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IL TESTO DI EPITTETO IL TESTO DELLA 'TAVOLA DI CEBETE' IL TESTO DI MARCO AURELIO IL TESTO DEGLI 'STOICORUM VETERUM FRAGMENTA' <> THE TEXT OF EPICTETUS THE TEXT OF 'THE TABLE OF CEBES' <> IL TESTO IN EVIDENZA
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'Giocarsi. Diairesizzare. Vincere' Il Testo di Epitteto
La
mia traduzione italiana dell’ 'opera omnia' di Epitteto ha per titolo 'L'ALBERO DELLA DIAIRESI'. Essa si compone di sei unità: quattro libri di
'Diatribe', i 'Frammenti', il 'Manuale'. Sono
accessibili alla lettura diretta i titoli dei 95 capitoli che compongono i
quattro libri delle 'Diatribe', insieme ai titoli dei circa 600
paragrafi in cui ho suddiviso i capitoli. Sono accessibili alla lettura
diretta tutti i 'Frammenti'. Sono accessibili alla lettura diretta
i titoli dei 53 capitoli del 'Manuale'. Per
l'apertura di ogni singola unità chiedo un rimborso di 12,91 € da
accreditarmi con carta di credito. Il modo più semplice e più diretto per l'acquisto dei testi del mio eBook è indubbiamente quello on-line mediante carta di credito. Cliccate la finestra 'Acquista il libro' oppure 'Acquista tutti i libri'. Vi sarà chiesto di codificarvi riempiendo un certo numero di campi, e di fornire un vostro indirizzo email. Seguite quindi passo passo la semplice procedura che vi sarà indicata. La transazione bancaria di 12,91 € per l'acquisto di un singolo libro, oppure di 51,65 € per l'acquisto di tutti i libri, è criptata e sicura. Una volta effettuato il controllo automatico dei dati della vostra carta di credito, nel giro di pochi secondi riceverete all'indirizzo email da voi fornito due messaggi. Il primo è un messaggio della Banca Sella che vi comunica l'avvenuta transazione e la sua correttezza. Il secondo è un messaggio, proveniente dalla Ipsnet, di ringraziamento per l'acquisto effettuato e recante il testo acquistato come 'attached-file'. The Text of Epictetus 'The Diairesis Tree' is the title that I gave to my English translation of all the extant works of Epictetus. The translation, now in progress and available for free on this site, can be found at the page 'All Epictetus in English'.
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Il Testo della 'Tavola di Cebete'
La
traduzione della 'Tavola di Cebete' che qui presento è liberamente
accessibile ed è stata da me condotta sulla base del testo greco pubblicato
da D. Pesce: ‘La Tavola di Cebete’ Paideia Editrice, Brescia 1982, nella
collana ‘Antichità classica e cristiana’. Questo testo riproduce essenzialmente l’edizione critica di K. Praechter (Teubner, Lipsia 1893). Io me ne sono discostato in un luogo solo.
The Text of 'The Table of Cebes'
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<><><> Il Testo di Marco Aurelio
La presente traduzione dell'opera di Marco Aurelio è liberamente accessibile ed
è stata da me condotta sulla base del testo greco pubblicato in edizione
critica da Joachim Dalfen con il titolo: MARCI AURELII ANTONINI Ad se ipsum
Libri XII, Teubner, Leipzig, 1979. Ho tuttavia tenuto conto anche di
numerose altre edizioni del testo di Marco Aurelio preparate da diversi
autori e, in davvero pochi casi, di esse mi sono servito laddove una
congettura testuale mi sembrava più convincente di quella proposta da
Dalfen. <><><> Il Testo degli 'Stoicorum Veterum Fragmenta' Nel 1886, mentre preparava la sua edizione delle opere di Epicuro, Hermann K. Usener, allora professore all’Università di Bonn, affidò ad uno dei suoi allievi, Hans von Arnim, il compito di individuare e di raccogliere, setacciando l’intera letteratura greca e latina, il maggior numero possibile di frammenti delle opere di Crisippo (c. 275-206 a.C.) o contenenti dottrine direttamente e con certezza a lui riconducibili. Stimolato anche da un Premio promesso, poco tempo dopo, dall’Ordine dei Filosofi dell’Università di Gottinga a chi avesse portato a termine un simile compito, il giovane allievo si mise alacremente all’opera e, ottenuto il Premio, amplificò successivamente la sua raccolta fino a farla diventare il testo degli ‘Stoicorum Veterum Fragmenta’ che oggi possediamo, e che vide la luce tra il 1903 e il 1905.
Il testo degli ‘Stoicorum Veterum Fragmenta’ è suddiviso in tre volumi: Il volume I contiene tutti i frammenti di Zenone (c. 330-261 a.C.) e dei discepoli di Zenone, il più noto dei quali è Cleante (c. 320-231 a.C.) Il volume II contiene tutti i frammenti di Logica e di Fisica di Crisippo Il volume III contiene tutti i frammenti dell’Etica di Crisippo e i frammenti dei discepoli e dei successori di Crisippo.
La redazione del volume IV, contenente vari Indici riferiti al materiale dei precedenti tre volumi, fu da H. von Arnim successivamente affidato alle cure del suo allievo Maximilian Adler, e vide la luce nel 1924. Questo volume contiene un ‘Index Verborum’ greco che risulta approssimativo e parziale, ma del quale mi sono comunque utilmente servito per portare a termine la mia traduzione italiana, per intanto, dei Frammenti greci del III volume; traduzione che è liberamente accessibile su questo sito alla pagina ‘Stoicorum Veterum Fragmenta’. <><><> IL TESTO IN EVIDENZA Il 'Testo in
Evidenza' è un testo di Epitteto o di un qualunque altro autore che propongo
alla lettura e alla riflessione. <> Questo è il frammento di Marco Aurelio che oggi metto in evidenza. Si tratta di un frammento molto breve, appartenente al libro XI° dei suoi 'Ricordi'. Nonostante la sua brevità, o forse proprio per questo, a me ha rivelato un segreto.
"Sfera di fulgida luce è l’animo quando non si distenda su qualcosa, non si contragga in sé, non si esalti, non si deprima ma brilli di quella luce con la quale vede la verità delle cose tutte e quella che in lui è".
La proairesi e il mistero della ‘Pala di Brera’. La cosiddetta ‘Pala di Brera’ è un celebre dipinto su tavola attribuito a Piero della Francesca o alla sua scuola, databile intorno al 1470 e raffigurante la Madonna col Bambino, sei santi, quattro angeli e il duca Federico II da Montefeltro. Il dipinto pervenne a Brera nel 1810 dalla chiesa di San Bernardino a Urbino. Varie ipotesi sono state proposte sul significato del misterioso uovo di struzzo sospeso al catino absidale, che sarebbe da intendere come simbolo cristiano dei quattro elementi (secondo vari accenni in tal senso contenuti nella letteratura medioevale) e simbolo della creazione, poiché con questo valore viene usualmente appeso nelle chiese dell’Abissinia e dell’Oriente cristiano. Di conseguenza, nel dipinto sarebbe evidente l’allusione alla nascita di Guidobaldo da Montefeltro la cui madre, Battista Sforza, morta nel 1472, fu sepolta proprio in San Bernardino. Sempre a proposito del mistero dell’uovo, non è da tacere che esso richiama pure l’idea rinascimentale dello spazio centralizzato, perfettamente armonico e simmetrico. Anche il ripristino ideale della struttura originaria della Pala trova sostegno nel fatto che l’uovo appeso sopra il trono si qualifica come centro geometrico della composizione completa: a ribadire, in certo modo, il collegamento con l’assoluta simmetria vagheggiata dai rinascimentali. Si legga ora il frammento di Marco Aurelio e si tenga a mente che l’italiano ‘di fulgida luce’ traduce l’aggettivo greco ‘augoeidès’ il quale significa basilarmente ‘che ha la natura della luce’ e quindi ‘luminoso’, ‘splendente’, ‘fulgido’. L’uso dell’aggettivo ‘augoeidès’ si riscontra soltanto due volte negli ‘Stoicorum Veterum Fragmenta’. In un primo frammento di Galeno (SVF II,219,10) il quale fu, tra l’altro, medico personale di Marco Aurelio, l’aggettivo è riferito al sostantivo ‘astri’, per dire: ‘gli astri hanno natura e sono fonte di luce, sono secchi e dotati di estrema intelligenza’. In un secondo frammento sempre di Galeno (SVF II,231,20), l’aggettivo è riferito al sostantivo ‘pneuma’, per dire: ‘la facoltà visiva si dissolve quando lo pneuma che ha natura di luce cessi di affluire, in parte o del tutto, (agli occhi) dalla sua causa (arkè) cerebrale'. Ora, come è stato ben dimostrato da molti studiosi, l’elenco canonico delle 4 cause (arkài) basilari di tutti gli eventi del cosmo, in Aristotele e nella seguente tradizione filosofica, è questo: proairesi (proàiresis), natura (fùsis), necessità (anànke), fortuna (tùke). È del tutto evidente che il secondo frammento di Galeno avvalora l’interpretazione che ad avere natura di luce e dunque ad essere sorgente di essa non sono le tre restanti cause basilari, ma la causa basilare ‘proairesi’, che viene anche correttamente localizzata come avente sede nel cervello. È dunque la ‘proairesi’ dell’uomo ad essere ‘augoeidès’. Il primo frammento di Galeno, poi, conferma questa interpretazione in quanto, secondo la tradizione filosofica cui ci stiamo riferendo, anche il cosmo ha una ‘proairesi’ avente la stessa natura di luce. È questa ‘proairesi’ del cosmo che fa splendere gli astri, li fa intelligenti; come quella dell’uomo ne fa splendere gli occhi e gli permette vista e intelligenza. Se ne può concludere che ad essere ‘augoeidès’ è anche la ‘proairesi’ del cosmo. Chiediamoci ora: come rappresentare pittoricamente questa concezione della ‘proairesi’ del cosmo e dell’uomo? Certamente, nella pittura antica, come una sfera di fulgida luce. Passano dodici secoli. Mutano genti e linguaggi e l’oblio stende le sue ali inesorabili. È fuori discussione che nel Quattrocento fosse in pieno sviluppo in Occidente il poderoso movimento di recupero della tradizione greca, legato alle critiche vicende che attraversava in quel periodo Costantinopoli, assediata e conquistata dagli Ottomani. Ci si risveglia, dunque, dopo secoli e ci viene insegnato che in greco moderno e popolare ‘avgà’ indica adesso le ‘uova’ e l’aggettivo ‘avgoeidès’ significa ‘che ha forma di uovo’, ‘ovale’. I pittori non devono fare anche i filologi. Se Piero della Francesca o chi per lui, tramite i suoi più che colti amici, è venuto a conoscenza del fatto che l’uomo e il cosmo hanno una ‘proairesi’, ne ha compreso il valore e se, nel corso di tante discussioni gli è stata sempre offerta la ovvia e popolare traduzione dell’aggettivo ‘avgoeidès’, perché avere dei dubbi? Dipingerà la Pala di Brera e metterà al suo centro, tanto geometrico che filosofico, l’oggetto-simbolo di ciò che nell’uomo e nel cosmo è più possente e li fa splendere.
COMMENTI
<> Sulla verità del fatto che il giudizio che esista il 'Bene comune', ossia che le 'Istituzioni' siano dotate di proairesi, è il male assoluto: .......................... Ma novo e quasi divin consiglio ritrovar gli eccelsi spirti del secol mio: che, non potendo felice in terra far persona alcuna, l’uomo obbliando, a ricercar si diero una comun felicitade; e quella trovata agevolmente, essi di molti tristi e miseri tutti, un popol fanno lieto e felice: e tal portento, ancora da pamphlets, da riviste e da gazzette non dichiarato, il civil gregge ammira.
Giacomo Leopardi ‘Palinodia al Marchese Gino Capponi’ (v. 197-207) COMMENTI M. P.
scrive: A. B. scrive: Selon Epictète, philosophe stoïcien qui a vécu au premier siècle de notre ère, l'homme est doté d'une "prohairèse" - faculté de faire des jugements. Il peut donc juger et faire des choix en usant de représentations (impressions) sur les choses et les événements. Cette "prohairèse" est libre et inaliénable en toute circonstance. Si l'homme use de sa prohairèse, en apprenant à bien distinguer entre ce qui dépend entièrement de lui et ce qui ne dépend pas de lui, il fera des jugement et des choix justes, en accord avec la nature des choses ("diairèse") et il pourra se croire heureux. C'est un peu simplifié... Dans son spectacle ‘Apollonia’, Warlikowski constate que, de tout temps, l'homme s'applique à tuer ses congénères. Pour justifier ses crimes, il s'invente des justificatifs sous forme des dieux, des contraintes humaines, des normes, des lois et des usages. Warlikowski illustre ceci par les rites sacrificiels exprimés dans les mythes grecs, en passant directement au crime de l'holocauste. Il finit par dire qu'aucune leçon de l'histoire ne change cet état de choses, en faisant allusion, à la fin, à un soldat israélien prêt à tuer à son tour. L'homme tue donc en s'inventant toutes sortes de raisons valables: c'est parce que les dieux l'y obligent, parce qu'il faut exorciser le sort, pour sauver sa patrie (quel mot horrible!), parce que son roi, son président, son général le lui ordonne, parce que c'est la loi, sous la menace, pour ne pas mourir à son tour. Pourtant, dit Warlikowski, nous avons toujours cette faculté libre et inaliénable de faire des choix justes. Et ce n'est pas hier, ni demain, ni "lundi", mais aujourd'hui que nous devons le faire, ce choix de ne point tuer ou de ne pas être complice d'un meurtre. L'homme va jusqu'à se donner la raison d'anéantir toute une race humaine, en la comparant à du bétail. Mais - dit Warlikowski - y a-t-il une justification à tuer du bétail ? Ce n'est pas Brigitte Bardot qui le contredira. Si nous usons bien de notre "prohairèse", de cette faculté de jugement dont nous sommes dotés, dit Warlikowski, nous devons pouvoir mettre une fin à la boucherie. Soit, mais quelle est la manière dont Warlikowski nous transmet le fond de sa pensée ? Puisque le monde dans lequel nous vivons (donc nous-mêmes) se dote des lois et des règles lui permettant de justifier le crime, dit-il, je vais vous le démontrer en transgressant, moi aussi, les règles de jeu et de fair play. Moi, votre juge-clown, je vais vous le dire, spectateurs, en vous plaçant face à moi comme dans un ring de boxe et en vous bottant les fesses, en vous flanquant un coup de poing en pleine gueule. Et quand vous serez k.o., anéantis par terre, je vous donnerai encore un coup de pied dans le ventre. C'est comme cela seulement que je peux m'assurer que vous y comprendrez quelque chose. Vraiment ? C'est dur…., d'autant plus que formellement et techniquement le spectacle est très bien fait et magnifiquement joué. P. V. scrive: Splendido
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