BREVE NOTA BIOGRAFICA SU EPITTETO


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Possa a me accadere di morire mentre di null'altro sono sollecito che della mia proairesi, capace di dominare le passioni, non soggetto ad impedimenti o costrizioni, libero'

LA VITA DI EPITTETO

Ne sappiamo così poco che la storia è presto detta.
Epitteto visse tra la metà del I e l'inizio del II secolo d.C., essendo contemporaneo di Plutarco e di Tacito.
Nel 69 d.C. vide bruciare il Campidoglio a Roma. Allora aveva circa vent'anni.
Era nato a Ierapoli, in Frigia. Oggi Ierapoli è in Turchia e si chiama Pamukkale. Le rovine dell'antica città si trovano su un magnifico pianoro che si affaccia sulla valle di Denizli e sono sparse intorno alla più splendida piscina naturale di acque termali calde che io abbia trovato al mondo. Immergetevi in quell'acqua e forse capirete che il precetto stoico non è: "Vivere secondo natura", che è una pura tautologia priva di qualunque senso; bensì quello di "Vivere in modo ammissibile con la natura delle cose". E qual è "la natura delle cose"? La natura delle cose è la loro essenziale bipartizione in cose proairetiche e in cose aproairetiche. Per capire il significato di questa fondamentale distinzione, o diairesi, dovrete però abbandonare la vostra presunzione di conoscerla già e/o la vostra sfiducia di arrivare a comprenderla. A questo scopo sarà opportuno che vi immergiate una seconda volta in quell'acqua stupenda e può darsi che possiate cominciare finalmente a capire dello stoicismo più di quanto immaginate. Sono sicuro che anche Epitteto amava sguazzarci dentro.
Ma torniamo a noi. La madre di Epitteto era schiava. Lui stesso rimase schiavo per molti anni. Si racconta che fosse comperato da Epafrodito, un segretario dell'imperatore Nerone.
Da giovinetto, un maestro di scuola -come penso io- lo azzoppò. Ma siete autorizzati a credere altro, perché in proposito le interpretazioni degli eruditi sono contrastanti. A Roma seguì le lezioni di Musonio Rufo, il più celebre filosofo stoico dell'epoca.
Quando Domiziano, nel 90 circa d.C., cercò di fare piazza pulita delle teste pensanti della capitale, Epitteto si trasferì in Grecia, a Nicopoli. Qui aprì una scuola ed insegnò per molto tempo e con grande successo.
Non ebbe figli, ma in età avanzata prese una moglie che badasse ad allevare un bambino che aveva adottato.
Epitteto non si preoccupò mai di scrivere alcunché per la pubblicazione. Un suo discepolo, di nome Arriano, prendeva appunti alle lezioni e ne fece delle dispense. Queste, in parte, sono giunte fino a noi.
Nulla sappiamo della sua morte, ma Epitteto stesso ci ha consegnato, nel Libro III, 5, 7-11 e nel Libro IV, 10, 14-17 delle 'Diatribe', le parole che avrebbe pensato in quei momenti.