natura delle cose e mi tengo fedele ad essa non ho bisogno di altre istruzioni?-
-Non hai bisogno d’altro. Ne siano prova le dimostrazioni dei filosofi, ciò che spesso hai sentito dire, ciò che hai letto e studiato-

 

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USS 066 - Equatorial Guinea, Malabo

A Malabo, sull’isola di Birko, Nguemo Ntutumu e Oyono Mbasogo sono seduti sul bordo della fontana che troneggia davanti al Municipio, in Plaza del Ayuntamiento.
-Nguemo, il nostro paese ha poco più di mezzo milione di abitanti e, grazie al petrolio che esporta, può vantare il secondo reddito pro-capite più alto del mondo, essendo ormai preceduto soltanto dal Lussemburgo. Ti chiedo, e mi chiedo: fino a che punto sta bene giocare con ciò che è aproairetico e non sciogliere il gioco?-
-Oyono, finché è possibile tragittarsela graziosamente, ossia finché si è attenti a non confondere il piano di ciò che è proairetico con il piano di ciò che è aproairetico. Quando si salvaguarda questa distinzione, allora il gioco è ben giocato e non vi è alcun motivo di non giocare più-
-Facciamo un esempio?-
-A Carnevale è stato sorteggiato un re, giacché è stato deciso di giocare a questo gioco. Il re comanda: ‘Tu bevi, tu mesci il vino, tu canta, tu parti, tu vieni’. Cosa gli rispondi, Oyono?-
-Nguemo, non so se giocare o non giocare. Mi vergogno-
-Non vergognarti e gioca sereno. Esegui pure quanto ti viene comandato, così che il gioco non sia interrotto per colpa tua-
-Va bene, gioco-
-Adesso, mentre stai giocando, il re ti comanda: ‘Vergognati di giocare’. Cosa gli rispondi?-
-Non mi vergogno di giocare. Chi può costringermi a vergognarmi di qualcosa che non giudico vergognoso?-
-Esattamente, Oyono. Anche nei riguardi della vita dobbiamo comportarci come ci comportiamo con i ragionamenti ipotetici, quando diciamo ‘Ammettiamo che adesso sia notte’-
-Sia notte-
-E dunque? E' giorno, adesso?-
-No, giacché abbiamo ammesso l'ipotesi che sia notte-
-Allora adesso è notte-
-Si, adesso è notte-
-Ma io voglio che tu concepisca che adesso è davvero notte-
-No, non posso farlo perché non consegue all'ipotesi che abbiamo fatto-
-Esatto. Anche nella vita è così. ‘Ammettiamo che il tuo paese sia ricco di petrolio e che tu, come tutti gli altri cittadini, ne goda la quota pro-capite matematica’-
-Sia così-
-Dunque sei ricco grazie al petrolio?-
-Sì, sono ricco grazie al petrolio-
-Adesso devi concepire di essere davvero ricco grazie al petrolio-
-No, non consegue all’ipotesi che abbiamo fatto-
-Dici bene. Non consegue all'ipotesi, non è vero nei fatti e una retta Proairesi ti impedisce di farlo-

 

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USS 067 - Pakistan, Islamabad

-Imran, il gioco non è più ben giocato quando non si rispettano più le regole ossia quando, per continuarlo, ti viene chiesto di rinunciare a ciò che è esclusivamente tuo-
-Nawaz Hussain, per quanto tempo, allora, è lecito e consentito giocare con ciò che è aproairetico?-
-Finché è vantaggioso giocarci. Ti ripeto, Imran, finché salvaguardi ciò che ti è confacente e consono: retta Proairesi e retti giudizi-
-Vi sono persone permalose e deboli di stomaco le quali dicono: ‘Io non posso pranzare da Fazlur perché non lo sopporto quando racconta, e lo fa ogni volta, come fece la guerra in Libia contro gli Italiani: 'Ti esposi, fratello, come salii sulla cresta...; ed inizio di nuovo ad essere assediato’-
-Lo so, capita-
-Altre dicono: ‘Io invece voglio pranzare da Fazlur e lasciarlo ciarlare quanto vuole’. Qual è l’atteggiamento giusto? Cosa devo scegliere? Andare o non andare a pranzo?-
-Imran, paragona le due stime, sapendo che entrambe le scelte sono equivalenti nella loro indifferenza-
-Sceglierò comunque bene qualunque delle due alternative io scelga?-
-Sì, è così. Bada soltanto a non fare nulla da individuo appesantito od oppresso, e non giudicare di avere scelto male, giacché a questo nessuno ti costringe-
-E se nella casa in cui sono invitato, qualcuno fa fumo nella stanza?-
-Se il fumo a te pare essere in quantità equilibrata, rimani-
-Nawaz, e se è troppo?-
-Se per te il fumo è troppo, esci; vattene. Giacché devi ricordare e tenere ben fermo che la porta di qualunque casa è sempre aperta-
-E se mi viene comandato: ‘Non abitare a Islamabad’?
-Non abitarci-
-‘Non abitare a Karachi’-
-Non abitarci-
-‘Non abitare a Lahore’-
-Non abitarci-
-‘Abita a Quetta!’-
-Abitaci!-
-Ma abitare a Quetta mi sembra come abitare in una stanza con troppo fumo-
-Allora ritirati là dove nessuno mai può impedirti di abitare, giacché quella è la dimora aperta a tutti. Quanto all'ultima tunica, cioè il corpo, superiormente a questo nessuno ha potestà alcuna su di te. Se però sei infatuato del tuo corpo, hai già consegnato te stesso, come servo, al tuo dittatore. Se sei infatuato delle tue coserelle, sei già parimenti servo. Giacché subito manifesti con cosa sei catturabile. Memore di ciò, chi ancora adulerai o di chi avrai paura?-

 

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USS 068 - Paraguay, Asuncion

Ad Asuncion, lo Stadio Manuel Ferreira, detto anche ‘El Estadio de Para Uno’, è il tempio del Football Club Olimpia.
-Nicanor, ma io voglio sedere in tribuna, dove siedono le autorità!-
-Paga il biglietto per le tribune e accomodati-
-Ma io non ho tanti soldi e poi, comunque, non sai che una cosa è la tribuna e un’altra la tribuna delle autorità?-
-Vedi che sei tu stesso a procurarti angustie, che ti opprimi?-
-E come posso, altrimenti, vedere bene le partite di calcio del mio Olimpia?-
-Blas, non andare alle partite di calcio e non sarai certo oppresso-
-Non dire bestemmie, Nicanor!-
-Perché ti crei fastidi con le tue stesse mani? Oppure aspetta un poco e, una volta terminata la partita, cerca di sederti nei posti riservati alle autorità e lì prendi il sole. In generale, ricorda che siamo noi ad opprimere e angustiare noi stessi, cioè che sono i nostri giudizi ad opprimerci e angustiarci-
-Nicanor, ma gli uomini della sicurezza, per prima cosa non mi lasciano passare e poi, se io insisto, mi ingiuriano-
-Cos’è l'essere ingiuriato? Prendi un sasso, mettitelo accanto e ingiurialo. Vedi che non accade proprio nulla?-
-Sì, ma io non sono un sasso!-
-Ma puoi, Blas, se così la tua Proairesi decide, ascoltare come se fossi un sasso. E se tu starai ad ascoltare chi ti ingiuria come se fossi un sasso, che vantaggio ne avrà chi ingiuria? Ma se chi ingiuria ha per passerella la tua debolezza, allora conclude qualcosa-
-E se quello mi prende in giro e mi dice: ‘Non ti accorgi neanche che ti sto oltraggiando?’ Cosa devo rispondere?-
-Rispondi: ‘Ben ti sia!’. Questo era ciò che Socrate studiava ogni giorno, e grazie a questo era la personalità che era. Noi invece tutto vogliamo esercitare e studiare piuttosto che sforzarci di essere non soggetti ad impacci e liberi-
-Chi? Di chi parli? Socrates, quel centrocampista della Nazionale del Brasile ai Campionati del Mondo di calcio di secoli fa, in Spagna?-
-No, quello aveva una esse finale di troppo-
-Nicanor Oviedo Silva, tu mi deludi; fai finta di non capire o continui proprio a non capire. Io, Blas Gonzalez Quintana, tifoso da legare della pluricampione quadra di calcio ‘Olimpia’ di Asuncion, dalla filosofia voglio sapere come si fa a sedere nella tribuna delle autorità per assistere, gratis naturalmente, alle partite della mia squadra del cuore. Se la filosofia non serve a questo, a cosa mi serve?-

 

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USS 069 - Portugal, Lisbona

Dei leggeri fruscii sul vetro hanno fatto voltare Tristan verso la finestra. Grossi fiocchi argentei cadono obliquamente, illuminati dalla luce di un lampione. Le previsioni dei giornali, per quanto incredibili, si sono avverate: nevica a Lisbona.
-Non ho affatto piacere che Tristan abbia a che fare con la filosofia e in particolare, poi, con lo stoicismo. Figuriamoci, uno studio del genere…’- sta ripetendo Anibal da Cunha a suo fratello Josè
-Che vuoi dire, Anibal?-
-Quello che voglio dire, Josè, è che fa male ai giovani. La mia opinione è che un giovane deve giocare e correre con i giovani della sua età e non sia… Ho ragione?-
-Il mio principio è lo stesso- gli risponde Josè -che impari a difendersi facendo a pugni. È quello che gli dico sempre: fai del moto. Quando ero giovane io, facevo un bagno freddo tutte le mattine, estate ed inverno. Ed è quello che mi tiene su adesso. La cultura è una gran bella cosa, ma…E come mai pensi che faccia male ai giovani?-
-Fa malissimo ai giovani perché i giovani hanno le menti così impressionabili. Quando i giovani sentono cose del genere, sai, ha un effetto…-
In casa da Cunha, la cena di stasera non si compone che di una minestra d’avena e di una fetta di pane. Invece di riempirsi la bocca di minestra per paura di dare sfogo alla sua rabbia, invece di rimuginare che lo zio Josè è un noioso vecchio imbecille, questa sera Tristan da Cunha ha trovato il coraggio di rivolgersi ad Anibal e gli ha detto:
-Dunque io sbaglio, padre, e non so quel che mi spetta e conviene. Ma se non è né imparabile né insegnabile, perché mi incolpi? Se è insegnabile, insegnamelo; e se tu non puoi, lascia che io lo impari da coloro che dicono di sapere. Peraltro, cosa pensi? Che di proposito io incappi nel male e fallisca il bene? Non è così! Qual è dunque la causa del mio aberrare? L'ignoranza. Non desideri che io abbandoni l'ignoranza? A chi mai l'ira insegnò l'arte di pilotare una nave o la musica? E tu reputi che io imparerò l'arte di vivere grazie alla tua ira?-

 

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USS 070 - Panama, Panama City

Nel Casco Viejo di Panama City, in Plaza de la Catedral, Guillermo Endara ha aperto una ‘Escuela de Estoicismo’ e l’ha voluta chiamare con il nome del più recente traduttore italiano dell’opera omnia di Epitteto. L’iniziativa di Guillermo sta avendo un grande e alquanto sorprendente successo. L’amicizia pluridecennale che ci lega gli ha poi suggerito di mandarmi copia di alcuni dei testi dei quali egli si serve. Del primo di essi, posso qui pubblicare soltanto i primi paragrafi.
‘Io direi che la prima legge del vivere è questa: effettuare quanto consegue alla natura delle cose. Giacché se su ogni materiale ed in ogni circostanza noi decidiamo di serbare quanto è secondo la natura delle cose, è manifesto che dobbiamo avere come bersaglio il non rifuggire quanto consegue ed il non accettare quanto contraddice la natura delle cose.
Una volta saldamente posseduti i principi generali, ci alleneremo dapprima con casi semplici, per poi passare gradualmente a confrontarci con i casi più ardui. Vi faccio un esempio. Io so di un tale che, avvinghiato alle ginocchia di uno dei Rockfeller, singhiozzava e diceva di essere un disgraziato perché non gli era avanzato più nulla se non un milione e mezzo di dollari. E dunque quel Rockfeller, cosa fece? Lo derise come state facendo voi? No, ma trasalendo dice: ‘Oh povero sciagurato, come hai fatto a tacere finora; come hai potuto farti tanta forza?’ Là infatti, a New York, ci sono effettivamente i grandi cespiti ed i tesori di qua, di Panama, là sembrano giocattoli. Questo serve a ribadire che è difficile padroneggiare le proprie rappresentazioni là dove grandi sono gli scrolloni. E mentre qui, a scuola, nulla vi trascina a non seguire quanto vi è insegnato, nei casi della vita sono molti i motivi che possono distrarvene. Non inizieremo dunque da questi ultimi, essendo insensato iniziare dai casi più ostici e complessi.
Soltanto chi è venuto qui con la piena coscienza di un simile progetto può a buon diritto essere soddisfatto della propria scelta. Chi invece è venuto da me soltanto perché ha intenzione di sfoggiare le conoscenze che acquisirà sui sillogismi ipotetici sia in un convegno, oppure quando è a cena con qualche senatore, ebbene costui avrebbe fatto meglio a non venire qui’.

 

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USS 071 - Philippines, Manila

Sono le quattro del pomeriggio e un trafelato Aquilino Zambales è riuscito a prendere per la coda il treno in partenza dalla Stazione Tutuban di Manila e diretto a Legazpi. Sul treno, Aquilino ha rivisto per caso, dopo tanto tempo, la sua amica Aurora Leyte.
-Senti Aurora, devo darti una brutta notizia: Frisco è morto! E pensa cosa è successo a quel povero sciagurato di Manuel: gli sono morti il padre e la madre! Aurora, faccio fatica persino a dirtelo: Ernesto è stato stroncato da un infarto, prematuramente e mentre si trovava all’estero!-
-Aquilino, e dove sono le brutte notizie?-
-Ma come? Non sono brutte notizie quelle che ti ho dato?-
-Per me, le brutte notizie sono altre-
-E allora cos’è la morte? Una bella cosa?-
-No, non è né una bella cosa né una bella notizia. È spiacevole e dolorosa ma non è brutta-
-Se non è né bella né brutta, cos’è la morte?-
-Tu chiami brutto ciò che ti appare un male e bello ciò che ritieni un bene. È così?-
-Sì, è così. Tu non usi le parole come le uso io?-
-Anch’io uso le parole come le usi tu, Aquilino; ma non chiamo bene ciò che tu chiami bene e non chiamo male ciò che tu chiami male. Secondo te, cosa sono la nascita e quindi la vita?-
-Un bene, un bene che merita di essere festeggiato-
-E la morte?-
-Un male che merita lacrime e disperazione-
-E se io ti dicessi che la semplice vita, la vita in quanto tale, non è né un bene né un male; tu cosa mi risponderesti?-
-Che sei solo tu a pensarlo e che tutti gli altri la pensano come me-
-E se aggiungessi che anche la morte, la morte in quanto tale, non è né un bene né un male?-
-Aurora, ti direi che sei insensibile, egoista e forse matta-
-Grazie per il complimento! Lo accetto. Aquilino, è doveroso avversare i mali e perseguire i beni, ma chiameremo male qualcosa che è inevitabile, necessario, che non dipende da noi, al quale tutti dobbiamo andare incontro? Come posso sfuggire la morte? Svelami il nome del paese verso cui partire, svelami il nome delle genti che la morte non assale, svelami la formula magica. Tu la conosci?-
-Nessuno ce l’ha-
-E allora cosa vuoi che faccia? Posso sfuggire la morte?-
-No-
-Posso però evitare di averne paura, posso evitare di piangere e di tremare davanti alla morte. Questo dipende esclusivamente da me. Questo lo posso-
-Aurora, non ti riconosco più-
Dopo avere mormorato questa frase, Aquilino si è allontanato ed ha cambiato scompartimento senza più dire una parola, convinto che ad Aurora deve essere accaduto qualcosa di grave.

 

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USS 072 - Peru, Lima

Le cicale cantano nel campo sottostante e quando tacciono tutto è silenzio. Ritti sulla grande roccia, Ollanta Ayacucho e Valentin Ucayali vedono distendersi ai loro piedi, per chilometri e chilometri, tutta Lima. Di tanto in tanto qualche sparviero, dopo essersi staccato dalle grandi rocce, descrive nel cielo arroventato immensi cerchi. L’occhio di Ollanta segue quel volo potente e tranquillo. Ne sente la forza, ne ammira l’isolamento.
-Valentin, cos'è causa dell'assentire a qualcosa?-
-Il parere che quel qualcosa c'è-
-A quanto pare non esserci è dunque impossibile assentire-
-Perché, Ollanta?-
-Valentin, perché questa è la natura dell'intelletto umano: dire di sì al vero, dire di no al falso, sospendere il giudizio nel dubbio-
-Cosa ne fa fede?-
-Sperimenta, se puoi, che ora è notte-
-Non è possibile, giacché adesso è giorno-
-Non sperimentare che è giorno-
-Non è possibile, ti ho appena detto che è giorno-
-Adesso sperimenta che le stelle sono in numero pari-
-Non è possibile, Ollanta. Devo sospendere il giudizio, perché non so se le stelle siano in numero pari o dispari-
-Qualora dunque un individuo assenta al falso, sappi che non disponeva di assentire al falso; giacché ogni animo si defrauda della verità suo malgrado, come ci ha insegnato anche Andrea della Laura; ma che reputò il falso essere vero-
-E nelle nostre azioni cos'abbiamo di equivalente a quanto abbiamo adesso chiamato il vero od il falso?-
-Valentin, abbiamo il doveroso ed il non doveroso, l'utile e l'inutile, il secondo me ed il non secondo me e tutti gli altri criteri simili a questi-
-Può un individuo reputare che qualcosa gli è utile e non sceglierla?-
-No, non può. Quando Medea dice: ’Capisco quali mali sto per fare, ma il rancore è più forte delle mie risoluzioni’, lo dice proprio per questo, perché ritiene più utile gratificare il suo rancore e vendicarsi del marito Giasone che salvare i figli-
-Sì, ma Medea si è ingannata-
-Mostrale con evidenza che si è ingannata ed ella non ucciderà i suoi figli. Ma finché non glielo mostrerai, cos'ha da seguire se non il suo parere?-
-Niente-
-Perché dunque ti esasperi con lei?-
-La disgraziata erra sulle questioni fondamentali e da essere umano si sta trasformando una vipera!-
-Valentin, Medea è una persona con una Proairesi accecata e azzoppata. Se proprio lo si deve, allora, commiseriamola come commiseriamo i ciechi e gli zoppi-

 

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USS 073 - Madagascar, Antananarivo

Ad Antananarivo -dove la terra è rossiccia, le case sono rossicce, i vestiti si ricoprono di polvere rossiccia, dove tutto è rossiccio- l’amore porta, in certi casi, ad una intimità così assoluta che non c’è posto per gli scrupoli della vanità. Così, è stato in tutta semplicità che Nadine ha potuto chiedere ad Herizo Fahafahana:
-Herizo, qual è la sostanza del bene?-
-Sostanza del bene è un certo modo di essere della Proairesi-
-E sostanza del male?-
-Nadine, anche quella del male è un certo modo di essere della Proairesi-
-Cosa sono, allora, gli oggetti esterni?-
-Gli oggetti esterni alla Proairesi, gli oggetti aproairetici, sono materiali per la Proairesi. Materiali rivolgendosi sui quali essa centrerà il proprio bene o il proprio male-
-Come farà la Proairesi a centrare il proprio bene?-
-Se non si infatuerà dei materiali. Giacché i giudizi sui materiali, se sono retti fanno la Proairesi buona; se scorretti e pervertiti, cattiva-
-Herizo, questo è valido per tutti noi senza distinzione alcuna?-
-Sì, nella Materia Immortale è scritta questa legge che dice: ‘Se disponi qualche bene, trailo da te stesso’-
-Io invece dico: ‘No, voglio poterlo trarre da un altro; da te, in particolare’-
-Nadine, lo puoi volere, lo puoi dire, ma non potrai mai realizzarlo: il bene puoi trarlo unicamente da te stessa-
-E a proposito di male; se un prepotente ti minaccerà e ti chiamerà in giudizio, cosa gli dirai?-
-Gli chiederò: cosa minacci?-
-Quello ti risponderà: ti faccio incatenare!-
-Bene, significa che minacci le mie mani e i miei piedi-
-Ma io ti faccio tagliare il collo!-
-Stai minacciando il mio collo?-
-Ti butto in fondo a una prigione!-
-Adesso minacci il mio corpo intero-
-Herizo, dunque niente minaccia proprio te?-
-Se io giudico che queste minacce siano niente per me proprio, niente. Se invece ho paura di qualcuna di queste, esse minacciano me, Nadine. Dunque, chi temo? Chi è signore di che cosa? Di quanto è in mio esclusivo potere? Ma nessuna persona al mondo lo è. Di quanto non è in mio esclusivo potere? E che m'importa, ora, di esso?-

 

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USS 074 - Maldives, Malé

Malé è ancora oggi una capitale dove tutti passano dappertutto almeno una volta al giorno, giacché la si può attraversare a piedi, da Nord a Sud o da Est a Ovest, in meno di mezz’ora. In Piazza della Repubblica, davanti alla grande Moschea del Venerdì, Abdul Nasheed e i suoi seguaci oggi hanno improvvisato una sorta di processo a Maumoon Thakurufaan.
-Dunque, Maumoon, tu insegni a spregiare i libri sacri e chi ha potere. È questo ciò che insegni?-
-Non sia mai, Abdul! Io insegno qual è la natura delle cose e quindi i criteri in base ai quali distinguere i retti giudizi dai giudizi non retti-
-Non prendermi in giro. Io ti accuso di ritenerti superiore ai libri sacri e rivelati e di pretendere di conoscere la Verità-
-Io non parlo di Verità. Invece che nei libri sacri, io leggo nel libro della natura delle cose e indico dove cercare quella felicità che chi mi ascolta deve poi, però, trovare da sé. Piuttosto, Abdul, tu che credi di avere potere e sei qui per giudicarmi, dimmi: tu sei per me qualcosa di proairetico o di aproairetico?-
-‘Di aproairetico’, ha risposto uno dei compagni di Abdul-
-Esattamente, come la sedia su cui siedi o il caffettano che indossi. Adesso dimmi: qualcosa di aproairetico può mai essere bene o male?-
-‘Non può; soltanto ciò che è proairetico può essere bene o male’, ha replicato un altro dei compagni di Abdul-
-Dunque se tu non sei né bene né male, perché dovrei spregiarti? Ti considero per quello che sei e non ti spregio affatto, come non spregio la sedia su cui siedi o il caffettano che indossi-
-Allora che razza di sciocchezze insegni?-
-Te lo ripeto: io insegno qual è la natura delle cose e i criteri utili a distinguere i retti giudizi dai giudizi non retti. Ammettiamo che tu effettivamente abbia avuto dalla sorte una qualche potestà su un certo numero di oggetti aproairetici. Io non insegno affatto a pretendere ciò su cui tu hai potestà. Al limite, per essere chiaro ti dico: Abdul, prendi il mio corpo, prendi il mio patrimonio, prendi la mia reputazione, prendi chi ho intorno. Ecco, se io insegnassi a pretendere queste cose come mie, come ‘proairetiche’, allora sarei come te, allora effettivamente sarei colpevole-
-Sì, ma io voglio comandare anche sui tuoi giudizi. Voglio che tu riconosca a me, come interprete dei libri sacri e rivelati, l’esclusivo potere di stabilire cos’è che devi adorare e cos’è che devi esecrare-
-E chi ti ha dato questa potere? La natura delle cose non dà a nessuno questo potere. Come puoi tu vincere un giudizio altrui?-
-Facendoti paura, Maumoon; facendoti paura vincerò!-
-Fai finta di ignorare o ignori davvero che il giudizio altrui vinse se stesso e non fu vinto dal tuo? Nient'altro può vincere la Proairesi eccetto che essa se stessa. Per questo, la legge scritta nella natura delle cose è la più possente e la più giusta: ‘Il migliore abbia sempre il sopravvento sul peggiore’-
-Ecco, io Abdul sono il migliore e valgo come dieci. Cosa dico: dieci? Io, con il libro sacro in mano, valgo mille milioni di miliardi di….di voi-
-Bastano dieci. Dieci sono migliori di uno-
-Siete dei vili, Maumoon. Ve ne bastano dieci-
-I dieci vincono l'uno per ciò in cui sono migliori-
-E per cosa sono migliori?-
-Per incatenare, per uccidere, per trascinare dove vogliono, per sottrarre gli averi…-
-E possono essere peggiori in qualcosa?-
-Sì, Abdul: se uno avrà retti giudizi, e i dieci no. Possono vincere in questo? E com’è possibile? Se li pesassimo sulla bilancia dei retti giudizi, peserebbero di più l’uno o i dieci? O preferisci usare un’altra bilancia?-
-Te lo faremo vedere…-
Improvvisamente nella piazza c’è trambusto e l’attenzione dei presenti, per un istante, si sposta. Reggendolo per gli arti, quattro uomini stanno trasportando a braccia il cadavere livido, gonfio, di una turista appena annegata.

 

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USS 075 - Lithuania, Vilnius

-Gediminas, senti che musica! Le tue, invece, sono soltanto belle parole. Guarda quello che è successo a Socrate, quello che ha dovuto subire degli Ateniesi!-
-Schiavo! perché dici ‘Socrate’?-
-Cosa devo dire, ‘Gintautas’?-
-Andrius, dì come sta davvero la faccenda: affinché il corpo di Socrate fosse trascinato via e buttato in carcere dai democratici Ateniesi. Affinchè qualcuno desse al corpo di Socrate della cicuta ed esso venisse meno. Questo ti pare stupefacente, ingiusto, per questo mi incolpi? Dunque Socrate non otteneva nulla in cambio di tutto ciò?-
-Non vedo proprio cosa ottenesse, anzi mi pare che abbia perso tutto-
-Dov'era per Socrate la sostanza del bene? A chi fare attenzione? A te, Andrius, o a lui? Cosa dice lui?-
-Socrate dice: ‘Anito e Meleto possono farmi uccidere ma non farmi danno’-
-E poi ancora?-
-‘Se così è caro a Zeus, così sia’-
-Andrius, dimostrami che chi ha giudizi peggiori padroneggia chi ha giudizi migliori. Non lo dimostrerai mai e non riuscirai neppure ad andarci vicino. Giacché la legge della natura delle cose è questa: il migliore abbia sempre il sopravvento sul peggiore-
-Migliore in cosa?-
-In ciò in cui è migliore. Un corpo è più potente di un altro corpo; i più dell'uno; il ladro del non ladro. E per questo motivo il mio amico Mohamed Bin al-Tani, a Doha, ha perso la sua lucerna di ferro: perché il ladro era stato migliore di lui nel vegliare. Ma il ladro ha comperato quella lucerna a carissimo prezzo-
-Ma cosa dici, Gediminas? Non gli è costata nulla!-
-In cambio di una lucerna è diventato un ladro, in cambio di una lucerna è diventato un individuo sleale e belluino. E quel disgraziato ha reputato questo essere un commercio per lui vantaggioso! E tu, Andrius, ripeti che non gli è costato nulla?!-
-Ma Socrate cosa ha ottenuto?-
-Se fossi in vena di scherzare ti risponderei così: ha ottenuto che tu, decine di migliaia di anni dopo, mi facessi questa domanda. Socrate ha salvaguardato fino alla fine una retta Proairesi. E l’esempio di quanto disse e fece da vivo ha attraversato intatto i millenni, risultando non meno giovevole oggi di allora-
Ieri sera a Vilnius, alla Galerija Langas, Gediminas Paulaskas e Andrius Kirkilas hanno ballato moltissimo. La serata Jazz, dominata dal sassofono di Petras Vysniauskas e dal pianoforte di Gintautas Abarius, è stata senza alcun dubbio la migliore degli ultimi anni.

 

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USS 076 - Lebanon, Beirut

Sotto le bombe che piovevano dal cielo e i sibili strazianti degli aerei da caccia, Fuad Jumblatt ed Emile Siniora avevano trovato rifugio in un ricovero di fortuna.
-Sia pure come dici tu, Fuad. Ma adesso uno ti prende per la giacca e ti trascina verso piazza Nejmeh, dove poi altri berciano: ‘Filosofo, a che t’hanno giovato tutti quei retti giudizi? Ecco che sei trascinato in carcere, ecco che stanno per fucilarti!’-
-Emile, e quale ‘Introduzione alla filosofia’ avrei dovuto imparare a memoria per non essere trascinato via se uno, insipiente e ingiusto ma più robusto di me, mi abbrancherà per la giacca? Per non essere sbattuto in carcere se in dieci, viziosi e stolti, mi solleveranno di peso e mi ci sbatteranno?-
-Dunque non hai imparato nient’altro?-
-Ho imparato a riconoscere che tutto quel che accade, se è aproairetico, è nulla per me-
-E per il caso presente non te ne giovi?-
-Certamente me ne giovo e non vado a cercare giovamento in altro. Seduto in prigione mi dico: ‘Costoro che gracchiano contro di me queste accuse, non sanno quel che fanno e non è mai loro importato nulla di cosa pensano i filosofi. Lasciamoli stare!’-
-Adesso, Fuad, faccio accadere un miracolo. Arriva qualcuno e ti dice: ’Esci dalla prigione’-
-Se non avete più bisogno di me in prigione, esco. Quando l'avrete di nuovo, vi rientrerò-
-Fino a quando?-
-Fino a quando la mia ragione sceglierà che io stia col corpo. Quando non lo sceglierà più, prendetelo e tanti auguri-
-Quando?-
-Non lo so, Emile. So soltanto che non accadrà irragionevolmente, per mollezza o per un pretesto casuale-
-E dunque?-
-E dunque, si devono dire queste cose a sproposito? A che scopo? Non basta praticarle? Quando dei bambini ci vengono vicino battendo le mani e ci augurano: ‘Buon Natale!’ cosa rispondiamo loro? Rispondiamo forse: ‘Questi non sono beni’?-
-Buon Natale!-
-Ecco, rispondiamo così e battiamo le mani anche noi. Quindi tu pure, qualora non riesca a persuadere qualcuno a modificare avviso e ad abbracciare retti giudizi, riconosci che è un bambino e battigli le mani. Se però disponi di non battere le mani, allora taci-
Le esplosioni si susseguivano e Beirut pareva davvero ritornata, per l’ennesima volta, nella morsa della guerra civile.

 

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USS 077 - Kenya, Nariokotome

-Wangari, qui a Nariokotome la Materia Immortale ti ha chiamato alla vita-
-Sì, sono nato qui-
-Non sei più un fanciullo e hai avuto la fortuna di raggiungere l’età adulta-
-Sì, mi chiamo Wangari e sono un giovane Homo sapiens-
-Vieni allora qui e mostrami se meriti di essere stato promosso da lei, dalla Materia Immortale, come suo testimone. Ti chiedo: è forse qualcuno degli oggetti esterni alla Proairesi, bene o male?-
-Fammi pensare. Mah, non saprei…-
-Danneggia Ella qualcuno o qualcosa?-
-Cosa? Non capisco…-
-Quanto a ciascuno di noi uomini giova, la Materia Immortale l’ha fatto in esclusivo potere d'altri o di noi stessi?-
-Non puoi farmi un’altra domanda…?-
A questo punto Wangari Kibaki ha cominciato a tremare, mentre dai suoi occhi scendono fredde lacrime di paura. Poi china il capo e miagola:
-Sono in difficoltà terribili, Jomo, ed ho cattiva fortuna. Nessuno si dà pensiero di me, nessuno mi dà nulla, tutti mi denigrano e parlano male di me-
-Wangari, questa è la tua testimonianza? Questa è la vergogna che getti sulla chiamata che la Materia Immortale ti ha fatto? Questo rispondi a Chi ti ritenne degno di una testimonianza così rilevante?-
È a tutti noto che alcune centinaia di chilometri a nord di Nairobi, proprio a Nariokotome, nei pressi del lago Turkana, è stato scoperto nel lontanissimo 1984 lo scheletro quasi intero di un giovane appartenente alla specie Homo erectus e risalente a circa 1,6 milioni di anni fa.
Si può allora affermare con fiducia che Jomo Maathai, nella stessa località, abbia appena scoperto un individuo, giovane e vivente, appartenente alla specie Homo insipiens.

 

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USS 078 - South Korea, Seoul

A Seoul, il giudice di primo grado Shin Jae-tae ha appena emesso questa sentenza: ‘Kim Kook-hwan è condannato per empietà e sacrilegio’.
-Nelle condizioni in cui mi trovo, mi è stato impossibile assistere al processo. Cos’è accaduto in tribunale, Kang?-
-Kim, sei stato giudicato empio e sacrilego-
-Sulla base di quale sentenza?-
-Empio, perché il giudice ritiene che con i tuoi discorsi tu corrompa la gioventù. Sacrilego perché ti incolpa di reputare immortale soltanto la Materia e di non legittimare gli dei che questo paese legittima-
-Nient'altro?-
-No. Kim, come fai ad essere così tranquillo? Non hai paura di finire in prigione?-
-Kang, se quel giudice avesse condannato la proposizione ipotetica 'Se è giorno c'è luce' come falsa, cosa sarebbe accaduto alla proposizione ipotetica?-
-Nulla-
-Ecco, chi è stato qui giudicato? Chi è stato condannato? La proposizione ipotetica o chi si è ingannato su di essa? Come si chiama il giudice che mi ha condannato?-
-Shin Jae-tae-
-Lo conosco bene. Sa egli cos'è pio e cos’è empio? L'ha studiato? Ha imparato? Dove? Da chi? Io so che un musicista non si dà pensiero di chi afferma che la corda più bassa dà il suono più alto; né uno studioso di geometria si dà pensiero di chi afferma che i raggi di una circonferenza non sono tutti di pari lunghezza. E chi davvero è stato educato ad usare la diairesi si darà pensiero di un individuo non educatovi, il quale decreta qualcosa sul sacrosanto e sul sacrilego, sul pio e sull’empio?-
-Ma ti metteranno in prigione!-
-Buon pro gli faccia!-

 

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USS 079 - Kyrgyzstan, Bishkek

Situata nella valle del fiume Chu, Bishkek ha alle spalle uno straordinario scenario di montagne. Nel cuore della città, in piazza Ala-Too, aleggia la musica di un komutz mentre Klara Bakiyev dice quietamente a Kurmanbek Bakir-Uulu:
-Sono pronta-
-Quando sarai introdotta a questa persona ritenuta eminente, ricorda dunque che dall'alto anche un altro scorge gli avvenimenti e che tu devi essere gradita a questo piuttosto che a quella-
-Kurmanbek, quest’altro che dall’alto scorge gli avvenimenti è la mia Proairesi?-
-Sì, Klara, è la tua Proairesi. Ed essa ti chiede: ‘A scuola cosa dicevi essere esilio, prigione, catene, morte, discredito?’-
-Io li dicevo essere né bene né male, cose indifferenti-
-Ed ora cosa le dici essere? Hanno forse cambiato natura?-
-No-
-Hai cambiato tu natura?-
-No-
-Dì dunque cos'è indifferente-
-Indifferente è ciò che è aproairetico-
-Dì anche il seguito-
-Ciò che è aproairetico è nulla per me-
-Dì anche quali cose reputavate beni-
-Kurmanbek, la retta Proairesi e l'uso quale si deve delle rappresentazioni-
-A quale scopo?-
-Per seguire in tutto la natura delle cose-
-Dici questo anche ora?-
-Dico anche ora lo stesso-
-Orbene, entra pure con fiducia. Ricordatene, e vedrai cos'è una giovane che ha studiato ciò che si deve fra gente che non ha studiato. Ed immagino anche che quando uscirai dirai a te stessa: ‘Perché ci prepariamo così tanto e così a lungo per il niente? Il potere era questo? Questo erano le anticamere, i camerieri, le guardie del corpo? Per questo ho ascoltato tanti discorsi? Il potere era niente, ed io mi preparavo a lui come a grandi cose!’-

 

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USS 080 - Micronesia, Kolonia

Pochi chilometri a nord-est della capitale Palikir, Kolonia è la sola vera città dell’isola di Pohnpei. Piove spesso e abbondantemente, qui. Per ripararsi dalla fitta pioggia, Joseph Ponape e Redley Urusemal si sono infilati di corsa nel ‘PCR Restaurant’ gestito da un tale Karl Mullis il quale, insieme ad un variato menu, si vanta di offrire il miglior sushi dell’isola.
Nell’attesa che spiova, i due si sono accomodati ad un tavolo, ed hanno ordinato del tonno fritto, del riso, del sashimi e un’insalata.
-Redley, ad alcuni appare paradossale l’affermazione che l’uomo deve fare tutto con cautela ed insieme con coraggio-
-Anch’io, Joseph, ritengo l’affermazione paradossale. Infatti la cautela è l'opposto del coraggio, e gli opposti non possono coesistere-
-In effetti, se noi pretendessimo di usare per le medesime cose sia cautela che coraggio, giustamente saremmo accusati di voler combinare l'incombinabile. Ma se diamo a quella affermazione il suo giusto valore, la contraddizione sparisce. Non sembra così anche a te?-
-Joseph, io non vedo ancora come possa sparire-
-Seguimi. Se è corretto quanto abbiamo spesso detto e dimostrato, ossia che tanto la sostanza del bene quanto quella del male sta nell'uso delle rappresentazioni, mentre ciò che è aproairetico non accoglie in sé natura né di bene né di male, quale paradosso affermiamo ancora quando diciamo: ‘Uomo, dove si tratta di ciò che è aproairetico, là abbi coraggio; e dove si tratta di ciò che è proairetico, là sii cauto’?-
-Adesso capisco quello che vuoi dire-
-Se infatti il male è una Proairesi cattiva, a questo riguardo soltanto merita usare cautela; e se quanto è aproairetico e non in nostro esclusivo potere è nulla per noi, verso di esso dobbiamo usare coraggio-
-Così saremo cauti ed insieme coraggiosi e, se lo si può dire, coraggiosi grazie alla cautela-
-Proprio così, Redley. Giacché essendo cauti con i mali reali, ci avverrà di essere coraggiosi davanti a ciò che male non è e non può essere-
-Dunque si può concludere così: essere uomo significa conoscere l’arte di combinare coraggio e cautela. Cautela nello scegliere per noi il nostro vero bene e coraggio di fronte a ciò da cui non può venirci alcun male-
Al tavolo accanto sono seduti due distinti signori giapponesi con le loro consorti. I signori stanno accesamente dibattendo su quale sia stata in un lontano passato, per numero di macchine prodotte, la prima industria automobilistica al mondo, la Toyota o la General Motors. Le signore, nel frattempo, ingannano la noia scambiandosi opinioni su chi fossero Dior, Armani e Fabergé.

 

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USS 081 - Morocco, Zagora

La valle del fiume Draa costituisce ancora oggi la naturale via di collegamento fra Ouarzazate, Agdz e Zagora. Oltre Agdz le coltivazioni, rese possibili dalla presenza del corso d’acqua, si distribuiscono su tre livelli, secondo la sistemazione tipica dell’agricoltura della zona: cereali, legumi e henné sugli argini; alberi da frutta sulle terrazze intermedie; palme da dattero e tamerici sui terrazzamenti più alti. Nei pressi di Zagora il letto del Draa è ammantato di oleandri, mentre gli scheletri delle prime acacie gommifere annunciano il grande Sud.
Mahmoud El-Idrissi, suo figlio Chakir e sua figlia Miriam abitano qui, nel villaggio di Zagora. La loro modesta casa si trova in fondo alla via principale, non lontano da un cartello sul quale è scritto ‘Per Timbuctu: 52 giorni di cammello’.
-Orbene figli miei, sta dicendo Mahmoud, noi sperimentiamo quello che sperimentano i cervi nei boschi. Quando i cervi hanno paura e cercano di sfuggire i cacciatori, dove si girano e verso cosa arretrano come sicuro?-
-Verso le reti, risponde Chakir-
-E così si perdono, per avere scambiato ciò di cui si deve avere paura e ciò di fronte a cui si deve avere coraggio-
-Così accade anche a noi?- domanda Miriam
-Certo. Di fronte a cosa proviamo paura? Di fronte a ciò che è aproairetico-
-Già!- annuiscono i ragazzi
-Di nuovo, di fronte a cosa ci conduciamo con coraggio come se non ci fosse nulla di terribile?-
-Padre- scatta Chakir -di fronte a ciò che è proairetico-
-Proprio così, Chakir. Ingannarsi o essere precipitosi o fare qualcosa di sfacciato o desiderare qualcosa con brutta smania non fa per noi alcuna differenza, se soltanto la imbrocchiamo in ciò che è aproairetico. Dove invece ci sono morte o esilio o dolore o discredito, là c'è arretramento, là c’è agitazione. Perciò com'è verosimile che accada a coloro che sbagliano nelle questioni più grandi, ciò che in noi è naturalmente coraggioso lo strutturiamo sfrontato, demenziale, protervo, sfacciato; mentre ciò che in noi è naturalmente cauto e rispettoso di sé e degli altri, lo strutturiamo vile e miserabile e pieno di paure e di sconcerti-
-Padre mio, come posso imparare a non sbagliare in queste grandi questioni della mia vita?- chiede Miriam con le lacrime agli occhi
-Miriam cara, dobbiamo imparare a mettere la nostra cautela là dove sono Proairesi e le opere della Proairesi. Se imparerai questo, insieme con l'essere cauta a volere qualcosa di aproairetico, avrai anche l'avversione rivolta a cose che sono in tuo esclusivo potere. Se invece avrai l'avversione rivolta a cose che sono in potere d'altri, necessariamente avrai paura, sarai instabile e sconcertata. Non credi?-

 

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USS 082 - Slovenia, Lubiana

-Barbara, qual è il frutto di questi giudizi?-
-Il frutto più bello ed appropriato per coloro che davvero usano la diairesi: dominio sullo sconcerto e sulla paura, la libertà. Ti pare poco, Zmago?-
-No, anzi: è qualcosa di grandioso!-
-Dunque ha ragione chi afferma che soltanto chi è educato ad usare la diairesi è un uomo libero-
-Puoi spiegarti meglio, Barbara?-
-Seguimi e rispondi alle mie domande. Ora, la libertà è qualcos'altro dalla potestà di tragittarcela come decidiamo?-
-Non è nient'altro. Libero è colui cui tutto accade secondo Proairesi-
-Adesso dimmi, Zmago: conosci tu qualcuno che decide di vivere aberrando, ossia sistematicamente non ottenendo ciò che desidera e sistematicamente incappando in ciò che avversa?-
-Un individuo del genere non esiste-
-Quindi nessuno che aberri è libero. Conosci qualcuno che decida di vivere avendo paura, di vivere nell’afflizione e nello sconcerto?-
-Che dici mai? Chi sarebbe così pazzo da decidere una cosa del genere?-
-Dunque nessuno che abbia paura, sia afflitto, sia sconcertato è libero; mentre chiunque si è allontanato da afflizioni, paure e sconcerti ebbene costui, per la stessa strada, si è allontanato anche dall'essere servo-
-Ma per essere uomini liberi non basta vivere, come viviamo noi a Lubiana; in una nazione finalmente democratica, dove la libertà è garantita da una Costituzione?-
-La Costituzione garantisce forse i cittadini dalle aberrazioni, dall’afflizione, dalla paura, dallo sconcerto, dalla servitù a tiranni di fuori e tiranni di dentro, dall’infelicità?-
-Non li garantisce, ma ne favorisce la libertà-
-Non lo nego in assoluto, ma la tua affermazione implicava che fosse sufficiente la Costituzione. E questa, da sola, non basta. La nostra libertà riposa, in ultima analisi, nella nostra Proairesi e dunque nella nostra conoscenza della natura delle cose-
-Devo ammettere che è così. È una bella sfida, ed io mi sento pronto ad essa-
Il piccolo Darko, che trotterella dando la mano al suo papà, improvvisamente è inciampato, è caduto sul marciapiede di via Miklosiceva ed ha cominciato a piangere.
Zmago lo solleva da terra, lo stringe amorevolmente tra le braccia e lo accarezza. Darko smette di lamentarsi ed abbandona fiducioso il capo sulla spalla del suo papà.
Barbara Jelincic guarda il bambino chiudere gli occhietti e si sente stringere il cuore al pensiero che il destino di Darko è purtroppo ormai quello di non trovare mai più, a confortarlo, anche le braccia di sua madre.

 

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USS 083 - Sri Lanka, Nakulgamuwa

Nel primo pomeriggio Arumugam Rajapakse si è messo in cammino ed ha raggiunto Nakulgamuwa, dove la sorte gli ha fatto riincontrare Ranil, da lui conosciuto casualmente, alcuni mesi prima, al mercato di Tangalla. Abbandonato il Tibet, dove aveva soggiornato due anni in un monastero Buddista, Ranil vive ora in una grossa capanna sulla spiaggia di Nakulgamuwa e, avendo di mira la fama letteraria, ha fatto della scrittura la sua unica occupazione.
-Ranil, perciò io dico spesso: studiate l’argomento ed abbiate a portata di mano la conoscenza di ciò verso cui bisogna essere coraggiosi e di ciò verso cui bisogna disporsi con cautela, giacché di fronte a ciò che è aproairetico bisogna essere coraggiosi mentre quando si tratta di ciò che è proairetico bisogna essere molto cauti-
-Arumugam, ma non ti ho appena letto alcuni miei testi? Non hai capito a cosa lavoro?-
-A cosa lavori? Ad elocuzioni. Abbi le tue elocuzioni. Riconosco che sei una volpe dello stile. Ti basta questo?-
-Non mi basta. Voglio altri riconoscimenti, ed anche denaro e fama-
-Sei sulla strada sbagliata, Ranil, per quanto riguarda desiderio ed avversione. Mostri di fallire le mete che ti sei posto, e di incappare in quanto non vuoi. Altri riconoscimenti, denaro, fama, sono forse in tuo esclusivo potere? Ai giri di parole sui quali ti assilli devi attribuire meno importanza, rimuoverli dalle tue priorità ed in qualche modo cancellarli. Lasciali ad altri, agli incoscienti o ai beati, a coloro che ne hanno agio grazie al loro dominio sullo sconcerto o a coloro che, per stupidaggine, nulla computano del seguito. Ecco, prendi questo-
-Cos’è?-
-Una mangostina. È il frutto tropicale più squisito che esista-
-E come si mangia?-
-Apri la spessa buccia violacea. All’interno troverai un cuore tondeggiante formato da alcuni spicchi bianchi come neve. Questa è la parte deliziosa del frutto. È morbida, delicata ed ha un sapore che io paragono a quello di fragole, miele e champagne ben fusi insieme-
-Da dove viene?-
-L’ho raccolta io stesso da un albero, venendo qui-
-Qual è il nome dell’albero?-
-Tutti lo chiamano mangostano, ma io lo chiamo ‘l’albero della diairesi’-
Sempre a piedi, Arumugam è poi ritornato a Tangalla camminando con felicità infinita. Quando ha avuto fame, si è fermato a mangiare un avocado in una bettola. Poco prima di Mawella ha incrociato un funerale di povera gente.

 

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USS 084 - Bahamas, Nassau

-Cynthia Acklins, prometti di dire la verità?-
-Lo prometto-
-È per tua libera scelta e di tua spontanea volontà che sei qui?-
-No-
-Cynthia Acklins, prometti a Dio castità, povertà e obbedienza?-
-No, Monsignore-
Fingendo di non aver sentito bene, Monsignor Pratt ha ripetuto:
-Cynthia Acklins, prometti a Dio castità, povertà e obbedienza?-
Con voce ancora più decisa, Cynthia ha ripetuto:
-No, Monsignore-
Allora Monsignor Pratt si è interrotto ed ha detto:
-Figliola mia, riprenditi ed ascoltami-
-Monsignore, ha risposto Cynthia, voi mi chiedete se prometto a Dio castità, povertà e obbedienza. Vi ho sentito bene e vi rispondo di no-
Poi Cynthia si è voltata verso i presenti, tra i quali si era levato un gran mormorio, ed ha fatto cenno di voler parlare. Il mormorio è cessato, ma Cynthia ha potuto soltanto dire:
-Signori, vi chiamo tutti a testimoni…-
A questo punto alcune monache hanno strattonato e trascinato via Cynthia così da impedirle di proseguire.
Monsignor Pratt, bianco in volto, si accascia sul seggio dorato alle sue spalle. La testa gli si riversa all’indietro, lo sguardo si perde nel vuoto, la bocca rimane semiaperta. A torturarlo è il ricordo di quando lasciò Freeport e Grand Bahama per cercare fortuna nella capitale Nassau.
-Perry Pratt, nipote mio, ed ora che è venuto il momento della tua partenza, partirai per mostrare quella roba, per leggerla e fare il frivolo?-
-Perché la chiami ‘quella roba’, zio? Guarda, guarda come sono diventato bravo a comporre discorsi!-
-No, Perry. Dovresti piuttosto dirmi: guarda come desiderando non fallisco; guarda come avversando non incappo in quanto avverso. Porta morte e lo riconoscerai. Porta dolori, porta carcere, porta discredito, porta una sentenza di condanna. Questo è lo sfoggio che vorrei da un giovane come te. Il resto lascialo ad altri. Altri studino processi, altri eccellano in questioni teologiche o matematiche. Tu nel morire, tu nell’essere messo in catene, torturato, confinato. E tutto questo con coraggio, confidando in chi ti ha giudicato degno di questo ufficio, assegnato al quale sfoggerai cosa può un egemonico che pratica la diairesi schierato dinanzi a forze aproairetiche-
Ogni soccorso e ogni sforzo di rianimare Monsignore è stato vano.

 

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USS 085 - Belgium, Charleroi

-Dove stai andando, Bart?- gli ha chiesto Vera Javaux
-Vera, devo andare a Bruxelles per un processo-
-Che ti riguarda direttamente?-
-Sì, purtroppo. È una vecchia e maledetta storia, troppo complicata da raccontare adesso. Sappi soltanto che sono innocente-
-Ti credo, ma pensi che questo ti basterà per essere assolto?-
-Tu hai dei dubbi?-
-Bart, non saresti il primo innocente ad essere condannato. Dunque, vedi cosa vuoi serbare e dove vuoi concludere-
-Io voglio soltanto che sia riconosciuta la mia innocenza!-
-Il riconoscimento della tua innocenza non dipende da te, ma dal giudizio che avrà di te la Corte-
-E se la Corte mi condannasse? Ciò sarebbe talmente assurdo che non voglio neanche pensare a questa eventualità-
-Purtroppo non è così assurdo come immagini. Dinanzi a qualunque imputato vi sono due percorsi possibili e alternativi. Il primo è quello di fare qualunque cosa pur di essere assolto. Il secondo è quello di serbare la propria Proairesi in accordo con la natura delle cose, qualunque sia l’andamento del processo-
-Spiegati meglio, Vera-
-Bart, se disponi di serbare la tua Proairesi in accordo con la natura delle cose, hai ogni sicurezza, ogni facilitazione e non hai fastidi. Disponendo infatti di serbare incondizionato quanto è in tuo esclusivo potere e quanto è libero per natura e di questo accontentandoti, di cosa ti impensierisci ancora? Se disponi di essere rispettoso di te e degli altri e leale, chi non te lo permetterà? Se disponi di non essere impedito né costretto, chi ti costringerà a desiderare ciò che non reputi; chi ti costringerà ad avversare ciò che non ti pare? Se invece sei disposto a fare qualunque cosa pur di essere assolto, ti dico: fa' subito tutti i preparativi possibili e analizza bene la natura del giudice e del tuo avversario. Se bisognerà avvinghiare ginocchia, avvinghia le ginocchia; se bisognerà singhiozzare, singhiozza; se mugugnare, mugugna. Giacché se tu assoggetti la tua Proairesi agli oggetti esterni, allora sii servo fino in fondo e non tirarti indietro-
-Suggeriscimi cosa devo fare, Vera!-
-Cosa devo suggerirti?-
-Suggeriscimi cosa devo fare per essere sicuro di essere assolto senza che ne scapiti la mia dignità!-
-Il solo suggerimento che posso darti è questo: quando sarai a Bruxelles davanti al giudice, fa in modo che il tuo intelletto, qualunque cosa accada, a questo si adatti-
-No, Vera. Questo che dici non mi serve a nulla. Io voglio essere sicuro del riconoscimento della mia innocenza!-
-Bart, la tua richiesta è simile a quella di un analfabeta che viene da te e ti chiede: ‘Dimmi cosa scrivere quando mi verrà dettato qualche nome’. Se infatti tu gli insegnerai come si scrive ‘Charleroi’’ e poi invece gli viene dettato il nome ‘Mechelen’, cosa accadrà? Cosa scriverà quell’analfabeta? Se invece tu hai studiato a scrivere, sei anche preparato a scrivere qualunque parola ti venga dettata-

 

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USS 086 - Bolivia, Cochabamba

-Jaime, ho bisogno di una lettera di raccomandazione-
-Che novità è questa, Gonzalo?-
-Ho bisogno di una lettera di raccomandazione, che devi indirizzare al Capo Ufficio del Personale del Ministero dell’Interno a La Paz-
-Non una semplice lettera di referenze?-
-Quella l’ho già scritta io stesso-
-Ma non eri tu a giurare e spergiurare che non avresti mai fatto a nessuno una richiesta del genere?-
-Jaime, si tratta di un posto di lavoro, e qui a Cochabamba non c’è nessuno più conosciuto di te sul cui giudizio quelli del Ministero potrebbero basarsi-
-Tu mi sopravvaluti, Gonzalo. A parte il fatto che a La Paz nessuno conosce Jaime Quiroga Huanca, cosa dovrei scrivere? Che sei un ottimo elemento?-
-Beh, qualcosa del genere-
-Che tu sia un essere umano, il Capo Ufficio del Personale lo riconoscerà semplicemente vedendoti. Che tu sia un buon elemento o un cattivo elemento lo riconoscerà man mano, se è esperto nel vagliare gli uni e gli altri. Se invece è inesperto, non lo riconoscerà neppure se io gli scrivessi non una ma cento lettere di raccomandazione-

 

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USS 087 - Belarus, Vitebsk

-Se tu, Serghei, qui a Vitebsk, lasciata cadere la lealtà per la quale siamo nati, rubi una cosa qualunque al tuo vicino, che fai?-
-Faccio quello che mi pare-
-Su questo non c’è dubbio. Ma mandi anche in malora e levi di mezzo qualcosa-
-Cosa?-
-L'uomo leale, rispettoso di sé e degli altri, il sacrosanto che siamo!-
-Ma che dici? Io sono pieno di difetti, sono un poveraccio, una nullità-
-Capace però di rubare qualcosa al tuo vicino-
-Uffà, Valentina! Mica è colpa mia se chi ho vicino non fa buona guardia alle sue cose-
-Quando ti fa comodo, non esiti a sottovalutarti, Serghei. Questo è il modo che usi per discolparti e dare sempre la colpa a qualcun altro-
-Solo questo? Bere buoni vini, rimpinzarsi di cibi delicati, rotolarsi sulle belle donne, riposare in letti morbidi; eccettuato questo, il resto non è nient’altro che stupidità-
-Complimenti, Serghei! E pensi di fare ancora più strada?-
-Certamente. Lascerò presto Vitebsk e andrò a vivere a Minsk. Essere un uomo leale, rispettoso di sé e degli altri, il ‘sacrosanto che siamo’, come dici tu: paroloni! A cosa porterebbe?-
-Lo lascio dire a te-
-Alla gelosia, ai dissapori, alla persecuzione. Invece, bisogna fare la corte, perdiana! Fare la corte ai grandi, studiarne i gusti, prestarsi alle loro fantasie, servirne i vizi e approvarne le ingiustizie: ecco il segreto!-
-Ti ringrazio per avermelo svelato-
-Cara la mia Valentina Lukashenko! Tutti lodano la virtù, ma poi l’odiano e la fuggono perché trovano che ti agghiaccia di freddo e, a questo mondo, bisogna avere i piedi caldi-
-Credono di conoscerla, Serghei; ma in realtà ignorano di cosa si tratti e forse, ma vorrei sbagliarmi, non sono neppure fatti per impararlo. Tu per primo-

 

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USS 088 - Brazil, Rio de Janeiro

Quando c’è troppo vento o il tempo è piovoso, Luis Marques Carneiro si rifugia nel Café de Paris e qui si diverte a veder giocare agli scacchi. Rio de Janeiro è il luogo del mondo e il Café de Paris il luogo di Rio dove si gioca meglio a questo gioco. È qui che assaltano Alencar il profondo, Rabelo il sottile, il solido Campos, e che si vedono le mosse più straordinarie.
-Luis, perché sei affascinato dal gioco degli scacchi?-
-Henrique, perché è l’unico gioco che io conosca nel quale la sorte non ha alcun peso-
-Nella vita invece non è così. Qui la sorte ha un grande peso-
-Evidentemente. La sorte ha un grandissimo peso nella nostra vita e siamo da essa condizionati continuamente-
-Dobbiamo dare un nome a questa dimensione della nostra vita che è condizionata dalla sorte. Che io sappia, Luis, nessuno finora l’ha fatto-
-Sono d’accordo, Henrique: è tempo che l’abbia. Oggi qui, a Rio de Janeiro, in una giornata piovosa, la battezziamo chiamandola dimensione ‘aproairetica’ della nostra vita. In questo ambito nulla è in nostro esclusivo potere-
-La nostra vita è tutta qui?-
-Sarebbe tutta qui se non ci fosse il gioco degli scacchi e quelli che ne sono diretti congeneri, come la dama. Vedi, Henrique, i pezzi degli scacchi sono gli stessi per i due giocatori e le regole sono precise. La sorte decide soltanto il colore dei pezzi che ti toccheranno e quindi chi deve fare la prima mossa, ma poi non ha più alcun peso-
-Fammi capire meglio-
-Per capire meglio, devi riconoscere che nella nostra vita esiste anche una dimensione che non è condizionata dalla sorte-
-Sono pronto a riconoscerlo, Luis, e dobbiamo dare un nome anche ad essa-
-La chiameremo dimensione ‘proairetica’ della nostra vita-
-Torniamo agli scacchi-
-Sì, torniamo agli scacchi. Cos'è aproairetico nel gioco degli scacchi? Ripetiamolo. Aproairetico nel gioco degli scacchi è il colore, bianco o nero, dei pezzi con i quali dovrai giocare-
-Da questo momento in poi nulla è più aproairetico?-
-Se volessimo analizzare con finezza tutti i particolari, vedremmo che vi è ancora un aspetto in cui la dimensione aproairetica ha un ruolo, ma si tratta di un dettaglio che per ora possiamo tranquillamente trascurare. Dunque una partita a scacchi è essenzialmente ed unicamente un esercizio di Proairesi-
-Non sono sicuro di capire bene quel che intendi dire-
-Parlo di esercizio di Proairesi per dire che la concezione di ogni singola mossa è in nostro esclusivo potere e che il risultato finale del gioco dipende unicamente dall’abilità delle due Proairesi che vi si sono applicate-
-Vale lo stesso discorso anche per il gioco della dama?-
-Sì, anche per la dama vale il discorso che ho fatto per gli scacchi-
-Vale anche per i comuni giochi di carte a due o più giocatori?-
-No. In questo caso la sorte può condizionare in modo determinante l’esito della partita. Infatti ti possono capitare delle smazzate con le quali, indipendentemente dalla tua abilità, non puoi che perdere-
-Il che e equivale a dire che qui la dimensione aproairetica è prevalente-
-Esattamente. Vediamo in quali altri giochi la dimensione aproairetica è prevalente. Henrique, citane qualcuno a caso e io ti risponderò-
-Il calcio-
-Aproairetica prevalente-
-La pallacanestro-
-Aproairetica prevalente-
-Il biliardo-
-Aproairetica prevalente-
-Il tennis-
-Aproairetica prevalente. Potremmo continuare così all’infinito senza trovare mai un gioco della classe di quello degli scacchi e dei suoi congeneri-

 

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USS 089 - Poland, Varsavia

-Roman, quando ti sento parlare del gioco degli scacchi, mi sembra quasi che tu stia parlando della nostra vita-
-Non sei lontano dal vero, Jaroslaw. Come ci ha insegnato Luis Marques Carneiro, ‘aproairetico’, nel gioco degli scacchi, è soltanto il colore dei pezzi che ti toccheranno, mentre lo sviluppo del gioco è interamente un esercizio di Proairesi. La vita degli esseri umani, invece, è un gioco nel quale la sorte ha un peso importante, già a partire dalla nostra nascita. Infatti, a differenza che nel gioco degli scacchi, nessuno di noi ha in sorte gli stessi identici pezzi di tutti gli altri. Ciascuno di noi ne ha una combinazione differente. Uno ha più torri e meno alfieri, un altro meno pedoni e più di una regina, e così via-
-Tutti però abbiamo un solo re!-
-Sì, ecco: il re rappresenta proprio la nostra Proairesi, ossia ciò che dobbiamo assolutamente salvaguardare e difendere in ogni circostanza. Una volta riconosciuto che, nascendo, abbiamo tutti ricevuto un re, possiamo parlare della dimensione ‘aproairetica’ della nostra vita come dei ‘materiali’ dell’esistenza. Se misuriamo la nostra felicità e la nostra infelicità unicamente in base al numero e alla qualità dei pezzi che abbiamo ricevuto in sorte, noi diamo ai ‘materiali’ rilievo cento e alla dimensione proairetica, ossia al nostro ‘uso’ di quei materiali rilievo zero. Ne conseguono, nel nostro comportamento, instabilità, sconcerto, avventatezza, negligenza-
-Vedo queste conseguenze, Roman Piesiewicz. E cosa accade se invertiamo l’ordine dei fattori?-
-Bada che se moltiplichi qualunque numero per zero, il risultato sarà sempre zero-
-Non importa, proviamo lo stesso-
-Invertiamo l’ordine dei fattori e diamo allora alla dimensione proairetica, ossia al nostro ‘uso’ rilievo cento e ai ‘materiali’ rilievo zero. Jaroslaw, questo rilievo zero ai materiali, cosa significa per te?-
-Significa che dei ‘materiali’ posso del tutto fare a meno. Significa che mi rifiuto di usarli e che, quando non mi rifiuto di usarli, li uso con negligenza e trascuratezza-
-Il rifiuto di cui parli è impossibile, giacché la tua semplice sopravvivenza è indissolubilmente legata alla disponibilità dei ‘materiali’. In questo caso, è come se tu rifiutassi di giocare la partita a scacchi! Se poi tu usi i pezzi che hai avuto in sorte con negligenza e trascuratezza, come potrai salvaguardare e difendere il tuo re? Dando in modo irrazionale rilievo zero ai ‘materiali’, hai in effetti dato rilievo zero al tuo ’uso’ dei materiali, mentre è soltanto il corretto ‘uso’ dei materiali che può farti considerare un buon giocatore di scacchi-
-Se non è questo il modo di affrontare la questione, come bisogna allora affrontarla?-
-I ‘materiali’ sono indifferenti per la nostra felicità o infelicità ma, a questo fine, il loro ‘uso’ non è indifferente. Come si serberanno stabilità di giudizio, dominio sullo sconcerto, ed insieme la solerzia che ci evita di essere avventati e negligenti nella vita?-
-Imitando i bravi giocatori di scacchi-
-Esattamente, Jaroslaw. I pezzi degli scacchi ci sono stati dati dalla sorte e noi non abbiamo, in ciò, alcuna colpa né alcun merito. Usare con solerzia ed arte quelli che abbiamo: ecco quale dev’essere l'opera nostra. Dunque nessun rifiuto dei materiali è in accordo con la natura delle cose, come pure nessun uso di essi che sia negligente e trascurato. Il solo modo di comportarci che sia in accordo con la natura delle cose è quello di giocare e di giocare con solerzia-
-Ma poi tanto la partita finisce sempre con la nostra morte!-
-Perché parli così? Tu parli così perché, implicitamente, consideri la nascita una vittoria e la morte una sconfitta. Prova a giudicarla invece rettamente, ossia come il termine naturale di qualcosa che ha avuto un inizio. Cosa c’è di strano in questo? La partita deve comunque finire. Se proprio non vuoi considerarti un vincitore, considera la partita patta! Vorresti, di nuovo in modo contrario alla natura delle cose, essere tu a stabilire le regole, a fissare le leggi della Materia Immortale, ad essere il Tutto, quando non ne sei invece che una parte?-
Varsavia oggi è fredda e piovosa. Nel Café de la Régence, a Jaroslaw Giertych questa volta è toccato il bianco.

 

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USS 090 - Saint Lucia, Castries

-Martinus, bene e male sono dentro di te e non fuori di te-
-Dentro di me, Sonia? E dove?-
-Nella tua Proairesi, ossia in quella facoltà libera, infinita, inasservibile e insubordinabile che la natura ti ha dato e che scaturisce da ciò che è scritto nel tuo DNA-
-E cosa sono bene e male?-
-Sono giudizi della tua Proairesi. Quando essa si atteggia secondo la natura delle cose, quando sceglie la diairesi, concepisce i giudizi che sono ‘il bene’ e che in quella determinata circostanza faranno di te un uomo felice. Quando, al contrario, essa sceglie la controdiairesi, quando si atteggia contro la natura delle cose, concepisce i giudizi che sono ‘il male’ e che fanno di te un essere umano infelice-
-Questo che dici vale soltanto per me oppure per tutti gli uomini?-
-Vale indistintamente per tutti gli esseri umani e tutti gli uomini-
-Tu fai differenza tra gli esseri umani e gli uomini?-
-Sì. Io chiamo esseri umani tutti noi, giacché tutti noi siamo dotati di Proairesi. Chiamo però ‘uomini’ soltanto gli esseri umani felici, ossia coloro che usano correttamente la diairesi. E invito anche te, Martinus, a tenere presente questa distinzione, ad usare un nuovo linguaggio-
-Sonia, se bene e male sono dentro di me e non fuori di me, significa forse che essi esistono unicamente in me?-
-No. Bene e male non esistono unicamente in te. Ciò che vale per te vale anche indistintamente per tutti gli altri esseri umani. Bene e male sono dentro di te, ma tu non sei l’unico essere umano al mondo. Bene e male sono dunque anche fuori di te, nel senso che esistono nella Proairesi di tutti gli altri esseri umani attualmente viventi-
-Allora, se sparisse il genere umano non vi sarebbero più, nell’Universo, né bene né male?-
-È esattamente così. L’Universo è esistito per miliardi di anni senza che esistessero né bene né male. Soltanto la comparsa di esseri umani come noi, negli ultimi centomila anni circa, ha fatto sorgere questa aurora-
-Che può anche tramontare?-
-Certamente. E anche se così fosse, la Materia Immortale continuerà a procedere lungo il suo maestoso e inarrestabile cammino, la comprensione delle cui origini e dei cui scopi -se pure ci fossero- ci rimarrà per sempre impossibile-
-Ma allora posso dire che bene e male esistono anche fuori di me?-
-Sì, se intendiamo parlare -com’è corretto parlare- del bene e del male che sono la Proairesi di chi incontri e di chi non incontrerai mai, di chi conosci e di chi non conoscerai mai-
Poco oltre il porto di Castries, la baia di La Toc oggi è una semiluna di sabbia luccicante al sole dei Caraibi. Quand’anche Martinus si fosse innamorato di Sonia Louisy, ci sarebbe qualcosa da ridire?

 

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USS 091 - Nauru, Yaren

-Angelita, se la mia Proairesi può essere bene o male, cosa devo pensare della Proairesi di chi non sono io, di quella di un’altra persona qualunque, la quale so poter essere bene o male, come la mia? Il bene o il male di essa possono riversarsi su di me? Può un’altra Proairesi farmi del bene o farmi del male?-
-Kennan, chiediti innanzitutto cos’è per te la Proairesi di un’altra persona. Rispondi a questa domanda: la Proairesi altrui è qualcosa in tuo esclusivo potere oppure no?-
-È chiarissimo che non è in mio esclusivo potere-
-Tutte le entità che non sono in nostro esclusivo potere vanno chiamate entità aproairetiche e quelle che invece sono in nostro esclusivo potere vanno chiamate entità proairetiche. Dunque…-
-Dunque la Proairesi altrui è per me un’entità aproairetica-
-Soltanto le entità proairetiche possono essere bene o male. Tutte le entità aproairetiche devono essere correttamente indicate come ‘né bene né male’ oppure ‘indifferenti’ oppure ancora ‘udeteri’-
-Ecco perché la Proairesi altrui è per me né bene né male!-
-Kennan, può qualcosa che è per te né bene né male, che è per te indifferente, esserti causa di bene o di male?-
-Non può. Giacché soltanto la mia Proairesi può essere per me, ossia per se stessa, causa di bene o di male-
-Hai detto benissimo. Nessuno al mondo potrà mai farti del bene o del male. Questa è la natura delle cose. Soltanto tu puoi fare a te stesso del bene o del male-
-Lo ammetto, Angelita Eijebong. Capisco che è così. Ma adesso ascolta. Noi viviamo nell’unica repubblica che non ha una capitale ufficiale, che è la più piccola nazione-isola ed insieme la più piccola repubblica indipendente al mondo, sì e no mezzo grado a sud dell’equatore nell’oceano Pacifico. Qui è difficile che accadano certe cose. Ma che cosa è successo se io, totalmente incolpevole ed estraneo ai fatti, al termine di una catena di eventi che originano dalla Proairesi di un terrorista, quando sono -poniamo per ipotesi- a Sidney mi ritrovo a terra sanguinante e con una gamba spezzata? Non è successo nulla? Questo non è male?-
-Nell’esempio che tu fai c’è del male, ma dubito che tu sappia dove sta. Ti manca il linguaggio per descrivere correttamente l’accaduto-
-Ti prego, aiutami ad acquisirlo-
-A te pare di avere subito un male e che il terrorista che te lo ha fatto se ne stia, felice e contento, nel bene perché l’attentato ha raggiunto il suo scopo-
-Accidenti, non è così?-
-No, non è così. Cominciamo da te. L’accaduto è per te qualcosa di proairetico o di aproairetico?-
-Aproairetico-
-E dunque?-
-E dunque devo giudicarlo come qualcosa che non è, per me, né bene né male-
-Ottimamente. È avvenuta un’esplosione. Tu ti trovavi casualmente nei paraggi. L’esplosione ti ha investito, causandoti ferite che sanguinano e una gamba spezzata. Puoi affermare senza tema di smentite che il tuo corpo incolpevole sta provando dolore-
-Sto provando un fortissimo dolore. Non posso dire che sto male?-
-Useresti un linguaggio del tutto fuorviante, un linguaggio che devi abbandonare, Kennan! È natura delle cose che il dolore fisico, in quanto entità aproairetica, non sia un male e neppure un bene. Chiamalo qualcosa di sgradevole, antipatico, trova l’aggettivo che ti pare ma il dolore fisico diventa ‘male’ soltanto quando la nostra Proairesi lo trasforma in servile lamentosità, in afflizione. Diventa invece ‘bene’ quando la nostra Proairesi lo trasforma in virile sopportazione, in fortezza. Kennan, cosa ha spezzato l’esplosione di Sidney? La tua gamba o la tua Proairesi?-
-Angelita, mi piacerebbe rispondere: tutte e due. Ma capisco che la mia vera risposta è: la gamba-
-Soltanto la gamba, giacché nulla può spezzare la Proairesi se non essa se stessa. La Proairesi spezzerebbe se stessa se si ritenesse inferiore all’esplosione e dunque ad essa asservibile e da essa subordinabile-
-Se la mia Proairesi si mantiene superiore all’esplosione, superiore al dolore che provo nel corpo, posso dire di stare bene?-
-Sì. Puoi dire di stare bene e di non avere subito alcun male. Il terrorista ha completamente fallito il suo attentato. Anche se non era la tua quella che il terrorista ha di mira, egli vuole sempre spezzare una Proairesi, asservirla e subordinarla. Mentre non è riuscito ad altro che a far scorrere del sangue, a spezzare una gamba-
-Angelita, dov’è allora il ‘male’?-
-Il male, come ti dicevo, nell’accaduto c’è, ed è tutto nella Proairesi del terrorista. Kennan, male è una Proairesi che vede il bene ed il male unicamente fuori di sé, che si nutre di controdiairesi, che va ciecamente contro la natura delle cose, illudendosi di poterla violare ed adattare ai propri maligni e perversi giudizi di falsa liberazione-

 

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USS 092 - Bangladesh, Paharpur

-Iajuddin Nizami, perché si dice degli oggetti e degli eventi esterni ed aproairetici che alcuni sono secondo natura ed altri contro natura?-
-Lo si dice nel linguaggio comune, ma è un modo di parlare del tutto improprio e scorretto-
-Perché è scorretto?-
-Perché tutto ciò che di aproairetico esiste ed accade non può mai essere contro natura-
-Neppure le guerre, le malattie, la morte; insomma tutto ciò che il linguaggio comune considera essere ‘male’?-
-Naziur, nessuna di esse è ‘male’ -e neppure ‘bene’-, poiché nessuna di esse infrange le leggi della Materia Immortale di cui siamo fatti. Nulla di aproairetico può partecipare della sostanza del ‘bene’ o del ‘male’. Fatta questa precisazione torniamo pure alla tua domanda e diamo momentaneamente per accettabile quel modo scorretto e banale di esprimersi. Un conto, allora, è parlare degli oggetti esterni e aproairetici come se essi non avessero relazione alcuna tra di loro e con noi, e un conto è parlarne tenendo invece conto di queste relazioni-
-Puoi farmi degli esempi, affinché io possa capire meglio?-
-Dirò, ad esempio, che per il piede è secondo natura tanto essere pulito quanto essere sporco. Se infatti lo considererai come piede e non come un’entità assoluta, sarà doveroso per il piede ficcarsi anche nel fango, calpestare delle spine e, all'occorrenza, essere amputato a favore dell'intero corpo-
-Altrimenti?-
-Altrimenti non sarebbe più un piede-
-Si deve concepire qualcosa di simile anche a nostro riguardo?-
-Credo proprio di sì. Cosa sono io?-
-Un essere umano-
-Se mi consideri come assoluto, è secondo natura che io viva fino alla vecchiaia, che sia benestante, che sia in buona salute. Ma se mi consideri come individuo che è parte di un certo intero, a causa di quell'intero è doveroso che io ora sia ammalato, ora navighi e corra dei pericoli, ora difetti di mezzi di sussistenza e, all'occorrenza, muoia anzitempo-
-E per questo non fremi? Non la ritieni una ingiustizia?-
-Naziur, non capisci che, come quello non sarebbe più un piede, così neppure io sarei più un uomo?-
-Già, cos’è un uomo?-
-L’uomo è anch’egli parte di un intero-
-Iajuddin, dunque proprio a te tocca domani essere processato a Dacca?-
-Si, Naziur, proprio a me tocca domani lasciare Paharpur. Come ad un altro è toccato ieri di avere la febbre, ad un altro tocca ora di viaggiare e ad un altro ancora tocca proprio domani di morire. Giacché a coloro che vivono con un corpo, in questo contesto, insieme a queste creature, è impossibile non accadano contemporaneamente, ora all'uno ora all'altro, cose simili-

 

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USS 093 - Botswana, Gaborone

-Otswoletse, il semplice fatto di essere in vita non è dunque né bene né male?-
-Sì, Otlaadisa: il vivere è indifferente. A non essere indifferente è l’uso che facciamo di questo vivere-
-Quando sento dire che qualcosa è ‘indifferente’, io tendo subito a trarne la conclusione che quella cosa non vale nulla e che non merita il mio interesse-
-La tua è una conclusione sbagliata, Otlaadisa. Sbagliata, perchè non analizzi le rappresentazioni e te ne fai trascinare come un cane al guinzaglio. Quando uno ti abbia detto che una cosa qualunque è indifferente, tu subito diventi sciatto e trascurato nei suoi confronti-
-Mi capita proprio questo-
-E se invece uno ti invita a mostrare solerzia per qualcosa, tu subito perdi le distanze e te ne infatui, diventandone servo nell’animo-
-Accidenti, è proprio così! Ma come fai a saperlo?-
-Tranquillizzati Otlaadisa. Non sei il solo a comportarti in questo modo-
-Per togliermi il guinzaglio dal collo, allora, cosa mi manca?-
-Ti manca la diairesi; ti manca l’uso quotidiano, metodico, della diairesi-
-Della diairesi?-
-Sì, della diairesi. Non ricordi le parole di Eva Strache-Nowotny quando venne qui a Gaborone e ce ne parlò?-
-Hai ragione, adesso ricordo! Eva faceva l’esempio di una persona alla quale viene chiesto di recarsi a salutare un certo personaggio importante:
‘Parti ed ossequia il tale’
‘Lo ossequio’
‘Come?’
‘Senza servilismo’
‘Ma non ti ha ricevuto’
‘Chi trova la porta chiusa, è necessario o che si ritiri o che entri dalla finestra, ed io non ho mai imparato ad entrare in casa della gente passando dalla finestra’
‘Parlagli anche’
‘Gli parlo’
‘In che modo?’
‘Senza servilismo’
‘Ma non hai ottenuto ascolto alle tue parole’
‘Questo sarebbe forse opera mia? No, è opera di quello. Perché dunque dovrei pretendere quanto è allotrio, quanto non è affatto in mio potere?’
Queste erano le parole di Eva-
-Ecco, Otlaadisa, la diairesi all’opera. Ricordando sempre cos'è tuo e cos'è allotrio non cadrai mai più preda dello sconcerto e della disistima per te stesso-
-Otswoletse Setshwaelo, Eva faceva anche un altro esempio che in questo momento non ricordo. Lo ricordi tu?-
-Sì, Otlaadisa. L’esempio era quello di un ministro dell’imperatore nell’antica Roma il quale sta parlando con un filosofo stoico:
‘Al cospetto di Cesare, la mia testa è in pericolo!’

‘Ed io non sono in pericolo, io che abito a Nicopoli dove ci sono così forti terremoti? Proprio tu, quando solchi l'Adriatico, che pericoli corri? Non è in pericolo la tua testa?’
‘Ma anche le mie concezioni, al cospetto di Cesare, sono in pericolo!’
‘Le tue? E come? Chi può costringerti a concepire qualcosa che non vuoi? In pericolo per quelle di un altro? E quale pericolo corri tu che altri concepiscano delle falsità?’
‘Ma corro il pericolo di essere licenziato e poi confinato!’
‘Cosa significa essere confinato? Non significa forse essere altrove che a Roma?’
‘Sì, significa questo’
‘E allora? Cosa c’è di tanto strano nell’essere altrove che a Roma?’
‘E se sarò mandato a Giaro?’
‘Se la cosa farà per te, partirai. Se no, hai per dove partire invece che per Giaro; un luogo dove anche quello che ti manda a Giaro verrà, lo voglia o no’
Ecco, Otlaadisa, le altre parole di Eva. Tu soltanto ricordati di quella diairesi grazie alla quale si definisce quanto è in tuo esclusivo potere e quanto non lo è. Non pretendere mai alcunché di allotrio. Tribuna e prigione sono, l'una e l'altra, un posto; la tribuna, elevato; la prigione, miserabile. Ma la Proairesi dell’uomo può essere custodita pari, se pari disporrai di custodirla, nell'uno e nell'altro posto-

 

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USS 094 - Andorra, Andorra la Vella

-Jelena Pintat, perché gli esseri umani sono infelici?-
-Jaume, perché sono deboli-
-Ma come, deboli? Anche dei marcantoni forzuti, con dei bicipiti da palestra, sono infelici! Dunque deboli in cosa?-
-Deboli nella comprensione e nell’uso della diairesi, Jaume-
-Chi è debole nella diairesi non ha altri punti di forza?-
-Come no? È fortissimo nell’uso della controdiairesi. Come sai bene, la controdiairesi è il supergiudizio, contrario alla diairesi, che afferma in mio esclusivo potere quanto non è in mio esclusivo potere oppure non essere in mio esclusivo potere quanto invece è in mio esclusivo potere-
-Perché prima parlavi di comprensione e uso della diairesi e un momento fa, a proposito di controdiairesi, hai parlato solo di uso?-
-Bravo, vedo che hai fatto attenzione alle mie parole! Chi usa la controdiairesi non ha la comprensione dello strumento che sta usando giacché, se ne avesse la comprensione, sarebbe cosciente di essere egli stesso la causa della propria infelicità, la quale è male-
-E se se ne rendesse conto?-
-Il rendersene conto equivale al passaggio dalla controdiairesi alla diairesi, da un atteggiamento che è contrario alla natura delle cose ad un atteggiamento che è in armonia con la natura delle cose-
-Jelena, perché questo passaggio è così raro e difficile?-
-Gli esseri umani nascono deboli, in uno stato di naturale, inevitabile dipendenza da chi li ha messi al mondo-
-Sono assolutamente d’accordo con te-
-Il neonato succhia la controdiairesi insieme con il latte materno, e fino all’adolescenza la controdiairesi gli è essenziale per sopravvivere. In questo stato egli vede il bene ed il male unicamente fuori di sé e fa i capricci sia per l’uno che per l’altro-
-E poi?-
-E poi, nella prima gioventù, scopre che c’è qualcosa che non quadra, in quanto comincia ad essere ripetutamente frustrato nei propri desideri e ad incappare continuamente in cose che avversa-
-Le prime pene d’amore, per esempio?-
-Ecco, proprio quelle, per esempio; ma anche per eventi concernenti lo studio, il sesso o il lavoro. Anche se la vera scoperta di avere una Proairesi e un, per ora, oscuro sentore della diairesi, coincidono generalmente con la scoperta della possibilità del suicidio-
-Jelena, a me è successo di scoprirlo anni fa, proprio qui dove siamo, ad Andorra, camminando lungo il muraglione che ripara la strada dal precipizio che vedi. E poi?-
-E poi se il giovane continua la sua sincera ricerca ed ha la fortuna di trovare dei buoni maestri, diventa padrone della chiave della propria felicità, rappresentata dalla diairesi-
-Quello che dici vale per tutti noi o soltanto per alcuni?-
-Per tutti indistintamente, Jaume. La natura delle cose è inviolabile, non ha pietà per nessuno e il più forte prevarrà sempre sul più debole. Chi usa la diairesi non ha bisogno di sollevare neanche un dito per essere felice-
-E chi usa la controdiairesi?-
-Chi usa la controdiairesi permane indefinitamente nel suo stato infantile di schiavitù e non potrà essere felice neppure se riuscisse a mettere tutto il mondo ai suoi piedi!-
-Dunque tu dici che le guerre furono cercate, dichiarate e combattute a causa di masse di individui che erano rimasti allo stato di bambocci?-
-Sì, Jaume; e non farti ingannare dalle loro cariche di onorevoli o di senatori, dalle loro divise, dalle loro armi, dalle loro barbe, dai loro soldi né dalle loro parole-

 

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USS 095 - Dominica, Roseau

-Phyllis, secondo te è possibile mangiare in un modo che renda evidente l’uso della diairesi?-
-Judith, se è possibile fare una cosa qualunque con giustezza, buona intelligenza e insieme con padronanza di sé e compostezza, non è anche secondo diairesi?-
-Che fare, quando si chiede dell’acqua fredda e invece il cameriere o non ti dà retta oppure te la porta tiepida?-
-Non esasperarsi per questo, non berciare: non è anche questo comportarsi secondo diairesi?-
-È vero, Phyllis; giacché ciò che il cameriere farà non è in mio esclusivo potere. Però però, come si fa a sopportare cose del genere?-
-Judith, non tollererai un tuo fratello; qualcuno nato con i tuoi medesimi geni e della tua stessa discendenza? Se tu fossi assegnata ad un ufficio eminente, subito diventeresti una tiranna? Dimenticheresti subito chi sei e su chi comandi? Che comandi su tuoi congeneri e fratelli?-
-Sì, ma io li pago ed essi mi devono ubbidire!-
-Vedi dove miri? Ti rendi conto che miri a terra, al baratro, a quelle disgraziate leggi da cadaveri di una volta, e non miri alla diairesi?-
Phyllis Rhys e la sua amica Judith Skerrit hanno appena lasciato l’appartamentino che affittano in Munro Street, nel centro di Roseau. Insieme ad alcune decine di altri passeggeri, stanno per imbarcarsi sulla ‘Princess Star’ in crociera nei Carabi.

 

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USS 096 - China, Badaling

A Badaling, a sessanta chilometri da Pechino, la grande muraglia cinese ha una base di lastroni di pietra, sormontata da una copertura e da spalti in mattoni.
Proprio ora nel cielo verso nord, verso la Mongolia, dove Hsin-fa Huang e Zhou Hung-er guardano, si sta disegnando un immenso, doppio arcobaleno.
-Hsin-fa, secondo te qual è la sostanza del bene?-
-Zhou, dobbiamo rifarci agli antichi, eterni e veri maestri che ce lo hanno insegnato-
-E cos’hanno detto questi maestri?-
-Ti porrò le domande che, a suo tempo, furono poste a me. Innanzitutto dobbiamo stabilire dove cercare la sostanza del bene. Zhou, la sostanza del bene va ricercata in un minerale?-
-No, Hsin-fa-
-In un vegetale o in qualunque altro essere sprovvisto di ragione?-
-In nessuno di questi. La sostanza del bene esige la presenza della ragione e non può essere associata che ad essa-
-Dunque dobbiamo cercarla in ciò che fa la differenza tra un essere sprovvisto di ragione e un essere provvisto di ragione. Minerali e vegetali sono atti all’uso delle rappresentazioni?-
-No, né una pietra né un filo d’erba possiedono organi capaci di produrre delle rappresentazioni-
-Per questo non parliamo mai di ‘bene’ a loro proposito. Ne consegue che il bene ha, come minimo, bisogno dell’uso delle rappresentazioni. Proprio soltanto dell’uso?-
-Sono interdetto nel risponderti-
-Se ci fosse bisogno soltanto dell’uso delle rappresentazioni, allora potremmo parlare di bene e di male, di libertà, di felicità e infelicità anche a proposito della maggior parte degli animali, i quali usano certamente le rappresentazioni-
-Se penso alle api o ai cani da caccia sono sicuro di non sbagliare quando li dico abilissimi nell’uso delle rappresentazioni-
-E lo stesso vale per moltissimi altri animali, i quali hanno una raffinata capacità di uso delle rappresentazioni. Eppure non parliamo a loro proposito di ‘beni’ poiché manca loro qualcosa che soltanto l’uomo possiede-
-Capisco adesso dove non si può non arrivare-
-Alla conclusione, appunto, che nessun animale, salvo l’uomo, ha la ‘comprensione dell’uso’ delle rappresentazioni. Comprensione dell’uso delle rappresentazioni è un altro nome che possiamo dare alla ragione umana. Minerali, vegetali, animali; tutti siamo fatti degli stessi atomi, della stessa Materia Immortale. Ma l’aurora del bene, della retta ragione, spunta dalla Materia Immortale esclusivamente attraverso la carne dell’uomo, come un arcobaleno dall’atmosfera-
-E anche quella del male?-
-Ovviamente, Zhou-

 

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USS 097 - Namibia, Deserto del Kalahari

Partiti da Windhoeck, Hifikepunye Ohangwena e Kuaima Okavango sono diretti al lago Ngami e stanno attraversando il deserto del Kalahari. Il percorso che seguono è quello tracciato, in anni lontanissimi, da David Livingstone e William C. Oswell.
-Kuaima, dunque la Proairesi è per natura superiore a qualunque altra facoltà umana ed a qualunque evento aproairetico-
-Su quale base fai questa affermazione? Hifikepunye, lo affermi per semplice definizione?-
-No, lo affermo per conoscenza empirica, per esperienza pratica. Guardati intorno e riconoscerai che la più cieca ostinazione nell’errore e la più sublime perseveranza nella rettitudine sono due modi opposti di manifestarsi di una sola ed identica facoltà-
-Chi o che cosa rende dunque serva la Proairesi e la induce nell’errore e nel male?-
-Nulla di aproairetico ha questa capacità. È la Proairesi stessa ad operare su se stessa una simile perversione-
-E perché accade questo, che a prima vista sembra un’assurdità?-
-Non è più un’assurdità, appena prendi le giuste distanze dal fenomeno e lo guardi nell’insieme dall’alto, nel suo contesto complessivo. Se infatti la Proairesi è libertà infinita ed è per natura superiore a tutto, è necessario ed imprescindibile che essa abbia anche la libertà di negare questa sua libertà, dichiarandola fittizia e illusoria. Se la Proairesi non avesse questa capacità non sarebbe più libertà infinita. Dunque vedi quanto l’errore sia necessario all’esistenza della rettitudine e quanto la rettitudine lo sia a quella dell’errore, il bene al male e il male al bene-
-Se mi guardo intorno, mi sembra di stare camminando sul filo di un rasoio-
-Poiché questa è la natura delle cose, è qui che dobbiamo camminare, e camminare senza paura-
-Dispiace però vedere che alcuni soccombono-
-Può certo dispiacere, ma è male soltanto per chi soccombe, non per chi lo vede purtroppo soccombere. E sappiamo anche di più, ossia che ciò è inevitabile e che chi soccombe è unico responsabile della sua sorte-

 

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USS 098 - Papua New Guinea, Port Moresby

Mekere Sandaun è nato e vive a Port Moresby. È tornato da poco da Apia, nelle Samoa Occidentali, dove ha trascorso alcuni mesi come allievo di Pou Tagaloa.
Le parole con le quali Pou ha congedato lui ed altri allievi che venivano da ogni parte del mondo, sono per Mekere indimenticabili ed egli non riesce a fare a meno di ripeterle continuamente tra sé e sé.
*Noi portiamo dentro noi stessi una facoltà, la Proairesi, che è libertà infinita e non lo riconosciamo e non lo accettiamo? La stessa insormontabile ostinazione di chi non lo accetta, a dispetto di ogni prova e ogni dimostrazione, è segno e conferma della infinita libertà della Proairesi umana.
La Materia Immortale ci ha strutturato come esseri infinitamente liberi ed ha affidato e commesso questa caratteristica a noi soli. Se ci avesse affidato un orfano, lo trascureremmo? Ne disconosceremmo la natura e i bisogni?
La Materia Immortale ci parla così: ‘Non avevo un altro più leale di te. Custodiscimelo siffatto qual è per natura e salvaguardamelo in armonia con la natura delle cose: libero, rispettoso di sé e degli altri, leale, d'elevato sentire, capace di dominare la gioia, le passioni, lo sconcerto’. E noi non lo custodiamo?*
Passeggiando a Paga Hill, Ekis Moranta e Byron Chimbu si sono imbattuti in Mekere e gli hanno chiesto: ‘Mekere, ci è mancata la tua compagnia in questi mesi. Dove sei stato?’
-Ad Apia, amici miei-
-È di lì che ti vengono quel cipiglio e quel portamento così solenni?-
-Cipiglio, voi dite? Portamento solenne? Ekis, Byron, amici miei, solenne non ancora secondo il merito. Giacché non ho ancora completa fiducia in quanto ho imparato ad Apia. Ho ancora paura della mia debolezza. Peraltro lasciatemi prendere fiducia ed allora vedrete lo sguardo che si deve e l'atteggiamento che si deve. Cipiglio? Lo Zeus di Olimpia aveva forse le sopracciglia inarcate? No; ma fitto era il suo sguardo, quale deve essere quello di chi sta dicendo: ‘Né revocarsi, né fallir, né vana esser può cosa che il mio capo accenna’. Tale mi mostrerò a voi: leale, rispettoso di me e degli altri, generoso, al riparo dallo sconcerto. Forse anche immortale, al riparo dalla vecchiaia e dalle malattie? No, ma un uomo che muore divinamente, che è malato divinamente. Questo ho, questo posso: il resto non ho né posso. Vi mostrerò il nerbo di un filosofo-
-Quale nerbo, Mekere?-
-Un desiderio che non fallisce il segno, un’avversione che non incappa in quanto avversa, un impulso doveroso, un proposito solerte, un assenso non precipitoso. Questo vedrete-

 

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USS 099 - Barbados, Bridgetown

-Il nostro mero adempiere la professione di uomo non è un risultato che possa essere raggiunto casualmente. Seymour, come tratteggeresti un uomo?-
-Mia, lo tratteggerei come una creatura mortale e dotata di capacità logica, razionale-
-Nella logicità da chi ci separiamo?-
-Dalle belve-
-E da quali altri esseri?-
-Dalle pecore e simili creature-
-Chi fa qualcosa da belva o da pecora manda dunque in malora l'uomo, non ne adempie la professione. Che cosa facciamo da pecore?-
-Quando perdiamo la razionalità, la logicità e facciamo qualcosa per la pura pancia, per i coglioni, a casaccio, in gregge, servilmente, direi che incliniamo alle pecore-
-E da belve?-
-Quando facciamo qualcosa rissosamente, dannosamente, rancorosamente ed impetuosamente, direi che incliniamo alle belve-
-È vero, Seymour. E possiamo tranquillamente affermare che, come il carpentiere è salvaguardato dalle opere di carpenteria e il musicista da quelle di musica, così anche l'uomo viene salvaguardato dalle opere da uomo e viene mandato in malora dalle opere da pecora o da belva-
-Quali opere da uomo, Mia?-
-Le opere che rispettano sé e gli altri salvaguardano l'uomo rispettoso di sé e degli altri, mentre quelle che non rispettano né sé né gli altri lo mandano in malora. Le opere leali salvaguardano l'uomo leale, mentre quelle sleali lo mandano in malora. Le opere opposte, invece, accresceranno le creature opposte: la sfacciataggine accrescerà lo sfacciato; l'ingiuria l'ingiurioso; l'ira, l'iracondo; le entrate e le uscite tra loro non consone, l'avido di denaro-
-Basta sapere questo, per essere uomo?-
-Seymour, un conto è dire di sapere queste cose e un altro conto è saperle davvero, perché saperle davvero equivale a praticarle. Non vi è mai scissione possibile tra la nostra teoria e la nostra pratica. Noi siamo i nostri giudizi, e la nostra vita non è altro che la pratica dei nostri giudizi-
-Mia, stai dicendo una cosa tremenda!-
-Me ne rendo conto, Seymour; è terribile e non mi fa paura dirlo. Noi siamo stati educati a credere di avere una volontà che può contrastare e prevalere sulla nostra intelligenza. Questa è una concezione contraria alla natura delle cose, una concezione esiziale. Se non la abbandoniamo e non ci dotiamo della concezione corretta, null'altro saremo che pecore o belve interpreti di giudizi altrui-
-È vero. Siamo stati educati a credere di poter essere scissi interiormente tra ‘chi pensa’ e ‘chi opera’; a credere di poter essere ‘intelligenti’ ma mancare di ‘volontà’-
-Chi di noi non può parlare a regola d'arte di beni e di mali? Dire che delle cose che sono alcune sono beni, altre mali, altre indifferenti; che beni sono le virtù e quanto partecipa delle virtù; mali, le cose opposte; indifferenti, la ricchezza di denaro, la salute del corpo, la reputazione e così via? E poi se, mentre parliamo, gli astanti cominciano a rumoreggiare o uno di loro ci deride, ecco che ci sbigottiamo. Dov'è quel che dicevamo? Lo dicevamo proferendolo da dove?-
-Dalle labbra, dalle labbra e solo dalle labbra-
-Perché scherzare col fuoco e giocare a dadi con le cose più grandi? Un conto è riporre dei pani e del vino in dispensa, per mostrarli ad altri; e un altro è mangiare. Soltanto ciò che viene ingerito e digerito, assimilato, diventa nerbo, carne, ossa, sangue, buon colorito, buona respirazione-
Per Mia Sealy Comissiong e Seymour Mottley, la vista della flottiglia da pesca che, al tramonto, torna a Bathsheba carica di pesci volanti, mentre ogni imbarcazione fa a gara ad attraversare per prima la barriera corallina che protegge il porto, rimane uno spettacolo indimenticabile. Domani i cuochi di Bridgetown, esperti come sono, sapranno preparare al meglio questo delicato e gustosissimo pesce.

 

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USS 100 - Benin, Cotonou

-Signor Yoruba Houngbedji, io non chiedo mai a chi si presenta qui per la prima volta di parlarmi dei lavori che ha fatto o che fa. Gli chiedo invece di dirmi chi è-
-Innanzitutto sono un essere umano, ossia una creatura che nulla ha di più dominante della Proairesi e tutto il resto subordinato ad essa; mentre la Proairesi è inasservibile ed insubordinabile-
-Da quali creature lei ritiene che la Proairesi ci separi?-
-Dalle belve e dalle pecore. Sono cittadino del mondo e parte di esso. Non una parte serva ma una parte cardinale, giacché sono in grado di comprendere il governo della Materia Immortale e di comportarmi in conseguenza-
-Se invece di uomo, creatura mansueta e socievole, lei diventa una belva dannosa, insidiosa, mordace, non ha mandato in malora nulla?-
-Se mando in malora il rispetto di me e degli altri, la moderazione, la mansuetudine, non sono più un uomo. Nessun essere umano che viva nel male, ossia che pratichi la controdiairesi, è senza perdita e punizione-
-Se noi giudicassimo essere punizione unicamente la perdita di denaro, anche gli esseri umani che vivono nel male sarebbero indenni, senza punizione e, caso mai, trarrebbero giovamento e guadagno dal male, qualora attraverso qualcuna delle loro opere maligne guadagnassero del denaro-
-Tuttavia, signor Kerekou, lei vede bene che se noi riconducessimo tutto al denaro, neppure chi perde il naso sarebbe danneggiato-
-Lei pensa così? Alcuni pensano invece che, in un simile caso, la persona sia danneggiata, giacché il suo corpo è stato mutilato-
-Scusi, e chi ha perso l’odorato stesso, non perde nulla? Non v'è alcuna facoltà dell'animo tale che chi l'acquisisce se ne giova e chi la perde è punito?-
-Di quali facoltà parla, signor Houngbedji?-
-Gli esseri umani non hanno alcuna attitudine naturale al rispetto di sé e degli altri?-
-Direi che l'hanno-
-Dunque chi perde ciò non è punito, non è defraudato di nulla, non butta via nulla di quanto gli appartiene? Non abbiamo in noi una naturale attitudine alla lealtà, una naturale attitudine alla affettuosità, ad essere giovevoli e tolleranti gli uni degli altri? Chiunque dunque sbadatamente punisce se stesso al riguardo, che costui sia indenne e senza punizione?-

Place des Martyres è una grande piazza triangolare situata nel centro di Cotonou, circa a metà strada tra il porto e l’aeroporto. È qui che Yayi Kerekou ha i suoi uffici e che ha appena offerto un contratto di lavoro a tempo indeterminato a Yoruba Houngbedji.

 

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USS 101 - Lesotho, Maseru

Kingsway è la lunga arteria che attraversa tutta la città di Maseru. Poche sere fa, nei suoi pressi, Ntsukunyane Moshoeshoe è stato oggetto di ripetuti insulti e sputi da parte di Pakalitha Mosisili il quale, del tutto a torto e senza fondamento alcuno, riteneva di essere stato da lui danneggiato nell’acquisto di un terreno fabbricabile. Ntsukunyane ha saputo mantenersi calmo e non ha reagito, mentre Pakalitha, a stento trattenuto dai suoi compari, dava in escandescenze.
Il fatto non è passato inosservato e Khauhelo Ralitapole oggi ne ha chiesto conto a Ntsukunyane.
-Ntsukunyane, perché non hai reagito al suo stesso livello? Perché non hai cercato di danneggiare chi ti danneggiava?-
-Khauhelo, tu ritieni che egli danneggiasse me?-
-E che? Danneggiava forse qualcun altro?-
-Danneggiava se stesso, credendo qualcosa di assolutamente falso e sul quale sarà costretto a ricredersi-
-Non ti ha chiesto nessuna spiegazione prima di insultarti?-
-Nessuna-
-E gli sputi?-
-Un po’ d’acqua che ti venga tirata in faccia da un individuo preda di momentanea follia è qualcosa che può compromettere il tuo autocontrollo?-
-Io mi sentirei ribollire il sangue e comincerei subito a rispondere a suon di pugni!-
-Dopo un attimo di sorpresa, io mi sono invece ricordato di quello che, a proposito di cosa sia ‘danno’, ho sentito dire da Maumoon Thakurufaan quando sono stato a Malé-
-E cosa diceva Maumoon Thakurufaan?-
-Diceva che se il bene è nella Proairesi ed il male allo stesso modo nella Proairesi, allora ne discende che il ragionamento corretto da fare in situazioni specifiche è questo: ‘Quel tale ha commesso un’ingiustizia contro di me e ha danneggiato se stesso. Cosa mi tocca fare? Devo forse cercare anch’io di danneggiare me stesso, scendendo al suo livello e commettendo un'ingiustizia, pari e contraria, contro di lui?’-
-Vuoi dire che, se qualcuno ti schiaffeggia, bisogna sempre porgere l’altra guancia?-
-Non sempre, Khauhelo. E non chiedermi ciò che è impossibile sapere, giacché ogni situazione è diversa dall’altra e va valutata nella sua concreta specificità-
-Ntsukunyane, sono d’accordo con te. Perché dunque alcuni, ancora oggi non la pensano quasi mai così ed invece, laddove vi è qualche menomazione corporale o patrimoniale, là giudicano esservi danno; mentre quando la menomazione riguarda la Proairesi, giudicano non esservi danno alcuno?-
-Perché a chi si inganna o commette un’ingiustizia non viene il mal di testa o il mal d'occhi o la sciatica e neppure perde la casa di cui è proprietario-
-Ed essi null'altro vogliono che questo! Se poi hanno la Proairesi rispettosa di sé e degli altri e leale oppure sfacciata e sleale, su questo non sono neppur vicini a litigare eccetto che al bar e soltanto finché si tratta di discorsetti-
-Perciò fanno profitto finché si tratta di discorsetti ed al di fuori di essi non ne fanno neppure il minimo-

 

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USS 102 - Luxembourg, Luxembourg

-Jean-Claude, il volume totale dell’idrosfera è noto?-
-Paulette, se per idrosfera intendi la totalità dell’acqua presente sul nostro pianeta in oceani, mari, nei ghiacciai, nelle falde acquifere, in laghi, fiumi, nell’atmosfera, ecc.; ebbene il suo volume è noto-
-E qual è?-
-Si tratta di 1,4 miliardi di chilometri cubi d’acqua, di cui oltre il 97% è acqua salata localizzata negli oceani. Questa quantità di acqua dell’idrosfera è fissa e costante. Per nostra fortuna, quella potente macchina desalinizzatrice e purificatrice che è il sole ne preleva circa 500.000 chilometri cubi l’anno, che ricadono poi sulla terra sotto forma di pioggia e di neve-
-E conosci anche qual è il volume di acqua dolce annualmente disponibile per i normali usi umani?-
-Sì, si tratta di circa 14.000 chilometri cubi-
-Che vuol dire, a testa…-
-Se assumiamo una popolazione mondiale attuale di circa 7 miliardi di individui e trascuriamo le differenze di distribuzione, si tratta di 2.000 metri cubi pro capite all’anno-
-Non è poco! Credevo che la disponibilità pro capite fosse molto inferiore. Ma da dove le prendi tu tutte queste cifre?-
-Me le dà un mio amico che si chiama John McNeill-
-Jean-Claude, adesso avrei bisogno di sapere quanti litri di acqua ingerisce ed elimina mediamente un essere umano nel corso di una vita di 70 anni-
-Questo calcolo è semplice. Se assumiamo un consumo medio di 1,5 litri al giorno, si tratta di un po’ meno di 40.000 litri d’acqua. Siccome l’energia del sole fa continuamente circolare l’acqua dell’idrosfera e la riserva di acqua degli oceani è 2.800 volte maggiore della quantità di acqua che evapora annualmente, possiamo ammettere che quell’individuo non beva mai la stessa acqua, giacché una determinata molecola d’acqua, prima di evaporare una seconda volta, può rimanere mediamente negli oceani per 2.800 anni-
-Ammettiamolo; ed ammettiamo anche come ragionevole che se una persona è vissuta 2.000 anni fa quei 40.000 litri di acqua siano tutti ritornati negli oceani e lì ancora si trovino-
-Assumiamo che sia così-
-Sai dirmi adesso da quante molecole d’acqua sono formati 40.000 litri?-
-Anche questo calcolo è molto semplice. Si tratta di 1,3 volte il numero 1 seguito da 30 zeri-
-Questo è il numero totale di molecole che sono passate mediamente nel corpo di Epitteto, il quale è morto settantenne circa 2.000 anni fa. Se tutte queste molecole, come abbiamo assunto, si trovano oggi uniformemente distribuite nei mari; in qualunque luogo io mi bagni verrò a contatto con alcune di esse oppure no?-
-Dobbiamo calcolare quante di esse sono presenti in ogni metro cubo di acqua marina. Assumiamo pure, cosa del tutto accettabile, che mari ed idrosfera coincidano. Allora il risultato è questo: 8,6 volte il numero 1 seguito da 11 zeri. Il che significa che in ogni metro cubo di acqua marina sono contenuti mediamente 866 miliardi di molecole che sono comunque passate nel corpo di Epitteto-
-E in un litro solo di acqua marina?-
-866 milioni-
-Dunque se io prendessi un bicchiere da cento centimetri cubi di quell’acqua marina e la trattassi opportunamente per dissalarla, otterrei un bicchiere di acqua potabile in cui sono presenti circa 86 milioni di molecole di acqua che condividerei con Epitteto!-
-Cara la mia Paulette Giberyen! La conclusione mi sembra inoppugnabile. Devi però sapere che nel tuo bicchiere ci sono anche, in quantità simile, molecole che sono state nel corpo di tutti gli ominidi, buoni o cattivi, vissuti negli ultimi 4 milioni di anni!-
-La cosa non mi spaventa. Epitteto merita di essere festeggiato proprio qui dove siamo, a Lussemburgo, in Boulevard du Prince Henri, di fronte alla Villa Louvigny?-
-Io credo di sì-
-Senti, Jean-Claude Asselborn; l’Atlantico non è lontano. Hai voglia di venire con me?-

 

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USS 103 - Malawi, Lilongwe

Nella confortevole casa di Likuni Road, Gwandaguluwe Mpinganjira e Chakufwa Chakuamba sono rimasti a parlare finché si è fatta sera, finché nella stanza buia, divisi da quel tavolo, sono stati divisi anche dall’ombra; ma non propriamente divisi, poiché le loro voci hanno acquistato un diverso afflato, il loro parlarsi una nuova fraternità.
-E come accade, Gwandaguluwe Mpinganjira, che ci si avvicina alla diairesi?-
-L’inizio di questo avvicinamento, almeno per coloro che si accostano alla diairesi come si deve, è la consapevolezza della propria debolezza ed incapacità in questioni di necessità vitale-
-Cosa intendi per questioni di necessità vitale?-
-Chakufwa, sono le questioni che hanno a che fare con ricchezza e povertà, bene e male, bello e brutto, felicità e infelicità, giusto e ingiusto, libertà e schiavitù, quel che si deve fare e quel che non si deve fare, e così via. Quando sei nato avevi già naturalmente innato in te il concetto di transistor?-
-No, certamente. E quel concetto non sono neppure sicuro di averlo adesso-
-E di sol diesis?-
-Aiuto! Faccio fatica con gli intervalli musicali!-
-Chi non ha queste conoscenze ed intende acquisirle, cerca qualcuno che gliele insegni; e, finché non le conosce, neppure crede di conoscerle-
-Invece tutti noi parliamo a proposito e a sproposito di bene e di male, di bello e di brutto…-
-…come se ne avessimo un concetto innato; e non ci viene neppure il dubbio che si dovrebbe prima imparare di cosa esattamente si tratta, come appunto fanno coloro che non sanno di transistor e di intervalli musicali-
-Invece di concetti, noi abbiamo in realtà dei preconcetti di bene e di male! È un bel guaio-
-Aggravato dal fatto che noi applichiamo questi preconcetti ai casi particolari della vita e siamo certi che il nostro modo di farlo sia corretto. Ti chiedo: da dove ti viene questa certezza?-
-Dal fatto che così la penso-
-Ma quest’altro individuo non la pensa come te e crede anche lui che il suo modo sia corretto-
-Si sbaglia-
-Questo lo dici tu di lui; ma lui dice di te che invece a sbagliare sei tu. Potete avere ragione tutti due?-
-Non è possibile-
-È dunque necessario affidarsi a qualcosa che sia superiore al tuo o al suo semplice reputare-
-Gwandaguluwe, e questo qualcosa cos’è?-
-Ecco il primo passo verso la diairesi, Chakufwa. La coscienza della contrapposizione degli esseri umani gli uni gli altri, la ricerca di ciò da cui nasce la contrapposizione, il disconoscimento e la diffidenza verso il semplice reputare. Poi un’indagine su quanto si reputa, ed il rinvenimento di un canone, equivalente alla bilancia per le masse e l’orologio per i tempi. Questo è inizio di diairesi-
-Mi chiedo, però, se questo canone esista, giacché potrebbe anche non esistere-
-Questa possibilità ti turba? La possibilità, cioè, che sia inintelligibile ed introvabile ciò che tra gli uomini è di più vitale necessità?-
-Sì, purtroppo-
-Concorderai con me che questo, comunque, non è un motivo per rinunciare alla ricerca. E chi questa ricerca l’ha già fatta ti assicura che il canone tanto cercato esiste ed è rappresentato proprio dalla diairesi-
-È la diairesi che allontana dalla follia coloro che usano il solo reputare come misura di tutto?-
-Chakufwa, perché non provi?-
Dopo mesi di siccità, stanotte a Lilongwe è finalmente caduta la tanto attesa pioggia. Diretta, consistente, continua, essa ha finalmente dissetato una terra che l’ha attesa a lungo con pazienza. Chakufwa è stato risvegliato nella notte dal suo ticchettio contro gli infissi di una finestra e, per la gioia, non ha più potuto riprendere sonno.

 

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USS 104 - Belize, Belmopan

-Anche nel caso dell’ansia vi sarà certo una componente aproairetica, legata cioè ad eventi che non sono in nostro potere, ma per il momento è opportuno tralasciare del tutto la considerazione di questo aspetto. Quando vedo un individuo davvero in ansia, io semplicemente mi domando: che cosa vuole costui? Se non volesse qualcosa che non è in suo esclusivo potere, sarebbe ancora in ansia?-
-Colville Corozal, ti riferisci a me?-
-Ad un cantante che, quando si esercita da solo non è in ansia; ed invece lo è quando entra in teatro, pur se ha una voce assai buona-
-Lo si potrebbe chiamare il ‘mal di scena’-
-Definizione carina! Giacché egli non vuole soltanto cantare bene ma anche avere l’applauso del pubblico; e questo non è mai in suo esclusivo potere. Orbene, laddove abbiamo scienza di qualcosa, lì abbiamo fiducia. Ma dove non sappiamo e non abbiamo studiato, lì siamo in ansia-
-Perchè?-
-Wilbert, perché quel cantante non sa cos'è il pubblico e non sa cos’è la lode del pubblico. Ha imparato a cantare le note basse e le note alte; ma cosa sia la lode dei più e quale potere essa abbia nella vita, egli non lo sa e non l'ha studiato. Dunque è necessario che tremi e sia pallido-
-Sappi comunque che qui a Belmopan si progetta la costruzione di un grande teatro in Constitution Drive, Colvill-
-Accade raramente che qui da noi si diano spettacoli lirici, giacché siamo una delle più giovani e più minuscole capitali al mondo. Comunque quando questo accade ed io vedo sulla scena un cantante che ha paura, non posso dire che non sia un cantante ma posso dire qualcos'altro, e non una cosa soltanto ma parecchie-
-Cosa?-
-Innanzitutto lo chiamo uno straniero e dico: costui non sa dove si trova e, benché risieda qui da tempo, ignora le leggi della città, le sue abitudini, su cosa si ha potere e su cosa non lo si ha. Wilbert, se tu dovessi scrivere un testamento senza sapere come bisogna scriverlo, cosa faresti?-
-Mi farei aiutare da chi sa-
-E tuttavia usi desiderio ed avversione, impulso, progetto e proposito come capita e come se niente fosse!-
-Come se niente fosse?-
-Anche tu Wilbert Briceno, come quel cantante, non sai di volere quanto non è dato e di non volere il necessario; e non sai né quanto è tuo peculiare né quanto è altrui. Se invece lo sapessi, non saresti mai intralciato, non saresti mai impedito, non saresti in ansia quando entri in scena per cantare-

 

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USS 105 - Spain, Barcelona

Quella mattina, a Barcellona, il sole entrava ormai prepotente nelle stanze all’ultimo piano della casa in Traversera de Graçia. Carmen Fernandez Vega abitava qui da un anno con Jordi Solbes e si era svegliata di buon umore.
-Jordi, dopo colazione approfittiamo del bel tempo e facciamo una passeggiata fino al Barrio Gotico?-
-Carmen, verrei volentieri a prendere un aperitivo con te al Barrio Gotico, ma devo scrivere un articolo per il quale la notte mi ha portato consiglio. Se non lo faccio stamattina, rischio di perdere la traccia che, nel dormiveglia, mi si è formata in capo-
Questa risposta era arrivata allo stomaco di Carmen come un pugno, generando un dolore sordo e risentito.
-Puoi scrivere l’articolo nel pomeriggio, quando io sarò al lavoro- insisté Carmen con un tono di voce un po’ stizzito.
-Carmen, temo di non ricordare più ciò che ho pensato-
-Certo le cose tue sono sempre più importanti! Se mi volessi davvero bene ci terresti a fare qualcosa con me, anche solo per farmi piacere!-
Jordi era rimasto in silenzio e Carmen, infilata la giacca, era uscita mormorando un ‘Adeu’ sottovoce.
Per le Ramblas, vivaci e colorate come sempre, Carmen camminava con passo energico per scaricare la rabbia da cui si sentiva invadere. Tenendo la testa bassa, con gli occhi puntati sulle sue scarpe, non vedeva nulla di ciò che le stava intorno e andava ragionando tra sé e sé, come spesso le accadeva di fare quando si sentiva infelice. Si ripeteva che Jordi era, come sempre, un egoista; che pensava sempre alle sue cose e non si curava mai abbastanza di lei; che gli uomini sono tutti così, eccetera eccetera. Ma un’altra parte di lei oggi diceva: ‘Non puoi sempre far dipendere la tua felicità e il tuo benessere da lui o in genere dagli altri; e invece lo fai tutte le volte che non dai retta a ciò che in quel momento è il tuo vero desiderio. Perché un aperitivo deve essere per forza preso con Jordi?’
E le sembrò che il cinguettio corale proveniente da una delle numerose voliere che costeggiano le Ramblas, la costringesse ad alzare lo sguardo da terra e a guardarsi intorno. Gente di tutti i tipi percorreva la via, sorridevano i banchetti di fiori, le grandi voliere diffondevano concerti. Il frastuono di voci e delle auto intasate nel traffico la distrasse dai suoi pensieri e spostò ancor di più il suo interesse su quanto le accadeva intorno.
Con il sole che, alle sue spalle, filtrava attraverso le foglie dei grandi alberi, Carmen si accorse di essere giunta al Barrio Gotico. Svoltò a sinistra, osservò le vetrine dei negozietti del vicolo e si ritrovò di fronte ad un bar che conosceva bene, proprio nella piazza della Chiesa. In quel preciso istante decise di prendersi cura di sé ed entrò dicendosi: ‘L’aperitivo lo voglio lo stesso’. Era una decisione saggia che, con le ottime tapas di polipo e un buon bicchiere di vino bianco, le restituì il buonumore del risveglio.
Tornata a casa, Carmen trovò Jordi ancora intento a scrivere. Più tardi egli la raggiunse in cucina, dove Carmen stava preparando un tortilla di patate.
-Ti sei perso un ottimo aperitivo, Jordi-
-Sono davvero contento che tu ne abbia goduto, Carmen. Non pensare che non mi sarebbe piaciuto venire con te, ma per me era urgente scrivere questo articolo ed ora che sono a buon punto, mi sento molto meglio-
Carmen riferì a Jordi ciò che aveva pensato durante la passeggiata e concluse sorridendo:
-Fino a ieri ti avrei detto che sei un grande egoista, che sono sempre io che devo adeguarmi alle tue decisioni, mai viceversa. Oggi, per la prima volta, non te lo dico più-
-Carmen, perché la tua passeggiata deve essere più importante del mio articolo? Tu pensi che non fare la passeggiata con te significhi che non sono interessato a te. Ma lo stesso si potrebbe dire per me e per il mio articolo. Ad esso tu non sei interessata e dunque non tieni conto di me e dell’importanza che io gli attribuisco. Vedi che in questo modo non si va da nessuna parte. Se il giudizio che tu dai su qualcosa non è mai sulla cosa in sé ma sempre su qualcosa che gli sta dietro e se fai dipendere la bellezza di una passeggiata interamente dalla mia presenza…-
-In effetti hai ragione, Jordi. Superato quel giudizio, ho potuto godere del mio aperitivo anche senza di te. Fino a ieri, quando mi risentivo per questioni simili ciò che stavo facendo era di non dare valore a me e a ciò che mi interessa in quel momento. Allora è più facile, anziché rendermi conto di questo, scaricare su di te la responsabilità, ritenerti colpevole di omesso sostegno, quando in realtà è proprio questo ciò che io sto facendo a me stessa-
-Ma direi di più, Carmen. Sembra quasi che non sia tanto l’aperitivo con me ciò che tu vuoi. Pur senza saperlo, ciò che ti fa risentire e che ti porta fuori strada è che tu giudichi come un segno d’amore che io faccia quel che vuoi tu. Eppure, come sai, nessuno può impedire ad un altro ciò che costui ritiene buono per sé-
La tortilla era ormai nei piatti. Dopo uno spuntino veloce, Carmen e Jordi si erano ritrovati per un riposo pomeridiano nel quale l’incontro fra di loro era stato caldo e pieno come tra due persone intere.

 

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USS 106 - Ghana, Kumasi

Situati a nord-est di Kumasi, gli ultimi resti delle abitazioni del popolo Asante -fatte di terra, legno e paglia- sono gradualmente distrutti dagli effetti del tempo e degli agenti atmosferici. La casa di Agyekum Dowuona è invece una delle poche costruite in solida pietra ed oggi egli sta facendo manutenzione con l’aiuto del nipote Kyeretwie Amofa.
Kyeretwie, l’ansia è dunque generata dall’ignoranza della diairesi ed è connaturata all'uso della controdiairesi. E come potrebbe non essere così? Qualcuno ha paura di quanto non è male?-
-No, zio: nessuno-
-E qualcuno ha paura di mali che è però in suo esclusivo potere far sì che non avvengano?-
-No, Agyekum; nessuno neppure in questo caso-
-Se dunque ciò che è aproairetico non è né bene né male, mentre tutto ciò che è proairetico è in nostro esclusivo potere e nessuno può sottrarci questo potere; vi è ancora posto per ansia e paura?-
-In effetti non dovrebbe più essercene, o essere trascurabile-
-Siamo in ansia per il corpo, per la roba, per cosa reputerà di noi Owuraku oppure Okomfo, ma per nessuna delle cose di dentro. Sei in ansia sul non concepire qualcosa di falso?-
-No, giacché questo è in mio potere-
-Sei in ansia sull'impellere contro la natura delle cose?-
-Neppure su questo, purché io non sia in errore circa la natura delle cose-
-Quando dunque vedi qualcuno impallidire, come il medico dal colorito diagnostica: ‘Costui ha mal di milza; quest'altro mal di fegato’; così anche tu diagnostica: ‘Costui ha mal di desiderio e di avversione; non fluisce sereno, soffre di infiammazione della Proairesi’. Kyeretwie, mi passi per favore il martello?-
-Eccolo qua. Zio, domani purtroppo devo tornare ad Accra-

 

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USS 107 - Uruguay, Montevideo

-Guillermo, credi dunque di essere una nullità?-
-Sì, lo credo sempre; perché continuo ad avere la sensazione che in me ci sia qualcosa di sbagliato, qualcosa che gli altri sono in grado di vedere e per il quale io non posso fare nulla-
-Capisci che questa sensazione è soltanto una tuo giudizio?-
-Ma io la sento, la vivo-
-Se tu avessi su di te un giudizio opposto, la sentiresti ancora?-
-No, non la sentirei più-
-Perché dunque continui a confermare a te stesso su di te quel giudizio negativo, e invece non muti giudizio?-
-Maribel Larranaga, perché ne ho quotidiane prove-
-Quali prove?-
-Per essere degno di stima, per non essere una nullità io devo essere il figlio, il marito, il padre più bravo e altruista che ci sia mai stato. Ma mi accorgo ogni giorno di non esserlo: questi sono i fatti-
-Questi tu li chiami fatti? Questi sono giudizi che tu dai su eventi che possono invece essere giudicati molto diversamente-
-Molto diversamente?-
-Guillermo, ti sei mai chiesto se c’è e quale sia il tuo contributo al tuo malessere?-
-Non mi sembra che ce ne sia nessuno-
-Giudicare di dover essere riconosciuto come il figlio, il marito, il padre più bravo e altruista che ci sia mai stato e giudicare che l’opinione che gli altri hanno di te come figlio, marito e padre ti debba essere indifferente, ammetterai che sono cose diverse-
-Lo ammetto-
-A fondamento del tuo malessere sta nella tua Proairesi una proposizione del genere: ‘L’opinione che gli altri hanno su di me è decisiva per la mia felicità e la mia infelicità, giacché bene e male non sono in alcun modo in mio potere. L’altrui opinione positiva mi fa del bene e mi restituisce il benessere. L’altrui opinione negativa mi fa del male e mi getta nel malessere’. Non trovi che sia così?-
-È certamente così-
-Dunque tu dai un contributo attivo al tuo malessere. Non soltanto attivo, ma fondamentale. Senza saperlo, tu usi continuamente, ostinatamente la controdiairesi-
-Ci rifletterò, Maribel-
Guillermo Mujica tace e solleva lo sguardo al grande faro che ha dinanzi a sé. Dall’alto di Fortaleza del Cerro, la foce del Rio de la Plata e tutta Montevideo si stendono oggi in pieno sole ai suoi piedi.

 

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USS 108 - Japan, Kyoto

Kyoto custodisce ancora oggi molti giardini nei quali ogni elemento, come isole, ponticelli, laghi, assume precise simbologie. Nel celebre giardino rettangolare di Ryoan-Ji l’acqua è sostituita dalla ghiaia e 15 rocce di forme diverse sono disposte in 5 gruppi.
-Takenori Wakayama, dopo il mio viaggio in Francia e dopo avere parlato con Marguerite Amiel, mi sono sforzato seriamente di cambiare i miei giudizi-
-Con quale risultato, Ichiro?-
-Non appena scivolo in un senso di colpa o mi sento turbato, mi chiedo immediatamente quale sia il mio contributo a questo malessere. Invariabilmente scopro che c’è, e che ha la forma di un giudizio implicito del tipo: ‘Voglio che sia in mio potere qualcosa che invece non è in mio potere’. Se esamino attentamente questo giudizio e lo faccio diventare esplicito, scopro di poterlo abolire e tutti i miei turbamenti svaniscono. Adesso non mi capita più di credere che il tale o talaltro evento siano spaventosi e terribili, perché ho scoperto dentro di me risorse adeguate ad affrontare qualunque situazione-
-Ichiro, hai imparato ad usare la diairesi!-
-Stento a crederlo eppure, dopo avere passato tanti anni a preoccuparmi praticamente di tutto ed a considerarmi una persona non all’altezza qualunque cosa facessi, sono arrivato a capire che nulla di aproairetico è così terribile o spaventoso da gettarmi nell’infelicità-
-E adesso te ne rendi conto in anticipo, invece che dopo tanto gravi turbamenti-
-Takenori, che cambiamento nella mia vita! Sono ormai diventato una persona completamente diversa-
-Ichiro, guarda con i tuoi nuovi occhi questo splendido giardino. Puoi dirmi cosa ci vedi, quale interpretazione ne dai?-

 

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USS 109 - Kiribati, Tarawa

Al centro dell’Oceano Pacifico, poco a nord dell’equatore, Tarawa -benché sia una capitale- non è il nome di una vera città ma di un gruppo di isolette circondate da un atollo corallino.

-Tiberrannang Bairiki, finalmente posso dire di non fallire in ciò che desidero e non incappare in quanto avverso. Me la spasso senza afflizione, senza paura, senza sconcerto-

-Banuera, sono davvero felice per te. Sei riuscito a conciliare le tue decisioni e quel che accade?-

-Si, ho messo pace là dove prima c’erano ostilità e guerra. Adesso nessun evento accade mio malgrado e nessun evento non accade quando io dispongo che accada-

-Com’è possibile questo?-

-Intanto, avverso e desidero soltanto nell’ambito di ciò che è proairetico e non in quello di ciò che è aproairetico. Poi…-

-Banuera Tabonibara, questa è l’opera di chi fa filosofia. Il falegname diventa falegname imparando certe cose e il pilota diventa pilota imparando certe altre cose. Anche per essere felici bisogna imparare certe cose specifiche. Innanzitutto bisogna imparare che soltanto la Materia Immortale è, che da essa nasce ogni intelligenza, che dall’intelligenza di chi è uomo nascono divinità leali, libere, benefiche, disinteressate come la Materia-

-Sai, Tiberrannang; oggi guardo le mangrovie che abbiamo davanti a noi, le loro radici, e capisco perché mi sembra di sentirle parlare, di sentirle dire che là dove nessun’altra pianta riesce a crescere, cresceranno loro-

 

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USS 110 - Libya, Leptis Magna

Poco oltre Tripoli, i resti di Leptis Magna -un tempo città fiorente e porto di grande importanza- si stendono ancora oggi imponenti e solitari. Qui Muammar Ajdabiya, quando deve recarsi al lavoro nel suo magro campicello, costeggia il grande arco quadrifronte fatto costruire dall’imperatore Alessandro Severo nel 203 d.C. e in silenzioso raccoglimento ogni volta ripete tra sé e sé queste parole: “Ciò che si avversa, come ciò che si desidera, può appartenere soltanto a due classi di cose: cose proairetiche e cose aproairetiche. Le cose aproairetiche, materiali e immateriali, hanno tutte le normali qualità possibili, ma nessuna di esse è in mio esclusivo potere e nessuna di esse è sinonimo di bene o di male. Nessuna di esse ha a che fare direttamente con la libertà e la felicità dell’uomo né con la sua schiavitù e la sua infelicità. Le cose proairetiche, al contrario, hanno la natura di essere entità infinite, di essere in mio esclusivo potere e di essere sinonimi di bene o di male. Pertanto l’uomo virtuoso è libero e felice poiché è nel bene. L’essere umano vizioso è schiavo e infelice poiché è nel male”.

 

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USS 111 - Mozambique, Maputo

A Maputo, Luisa Guebuza e Armando Mabote sono fermi esattamente all’incrocio tra le vie Vladimir Lenin e Mao Tse Tung, e stanno discutendo animatamente.
-Armando, assumiamo che la malattia del corpo rappresenti il modello delle entità che chiamiamo aproairetiche-
-Va bene, Luisa. E diremo che la malattia del corpo è sensibilmente sgradevole e temporalmente debilitante. Ti chiedo: la malattia è un male?-
-La malattia non può essere un male, giacché abbiamo appurato empiricamente che la malattia può anche uccidere la mia Proairesi, ma nessuna malattia può condizionarne la libertà. Vale in questo caso quello che si suole dire della morte: quando non c’è la morte ci sono io e quando c’è la morte io non ci sono più-
-La malattia può rendermi direttamente schiavo e infelice?-
-No, Armando. Perciò ne concludiamo che è irrazionale avversare la malattia-
-Allora, Luisa, la malattia è un bene?-
-La malattia non può essere un bene per la stessa ragione per cui non può essere un male-
-Può la malattia rendermi direttamente libero e felice?-
-No. E anche in questo caso ne concludiamo che è irrazionale desiderare la malattia. Io non desidero e non avverso la malattia. La giudico indifferente quanto al trattarla come un bene o come un male. Questo è il solo atteggiamento razionale che dobbiamo tenere-
-Questo significa forse che la malattia non ha nessun carattere?-
-No, hai appena notato che essa è, in generale, sensibilmente sgradevole e temporalmente debilitante. Questi non sono sinonimi di bene e di male, ma non sono caratteristiche trascurabili della malattia-
-Luisa, ecco il momento in cui la malattia, indesiderata ospite, arriva. Cosa fare?-
-Bene, Armando; la malattia è arrivata. La riconosco senz’ombra di dubbio. Questo mio riconoscimento della malattia come evento aproairetico è concomitante, se non coincidente, con un evento che è invece proairetico-
-Di quale evento si tratta?-
-Si tratta del mio giudizio, formatosi per precedenti esperienze empiriche, sulla malattia. Se io la giudicassi un evento piacevole e fortificante mi sentirei autorizzata ad accoglierla con piacere e le lascerei spazio. Se la giudicassi un evento neutro, potrei non darle retta e trascurarla del tutto. Si tratta invece di un evento sgradevole e debilitante che non accolgo con gioia ed al quale giudico irrazionale lasciare spazio-

 

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USS 112 - Nepal, Kathmandu

Questa è una parte del testo della lettera che Girija Prasad Bijukchhe ha scritto da Kathmandu alla comune amica Valentina Lukashenko e che io ho ricevuto in copia, con l’autorizzazione a renderla nota.
*La malattia non mi chiede: ‘Scusi, posso entrare?’, ma entra con prepotenza senza essere stata invitata. Io non ho modo di impedirglielo e devo aspettare che sia lei a decidere di andarsene.

Una volta entrata e accomodatasi in casa, la malattia mi chiede:
-E allora, come va?-
Io le rispondo:
-Stavo meglio senza di lei-
-Mi guardi bene. Come mi trova?-
-Trovo che lei non è né un bene né un male. La trovo semplicemente sgradevole e debilitante. Mi auguro che lei rimanga in casa mia il minor tempo possibile-
Lei non risponde, non se ne dà per intesa e ficca il naso qua e là in cerca di qualcosa che non rivela.
Io le sto dietro e le dico:
-Va bene, lei è qui per permettermi di esercitare il mio dominio sullo sconcerto e la mia fortezza. Farò così, e intanto la ringrazio per questo-
-Quello che lei mi dice me lo sono sentito dire a volte, ma io ho poca memoria e me ne dimentico sempre il senso. Cosa significano le sue parole?-
-Significano che lei è una entità aproairetica, al di fuori di qualunque mio controllo; tant’è vero che è qui come indesiderata ospite-
-Questo lo so-
-Significano anche che io avverso non lei, alla quale non posso impedire di entrare; ma che avverso il giudizio che lei sia un bene o sia un male-
-Si spieghi meglio-
-Se io avversassi lei come un male cercherei in tutti i modi di impedirle di entrare e farei di tutto per fare della mia casa un fortilizio inespugnabile, a prova di qualunque assalto-
-Tentativo puerile e impresa impossibile. Se non sarò io a farle visita, sappia che ho amici e alleati dappertutto, capaci di scardinare qualunque porta e di annientare qualunque difesa-
-Lo so. D’altra parte non desidero le sue visite come se lei fosse un bene, e dunque non sono mai venuto né mai verrò a cercarla per lasciarle il mio recapito-
-Questo posso ammetterlo. Però quale certezza ha lei che non sarò io a scovarla comunque, in qualunque parte del mondo si trovi?-
-Nessuna certezza, giacché lei non è qualcosa in mio esclusivo potere. Potrei calcolare, seppure con qualche difficoltà, qual è la probabilità che ho di incappare in lei domani o dopodomani; ma questo calcolo non avrebbe importanza, giacché stiamo parlando non di eventi futuri ma di quando lei è già presente e attiva-
-Lo sa che lei non mi sta dando soddisfazione e che non mi è affatto simpatico?-
-Lei mi fa troppo onore; sono abituato ad apprezzamenti molto peggiori-
-Molti di coloro che visito hanno paura di me e fanno le cose più inverosimili per evitare di incontrarmi. Per me è un vero divertimento e una vera vittoria vedere che vanno fuori di testa, che perdono il controllo di sé-
-E non le fanno pena?-
-Pena? E perché dovrebbero farmi pena? Io faccio il mio mestiere, sono una professionista, sa? Io lavoro seriamente-
-Anche un boia sarebbe del suo parere-
-Ma non della mia efficienza. Lui lavora su pochissime persone, io su milioni e milioni. Sa che comincio anche ad annoiarmi qui da lei? Mi dica che cosa ha intenzione di fare-
-Io farò quel che posso per trasformare la sua venuta in un’occasione di virtù. Io non la inviterò mai a venire qui e non le lascerò mai ingresso libero. Se lei vorrà entrare, sa che deve forzare la porta-
-Questa non è una novità. Mi tocca sempre forzare le porte, per entrare; ma questo ormai lo so fare così bene che mi viene da ridere-
-Ecco, lei rida pure e riderò anch’io. Non potrò fare a meno di lasciarla entrare, ma lei non potrà mai impedirmi di ridere-
-Perché non piange come fanno altri?-
-Questo non è un segreto. Io posseggo la bacchetta di Ermete, e su questa bacchetta è incisa la parola ‘Diairesi’. Ciò che la bacchetta tocca, un tempo diventava oro-
-Argh…la bacchetta di Ermete! Comincio a sentire caldo e a provare una certa oppressione in petto-
-Un tempo si apprezzava l’oro, ma ora non è più così. Oggi il bene, la libertà, la bellezza si apprezzano più dell’oro, e tutto ciò che la bacchetta tocca diventa un bene-
-Badi che io le porterò me stessa-
-Ed io farò di lei un bene-
-Ma lei non diceva poco fa che io non sono né un bene né un male?-
-E così continua ad essere, perché nulla muta la natura delle cose. Farò di lei un bene per me, mentre lei continuerà ad essere quello che è, in quanto non è sinonimo né di bene né di male. Che cosa sia lei per lei stessa lo sa lei, e io non ci apro bocca. Bene e male per me dipendono invece dall’uso che io faccio di lei-
-Ma come, lei mi usa?-
-Cosa vuole che faccia? Che mi faccia usare da lei?-
-Questa poi è proprio grossa! E io che credevo di avere un potere immenso e incontrastabile!-
-Lei si è sempre sbagliata-
-Che farà di me?-
-Venga pure, e quando sarà qui farò di lei qualcosa che mi adorni, qualcosa attraverso cui mostrare nei fatti cos’è un uomo che sa usare la diairesi, che comprende la natura delle cose!-
-Ho capito, lei vuole di sicuro violentarmi-
-Questa volta è lei che ha paura e che anche questa volta si sbaglia. Se lei è una malattia, ebbene spiccherò in essa; sarò stabile, sereno, non adulerò il medico, non auspicherò subito di morire. Tutto ciò che lei mi darà lo farò diventare beato, felicitante, solenne, da emulare. Vuole sapere ancora qualcos'altro?-
-Io non ho nient'altro da dirle se non che devo proprio scappare-*

 

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USS 113 - Germany, Heidelberg

Sulle colline di Heidelberg sorgeva un tempo uno dei più grandi e importanti Laboratori Europei di Biologia Molecolare. Claudia Roth, un’embriologa, e Lothar Stoiber, un batteriologo, erano membri del suo staff. Spesso le loro discussioni originavano dalla diversa valutazione di dati sperimentali, ma poi si allargavano a temi di maggiore respiro.
-Lothar, se felicità, bellezza, libertà e -in una parola- virtù, fossero attingibili soltanto nei grandi eventi, in quelli che coinvolgono migliaia o milioni di individui, allora esse sarebbero davvero una fola. Invece felicità, bellezza, libertà e, in una parola, virtù stanno già nei piccolissimi eventi, quelli che coinvolgono un solo individuo-
-E da dove si dovrebbe iniziare secondo te, Claudia?-
-Innanzitutto devi capire il significato dei termini che usi-
-Sicché io ora non li capisco?-
-Non li capisci-
-E come ti spieghi allora il fatto che li uso?-
-Li usi come gli analfabeti, Lothar; i quali parlano anche se non sanno né leggere né scrivere. Li usi come una capra, la quale pure usa benissimo le rappresentazioni-
-E con ciò?-
-Allora altro è uso, altro è comprensione dell’uso. Se credi di comprendere, prendiamo in esame un termine a tuo piacere e saggiamoci a vicenda per vedere se lo comprendiamo-
-Ma l'essere confutato è fastidioso per una persona come me, già provetta e che ha alle spalle un premio Nobel e tre lauree ad honorem-
-Lo so. E so anche che tu sei venuto qui ad Heidelberg come qualcuno che non ha bisogno di nulla-
-E di cosa mancherei?-
-Proprio così. Sei ricco di denaro, hai dei figli, una moglie e molti domestici. Capi di Stato e di Governo ti conoscono, hai amici potenti in giro per il mondo-
-Sì, e mi manca qualcosa?-
-Se dunque ti mostrerò che a mancarti sono le cose più necessarie ed importanti per la felicità; che fino a questo momento di tutto tu sei stato sollecito tranne di quel che conviene e che è più essenziale; e se aggiungerò il tocco finale, ossia che tu non sai né cos'è uomo né cos'è bene né cos'è male e, dunque, che ignori chi sei: potrai ancora tollerarmi, sostenere il controllo, stare al gioco?-
-Basta, Claudia, taci!-
-Nient'affatto! Ecco che ti allontani esasperato. Eppure, che male t’ho fatto? A meno che anche lo specchio non faccia del male a chi è laido, mostrandogli com’è. A meno che anche il medico non oltraggi l'ammalato quando gli dice: ‘Tu credi di non avere nulla e invece hai la febbre. Oggi digiuna e bevi soltanto acqua’-
-Al medico nessun ammalato dice che lo sta oltraggiando, e tu non sei un medico-
-Se però ti dico, come ti sto dicendo, che i tuoi desideri soffrono di infiammazione, le tue avversioni sono da servo nell'animo, i tuoi progetti sono incoerenti, i tuoi impulsi in disarmonia con la natura delle cose, le tue concezioni avventate e mendaci, ecco che…-
-Taci, perdio, non sopporto più i tuoi oltraggi. Claudia, vai ad oltraggiare qualcun altro!-

 

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USS 114 - Mauritania, Nouakchott

Fu la crescente, ventennale siccità del Sahara Occidentale a gonfiare enormemente il numero degli abitanti di Nouakchott. Tutto qui divenne carissimo, con un livello di prezzi paragonabile a quello di Parigi o Ginevra. La fiera del bestiame rimase l’unica occasione di scambio per gli abitanti più poveri della regione. Anche Mamdou Boubakar e Boullah Boulkheir erano fra i tanti.
-Mamdou, ogni tanto penso che le nostre umane vicende potrebbero essere paragonate a ciò che accade in questa fiera-
-Sì, Boullah. Cammelli ed altri tipi di bestiame sono condotti qui per essere venduti, e una parte della gente è qui chi per comperare, chi per vendere. Noi invece siamo venuti per il gusto dello spettacolo della sagra: come si svolge e perché si svolge; chi per primo l’abbia istituita ed a quale scopo. Lo stesso accade per quell’altra sagra, che è quella della nostra vita. In essa molti, come i mercanti, di nulla si impicciano che del foraggio e del bestiame-
-E tutto ciò che è aproairetico non è altro, in verità, che bestiame e foraggio-
-Un tempo non era così, ma oggi finalmente sono davvero molti gli uomini che prendono parte alla sagra della vita per amore dello spettacolo. Cos'è mai l'ordine del mondo? Qual è la natura delle cose? Chi siamo noi e per quali opere siamo nati? Però soltanto noi che veniamo dal deserto e viviamo nel deserto, conosciamo il divino sorriso con cui la Materia Immortale, che sola tutto governa, guarda coloro che la credono inerte, amorfa, incapace di generare intelligenza. Questo è quanto sperimentiamo noi e, orbene, abbiamo agio solo per questo: partire quando è tempo di partire, dopo avere compreso il significato della sagra-
-E siamo derisi dai mercanti-
-Anche qui, in questo momento, gli spettatori come noi sono derisi dai mercanti-
-Anche il bestiame, se avesse qualche consapevolezza, deriderebbe chi è infatuato d'altro che del foraggio-

 

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USS 115 - United States, Washington

Richard Ellis è nato a New York ma vive a Washington, dove ed è attualmente Visiting Professor alla Georgetown University. Durante un seminario che egli ha tenuto qualche mese fa su Epitteto, uno studente gli ha chiesto di spiegargli cosa si dovesse intendere per ‘cattivi maestri’. Omesse le parti non direttamente rilevanti, questa che segue è la fedele registrazione della sorprendente parabola con la quale Richard ha risposto.
*In quel tempo un re disse al suo figliolo: ‘Figlio, io sto diventando vecchio e le cure del potere cominciano a pesarmi troppo. Di nessuno dei principi che ho attorno mi sento di fidarmi, giacché ho avuto modo di conoscere la loro avidità di denaro e il loro sfrenato desiderio di potenza. Nessuno di loro è degno di neppure una piccola parte del mio regno. Dunque ho deciso di lasciare tutto a te. Trova una donna che faccia al caso tuo; sposala e torna da me. Vi incoronerò io stesso re e regina di questo paese e farò per voi una grande festa, grande quale mai queste terre hanno visto. Pongo però una sola condizione ed è questa: che fra te e questa donna vi sia amore’.
Il figlio del re dunque partì, in sella al suo cavallo preferito e con la scorta di molti amici e consiglieri. Durante il viaggio egli rifletteva fra sé e sé e pure discuteva con i suoi compagni, domandandosi cosa avesse voluto dire il re con le sue parole, e cosa fosse amore, e quale fosse la prova che tra un uomo e una donna vi era amore.
Ora alcuni gli dissero: ‘Vedi, è semplice. Il nostro consiglio è questo. Quando troverai una ragazza di bell’aspetto, giovane e florida, insomma del tipo che piace a te, tu le dirai: ‘Ecco io sono il figlio del re; ho visto la tua bellezza e voglio amarti. Ma tu devi darmi una prova del tuo amore facendo sesso con me’.
Arrivarono dunque in un certo paese e lì il figlio del re vide una magnifica ragazza. Fece allora come gli era stato consigliato di fare e -con un po’ di sorpresa ma anche con grande suo piacere- accadde che la ragazza accettò subito di dargli la prova richiesta.
Ma altri gli dissero: ‘Ecco, tu credi di aver avuto la prova del suo amore, ma ciò non è affatto vero. Ella ha fatto sesso con te non perché ti ama, ma perché vuole diventare regina. L’avere fatto sesso con te non è una prova del suo amore, ma della sua ambizione’. Infatti, ancor prima di levarsi dal letto, la ragazza aveva già a gran voce chiamato le sue serve, ordinando loro di preparare in gran fretta il corredo nelle casse di noce e dicendo che doveva subito partire con il figlio del re per diventare regina. Allora il figlio del re abbandonò quel paese e lasciò la ragazza a piangere fra le braccia della madre sua e a lamentarsi con lei del fatto che, pur avendo sempre seguito alla lettera i suoi comandi, non le era riuscito di diventare regina.
Durante il cammino la discussione continuò, e altri dissero al figlio del re: ‘Tu non hai potuto ottenere la prova che ella ti amava perché le hai detto chi eri, di essere il figlio del re. Dunque questa volta fa’ come ti diciamo noi. Smetti i tuoi vestiti regali e presentati come una persona qualunque. Non dire alla ragazza chi sei e chiedile di fare sesso con te. Se ella acconsentirà non potrà farlo, questa volta, se non perché ti ama veramente’.
Giunti che furono in un altro paese, così fu fatto. E la splendida ragazza non ci pensò su due volte a calarsi le mutande. Il figlio del re era convinto stavolta di avere avuto la prova d’amore che cercava, ma non si era ancora levato in piedi sull’erba del prato che la ragazza gli chiese con voce quadrata cinquanta scudi. Era il prezzo della sua prova d’amore. Il figlio del re allora la cacciò via con violenza, inveendo contro di lei e rivelandole chi era e perché le aveva chiesto di giacere con lui. Quando seppero cosa era accaduto, anche quelli della scorta rimasero sbalorditi e non sapevano più che consigli dargli.
Ora, mentre silenziosi continuavano il viaggio, si avvicinò loro una carrozza e, scostate le tendine, una magnifica ragazza, riccamente vestita, si affacciò e chiese alla carovana di fermarsi. Presi da stupore, tutti si arrestarono. La ragazza scese dalla carrozza, si avvicinò al figlio del re e con piglio sicuro gli disse: ‘Io sono perdutamente innamorata di te e ti ho finora seguito in tutto il tuo viaggio senza che tu te ne accorgessi. Sei stupendo e io ti voglio amare. Ma voglio da te una prova del tuo amore. Ti prego, fa’ sesso con me. Vieni, sali nella mia carrozza e dammi la prova che anche tu mi ami’.
Il figlio del re rimase a bocca aperta, perché sentiva di non amare affatto quella ragazza e purtuttavia, desiderando ciò che la ragazza gli offriva e pensando che fosse una ben piacevole prova quella che gli veniva richiesta, pur sapendo di mentire salì sulla carrozza.
La ragazza allora richiuse la porta e tirò le tendine in modo che non filtrasse più luce. Il figlio del re protestò dicendo che non la conosceva e che voleva vederla bene in faccia, ma la ragazza gli rispose che la prova doveva avvenire nel buio più completo. A simile richiesta il figlio del re oppose un rifiuto, spiegando che non poteva dare in alcun modo una prova d’amore ad una persona che non aveva mai visto. Aggiunse che questo poteva anche essere un tranello per ucciderlo e che poteva aver a che fare con una donna, in realtà, malata ed immonda.
Allora, fatta luce, la ragazza disse al figlio del re: ’E ti sei forse tu comportato diversamente durante il tuo viaggio, con le ragazze che hai incontrato? Non hai forse fatto dell’apparenza e del sesso l’unico criterio per giudicare dell’amore? O credi forse che il buio di questa carrozza sia più tenebroso del buio che c’è dentro il tuo cuore?’ Il figlio del re comprese il significato di queste parole e, senza neppure averle ancora sfiorato il viso con la mano, si innamorò di lei e della sua sapienza, ritenendola la sola donna di valore che gli fosse capitato di incontrare.
Scese dunque dalla carrozza ed i suoi accompagnatori, vedendolo tornare così presto, gli chiesero ridendo che effetto gli facesse l’essere stato lui a dover dare la prova d’amore. Ma il figlio del re si fece scuro in volto e disse loro: ‘Credevo di aver in voi degli amici, ma mi sbagliavo. Andatevene lontano dal mio regno e non fatevi mai più vedere se non volete sentire il filo della mia spada. Continuerò il cammino con questa ragazza e con lei tornerò da mio padre, poiché anche se non so ancora cosa sia l’amore, ora so bene cosa siano i cattivi maestri’*

 

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USS 116 - Mongolia, Ulaanbaatar

Dopo avere sentito dire che la Proairesi è qualcosa di libero per natura e di non soggetto a costrizioni, mentre tutto il resto è soggetto ad impedimenti, a costrizioni, è servo, è altrui; Mendsaikhan Enkhbayar ha immaginato che fosse suo dovere mantenere inviolabilmente ogni sua determinazione comunque presa.
Miegombyn Enkhsaikhan, appena saputo della decisione di Mendsaikhan, si è recato a fargli visita.
-Mendsaikhan, ma prima di tutto deve essere sana la determinazione. Perché, senza ragione alcuna, hai deciso di morire di inedia?-
-Miegombyn, così ho deciso e così farò-
-Dimmi cos’è che ti ha portato a questa decisione. Giacché se essa è retta, io mi siedo accanto e te e coopero alla sua riuscita; ma se essa non è retta, allora la devi cambiare-
-Una volta prese, le determinazioni vanno assolutamente mantenute-
-Che dici, Mendsaikhan? Non tutte le determinazioni, ma quelle prese rettamente. Se ti fosse saltato in testa di uccidermi, dovresti mantenere questa determinazione? Tu scambi una giusta fermezza con la cieca ostinazione. Una pervicace irragionevolezza è segno di debolezza d’animo-
-Io ho deciso quel che ho deciso perché voglio mostrare che la mia Proairesi è superiore a tutto-
-Non c’è bisogno di questa dimostrazione, Mendsaikhan. La natura delle cose non te la richiede né ora né in questa forma. Uccidendoti, tu uccidi un amico, un intimo che non ha commesso alcuna ingiustizia, sulla base del paralogismo che la dimostrazione di essere liberi si ottiene soltanto quando la libertà diventa incompatibile con la vita-
-Ho determinato-
Non c’è stato nulla da fare. Mendsaikhan Enkhbayar non è morto d’inedia ma si è suicidato gettandosi dalla finestra della sua casa in Big Ring Road, 11th Micro Region a Ulaanbaatar.

 

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USS 117 - Hungary, Budapest

A Budapest, l’incrocio tra la piccola via Rakos e il viale Ulloi riposa nel buio e nel silenzio. Il vento, di tanto in tanto, sibila e fa tintinnare i vetri dei lampioni. Solo, fermo all’incrocio, Laszlo Nemeczek aspetta qualcuno o qualcosa, e intanto parla a voce molto bassa, molto lentamente, quasi bisbigliando.
 -Zsolt, dov'è il bene?-
-Nella Proairesi, Laszlo-
-Dov'è il male?-
-Nella Proairesi-
-Dov’è ciò che non è né bene né male?-
-In ciò che è aproairetico, Laszlo-
-E allora? Ti ricordi questi discorsi quando non siamo insieme? Nella vita di tutti i giorni? Quando ti brilla davanti del denaro, ti ricordi di dare la risposta giusta ossia che non è né un bene né un male? E quando sei in ansia, ti chiedi se l’ansia sia proairetica o aproairetica, se sia possibile o non è possibile farla cessare?-
-Cerco di farlo, Laszlo-
-Perché stupirsi ancora se abbiamo consumata esperienza dei materiali dell’esistenza mentre in ciò che dipende da noi siamo servi nell'animo, indecenti, di nessun valore, vili, indolenti, intere sfortune?-
-Cos'è dunque ad appesantirci e frastornarci?-
-Cos'altro se non i giudizi non retti?-
-Laszlo, esiste una legge che potremmo chiamare divina? E se esiste qual è?-
-Salvaguardare libera la nostra Proairesi, Zsolt. Non pretendere ciò che è aproairetico ma usarlo rettamente quando ci sia dato, restituendolo con scioltezza e prontezza quando non ci sia più dato e mostrando riconoscenza per il tempo dell'uso-
Mentre Laszlo mormorava queste parole, è passato un signore. Si è fermato ed ha chiesto:
-Perché lei piange?-
Non ha ricevuto risposta. Allora ha scrollato le spalle e si è allontanato.
Poi è passata una signora con una grande cesta. Anche lei si è fermata, ma non ha detto niente. È rimasta un po’ a guardare e poi se n’è andata.
Infine è arrivato zoppicando un uomo di statura bassa, che non ha domandato nulla, ma si è avvicinato, ha preso fra le mani la testa di Lazlo ed ha cominciato a piangere con lui.

 

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USS 118 - Mauritius, Port Louis

-Anerood Ramgoolam, io non sono contento della mia vita. Tutti mi dicono che non devo lamentarmi giacché, grazie alla coltivazione della canna da zucchero, mi è toccata in sorte una certa agiatezza; e invece io mi sento vuoto dentro, fragile, inquieto. È questo il primo passo verso la filosofia?-
-Sì, Navinchandra. Il primo, ed anche più difficile passo verso la filosofia, è quello di stracciare la presunzione di sapere, giacché è inconcepibile iniziare ad imparare quanto uno crede di sapere. Fortunatamente tu non sei uno di quelli che cianciano su e giù di quanto si deve fare e non fare, di quanto è bene e di quanto è male, di quanto è bello e di quanto è brutto; e su queste basi lodano e denigrano, incolpano e biasimano-
-Anch’io lo facevo, ma non lo faccio più da quando mi sono stufato di litigare ed ho visto inutili i miei tentativi di convincere gli altri-
-Tu ora vuoi ciò che ti è possibile. Perché allora continui a sentirti intralciato, a non essere sereno? Ora non ti spaventi davanti a ciò che è necessario. Perché dunque incappi ancora in ogni sorta di difficoltà, perché hai cattiva fortuna? Perché quando vuoi qualcosa, questo qualcosa non accade e quando non lo vuoi, questo qualcosa accade?-
-Dimmelo tu-
-Quando andavi a scuola, a cosa sei stato educato?-
-Ho imparato la Letteratura, la Chimica, la Matematica, la Storia e altre materie simili-
-Questa si chiama Erudizione. Ma evidentemente non ti è stato insegnato ciò di cui oggi vivi la mancanza-
-Quelle materie a me le spacciavano con il nome di Cultura-
-Purtroppo, questo è l’inganno-
-Ma di cosa si tratta? Io non so neppure dare un nome a questa entità misteriosa, che però sento esistente-
-Si chiama ‘Diairesi’; ed io te la insegnerò, se tu lo accetterai-
-È possibile anche qui, su quest’isola? Proprio a Port Louis, dove viviamo?-
-È possibile dappertutto. Tu sei un dio, Navinchandra Faleemeeah! Tu hai grandi progetti!-

 

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USS 119 - Sweden, Stoccolma

Johanna Eriksson possiede un medaglione che porta sempre con sé. A Stoccolma, tutti coloro che la conoscono sono convinti che Johanna sia pazza d’amore per qualcuno e giurano che quel medaglione deve contenere l’immagine dell’amato di cui ella tanto parla, che non somiglia a nessun altro e che nessuno ha ancora mai visto. Qualche tempo fa Lars Lagerkvist non ha resistito alla curiosità e, scusandosi per l’indiscrezione, le ha chiesto di aprirlo. La mano sottile di Johanna si è alzata lentamente verso il medaglione che le pendeva sul petto. È un medaglione minuscolo, liscio, semplicissimo, probabilmente d’argento. Johanna lo ha aperto, ma Lars non vi ha visto nulla. Era vuoto. Il suo vero amore non esisteva, non era mai esistito? Eppure Johanna aveva conservato quel medaglione, l’aveva custodito, non aveva mai voluto separarsene. L’aveva sempre portato con sé benché fosse vuoto?
Io non ho creduto al racconto di Lars. In occasione della cerimonia in cui gli è stato conferito il premio Nobel, Johanna ed io eravamo casualmente seduti uno accanto all’altra in prima fila. Le ho accarezzato la mano e le ho sussurrato che, senza averlo mai visto aperto, io sapevo cosa contenesse il suo medaglione. Allora Johanna lo ha dischiuso per me spontaneamente, senza farsi pregare, e io vi ho visto chiaramente quello che immaginavo. Non si tratta di un ritratto, ma nel medaglione è scritta e custodita una parola. Mentre in sala scrosciavano gli applausi all’indirizzo di Lars, io leggevo quella parola. La parola era: ‘Diairesi’. Devo confessare che gli occhi mi si sono inumiditi di lacrime. Johanna, soave e sorridente, me li ha baciati e mi ha sussurrato:
-Tu lo sai. La pace che giustifica la nostra vita esiste. La libertà e la bellezza esistono. Ma se chiedi dove sono e le cerchi fuori di te non le troverai mai, giacché esse sono dentro di te-

Questo è stato per lungo tempo un segreto tra me e lei.

 

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USS 120 - Indonesia, Bandung

-Nella grande sala del Savoy Homann Hotel non mancano certo la luce e i fiori. Le strade di Bandung sono imbandierate e percorse da gente di ogni nazionalità, ordinata e festante.
Jalan Labuanbageh, chiamato per acclamazione delle centinaia di presenti a presiedere la seduta finale, ha appena preso il posto lasciatogli da Sangay Ngedup. Jalan chiama ora alla tribuna il primo portavoce delle quattro dichiarazioni finali della conferenza mondiale ‘Non c’è Pace senza Diairesi’.
Kavita Krishnamurthy, con cuore puro ha sillabato: ‘La Verità è che non esistono né Brahma né Shiva né Vishnu; ma la Materia Immortale e l’uomo, quell'animale la cui Proairesi mortale è capace di usare le rappresentazioni diaireticamente’.
Dopo di lei, Jalal Sirajuddin, con cuore altrettanto puro, ha ripetuto: ‘La Verità è che non esiste l’Allah del Corano, e che Maometto non ne è il profeta; ma che esistono la Materia Immortale e l’uomo, quell'animale la cui Proairesi mortale è capace di usare le rappresentazioni diaireticamente’.
É stata poi la volta di Baruch Halevi il quale, con cuore altrettanto puro, ha ripetuto: ‘La Verità è che non esiste il Javhè della Bibbia; ma esistono la Materia Immortale e l’uomo, quell'animale la cui Proairesi mortale è capace di usare le rappresentazioni diaireticamente’.
Da ultima, Dora Maria Martinez, con cuore altrettanto puro, ha ripetuto: ‘La Verità è che non esiste il Dio Padre dei Vangeli, e che Gesù Cristo non ne è il figlio; ma che esistono la Materia Immortale e l’uomo, quell'animale la cui Proairesi mortale è capace di usare le rappresentazioni diaireticamente’.
Jalan ha chiuso la conferenza con queste parole: ‘Sulle nostre bandiere stava scritto -Ora e sempre resistenza a tutti i tiranni, quelli di fuori e quelli di dentro-. Grazie a tutti voi, oggi quella lotta può considerarsi vinta. Grazie a tutti voi oggi è dichiarata la Pace Universale. Non c’è Pace senza Diairesi’.
Molti dei presenti hanno le lacrime agli occhi e anch’io sono fra questi-
A suo tempo ricevetti questa succinta relazione da Mekere Sandaun, che era presente a quella celebre Conferenza, e l’ho sempre conservata gelosamente tra le mie carte. Sarebbe arduo trovare un documento scritto peggio ed un testo più facilmente criticabile, eppure continuo a ritenere che esso spieghi esattamente, in una forma comprensibile a tutti, quello che successe a Bandung.

 

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USS 121 - Palau, Koror

Si racconta che tanto tanto tempo fa, nell’isola di Koror, una donna generò un figlio cui dette nome Uab. Il bambino aveva un insaziabile appetito e cresceva così rapidamente che, per nutrirlo, gli abitanti dovevano dare a lui quasi tutto il cibo disponibile. Il bambino divenne enorme, più alto di una palma da cocco, ma un bel giorno il cibo finì. Per sopravvivere, gli abitanti dell’isola decisero allora di disfarsi di Uab e una notte appiccarono il fuoco alla casa dove egli dormiva. Uab era così gonfio che il suo corpo esplose e i frammenti si sparsero in tutte le direzioni.
-Camsek Remengesan, da quale parte del corpo di Uab originarono le isole Kayangel?-
-Dalla testa-
-E Babeldaob?-
-Dal corpo-
-Peleliu?-
-Dalle sue gambe-
-Angaur?-
-Dai piedi-
-E le Rock Islands?-
-Dalle dita delle mani e dei piedi-
-Camsek, chi racconta questa leggenda?-
-Hatobei Ngarchelong la racconta nel suo libro ‘I miti della creazione’-
-E chi altro?-
-Anche Melekeok Airai ne parla, come pure Ngatpang Ngiwal-
-Camsek, e qual era il nome della madre di Uab?-
-Esang, non lo so e non cerco di saperlo. Vuoi che mi interessi di queste fole per sbalordire gli astanti con la mia erudizione quando sono invitato a pranzo qui a Koror, al Dragon Tei? Per essere chiacchierone e importuno? Tu piuttosto, Esang, parlami dei beni e dei mali-
-Delle cose, alcune sono beni; altre mali; altre indifferenti. Beni sono le virtù e quanto di essa partecipa; mali i vizi e quanto del vizio partecipa; indifferenti sono le cose che stanno tra queste: ricchezza di denaro, salute del corpo, vita, morte, piacere, dolore, eccetera’-
-Come fai a saperlo?-
-Lo dice Ngaraard Sonsorol nei ‘Fatti di Koror’-
-E con ciò? Che differenza fa dire questo o citare Aimeliik Ngardmau oppure Ngchesar o Ngeremlengui? Hai messo alla prova questi insegnamenti e te ne sei fatto un giudizio?-
-Ma non basta saperli ripetere?-
-No. Saperli ripetere non significa capirne il significato. Mostra come ne capisci il significato su una barca in pericolo. Ti ricordi della diairesi quando la vela rumoreggia e, mentre tu sbraiti, chi ti sta accanto ti dice: ‘Ripetimi, Esang, quel che dicevi l'altro giorno: forse che naufragare è un vizio, è forse qualcosa che partecipa del vizio?’-
-Camsek, andiamo in malora e quello scherza?-
-E se sei convocato in tribunale per una accusa, ti ricordi della diairesi? Sei pallido e tremante, ed uno ti dice: ‘Perché tremi, Esang? Per quali faccende è la tua citazione? Forse che in tribunale si dispensano virtù o vizio?-
-Perché quello si burla di me?-
-E se un altro ti dice: ‘Esang, dimmi perché tremi. Il pericolo che corri è forse vizio, è forse qualcosa che partecipa del vizio’?
-Che c'è fra me e costui? Mi bastano i miei mali!-

-E dici bene, Esang. Giacché a te bastano i tuoi mali: la grettezza, la viltà, la cialtroneria che cialtroneggi ripetendo parole che sei ben lontano dal capire-

 

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USS 122 - Sao Tome and Principe, Sao Tome

Armindo Ferreira ha la febbre e giace a letto nella sua casa di viale Giovany. Benché ammalato di tifo, Armindo si giudica fortunato perché può curarsi, e perché la malattia gli dà l’occasione di mostrare la sua fortezza dinanzi alle avversità.
Augusta Bandeira è stata costretta a rifugiarsi qui per sfuggire alle persecuzioni di cui era oggetto in Nigeria, ed ha trovato casa in via Amilcar Cabral. Augusta è felice e si giudica fortunata perché le vicende della vita le stanno dando la possibilità di esercitare la sua temperanza.
Manuel Neves corre il rischio di essere licenziato dalla ditta in cui lavora, la Emolve; ma si giudica ugualmente fortunato. Dice a se stesso che sarà un precario felice e che la smania di un posto fisso di lavoro nasconde sempre il desiderio di essere schiavi.
In una silenziosa abitazione di via Samara Machel, un tumore ai polmoni ha lasciato a Carlos Graca poche ore di vita. Pienamente cosciente del suo stato e con animo tranquillo, Carlos si giudica mille volte fortunato perché ha avuto in regalo una lunga vita e può affermare di averla vissuta bene.
Anche se condannata ingiustamente a dover lasciare la sua casa in piazza Indipendenza, Manuela dos Anjos non ha paura del futuro e si giudica fortunata perché, guardando lei e seguendo le sue vicissitudini, tutti hanno potuto vedere quale sia la differenza tra la giustizia istituzionale e l’umana, individuale virtù dell’uomo giusto.
Sono al corrente di queste vicende grazie al mio amico Fradique Pinto da Costa. Tutto ciò sta accadendo proprio ora, in questo momento stesso, a Sao Tome, nella capitale del più piccolo paese africano.

 

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USS 123 - Somalia, Mogadiscio

Recentemente Abdullah Yusuf Darod ha aperto a Mogadiscio una piccola scuola privata, prendendo a modello quella di Guillermo Endara a Panama City. Situata in un quartiere residenziale e tranquillo, alle spalle dell’Ambasciata Italiana, la scuola sta diventando celebre per il suo programma. Rivolto ad allievi di qualunque età, il programma della scuola è in sostanza questo: farli diventare uomini non soggetti ad impedimenti, non soggetti a costrizioni, non soggetti ad impacci, liberi, sereni, felici: uomini, insomma, pienamente coscienti della natura delle cose.
Per introdurre al primo corso gli allievi più giovani, qualche tempo fa Abdullah ha usato queste indimenticabili parole:
‘Il programma sarà portato a termine se avrete anche voi il progetto che si deve ed io la preparazione che si deve. Dunque cosa manca? Quando io vedo un falegname che ha accanto a sè il materiale adatto, mi aspetto l'opera. Anche qua c'è il falegname e c'è il materiale. Ci manca forse qualcosa? La faccenda non è insegnabile? E' insegnabile. Non è in nostro esclusivo potere? Anzi è la sola faccenda fra tutte ad esserlo. Né la ricchezza di denaro né la salute del corpo né la reputazione né altro insomma sono in nostro esclusivo potere, eccetto il retto uso delle rappresentazioni. Soltanto questo è per natura delle cose non soggetto ad impedimenti e non soggetto ad intralci. Perché non dovremmo riuscire pienamente a raggiungere il nostro scopo? Ditemi la causa. Giacché l’eventuale insuccesso originerebbe o da me o da voi o dalla natura della faccenda. La faccenda in sé è fattibile ed anzi è l’unica in nostro esclusivo potere. Orbene la causa starebbe in me o in voi oppure, ciò che è più vero, in entrambi. E dunque? Volete che iniziamo una volta a trasferire qui un simile grandioso progetto? Lasciate da parte i dubbi che avete avuto finora. Iniziamo, fidatevi di me, e vedrete’.

 

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USS 124 - Guyana, Georgetown

Bharrat Roopnaraine è noto a Georgetown per essere pronipote di quei Bookers il cui magazzino, il lontanissimo 23 Febbraio 1945, si incendiò in modo catastrofico, dando origine al Great Fire che divorò buona parte di questa capitale sudamericana.
È però ancora più conosciuto come filosofo dalle salde convinzioni, il cui motto è il seguente: ‘Riconosci che nulla è conoscibile, ma che tutto è inintelligibile’. Quando si discute su un argomento qualsiasi, arriva sempre il momento in cui Bharrat esclama: “Fidati di me e ne trarrai giovamento: non bisogna mai fidarsi di nessuno!” Un’altra delle sue frasi preferite è questa: “Impara da me che imparare qualcosa è impossibile. Questo ti dico e questo ti insegnerò, se lo vorrai”.
Janet Jagdeo recentemente si era sentita dire da Bharrat:
-Non ingannarti, Janet. Non cadere in errore. Non vi è naturale socievolezza degli esseri umani gli uni con gli altri. Fidati di me: coloro che affermano il contrario ti ingannano e dicono paralogismi-
Al che Janet aveva cortesemente risposto:
-Se è così, Bharrat, che t'importa di dirmi questo? Lascia che io sia ingannata-
Proprio ieri Bharrat era ospite a cena da Janet, in Bourda Street, e si è prodotto in uno dei suoi pezzi forti, che consiste nel decretare la totale inaffidabilità delle nostre sensazioni partendo dalla loro possibile fallacia.
-Bharrat, ma che dici? Proprio tu confuti te stesso ogni giorno-
-Chi? Io?-
-Ti confuti perché quando mangi, dove porti la mano? Alla bocca od all'occhio?-
-Alla bocca-
-E ti pare che questa non sia una scelta complessa che ognuno di noi compie attivamente in frazioni di secondo grazie anche alle informazioni affidabili che ci provengono dai nostri sensi? Per fare il bagno dove ti ficchi? Nel mare o nel petrolio?-
Bharrat è rimasto comunque marmoreo nelle sue convinzioni e la discussione è andata avanti parecchio, fino al momento del dessert.
Janet ha allora pregato gli altri due invitati, Manzoor Ramjattan e Khemraj Jagan, di preparare dei caffè espressi all’italiana. Manzoor e Khemraj hanno colto al volo l’occasione e si sono recati in cucina, tornandone poco dopo con la fumanti bevande.
Bharrat ha aggiunto al suo caffè due bei cucchiaini colmi zucchero ed ha portato la tazzina alla bocca. A questo punto è accaduto un fatto curioso. Bharrat ha strabuzzato gli occhi ed ha avuto un colpo di tosse così forte da spruzzare tutt’intorno il liquido che aveva appena sorbito. Poi è riuscito con fatica a chiedere:
-E questo cos’è?-
-È caffè, Bharrat. È un espresso italiano-
-Ma cosa ci avete messo dentro?-
-Nulla. Tu hai aggiunto dello zucchero, mentre a noi piace amaro. Anzi io trovo questo caffè eccellente-
-Vuoi scherzare, Janet? Questo è un caffè pieno di sale-
-Sale? E come fai a dirlo? Ti ho visto zuccherarlo, e guardandoti io ho avuto un’impressione indistinguibile da quella dello zucchero. Quello che tu hai aggiunto a me è sembrato proprio zucchero-
-Prendi e assaggia-
-Tu mi chiedi di fare qualcosa di assolutamente inutile, Bharrat. Non sai che le sensazioni ci mentono? Mi stupisco della tua domanda!-
La calma era profonda e generale. Solo Bharrat ansimava.

 

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USS 125 - Togo, Lomé

A Lomé in Boulevard de la Republique, a pochi passi dal confine con il Ghana, Zarifou ha incontrato, qualche giorno fa, Kraptcha Agboyibo. Kraptcha stava discutendo con parecchie altre persone circa le vicende legate al ritorno in Africa, nel XIX° secolo, dei discendenti di migliaia di africani che erano stato trasferiti come schiavi in Brasile a partire dal XVII° secolo. Lasciata la costa del Golfo di Guinea come schiavi, essi qui erano ritornati e si erano stabiliti, dandosi a loro volta ad un’attività molto lucrosa.
-Quale attività, Kraptcha?-
-Vi sembrerà incredibile: proprio al commercio degli schiavi!-
Nel corso della lunga e animata discussione a più voci che ne è seguita, Zarifou, rispondendo a varie domande, ha fatto della sua Proairesi questo ritratto.
-E ammetteresti mai di essere dissennato, Zarifou?-
-No, Kraptcha. Magari avessi tanta fortuna quanto senno ho!-
-E sei timido?-
-A volte lo sono. Questo lo ammetto-
-Tu capita mai di essere ingiusto?-
-Questo lo escludo in modo assoluto. Non farei del male ad una mosca-
-E invidioso o indiscreto?-
-Io non invidio mai nessuno e non ficco il naso negli affari altrui-
-Sei sempre padrone di te?-
-Come si fa a resistere a certe punture di stizza? Quando vado fuori di me è perché così mi spinge a fare la passione e devo essere perdonato come si perdona chi compie un atto involontario-
-Anche la gelosia è involontaria?-
-Sì, è del tutto involontaria-
-E, va da sé, sei caritatevole e generoso?-
-Sì, le sofferenze altrui subito mi muovono alla compassione e perdono facilmente-
La mattina dopo Zarifou Gnassingbe ha aggredito a pugni e calci suo fratello Yawovi per una somma di poco conto sulla quale non soltanto il buon senso ma anche il Tribunale hanno invece già definitivamente stabilito che egli non può vantare alcun diritto. Zarifou ha messo a soqquadro la casa, gettando nel panico le sorelle e nello sconcerto i vicini. Le grida e i tonfi si sono sentiti fino in Boulevard de l’Oti; le suppellettili e i vetri rotti sono volati fino in Boulevard Houphouet-Boigny. Non contento della sua bravata, ha pensato bene di bucare le gomme dell’auto di sua madre.

 

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USS 126 - Tunisia, Sidi bou-Said

Il villaggio di Sidi bou-Said si affaccia ancora oggi sul mare e ti incanta per le stradine lastricate, i giardini appartati, i patii, le case con bianche facciate impreziosite da stipiti scolpiti e tegole verniciate, ma soprattutto per la dovizia di gelsomini che lo caratterizza. Mounir Haddada e Ali Draham sono due tra i tanti giovani che offrono un mazzetto di quei profumatissimi fiori a tutti coloro che scendono dal treno proveniente dalla non lontana Tunisi. Così ho fatto la loro conoscenza ed è così che li ho sentiti parlare.
-Ali, gli esseri umani si industriano forse per ottenere dei mali?-
-Nient'affatto!-
-Forse per qualcosa che non li riguarda?-
-Neppure per questo-
-È evidente che essi si industriano per ottenere dei beni; e se per questi si industriano, questi amano. Ne concludiamo questo: colui che è scienziato dei beni è anche l’unico che sappia amare. Chi invece non sa distinguere i beni dai mali e ciò che non è né bene né male da entrambi, come potrebbe amare? L'amare è quindi proprio soltanto dell’uomo saggio-
-Ma come? Mounir, io, pur essendo uno stolto, ugualmente amo il mio bambino-
-Ali, mi stupisco di come immediatamente tu ammetta di essere uno stolto. Cosa ti manca? Non usi i sensi, non distingui le rappresentazioni, non fornisci al corpo i cibi idonei, un riparo, una dimora? Come fai a dire di essere stolto?-
-Ripeto quello che altri dicono di me-
-Ecco. Lo dici e lo ripeti perché sei frastornato dalle rappresentazioni e sconfitto dalla loro persuasività. Concepisci le medesime cose una volta beni, un’altra mali e poi né beni né mali. In complesso ti affliggi, hai paura, invidi, sei sconcertato, sei mutevole. Per questo ammetti di essere uno stolto?
-È così, questa è la verità-
-E negli affetti non sei mutevole? Concepisci l’amicizia una volta come un bene, un'altra come un male. Le medesime persone una volta ti paiono buone ed un'altra cattive, e le tratti una volta familiarmente ed un'altra da nemici, una volta le lodi ed un'altra le denigri-
-Sì, sperimento anche questo-
-E dunque? Chi è stato ingannato da qualcuno, reputi che gli sia amico?-
-Per niente!-
-E chi sceglie un amico con volubilità, può essergli benevolo?-
-No-
-Se l’amicizia è un affetto vivo e reciproco tra due o più persone, diremo che essa è qualcosa di proairetico o di aproairetico?-
-Non saprei-
-Proairetico è l’affetto che io provo verso qualcuno e che chiamo, in questo caso, amicizia. L’affetto che l’amico prova per me è altrettanto proairetico per lui, ma per me è qualcosa di aproairetico. Soltanto ciò che è proairetico può essere bene o male. Dunque se io ritengo che sia un bene o un male per me l’affetto di un’altra persona nei miei confronti, io mostro di avere un giudizio scorretto e sono nel male. Per essere nel bene devo avere un retto giudizio dell’amicizia e, non essendo la Proairesi dell’amico in mio esclusivo potere, debbo considerare il suo eventuale affetto come qualcosa che non è né bene né male per me-
-Devo allora disinteressarmene e trascurarlo?-
-No, tutt’al contrario. Devi trattarlo con la massima cura ed attenzione per quello che è, evitando accuratamente di cadere nel pericolo di considerarlo per quello che non è, un affetto certo e garantito in ogni circostanza. Non hai mai visto dei cagnolini scodinzolare e ruzzare?-
-Sì, non c’è niente di più amichevole!-
-Ma per vedere davvero cos'è amicizia, getta in mezzo a loro un pezzo di carne e lo riconoscerai. Getta, tra coloro che si reputano amici, del denaro, un’avvenente ragazza, il successo mondano e vediamo cosa succede-
Io non soltanto ho preso il mazzetto di gelsomini che Mounir mi offriva, ma gliene ho chiesti altri dieci.

 

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USS 127 - Yemen, Shibam

Situata nel cuore dell’antica Arabia Felix e nota per le sue case-torri in mattoni alte fino a otto piani, Shibam è architettonicamente una gemma. Posta su un rilievo in una pianura fluviale e circondata da mura fortificate, la città è stata costretta nei secoli a svilupparsi verticalmente ed è ancora oggi soprannominata la Manhattan del deserto.
Invitato qui al rito del ‘Qat’, questa è la conversazione che ho colto tra i miei ospiti.
-Ahmad, io non ho mai capito cosa ci sia da recriminare quando si afferma essere sacrosanto che ciascuno di noi ricerchi esclusivamente il proprio utile particolare-
-Cosa dici, Rashid al-Sufan? Ricercare esclusivamente il proprio utile particolare è puro egoismo!-
-E’ mai possibile fare qualcosa che non sia altro che egoismo?-
-Se non lo sai, ti informo che è altamente apprezzato essere altruisti-
-Chiedo a te cosa sia l’altruismo-
-Altruismo è tenere conto delle altrui necessità, esigenze, diritti-
-Soltanto tenere conto?-
-Sì-
-Ma tutti tengono sempre conto delle altrui necessità, esigenze e diritti, se non altro per trascurarli-
-Ecco il punto: non vanno trascurati!-
-Najib, e tu come chiami chi li ignora perché non ne è al corrente?-
-Di chi ignora necessità, esigenze e diritti altrui in buona fede, perché non ne è al corrente, è impossibile dire qualcosa. L’ignoranza lo pone al di là del bene e del male-
-Ahmad, e come chiami chi li trascura?-
-Lo chiamo egoista-
-Vedi dunque che sei per forza costretto a definire altruista non chi tiene conto, ma soltanto chi privilegia le altrui esigenze e diritti-
-Un altruismo inefficace, un altruismo solo a parole non è degno di essere chiamato altruismo!-
-E non è anche questo sempre e comunque egoismo?-
-Cosa? L’altruismo è un egoismo? Rashid, non ti capisco-
-Chi privilegia le proprie esigenze e diritti lo fa perché giudica questo il comportamento più utile per sé e dunque un bene-
-Ovviamente-
-E tu chiami questo egoismo-
-Sì-
-Ma anche chi privilegia le altrui esigenze e diritti a scapito dei propri, lo fa perché giudica più utile per sé questo comportamento che non quello di privilegiare le proprie esigenze e diritti. Il che vuol dire che per costui la più utile delle priorità, e dunque il bene per lui, è proprio quello di privilegiare le esigenze altrui-
-Rashid, che ragionamento contorto!-
-Nient’affatto contorto ma semplice e lineare. Ahmad, continuiamo pure ad usare la tua terminologia. Comunque tu svisceri o capovolga la questione, è del tutto evidente che noi non possiamo che essere egoisti, perché sempre e comunque l’essere umano ricerca il proprio bene. Predicare una certa ‘solidarietà’, una certa ‘carità’, il ‘vogliamoci bene’, insomma l’altruismo, è soltanto un modo subdolo per dire quello che si vuole nascondere, ossia che il bene e il male sono fuori di noi, che sono entità aproairetiche-
-Anche Allah è una entità aproairetica?-
-Non soltanto Allah. Sappi che il precetto: ‘Ama gli altri come ami te stesso’ significa in realtà ‘Ama gli altri più di te stesso’, che esso è frutto di un cattivo giudizio e che chi lo predica vive nel male. Ammetto che questo sia l’insegnamento di qualunque religione rivelata, ma non capisco come si faccia a non vedere in esso un micidiale attentato alla nostra sanità mentale-
-E in cosa consisterebbe la nostra sanità mentale?-
-Nel mettere in piena luce che bene e male sono entità proairetiche, sono dentro di noi ed esclusivamente dentro di noi; e non fuori di noi. Che l’uomo è un animale libero e sanamente egoista per inviolabile natura delle cose. Che l’uomo libero ed egoista fa il suo bene quando applica sistematicamente la diairesi in tutte le situazioni che quotidianamente gli si presentano-
-E il proprio male?-
-Quando, invece della diairesi, applica sistematicamente la controdiairesi, ricercando il bene e il male fuori di sé-
Quando la cortesia dei miei ospiti mi ha sollecitato a porre una domanda, io ho chiesto: “Quale relazione pensate che vi sia stata, secoli fa, tra carità cristiana, solidarietà musulmana, pacifismo comunista, terrorismo internazionale e l’altruismo?”

 

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USS 128 - Ukraine, Cernobyl

-Viktor, ti ripeto che ogni creatura umana a nulla è così strettamente imparentata come al proprio utile; ed essa odia, vilipende, maledice qualunque cosa le parrà intralciarla al raggiungimento di questo fine, sia essa fratello, padre, figlio, innamorato o amante-
-Natalya Yushchenko, guardati intorno! Io, Volodymyr, Mykola, Yuriy, quanti ingegneri e tecnici lavoriamo qui a Cernobyl, siamo gli uomini nuovi. Noi stiamo costruendo il socialismo e tu mi vieni a fare la predica reazionaria?-
-Io non intendo convincere nessuno, giacché in questo caso mi contraddirei. Io sottolineo soltanto che dove sono l'‘io’ e ‘il mio’, là è necessario che propenda la creatura. E se l'‘io’ e ‘il mio’ sono nella carne, che io sia nella carne; se nella Proairesi, che io sia nella Proairesi; se negli oggetti esterni, che io sia in questi-
-E il socialismo sarebbe un oggetto esterno?-
-Certamente, come il capitalismo. Voi siete una chiesa; diversa, ma sempre chiesa, tutto qui. Se invece io sono la mia Proairesi, solamente così sarò compagno, figlio, padre quale si deve. Giacché mi sarà utile serbare l'uomo leale, rispettoso di sé e degli altri, capace di tollerare l'intemperanza altrui, di astenersi dalla propria, capace di cooperare e di custodire correttamente le relazioni umane-
-Natalya, il problema è sapere dove davvero risieda il proprio utile particolare. Noi crediamo che risieda nella costruzione del socialismo-
-Siamo di nuovo a questo punto? A causa di questa ignoranza abbiamo avuto alcuni secoli fa due guerre mondiali, e continuiamo ad avere guerre non dichiarate e terrorismi di tutti i generi. La pace non è semplicemente assenza di uno stato di guerra esplicita. Quella che si crede essere pace è invece una stato di guerra implicita, permanente, strisciante-
-Perché?-
-A causa del vostro uso di massa della controdiairesi. Invece, la pace è attivo uso di massa della diairesi e abbandono dell’errore di trattare ciò che è aproairetico come se fosse proairetico-
-Bello ma impossibile, e soprattutto sbagliato!-
-Vuoi sapere la novità?-
-Quale, Natalya?-
-Sono appena stata licenziata dalla Direzione. Mi hanno detto che non hanno più bisogno di me. Ebbene, mi vedi sconsolata, impaurita, tremante?-
-No, niente di tutto questo. Ti vedo serena. E perché lo hanno fatto?-
-Perché da tempo sai che critico anche il modo in cui sono stati progettati e costruiti questi reattori nucleari di Chernobyl-
-Si, proprio dopodomani sera dobbiamo fare un test sul reattore numero 4 per controllare se il sistema di raffreddamento funziona anche usando elettricità generata dal reattore in stato di bassa potenza-
-Ecco una prova da non fare. La ritengo estremamente rischiosa. Anzi, sono certa che la reazione a catena sfuggirà al vostro controllo e che causerete un incidente catastrofico. Inquinerete di radioattività mezza Europa-
-Tu sei troppo pessimista, Natalya!-
-Quella sera io non ci sarò; sarò a Kiev a cercarmi un altro lavoro-

 

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USS 129 - Zimbabwe, Harare

-Abel Murozewa, mi chiedo se una ‘Nazione’ può avere una Proairesi-
-E come potrebbe, Lovemore? La Proairesi è una facoltà esclusivamente umana, dell’individuo concretamente vivente; mentre la nazione è un’istituzione, un’entità immateriale-
-Se la nazione non è dotata di Proairesi, noi dobbiamo però considerarla una entità proairetica o aproairetica?-
-Rispondi alla domanda: la nazione è qualcosa in mio esclusivo potere?-
-No-
-Dunque si tratta di una entità aproairetica-
-Ma c’è qualcosa di proairetico, riguardo ad essa?-
-Sì: proairetico è il giudizio, e soltanto il giudizio, che io ho sulla nazione. Se bene e male sono unicamente i giudizi della Proairesi, una nazione non può che essere né un bene né un male. L’entità immateriale ‘Nazione’ non esiste se non è pensata, ossia se non poggia sulla Proairesi di masse di persone e se non si incarna in istituzioni-
-Abel, ma esiste prima il cittadino di una nazione oppure esiste prima la nazione e poi esiste il cittadino?-
-Ad esistere sono le persone concretamente viventi, la cui Proairesi può generare questa entità immateriale che chiamiamo nazione. Dunque esistono sempre e soltanto le persone che diventano, in un certo senso, cittadini quando la loro Proairesi genera questa entità immateriale che è la nazione, ed un comune consenso intorno ad essa-
-Della nazione, in quanto entità immateriale che non è né bene né male, ciascuno potrà fare un uso che invece diventa bene o male per sé. Non è così, Abel? E quando diventa bene?-
-Diventa bene quando il cittadino mantiene la propria Proairesi nel suo stato naturale: libera, infinita, inasservibile, insubordinabile; ossia quando tratta la nazione come un oggetto aproairetico qualunque, con attenzione, cura, precisione ma senza servitù e senza subordinazione. Bene, infatti, è il giudizio: la nazione non è né un bene né un male.
-Quando diventa male?-
-Ascoltami attentamente, Lovemore. Male è la coppia di giudizi: la nazione è un bene, la nazione è un male. Dunque diventa male quando il cittadino asservisce e subordina ad essa la propria Proairesi, quando identifica la propria Proairesi con la Nazione. È aberrante dire, e criminale ripetere, senza altre specificazioni: la difesa della Nazione è sacro dovere del cittadino. Perché equivale a dire che il bene e il male stanno fuori di noi, stanno nelle istituzioni, qualunque esse siano-
-E cosa si dovrebbe invece dire?-
-Qualcosa del genere: la salvaguardia della libertà, infinità, inasservibilità e insubordinabilità della propria Proairesi è il sacro dovere che ogni uomo compie a difesa della patria universale. La Proairesi non è un’istituzione. La Proairesi è infinita, libera per natura delle cose, a tutto superiore, inasservibile, insubordinabile-
-Chi è dunque il dittatore?-
Il dittatore è colui che incarna la contraddizione e testimonia questo: la Proairesi è istituzione, il bene e il male sono dentro di me e contemporaneamente fuori di me-
-Il che è impossibile-
-E al suo seguito stanno le masse di individui che, come lui, vivono questa contraddizione e la risolvono continuamente giudicando che il bene e il male stiano fuori di loro, in amici e nemici-
-Mi chiedo se sia possibile applicare questo ragionamento oggi, qui ad Harare e su Mugambenben, e se esso ci aiuti a capire meglio cosa sta succedendo in questo nostro disgraziato paese-

 

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USS 130 - Liechtenstein, Vaduz

L’automobile di Ottmar Triesen è ferma, a Vaduz, all’incrocio tra la Giessenstrasse e la Kirchstrasse. Rita Schellenberg si avvicina allo sportello. Il vetro dello sportello si abbassa e Rita parla con Ottmar.
-Ottmar, non fare anche tu l’errore che feci io, quando diventai Primo Ministro di questo piccolo paese. L’animo degli insipienti non è leale, non è saldo ma è spregiudicato, è vinto ora da una rappresentazione ora da un'altra. Tu indaga non quel che indagano gli altri e che allora indagavo anch’io, ma soltanto questo: dove le persone pongano il loro utile, se esternamente, in ciò che è aproairetico, oppure nella loro Proairesi. Se esternamente, non chiamarle amiche; non più che persone leali o ben salde o fiduciose in se stesse o libere; anzi, per parlare rettamente, non chiamarle neppure uomini. Giacché non è un giudizio da uomo quello che fa mordere l'un l'altra le persone, ingiuriarsi, pigliare luoghi isolati o piazze come belve le montagne, né quello che le rende non padrone di sé, né di quant'altre contumelie esse si coprono vicendevolmente a causa di questo solo ed unico giudizio: il porre se stesse e quanto è loro in ciò che è aproairetico. Quando invece ti renderai conto che questi, gli uomini, davvero credono essere il bene soltanto là dov'è Proairesi, dov'è il retto uso delle rappresentazioni, non impicciarti più se sono figlio e padre o fratelli o se sono andati a scuola insieme e se sono compagni. Riconosciuto questo, dichiara con fiducia che sono amici, come anche che sono leali, che sono giusti, e resta con loro-
-Rita, non…-
Io mi sono allontanato ed ho visto l’automobile fuggire via di gran carriera.

 

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USS 131 - Jordan, Petra

Ziad Kayyali e Yusuf Khalayleh sono due guide che accompagnano ancora oggi i visitatori alla scoperta di quel complesso archeologico unico al mondo che risponde al nome di Petra.
Io ammiravo il magico colore di Al-Khaznah al tramonto, ma devo confessare che ero più attento a quello che confabulavano i miei due accompagnatori.
-Yusuf, tu parli del vino, dell’olio e del pane. E non hai anche qualcosa migliore di questo?-
-Cosa?-
-La vista, l’udito, il gusto e gli altri sensi-
-Hai ragione-
-E non possiedi qualcosa di ancora migliore di questo?-
-Ziad, mi sbalordisci. Di cosa parli?-
-Di quanto li valuterà e li userà. Cos'è infatti che dichiara per ciascuno di quegli oggetti e di questi sensi, quanto esso merita? Hai mai sentito la facoltà visiva dire qualcosa di se stessa? E l’udito?-
-No, certamente-
-Ecco, tutto ciò è ministro e servo di qualcos'altro-
-Dimmi di cosa-
-Della Proairesi, Yusuf; ossia della facoltà atta ad usare le rappresentazioni-
-Se cerco di sapere quanto vale il pane o quanto merita la mia vista, da chi devo cercare di saperlo?-
-Da chi ti risponde. E la sola a risponderti è la Proairesi. Come può dunque esserci un'altra facoltà migliore di questa, che usa anche le restanti come ministre ed in prima persona le valuta e di ogni cosa dichiara il valore? Qual è la facoltà che apre e chiude i tuoi occhi e li distoglie da ciò da cui vanno distolti e ad altro li appressa?-
-È forse la mia vista?-
-No, è la tua Proairesi. Grazie a quale facoltà diventi indiscreto e ficcanaso oppure rimani indifferente ad un discorso?-
-Grazie al mio udito-
-No, grazie a null'altro che la tua Proairesi. E così quand'essa vede di trovarsi con altre facoltà tutte cieche e sorde, incapaci di notare altro eccetto quelle opere per le quali sono state posizionate a farle da ministre, mentre essa sola scorge con acutezza e vede dall'alto non solo le altre facoltà e quanto merita ciascuna, ma anche se stessa; ebbene, può la Proairesi dichiarare che qualcos'altro è più possente di lei?-
-Devo ammettere che non può-
-L'occhio aperto, che altro fa se non vedere? Ma se si deve guardare la moglie di qualcuno e come, chi lo dice?-
-La Proairesi-
-Se bisogna fidarsi delle parole udite o diffidare, chi lo dice? Non è la Proairesi? Se sia meglio parlare o tacere, parlare in un modo o in un altro, se questo sia confacente o non confacente, chi altro lo dice se non la facoltà proairetica? Vuoi dunque che essa pervenga a votarsi contro?-
-Ed io che finora mi sono creduto tanto povero! D’ora in poi, come potrò ancora lamentarmi?-

 

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USS 132 - Kuwait, Kuwait City

Nazir al-Sabah e Ismail al-Shatti sono due anziani tessitori. Li ho incontrato nel Souk di Kuwait City, dove stavano lavorando alla riparazione di un telaio tradizionale.
-Ismail, se così sta la faccenda, può quanto fa da ministro essere migliore di ciò cui fa da ministro?-
-Nazir, cosa intendi dire?-
-Intendo dire questo: può il cavallo essere migliore del cavaliere, il cane del cacciatore, lo strumento dello strumentista?-
-Non può-
-Nel nostro caso, cos'è che usa tutte le altre nostre facoltà?-
-Rispondi tu stesso-
-È la Proairesi. Ossia la facoltà che usa le rappresentazioni. Cos'è sollecito di tutto?-
-La Proairesi?-
-Esattamente. Cosa leva di mezzo l'uomo, una volta per fame, un'altra per impiccagione, un'altra giù da un precipizio?-
-La Proairesi?-
-Proprio lei. E poi qualcosa è più potente di questo negli uomini? Com'è possibile che ciò che è impedito sia più potente di quanto non è soggetto ad impedimenti? Cos'è per natura delle cose capace di intralciare la nostra vista?-
-La Proairesi, quando ci fa chiudere gli occhi, ma anche qualunque cosa aproairetica come una benda-
-Dici benissimo. E lo stesso vale per l’udito o per il tatto. Ma cos'è capace di intralciare la Proairesi?-
-Non vale più quello che ho appena detto?-
-No. Nulla di aproairetico può intralciare la Proairesi. Poiché la Proairesi e il giudizio che essa ha di se stessa coincidono, sono la stessa cosa; essa soltanto può intralciare se stessa. Per questo la Proairesi diventa solo vizio o sola virtù-

 

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USS 133 - Bahrain, Manama

-E dunque, Hamad? Vuoi dire che disprezzi le altre facoltà?-
-Non sia mai, Salman! Sarebbe dissennato affermare che non vi è alcun bisogno di altre facoltà oltre la Proairesi. Non bisogna disprezzare l'utilità che procurano cose diverse, a causa del fatto che altre sono migliori-
-Quali cose diverse intendi?-
-La vista, l’udito, ad esempio, non vanno trascurate né sottovalutate; ma se tu mi chiedi quale sia più possente…-
-La vista o la Proairesi?-
-Non posso dire la vista. Devo dire che la più possente è la Proairesi. Io posso perdere la vista e rimanere l’uomo che sono. Ma se perdo la Proairesi, Salman, io non ci sono più; anche se continuassi a restare in vita-
-Hamad, anche se fossi vivo?-
-Sì; giacché è la Proairesi quella che usa tutte le altre nostre piccole e grandi facoltà. E quando essa opera rettamente, nasce l'uomo dabbene. Quando fallisce, nasce l'individuo malvagio, vizioso. È rispetto a questo che noi siamo sfortunati o fortunati, felici o infelici-
Hamad Hasamha e Salman al-Balushi sono discendenti di quei pescatori di perle che fecero la fortuna economica di questo paese prima che i giapponesi trovassero il modo di coltivarle. La loro gioielleria è situata in Bab al-Bahrain Avenue ed essi sono in grado di riconoscere istantaneamente una perla vera da una coltivata. È da loro, a Manama, che ho comperato delle perle.

 

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USS 134 - Republic of the Congo, Brazzaville

-E pertanto ogni facoltà umana va coltivata secondo il suo proprio valore: la vista come vista, l’udito come udito, la Proairesi come Proairesi-
-Denis, quando diciamo che la Proairesi è autoteoretica, inasservibile, insubordinabile, capace di usare le rappresentazioni e di comprenderne l’uso, facoltà alla quale tutte le altre facoltà umane sono subordinate, intendiamo forse dire che la Proairesi è al riparo dalla morte?-
-Nient’affatto immortale, Pascal. La Proairesi dell’uomo muore con il corpo, anzi può morire la Proairesi ed il nostro corpo può ancora rimanere in vita-
-Quando accade ciò?-
-In quegli stati vegetativi irreversibili nei quali tutte le funzioni cerebrali sono annullate-
-E la Proairesi è forse al riparo dalle malattie?-
-Neanche da queste. Pensa ai numerosi processi patologici degenerativi del nostro sistema nervoso nel corso dei quali si estinguono capacità basilari della Proairesi, come il riconoscimento di identità-
-Denis, tra molecole e Proairesi vi sono dunque delle relazioni?-
-Che vi siano delle relazioni è certo. Quali esse esattamente siano è un argomento ancora tutto da chiarire. Fino ad oggi è prevalso il giudizio che ‘res extensa’ ossia molecole e ‘res cogitans’ ossia Proairesi non potessero avere nulla in comune-
-Era quello che si pensava, in fisica, dello spazio e del tempo prima di Einstein. Poi invece si è visto che le due entità sono inseparabili-
-Esattamente, Pascal. Nel prossimo futuro non mi stupirei che succedesse la stessa cosa a molecole e Proairesi. Ma per il momento è impossibile dire di più-
Poco oltre Brazzaville, le tremende rapide del fiume Congo rendono impossibile a chiunque la navigazione fluviale verso Pointe-Noire e la costa Atlantica. Denis Lissounguesso e Pascal Lekoumou stanno tornando verso casa e sanno comunque, per antica esperienza, come evitare i pericoli e dirigere la loro barca verso un ancoraggio sicuro.

 

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USS 135 - Cuba, L’Avana

-Dunque cosa accade, Garcia? E' come se uno, mentre torna a casa, si imbattesse in un magnifico albergo e, dal momento che quell'albergo gli piace, sostasse lì per sempre. Cosa ci fai lì, Garcia?-
-Inti, ma l’albergo è davvero grazioso!-
-Garcia, e quanti altri alberghi sono graziosi? E se pure questo albergo fosse sulla nostra strada, questa non è la nostra meta-
-Ma io qui sto bene!-
-Bene? Non scambiare i mezzi con i fini, Garcia. La nostra meta è Itaca, non sono le sirene-
-Però, come cantano bene!-
-Sì, cantano davvero bene. E altre fanno l’amore davvero bene. E altre conoscono a perfezione tutte le sottigliezze della logica formale. E altre ancora ti promettono l’immortalità-
-Inti, queste sirene mi affascinano!-
-Garcia, dissetati da loro, se vuoi; ma poi riprendiamo il cammino!-
-Per andare dove, Inti? Non sono più sicuro di dove sono diretto-
-A Itaca, Garcia: sei diretto a casa-
-E casa mia dov’è?-
-Casa è imparare quale sia la natura delle cose e poi usare secondo la natura delle cose le rappresentazioni che ti incolgono. Casa è non fallire nel desiderio, non incappare in quanto avversi; mai sfortunato, mai preda di cattiva fortuna. Casa è essere libero, non soggetto ad impedimenti, non soggetto a costrizioni; conciliato al governo della Materia Immortale. E mentre sei partito con questo proponimento, poiché gradisci un orgasmo, una elocuzioncella, certi principi filosofici generali, sosti lì per sempre, dimentichi la casa e dici: ‘Queste cose sono tanto graziose!’?-
-Tu non lo dici?-
-E chi dice che non lo siano? Ma come transito, come alberghi. Dimmi, Garcia: cosa impedisce che chi fa la Rivoluzione d’Ottobre sia un vizioso?-
-Beh, nulla lo impedisce-
-Cosa impedisce che chi risolve problemi logici come Bertrand Russell sia meschino, pianga, invidi; insomma sia sconcertato, sia infelice?-
-Nulla-
-Vedi dunque che questi erano alberghi di nessun valore ed altro era il proponimento-
Il salone del bar ‘Floridita’ è oggi stranamente silenzioso. Quattro turisti americani siedono con aria annoiata e bevono i loro ‘daiquiri’. Al di là dei vetri, il traffico dell’Avana scorre rumoroso e caotico come al solito. Ad un certo punto, Garcia ha chiesto il conto ed ha insistito per pagarlo. Una volta in strada, Inti Peredo e Garcia Montes hanno preso direzioni diverse. Non si rivedranno mai più.

 

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USS 136 - Czech Republic, Praga

-Di cosa debbo parlarti, Vaclav?-
-Ti prego, Mirek Novacek, sono venuto qui con i miei collaboratori proprio per ascoltarti. Parlami di qualunque cosa tu voglia-
-Di cosa puoi sentir parlare? Di beni e di mali?-
-Beh, se proprio vuoi…-
-Di chi? Del cavallo?-
-No-
-Del bue?-
-No-
-E di chi allora? Dell'uomo?-
-Sì-
-Vaclav, sai tu cos'è un uomo, qual è la sua natura, qual è il concetto di uomo? Hai su questo le orecchie aperte? Sai qual è la natura delle cose? Riesci a seguirmi mentre ne parlo? Sai distinguere il vero dal falso? Sai cos’è opposizione e cos’è contraddizione? Come faccio ad additarti il motivo per cui gli esseri umani litigano sui beni e sui mali, su quanto è utile e quanto è inutile, se non sai proprio questo, ossia cos'è una contraddizione e cos’è una opposizione?-
-Ma io non voglio imparare questo. A me basta sentire che mi parli, che parli proprio a me-
-Smuovimene lo slancio. Come l'erba fresca che appare alla pecora ne smuove lo slancio a mangiare, mentre essa non sarà smossa se le sistemerai accanto un sasso; così vi sono in noi certi naturali slanci anche a parlare, qualora chi ascolta ci paia qualcuno, qualora ci stuzzichi.
-Mirek, perché non mi dici nulla?-
-Io ho da dirti soltanto questo: chi ignora chi è, per che cosa è nato, in che sorta di mondo è e con quali soci, e quali sono i beni ed i mali, cos’è bello e cos’è brutto; che non comprende né un ragionamento né una dimostrazione, né cos'è vero né cos'è falso e neppure può distinguerli; che non desidera, non avversa, non impelle, non progetta, non assente, non dissente, non sospende il giudizio secondo la natura delle cose; ebbene è colui che andrà in giro sordo e cieco reputando di essere qualcuno, mentre è nessuno-
-Mirek, ma ricordati che io sono ricchissimo di denaro!-
-Più ricco di quel tale il cui nome era, se non sbaglio, Bill Gates?-
-Sì, ho più denaro di lui. E poi guardami, non vedi che sono bellissimo?-
-Più di quel tizio che piaceva tanto e che mi pare si chiamasse Paul Newman?-
-Sì, anche di quel tale: lo dicono tutti. E guarda che forza hanno i miei muscoli!-
-A cosa ti servono i tuoi muscoli quando gemi e singhiozzi per una pupattola?-
-Mirek, perché? Perché?-
-Vaclav, questo soltanto ho da dirti, e neppure con slancio. Usciti di qua, tu e tutti i collaboratori che hai intorno attraversate la Moldava sul ponte Carlo e arrivate nella Piazza della Città Vecchia. Lì vedrete un vecchietto gobbo e quasi paralitico, che cerca con fatica di gettare una bottiglia vuota in un contenitore per i rifiuti di vetro. Aiutatelo-

 

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USS 137 - Estonia, Tallinn

-Andrus, cosa intendi dire quando parli di aberrazione?-
-Taavi, chiamo aberrazione l’uso scorretto della ragione-
-E per cosa abbiamo la ragione?-
-Per comprendere qual è la natura delle cose e per seguirla, comportandoci in conseguenza. Se io non conosco la natura delle cose e nessuno mi insegna a riconoscerla, da cosa mi farò comunque guidare?-
-Da nulla-
-Questo è impossibile, Taavi. Qualunque azione cosciente implica comunque una teoresi, rudimentale quanto si vuole ma pur sempre teoresi. E se la teoresi non è corretta significa che si userà una teoresi scorretta, ma pur sempre tale, e non nessuna teoresi-
-Hai ragione. Seguire una rotta sbagliata non vuol dire non seguire nessuna rotta-
-Bene. La natura delle cose si sostanzia nella loro essenziale bipartizione in cose che sono in nostro esclusivo potere e cose che non sono in nostro esclusivo potere. La pratica di questa Diairesi ci permette di vivere in accordo con la natura delle cose. Chi non pratica questa Diairesi non si fa guidare da nulla o pratica qualcos'altro?-
-Beh, deve per forza praticare qualcos'altro. Ma non so dare un nome a questo qualcos'altro-
-Questo qualcos'altro si chiama Controdiairesi. Se la Diairesi è quello che abbiamo detto, chi si fa guidare dalla Controdiairesi, anche non coscientemente, tende a giudicare che tutto sia in suo potere oppure che nulla sia in suo potere-
-Da megalomane o da depresso. E così facendo cerca, anche inconsciamente, di violare la natura delle cose?-
-Sì. Ma siccome è impossibile violare la natura delle cose, ecco che questo coatto, reiterato ed eternamente fallito tentativo di violazione egli lo risente in se stesso come male ed infelicità. Taavi, completa il controllo dei parametri di volo e prepara il carrello per l’atterraggio-
-Agli ordini, comandante-
-Siamo in perfetto orario-
Il Boeing 737-300 della Estonian Air al comando del capitano Andrus Savisaar e copilotato da Taavi Veskimagi sta per atterrare felicemente, con 122 passeggeri a bordo, all’aeroporto Lennujaam di Tallinn.

 

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USS 138 - Honduras, Tegucigalpa

-Patricia Rosales, perché dici che ogni aberrazione include una contraddizione?-
-Elvin, ogni aberrazione include una contraddizione perché chi aberra non sta facendo qualcosa con lo scopo di aberrare ma per avere successo. Ti faccio un esempio un po’ improprio ed alquanto inesatto, ma che comunque serve per capirci: se uno non si accorge che sulla strada che sta percorrendo si è aperta una profonda voragine, fa quel passo fatale che lo farà cadere in essa. Egli ha fatto qualcosa il cui risultato non aveva in mente di ottenere-
-Se lo avesse saputo, se avesse visto la voragine, non avrebbe fatto quel passo-
-Proprio così-
-Viviamo a Tegucigalpa, e per di più nel barrio di Comayaguela: dunque applichiamo questo discorso ai ladri-
-Bene, Elvin: cosa vuole effettuare il ladro?-
-Patricia, il proprio utile-
-E dunque se rubare non gli è utile, ecco che fa qualcosa di contraddittorio-
-Ma egli è convinto che rubare gli sia utile-
-Su questo non c’è dubbio, ma rubare a chi?-
-Agli altri-
-E la stessa azione di rubare fatta da altri a lui, la ritiene utile per sé?-
-Non sia mai!-
-Curioso e contraddittorio individuo è il ladro: ritiene giusto per sé ciò che ritiene non giusto per gli altri. E dimmi ancora, Elvin: quando ruba, il ladro ritiene di guadagnare qualcosa ma anche di perdere qualcosa oppure ritiene di guadagnare soltanto?-
-Soltanto di guadagnare-
-E non si accorge che perde anche necessariamente qualcosa?-
-Cosa?-
-Ciò che, non rubando, chi non è ladro conserva-
-E cos’ha chi non è ladro, e che perde quando diventa ladro?-
-Hai mai sentito parlare della lealtà?-
-Storie vecchie, Patricia; favole alle quali oggi non crede più nessuno!-
-Questo lo dici tu, e ti sbagli di grosso. Comunque, anche se fossi la sola al mondo, a crederci basto io. E poi tu, come il ladro, non ti rendi conto che lealtà ed onestà sono due dei tanti nomi che possiamo dare alla ‘natura delle cose’ e che non sono soltanto dei semplici modelli culturali?-
-Natura delle cose?-
-Il ladro vede quelli che giudica beni materiali e vede la sua slealtà, ne è cosciente-
-Ma i beni materiali sono facili da vedere e li vedono tutti, mentre per vedere la lealtà ci vogliono altri occhi, occhi speciali-
-Sei pessimista e ti sbagli, Elvin. Il ladro sa di essere sleale, vede benissimo la sua slealtà, tant’è vero che cerca in tutti i modi di nasconderla. Ecco la contraddizione-
-E allora perché continua a rubare?-
-Perché risolve continuamente la contraddizione scegliendo il furto a scapito della lealtà. Così facendo egli mostra di dare alla lealtà un valore inferiore al valore di ciò che ruba, e si dichiara pronto a vendersi, da ultimo, a qualunque prezzo. Ecco il ladro caduto nella voragine. Ma volere in violazione della natura delle cose equivale ad ignorare di disporre così la propria infelicità. Elvis Ernesto Valladares, secondo te un ladro può essere una persona felice?-

-Patricia, dipende…-

-Vedo che hai capito davvero… -

 

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USS 139 - Israel, Haifa

-Ascoltami bene, Moshe. Impara ad usare l’aggettivo ‘bello’ unicamente in riferimento alle qualità morali dell’uomo e mai in riferimento alle sue qualità esteriori. Per riferirti a queste ultime userai altri aggettivi come ‘magnifico’, ‘stupendo’, ‘meraviglioso’ e così via. Allo stesso modo, e tanto più, eviterai di usare l’aggettivo ‘bello’ in riferimento ad animali, a luoghi o ad avvenimenti qualunque. E ora dimmi: guardando certi animali, ti è mai capitato di dirti che sono creature davvero magnifiche?-
-Mi è capitato spesso, Baruch. Certi cavalli o certi cani sono davvero belli. Oh, scusami, sono davvero magnifici!-
-E delle persone, pensi che alcune siano avvenenti ed altre laide?-
-Sì; ad esempio c’è oggi qui fra di noi una ragazza che vedo per la prima volta e che mi sembra stupenda-
-E puoi già dirmi se sia bella o brutta?-
-No, Baruch. Voglio essere un tuo buon allievo e ti risponderò così: devo prima conoscere i giudizi della sua Proairesi, intenderne le qualità morali. Soltanto allora potrò dirti se è bella o brutta-
-Informamene, Moshe, quando lo saprai. Possiamo allora dire che ogni essere vivente è magnifico quando si trova all’eccellenza della sua natura. Cos’è dunque che fa bello l’uomo se non quanto, nel suo genere, fa magnifico il cane o il cavallo? Ehud, cosa fa magnifico un cane da caccia?-
-L’eccellenza nella caccia-
-Tzipi, e un cavallo da corsa?-
-L’eccellenza nella corsa-
-E l’essere umano? Non è forse la presenza in lui di quell’eccellenza propria dell'uomo che chiamiamo virtù? Chi dispone di essere bello, su questo deve prodigarsi, sulla virtù dell'uomo-
-E qual è la virtù dell’uomo, Baruch?-
-Non sapete qual è la virtù dell’uomo? Vi mostrerò che lo sapete ma che non vi rendete conto di saperlo. Chi lodate quando lodate spassionatamente? Lodate i giusti o gli ingiusti?-
-I giusti-
-Lodate i sapienti o gli insipienti?-
-I sapienti-
-Lodate i temperanti i gli intemperanti?-
-I temperanti-
-Lodate i forti o i vigliacchi?-
-I forti-
-Traetene le conseguenze. Facendovi tali sappiate che sarete belli. Ma finché tali non sarete è necessario che siate brutti, anche se escogiterete di tutto per apparire stupendi-
L’esplosione ha messo in subbuglio tutto il quartiere Hadar di Haifa, ai piedi del monte Carmelo. Nel giro di pochi minuti i soccorritori sono arrivati alla Scuola situata al numero 22 di Via HaHalutz, ma non hanno potuto contare che i pezzi dei numerosi cadaveri. Una ragazza, l’unica della classe, aveva imbottito di dinamite un corpetto e si era fatta esplodere. Anche Baruch Halevi, Moshe Olmert, Ehud Livni e Tzipi Katsav sono fra i morti.

 

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USS 140 - United Arab Emirates, Digdagga

Ras Al-Khaimah è un emirato territorialmente piccolo ma, cosa davvero rara, la sua terra è fertile e verdeggiante. La città capitale porta lo stesso nome, ed è di qui che mi sono mosso, in compagnia di Omar Bin Majid, per recarmi più a sud, a Digdagga, per assistere a una corsa di cammelli. A causa delle temperature spesso proibitive, le corse si svolgono soltanto la mattina presto, tra le sei e le nove. La pista per la corsa è ampia, diritta e lunga parecchi chilometri. Non appena dato il via, i cammelli, montati dai loro cammellieri, si lanciano nella corsa e contemporaneamente decine di Land Rover cariche di tifosi fanatici partono al loro inseguimento ai bordi della pista, tra nuvole di polvere e urla indescrivibili. Quella mattina la vittoria in una corsa era toccata ad un cammello di Faisal Al-Nakheel, il quale non è soltanto conosciuto come ricco proprietario di cammelli da corsa ma anche come persona erudita e di grande abilità oratoria.
Non tutti sono però d’accordo nel ritenere che bastino erudizione ed abilità oratoria per fare di una persona un uomo degno di stima, e tanto meno che basti la vittoria di un certo cammello in una corsa di cammelli. Omar Bin Majid mi aveva spiegato più volte che l’unico uomo che poteva, secondo lui, essere definito a ragione ‘colto’ era l’uomo capace di praticare la Diairesi nella vita di tutti i giorni, mentre quanti praticano esclusivamente e quotidianamente la Controdiairesi vanno considerati senza rimedio insipienti, a prescindere dalla loro fama, dal denaro che possiedono o dal numero di lauree ad honorem delle quali sono stati insigniti.
-Vieni, andiamo a vedere se Faisal Al-Nakheel è ancora quello che ho conosciuto e conosco da tempo-
-Cosa intendi fare, Omar?-
-Un semplice gesto. Non ti stupire. Anche se ti sembrerà alquanto volgare, io non intendo fare altro che ripetere il gesto con il quale, ad Atene, Diogene di Sinope mise un giorno alla prova la Proairesi di Demostene-
-Non capisco cosa vuoi dire-
-Con un semplice gesto Diogene fu in grado di mostrare a chi gli stava accanto se la Proairesi di Demostene si atteggiava secondo Diairesi oppure secondo Controdiairesi-
-Tu dici che è possibile farlo con un semplice gesto? Senza parole? La cosa mi incuriosisce. E quale gesto è?-
A questo punto, avvicinatosi a Faisal Al-Nakheel, Omar ha alzato verso di lui la mano destra protendendo il dito medio e chiudendo a pugno le altre dita. Faisal è immediatamente andato su tutte le furie ed è stato a stento trattenuto da alcuni presenti, mentre cercava di scagliarsi contro Omar.
Prima di chiedergli scusa, Omar si è rivolto a me dicendomi: ‘Questo è Faisal, te l’ho mostrato’.

 

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USS 141 - North Korea, Pyongyang

-Kim Yong Hun, se disponi di farti bello cosa devi disporre di fare bello?-
-Pak, sono qui da te per saperlo-
-Dovrai disporre di fare bello ciò che fa di te una creatura diversa da tutti gli altri esseri viventi. Dunque devi innanzitutto riconoscere chi sei e poi adornarti in conseguenza-
-Sono un essere umano-
-E come potremmo definire un essere umano?-
-Non saprei, Pak-
-Potremmo definirlo così: l’essere umano è una creatura mortale atta ad usare le rappresentazioni in modo logico-
-Ma tutti gli altri esseri viventi animali e vegetali non sono anch’essi mortali?-
-Dici bene. Vedi dunque che questo, ossia il fatto di essere soggetto alla morte, non è una caratteristica singolare di te come essere umano-
-La mia singolarità è questa: sono una creatura capace di usare le rappresentazioni-
-Kim, questa caratteristica ti differenzia verosimilmente dai vegetali, ma certamente non dagli altri animali. Anche un asino usa le rappresentazioni-
-Davvero?-
-Avvicinati a lui in modo improprio e potrai provare la verità di quel che dico a suon di calci-
-Dunque, dove sta la mia singolarità?-
-La tua singolarità sta in quel ‘in modo logico’-
-Cosa significa ‘in modo logico’?-
-Significa in modo perfettamente ammissibile con la natura delle cose-
-Vi può essere anche un modo di usare le rappresentazioni che è contrario alla natura delle cose?-
-Per il semplice fatto di avvenire, nessun uso delle rappresentazioni può mai essere ‘contro natura’. Infatti non diciamo di nessun animale, qualunque cosa faccia, che si comporta ‘contro natura’, perché riteniamo giustamente impossibile che esso faccia qualcosa che non sia compreso nella sua natura. La stessa verità vale per l’essere umano. Dirgli di usare le rappresentazioni ‘secondo natura’ e di evitare di usarle ‘contro natura’ è privo di significato, è puro vaniloquio. Se è senza senso parlare di ‘uso secondo natura’ e di ‘uso contro natura’ delle rappresentazioni, bisogna però imparare che esiste davvero una ‘natura delle cose’ e che è rispetto ad essa, e soltanto rispetto ad essa, che vi può essere un uso umano corretto o scorretto delle rappresentazioni-
-Come faccio a conoscere qual è la natura delle cose?-
-La differenza fra te e l’asino è questa: tutti e due usate le rappresentazioni ma soltanto tu, e non l’asino, hai la comprensione dell’uso che fai delle rappresentazioni. Soltanto tu sei capace di rappresentazioni che hanno come oggetto altre rappresentazioni. Mi hai sentito altre volte parlare di Proairesi, di Diairesi come Supergiudizio, di Natura delle Cose come bipartizione delle cose in ciò che dipende esclusivamente da noi e in ciò che non dipende esclusivamente da noi? È così?-
-Pak, il punto è difficile e comincio a perdermi-
-È su questo che devi lavorare, senza lasciarti scoraggiare dalla difficoltà. Dopotutto non sei un asino e tra te e lui c’è una differenza. Oppure no?
-Ma perché faccio tanta fatica?-
-Perché divina è l’opera e sublime è la ricompensa. Sei disposto a pagare per avere una mela e vorresti la felicità gratis? Io sono qui per evitarti, caso mai, le cadute nei burroni; ma sei tu che devi camminare. Kim, cos'hai dunque di singolare? La creatura?-
-No-
-Il mortale?-
-No-
-L'uso delle rappresentazioni?-
-No-
-Kim, ciò che ti distingue dagli altri animali è la possibilità che hai di usare in modi diversi te stesso, l’ambiente, le situazioni, le persone che ti circondano. Se sarai in grado di avere retti giudizi su ciò che è esterno a te, ossia sulla verità che non hai alcun potere su ciò che non dipende da te, non pretenderai che le cose e le persone siano come vuoi tu, ti libererai dei giudizi insipienti e, non imponendo a nessuno ciò che tu pensi, renderai libera la tua Proairesi. Se questa avrai in tal modo bella, allora sarai bello-
-Pak Pom Gi, adesso basta. T